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sabato 29 dicembre 2012

Natale a Firenze



Firenze, città ricca di storia e d'opere d'arte.
Neppure un anno basterebbe per farsi un'idea di quante magnifiche opere vi si trovino, in bella mostra nelle piazze, nelle chieste, nelle facciate dei palazzi signorili o all'interno di splendidi cortili, chiostri, saloni.
La storia della città si perde nel tempo, difficile distinguere verità da mito. Un bel testo che vi consiglio, di Arcangelo Piccoli pubblicato nel 1850, e che si trova su google books racconta di leggende che vedono Firenze fondata dai romani intorno al 70 a.C., ma anche dai Fenici o da Ercole Libico... per arrivare a Dante che dice che Firenze nasce da Fiesole.
Come ho già detto, la verità assoluta non si può conoscere. Fatto sta che Firenze è tutta li, da guardare, ammirare, pronta a stupire...
 
Sempre secondo il Piccoli, Firenze nacque intorno al Ponte Vecchio e di li si accrebbe col tempo. Non è difficile crederlo.
 
Sicuramente il fiume Arno doveva agevolare i commerci, anche se di tanto
in tanto causerà lutti e distruzioni, ancor oggi testimoniate dalle lapidi indicanti il livello raggiunto dall'acqua, disseminate per le vie della città a diversi metri d'altezza.
Dicevo che non è difficile credere che Firenze sia nata e cresciuta intorno al Ponte Vecchio. Oggi è ancora bellissimo, splendente di gioielli dei suoi artigiani orafi, poggiato sul fiume come un guardiano silente.
Da cosa poi derivi il nome, anche qui vi sono varie interpretazioni, c'era chi faceva derivare il nome Firenze dal nome di un antico capitano dei Romani, Florino o Florenzio, chi invece lo considera la corruzione del termine latino "Fluentia", chi ancora lo interpreta come Florenzia, ovvero floridezza, per la ricchezza e per la presenza di tantissimi fiori "e specialmente dei gigli, di che sempre sono state deliziose le nostre campagne, onde poi fu detta anche la città del Giglio, e prese questo fiore a stemma."
Ecco infatti che dovunque si vada il giglio simbolo di Firenze fa capolino.
Stemmi in pietra, affreschi, scudi in bronzo, bassorilievi, colorati o bianchi come il marmo, i gigli sono ovunque, anche perchè le famiglie più importanti e più antiche hanno all'interno del loro stemma araldico il simbolo del giglio.
 

Sembra che Marte fosse in antichità il protettore della città. Poi arrivò il cristianesimo e la città si trasformò.
Una delle chiese più antiche era quella di San Lorenzo, consacrata nel 393 d.C. da Sant'Ambrogio, allora vescovo di Milano. La chiesetta era stata voluta da una pia donna, Giuliana. La stessa, col tempo venne ingrandita soprattutto dai Medici che la adibirono a chiesa di famiglia e vi deposero le ossa di diversi loro familiari.
I medici chiamarono alla loro corte i migliori artisti del tempo, Brunelleschi, Donatello, Michelangelo, Verrocchio, Lippi, Ghirlandaio, per citarne solo alcuni.
 


 

Così prese vita l'attuale basilica di San Lorenzo, all'interno della quale è possibile ammirare i pulpiti realizzati da Donatello e dai suoi allievi. gli splendidi affreschi e la sagrestia vecchia, sepoltura di Giovanni di Bicci, Piero e Giovanni de' Medici.
Lo stesso Donatello ha la sepoltura nella chiesa di San Lorenzo nei pressi della tomba di Cosimo de'Medici.
E' impossibile ricordarsi tutto, ciò che rimane impresso è la sensazione di bellezza e di immensità che si prova osservando ogni singolo particolare della chiesa.
 
 

Poi, muovendosi tra le vie con la mappa in mano, ti trovi di colpo di fronte al Duomo, ovvero la cattedrale di Santa Maria del Fiore, con il Battistero di San Giovanni di fronte e il Campanile di Giotto a lato, slanciato ed elegante.   
L'8 settembre 1296 venne posta la prima pietra di quella che sarà la cattedrale dei fiorentini per i secoli successivi.
Vi voglio riportare ciò che dice Arcangelo Piccoli nella sua storia di Firenze:
"Magnanimi nelle loro imprese erano i nostri avi, siccome bene lo fanno vedere le grandiose fabbriche in quei tempi erette. Fra queste tiene il primo luogo la nostra Metropolitana, che sovra ad ogni altro edifizio sta ad attestare la potenza e la ricchezza dell'antico popolo fiorentino. - Eravi una chiesa intitolata a s. Reparata la quale, comunque maestosa fosse, non parve degna di Firenze. Onde essendo nel 1294 il tempo più florido che avesse avuto la repubblica, gli animi dei nostri Fiorentini si fecero coraggiosi, e i consoli delle arti diedero ordine ad Arnolfo di Lapo di fare il disegno di un tempio, che fosse degno della Gran Madre di Dio, il più bello, il più magnifico che mai si fosse fatto e che mai si potesse imaginare da mente umana, perchè il comune riputava in ciò riposto il suo più grande onore.
E difatto il dì 8 di settembre dell'anno 1296 si gettò la prima pietra con gran solennità dal Legato di papa Bonifazio VIII, presenti tutti i magistrati e molti vescovi, fra i voti e le lacrime di gaudio sparse dall'immenso popolo adunato.

Così cominciò quest'opera meravigliosa, la cui fabbricazione durò più di centocinquanta anni, interrotta a varie riprese per le vicende della nostra patria. Tutto il corpo della chiesa fu eretto col disegno di Arnolfo sopra l'antico tempio di s. Reparata. Morto Arnolfo, successero varj architetti, fra i quali Giotto che chiuse le volte delle navate, e inalzò quel miracolo del campanile, del quale meravigliato Carlo V ebbe a dire, che sarebbe stato bene tenerlo sempre coperto, e mostrarlo di rado, perchè allora le genti sarebbero concorse a vederlo da molte parti del mondo. Ma già erano gli anni 1417, e nessuno si era per anco azzardato a mettere un sasso per voltare la cupola, sebbene si fossero a quest'effetto radunati più volte molti architetti non solo di Firenze ma anche di altre lontane nazioni.  la gloria di questo monumento di architettura era serbata a Filippo Brunelleschi."
 Eccola, la cupola, s'intravvede lassù, affrescata da Giorgio Vasari e Federico Zuccari.
 
Eccola ancora una volta, sormontare la cattedrale, con i suoi 42 metri di diametro. Immensa realizzazione dell'ingegno del genio di Brunelleschi!
 
Riprendo ancora una volta il racconto di Arcangelo Piccoli:
"I consoli dell'arte della lana fecero un concorso, al quale invitarono varj architetti. Fra questi intervenne Brunelleschi, che s'impegnò ad inalzare senza alcuna armatura la cupola, evitando così le immense difficoltà e spese che si sarebbero incontrate nel portare e disporre il legname a tanta altezza. Mentre questa nuova maniera di costruire le volte presentava il Brunelleschi, i consoli lo ammirarono; e preferitolo a tutti gli altri architetti, gli allogarono questa difficile impresa."
 
Così il Brunelleschi iniziò e portò a termine una impresa che da tutti era considerata impossibile.
Ci sarebbe da riempire libri con la storia di ogni artista e di ogni opera d'arte creata per rendere grazie alla madre di Cristo, ma il tempo passa e decidiamo di procedere oltre, verso l'Arno.
 
A pochi metri da Ponte Vecchio si trova Piazza della Signoria e Palazzo Vecchio, col la sua torre, un tempo usata come carcere. E la loggia...
Palazzo Vecchio, anche in questo caso farò ricorso all'opera di Arcangelo Piccoli, per farvi conoscere questa splendida opera.
"Pure essendomi proposto soltanto di fare un cenno di quelle fabbriche e di quegli edifizi, che richiamano alla mente un qualche strepitoso avvenimento, o danno l'idea della nobiltà e della grandezza dell'animo degli avi nostri, è forza che io non tralasci uno dei più famosi palazzi, celebre per orribili delitti e per magnanime imprese, il Palazzo della Signoria, detto il Palazzo Vecchio."   
 
Decidiamo di visitare il palazzo, le splendide sale ricche di opere d'arte, il salone dei cinquecento primo tra tutti.
Lungo le pareti splendidi affreschi rappresentano la potenza di Firenze.
Allo stesso modo le statue rappresentano le vittorie di Firenze sui nemici...
Saliamo poi sulla torre da cui si gode una fantastica vista della città, oltre quattrocento scalini in pietra ci portano fino all'ultimo ballatoio, oltre c'è solo la campana, ma non è accessibile.
Lungo le scale incontriamo visitatori che osservano stupiti, fotografano, sorridono... quasi tutti stranieri!
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Che fine hanno fatto gli italiani, coloro i cui avi costruirono questa splendida città?
Dalla torre è possibile ammirare scorci della città e stupendi panorami.
Approfittiamo del momento per scattare qualche foto...
Palazzo Vecchio, nasce nel 1298 e "Colla sua architettura severa ben ci ricorda l'indole, la potenza e le imprese di quei tempi gloriosi, e al pari delle eloquenti pagine di Tucidide e di Livio, ne accende l'anima di patrio amore." 
Palazzo vecchio sorge dove un tempo si trovavano le case dei ribelli,gli Uberti e altri, di fazione ghibellina. Questo fatto determinò la forma particolare del Palazzo che non poteva avere come fondamenta quelle che erano state maledette col sale. Dove oggi sorge il Palazzo Vecchio allora sorgevano altri palazzi e alcune torri delle famiglie dei Foraboschi e dei Vacca , su quest'ultima venne innalzata la nuova torre, fino all'altezza di 94 metri da terra. 
 
 
E in lontananza altre torri e altre chiese, splendide opere offerte dall'uomo a dio, per glorificare dio e l'Uomo. Tra queste la chiesa di Santa Croce...
 
 
Ma per ora mi fermo, troppo grande è l'impresa di descrivere tutta d'un fiato la splendida città di Firenze.
 
 
 
Troppe sono ancora le opere, gli artisti, i condottieri, i poeti che resero onore a questa città, per raccontarne la storia in un solo post.
Arrivederci dunque, alla prossima, con l'aiuto della memoria, di alcune foto e della storia raccontata da Arcangelo Piccoli.
 
Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

venerdì 28 dicembre 2012

Revue des deux mondes - Ricordi dell'isola di Sardegna (Parte prima)

Per caso, come tante altre volte, mi è capitato per le mani un volume della Revue des deux mondes, del primo febbraio 1863 e sfogliando le pagine rovinate dal tempo, mi sono imbattuto in un articolo che ha attirato la mia curiosità, "Souvenirs de la Sardaigne" del Conte di Minerva.
Naturalmente ho acquistato la rivista e mi sono tuffato immediatamente nella lettura.
Non ho tardato tanto ad accorgermi che questo pezzo rappresentava un prezioso ricordo delle tradizioni della Sardegna così, ho deciso di tradurlo e renderlo fruibile a chi è interessato alla storia dell'isola, ai suoi costumi e alle tradizioni.
Non so se quanto vi è raccontato sia tutto vero o quanta parte sia invece romanzo, ma credo che in ogni caso ognuno di voi lettori potrà trovarvi qualcosa d'interessante.

Ricordi dell'isola di Sardegna
del Conte di Minerva
(Parte prima)
 

Un ricco armatore genovese divenuto proprietario in Sardegna m'invitò, pochi anni orsono, a passare qualche settimana nelle sue terre del Campidano di Oristano, uno dei distretti dell'isola tra i più selvaggi. Io colsi al volo l'occasione che mi fu offerta di osservare la vita patriarcale in uno dei rari paesi d'Europa in cui ancora vi trova rifugio.
Questi paesi, a dir la verità, sono la disperazione dei viaggiatori, e se un caso fortuito non ha loro consentito di entrare nel focolare, di penetrare nella loro intimità, essi (viaggiatori) se ne allontanano lasciandosi alle spalle diverse incongruenze, diversi contrasti inspiegabili.
Non fu così per me, il rapido soggiorno che passai in seno alla famiglia del signor Feralli (questo era il nome dell'armatore genovese) m'insegnò più sui costumi sardi di quanto non avrei potuto imparare per mezzo di lunghe giornate di viaggio per l'isola.
Fu all'inizio di aprile del 1857 che mi imbarcai sul battello che fa la spola tra Genova e Porto Torres, il porto settentrionale dell'isola. Il signor Feralli, il mio ospite, abitava normalmente a Villanova Monteleone, piccola cittadina che dista da Porto Torres otto o dieci ore di marcia. Informato del mio arrivo si sarebbe dovuto recare a Porto Torres.
La notte era prossima quando arrivammo in vista della costa sarda, debolmente ondulata, che scompariva sempre più nelle ombre crescenti (della notte). Un brusio confuso giungeva ancora da terra: era il mormorio della vita che si risvegliava dopo le ore calde d'un giorno di primavera; ma il brusio cessò non appena entrati in porto. La notte era calata e dovemmo rimandare lo sbarco all'indomani.
Il sole si era appena levato quando sbarcammo in mezzo ai numerosi gruppi di perditempo già fermi sulla banchina .
La mia attenzione venne Immediatamente attirata dalla fisionomia e dal costume d'un cavaliere che, in piedi vicino al suo cavallo, sembrava cercare qualcuno tra i passeggeri. Si trattava di un giovane uomo di circa venticinque anni, dal colorito abbronzato, gli occhi neri, la barba lunga e setosa. Aveva il capo coperto da una sorta di cuffia frigia di colore scuro. I suoi capelli erano suddivisi in due enormi trecce che si riunivano sulla fronte. La tunica in pelle di cervo senza maniche che dalle spalle scendeva fino alle ginocchia era stretta ai fianchi con una cintura in cuoio alla quale era appeso un pugnale ricurvo: appresi più avanti che questo vestito si chiamava "collete", oggi se ne vedono solo raramente nel nord dell'isola. Del giustacuore, o corytu, ricoperto dalla collete, non si vedevano che le maniche violette con le cuciture scarlatte e ornate, dal polsino al gomito, da una guarnizione di bottoni in metallo cesellato. La collete lasciava apparire anche i bordi d'una giubba di drappo nero, o rhagas, qualcosa di mezzo tra la fustsnella albanese e le brache francesi del XVII° secolo, poi un pantalone gonfio in tela fine bloccato al disotto del ginocchio da ghette di drappo nero (borzeghinos) guarnite da bottoni di metallo e ornati di nastri blu che li serravano alle caviglie. Delle placche d'argento cesellato, incrostate di corallo, scintillavano sul collete come sulla cintura. L'insieme di questo costume offriva, come è facile capire, un mix singolare di ricchezza e di semplicità...
 
 
Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

venerdì 7 dicembre 2012

Pendolari: l'avventura del giorno sette dicembre 2012

Questa mattina alle 06,40 a Santa Palomba (stazione di Pomezia) la temperatura si aggirava sugli zero gradi.
Raggiungo il binario e aspetto il treno delle 06,40 che era annunciato con 15 minuti di ritardo... il monitor indicava che non era l'unico treno in ritardo, come spesso accade sulla tratta per Roma.
Aspetto con pazienza l'arrivo del treno, raccogliendo in silente ascolto le impressioni degli altri viaggiatori (che non riporto solo perchè non mi piacciono le parolacce!).
Intorno alle 07.00 arriva un treno notte, si ferma, è quasi vuoto e tutti noi pensiamo che l'attesa sia finita!
Ma purtroppo la delusione è grande quando ci accorgiamo che le porte non vengono aperte. Un treno quasi vuoto, diretto a Roma, fermo sul binario due... così vicino eppure così lontano!
 
Dopo alcuni interminabili minuti di critiche (e di #!!?@#) all'indirizzo di chi gestisce il servizio ferroviario il treno se ne va per la sua strada, seguito dagli sguardi sconsolati della maggior parte dei pendolari in attesa.
 
Un altro treno in arrivo, quello delle 06,52... naturalmente è già pieno. Eppure qualcuno riesce a salire, spingendo e sgomitando... io attendo ancora, il treno delle 06,40 è stato annunciato in arrivo con 25 minuti di ritardo!
 
Si fanno le 07,30 e i pendolari come me, ormai congelati, riescono finalmente a prendere il treno... purtroppo!
Purtroppo perchè proprio così inizia la seconda Odissea.
Il treno parte e si ferma decine di volte... senza sapere cosa accade chiaramente!
Arriviamo infine circa 45  minuti dopo a Termini, salutati dalla voce suadente dell'altoparlante che annuncia l'arrivo e si scusa per il ritardo!
Scuse... cosa ce ne facciamo noi pendolari delle scuse?
Possono forse essere utilizzate per recuperare il tempo perduto?
 
Un fastidio profondo mi attanaglia il ventre al pensiero che solo alcuni giorni prima, in tv, l'Amministratore Delegato di Trenitalia reclamizzava i nuovi treni ad alta velocità, fiore all'occhiello dell'azienda. Treni che verranno utilizzati probabilmente dall'1% dei viaggiatori italiani e forniranno un servizio di tutto rilievo... a fronte del restante 99% che continua ad usare il servizio "sardine in scatola" nell'indifferenza di tutti i nostri politici e amministratori!
 


Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

domenica 2 dicembre 2012

Sull'importanza di leggere i testi antichi

Oggi voglio affrontare un argomento che mi sta particolarmente a cuore, lo studio dei testi antichi.
Premetto che io ho studiato in un istituto per geometri per cui non ho avuto una preparazione classica che invece può dare un liceo scientifico o classico anche se poi con la laurea e soprattutto con gli studi personali ho cercato di rimediare.
La mia passione è lo studio, di tutto, con particolare interesse per la storia antica e le scienze. Così nel tempo mi sono reso conto che lo studio di testi scientifici o di storia non può essere affrontato seriamente se non andando a leggere i testi degli autori cui di volta in volta si fa riferimento in un testo. Spesso seguire le tracce all'indietro è veramente complicato per tanti differenti motivi, spesso è infatti impossibile rintracciare un testo di riferimento in quanto non esiste più oppure perchè non ne esiste una traduzione in una lingua a me conosciuta o perchè non esiste ancora modo di accedere al testo in quanto presente solo in qualche sperduta biblioteca.
Un po alla volta, soprattutto con l'uso di google books, sono riuscito a trovare e leggere molti libri importanti e così mi sono ancor di più convinto della necessità di studiare i testi antichi e non le sintesi moderne degli stessi.
Voglio perciò rivolgere un invito ai ragazzi, leggete le sintesi che vi danno a scuola, ma poi approfondite, cercate gli autori di riferimento e i loro testi su wikipedia, su google books e sulle immense biblioteche o line americane e inglesi e leggete i testi originali. Studiate le lingue e leggete i testi nella lingua originaria dell'autore.
Approfondite fino a che potete e fatevi voi una idea, sempre, diventate così liberi pensatori e decidete voi in cosa credrere e in cosa non credere.
Fatelo, e vi sentirete molto più forti nelle vostre opinioni, ma soprattutto vi renderete conto ch le cose talvolta sono diverse da come ve le hanno sempre raccontate!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

martedì 27 novembre 2012

Lettera aperta al Ministro Corrado Passera

Signor Ministro buonasera,
le scrivo questa lettera aperta per lanciare un urlo di disperazione per la situazione che vivo ogni giorno in qualità di pendolare sulla tratta Roma Termini - Pomezia Santa Palomba.
L'urlo di disperazione è dovuto alla situazione che giornalmente io e tutti i pendolari che viaggiano per Roma dobbiamo affrontare per andare a lavorare e tornare alle nostre case alla sera.
Mi chiedo se qualcuno si sia mai posto nei nostri panni e mi do anche la risposta: no, sicuramente nessuno l'ha mai fatto, probabilmente infatti i nostri panni da pendolare sono troppo scomodi, sicuramente non profumano!
Ogni giorno, al mattino e alla sera, migliaia di persone sono costrette a fare un viaggio in piedi lungo i corridoi delle carrozze o negli ingressi delle stesse, accalcati come sardine in scatola.
Mi chiedo se esistano delle norme che dicono come si deve viaggiare sui treni, ma data la situazione direi che non esistono norme o, quanto meno, che nessuno controlla.
Ma dopo la lamentela, spero vorrà perdonarmi, vorrei fare alcune proposte atte a migliorare la situazione.
Per un viaggiatore attento è facile notare che tutti i giorni vi è una parte del treno assolutamente vuota, quella riservata al trasporto biciclette, solitamente in coda, normalmente senza biciclette.
E allora ecco dunque la mia prima proposta:
Suggerimento n. 1: perchè non si modifica la parte del vagone adibita al trasposto biciclette mettendo degli appositi sostegni per le persone, stile bus o metropolitana, e la si adibisce a trasporto persone? Se pure si decidesse semplicemente di aprire anche questa parte della carrozza al trasporto delle persone saremmo tutti comunque più contenti visto che ogni giorno molta gente resta a terra per mancanza di spazio sui vagoni (provare per credere, treni da Pomezia Santa Palomba a Roma ore 06.40, 06.52 ecc.). Noi pendolari non ci schifiamo se riusciamo a salire tutti sul treno e comunque peggio di come si viaggia oggi è molto difficile che possa essere.
Ma voglio proseguire con altri due suggerimenti di poca spesa e probabilmente di elevata efficacia.
Suggerimento n. 2: togliere i sedili che si trovano all'ingresso delle carrozze, sono solo di disturbo e seppure a vantaggio di due passeggeri vanno a svantaggio di altri venti che non hanno spazio, sarebbe poi necessario aggiungere dei supporti a soffitto che consentano ai viaggiatori di sorreggersi, i supporti oggi esistenti sono pochi, scomodi e servono solo una parte delle persone che spesso si sorreggono appoggiate le une alle altre.
Suggerimento n. 3: visto l'elevato numero di persone che è costretto a viaggiare in piedi, perchè non togliere le prime due file di sedili di ogni carrozza (nei pressi degli ingressi) in modo tale che più persone possano viaggiare in piedi. Occorre chiaramente aggiungere anche qui dei supporti a soffitto che aiutino i viaggiatori a reggersi.
Sono convinto che con questi semplici accorgimenti (tempo di realizzazione molto basso e costo altrettanto basso) potreste aiutare noi pendolari a vivere meglio in attesa che venga realizzata la famosa super Pontina o che venga raddoppiata la tratta ferroviaria verso il sud, tutte cose che, sinceramente non credo verranno mai realizzate!
Egregio signor Ministro, la mia lettera aperta vuol essere un invito a prendersi carico dei problemi che da anni vengono rappresentati dai pendolari ma ascoltati da nessuno.
Spero che quanto detto possa essere utile a tutti.
Invito tutti coloro che sono costretti a fare il pendolare sui treni a dire cosa ne pensano delle proposte e se qualcuno di voi conosce un politico sensibile alle nostre problematiche lo inviti a leggere e magari a mettere in atto quanto chiesto.
Certo, qualcuno potrà lamentarsi perchè perderà il posto a sedere, ma penso proprio che la maggior parte di quanti viaggiano in piedi ogni giorno saranno felici di vedere realizzato quanto detto.
Cordialmente,

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

domenica 25 novembre 2012

Le primarie, qual è il loro reale valore?

In questi giorni non si fa altro che parlare di primarie, PD, PdL, chi altri?
Ciò che si dice è che le primarie servono a scegliere il leader di un partito o coalizione, ma sarà vero?
Un grande partito radicato sul terreno, generalmente diretto da un Segretario di partito, può realmente dare come indicazione un nome diverso da quello del suo segretario?
Forse si, forse no!
Forse si se oltre al segretario del partito esiste una figura diversa che in qualche modo ne possa eguagliare o superare la popolarità, potrebbe essere il caso del PdL.
Ma che dire per il PD?
Questa sera vedremo come finisce.
Bersani o Renzi?
Non credo che gli altri concorrenti possano in alcun modo sfidare questi due personaggi.
Tabacci, Vendola, Puppato... conosciuti forse nel mondo politico, ma al grande pubblico?
In ogni caso, le primarie sembra siano un successo, si parla di circa 2,5 milioni di persone che si sono recate a votare per scegliere il futuro leader. Ciò significa che le primarie porteranno alle casse del PD la cifra di circa 5 milioni di euro. Si dice che l'organizzazione delle primarie costi allo stesso partito circa 1,5 milioni di euro. Quindi, se la matematica non è un'opinione la giornata di oggi registrerà un attivo di circa 3,5 milioni di euro!
Ma come mai una giornata di elezioni (seppur primarie) costa solo 1,5 milioni di euro? Quali sono le spese che il PD o un qualunque partito deve sostenere per una attività simile?
Voi direte, ma che ti interessa?
Mi interessa capire quanto è stato speso per capire se e come lo Stato potrebbe risparmiare le spese delle elezioni politiche, così magari ci guadagnamo tutti!
Sembra che per realizzare queste primarie il Partito Democratico abbia mobilitato circa 100.000 volontari in circa 8.000 comuni. I seggi sono 9239 più quelli dei paesi stranieri!
Si tratta di un numero enorme, credo molto simile a quello delle elezioni politiche, se non per il numero di seggi che è probabilmente più elevato.
Il costo delle elezioni Politiche in Italia è stimato in circa 400 milioni! Come mai?
Se è vero che occorre ridurre i costi, perchè non iniziare dal ridurre i costi delle elezioni?
Perchè non mobilitare volontari per le elezioni politiche in vece di pagare una marea di persone?
Se si impiegassero dei volontari, sotto la supervisione del personale dei comuni, quanto si risparmierebbe?
Ultima cosa, eliminare i rimborsi ai partiti, tutti i rimborsi!
Che cosa ne pensate?

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO



sabato 24 novembre 2012

L'atmosfera di Marte

Se un giorno si vorrà vivere su Marte occorre far si che il pianeta abbia una atmosfera simile alla nostra, a quella terrestre.
L'atmosfera di Marte, al momento è molto differente. Tanto per cominciare il livello di ossigeno è veramente bassissimo. Nell'atmosfera terrestre circa il 21% è ossigeno, su Marte tale elemento è solo lo 0,13%.
Già da subito si può dire che uno dei problemi che occorrerà affrontare consiste nel produrre ossigeno. Esistono vari metodi per produrre ossigeno, in linea di massima lo si "estrae" da altri tipi di materia, dall'acqua o dall'anidride carbonica, per esempio. Ebbene, su Marte l'anidride carbonica non manca, infatti compone l'atmosfera per il 95% circa.
Ma andiamo avanti nell'analisi dell'atmostera. Si sa che l'atmosfera terrestre è sufficientemente spessa da assorbire o respingere la maggior parte delle radiazioni nocive provenienti dallo spazio, parlo delle radiazioni ultraviolette, capaci di uccidere ogni forma di vita. L'ozono, una molecola formata da tre atomi di ossigeno, è un gas molto particolare in se velenoso per l'uomo ma che ha la capacità di assorbile i raggi ultravioletti favorendo quindi la vita sulla terra. Possiamo dire che uno dei problemi da risolvere, se si vorrà colonizzare Marte, consiste nel limitare la penetrazione dei raggi ultravioletti, magari favorendo la produzione di ozono.
Un'altra grossa differenza tra atmosfera marziana e terrestre è relativa alla pressione atmosferica. Su Marte la pressione atmosferica è bassissima, meno di un centesimo di quella terrestre, ciò comporta che l'acqua non può essere presente in superficie allo stato liquido. Occorre dunque far si che la pressione atmosferica del pianeta aumenti fino a consentire la presenza in superficie di acqua allo stato liquido.
Però non solo la pressione atmosferica troppo bassa crea problemi, anche la temperatura è talmente rigida per quasi tutto l'anno da mantenere tutta l'acqua allo stato solido nelle calotte polari del pianeta rosso. L'acqua infatti non manca, anzi.
Ecco alcuni problemi da risolvere prima di colonizzare il pianeta, problemi enormi e complessi, che richiederanno applicazione di tanti scienziati e inventori.
Io sono fiducioso, tutto è possibile se lo si vuole.

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

Kerbal Space Program

La vita è fatta di cose serie, semiserie e divertenti.
 
L'oggetto di questo post è un gioco, Kerbal Space Program.
 
Si tratta di un videogame sviluppato in collaborazione tra i giocatori i quali possono creare e  gestire il loro programma spaziale. I giocatori possono costruire le navicelle spaziali, farle volate e aiutare i simpatici Kerbals verdini a completare la loro ultima missione, conquistare lo spazio!
Se vi va l'idea di gestire un Programma Spaziale eccovi il link al gioco.

http://kerbalspaceprogram.com

Il sito è in inglese, semplice da navigare ed essenziale. 
Potrete trovare una versione demo scaricabile che è comunque una buona base di partenza per iniziare ad avvicinarsi sin da piccoli al mondo delle esplorazioni spaziali, ormai sempre più prossimo.
Oppure potrete acquistare la versione completa ad un prezzo accessibile a tutti, che vi da diritto, come al solito, anche agli aggiornamenti successivi.
 
Come al solito, occorre ricordarsi che l'uomo è un essere creativo e questo significa che ogni volta che è in grado di immaginare qualcosa, inizia un processo inarrestabile di creazione che porta inesorabilmente alla realizzazione di ciò che inizialmente è stato concepito dalla fantasia.
 
Iniziamo a pensare di colonizzare Marte e un giorno ci ritroveremo lassù, pronti a nuove sfide!
 
A presto.

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

giovedì 22 novembre 2012

I Sardi diffusori dell'agricoltura in Europa

Dal sito dell’American Society of Human Genetics, prendiamo un intervento all’annual meeting del 2012 (6-9 novembre) tenuto dal primo autore della ricerca (cui concorsero 19 scienziati) Martin Sikora, genetista alla Stanford University. Il dr. Sikora rilasciò anche una intervista a LiveScience il 9 Novembre. Qui il succinto compendio dell’insieme. Titolo della ricerca: Sulla stirpe sarda dell’Uomo di Ghiaccio del Tirolo.   

Il completo genoma della mummia dell’Uomo di Ghiaccio del Tirolo (Oetzi, ndr), vecchia di 5300 anni, ha permesso nuove prospettive su sua origine e parentela, con le popolazioni moderne dell’Europa. Si usarono, dati provenienti dalla sequenza dell’intero genoma di 452 individui sardi e dati disponibili pubblicamente, per confermare che l’Uomo di Ghiaccio è il più strettamente imparentato con i Sardi di oggi. Inoltre, la comparazione di questi dati, con altri del DNA di: un cacciatore-raccoglitore trovato in Svezia, un contadino trovato in Svezia, un cacciatore-raccoglitore di 7000 anni fa, travato in Iberia a m.1500, un uomo dell’Età del Ferro trovato in Bulgaria, ha confermato che, fra le popolazioni moderne, i Sardi sono quelli più strettamente imparentati con Oetzi. Ed inoltre, Oetzi rassomiglia più strettamente ai contadini, trovati in Bulgaria e Svezia, mentre i cacciatori-raccoglitori trovati in Svezia e Spagna, sembrano assomigliare di più agli odierni abitanti dell’Europa Settentrionale. Inoltre il Sikora ha dichiarato:

«Le scoperte supportano l’idea che, gente migrante dal Medio Oriente, lungo tutto il cammino fino all’Europa Settentrionale, portò seco l’agricoltura e si mischiò con i cacciatori-raccoglitori nativi, dando luogo ad un’esplosione demografica. Mentre le tracce di queste antiche migrazioni sono largamente andate perdute nella maggior parte dell’Europa, i Sardi isolani rimasero più isolati e pertanto trattennero un maggior numero di tracce genetiche di quei primi contadini Neolitici».

Nostro commento.

Questa dichiarazione è destinata a stravolgere tutta la storia dell’Europa. Infatti, il dr. Sikora dice: due gruppi etnici, uno stanziato nell’Europa e l’altro in continuo transito in essa, diedero luogo alla procreazione di una discendenza fatta di cacciatori-raccoglitori e di contadini. Inoltre, i cacciatori-raccoglitori sono geneticamente imparentati con gli odierni Europei settentrionali, mentre i contadini, sono imparentati geneticamente con i Sardi di oggi. Secondo la teoria, i genitori di questa discendenza farebbero capo, gli uni ai cacciatori-raccoglitori già presenti in Europa, gli altri, come natura vuole, alle popolazioni che erano in transito, essendo una di esse, obbligatoriamente, di etnia sarda, cioè Sardi. D’altro canto, non vediamo altro modo di inserire gli abitanti dell’isola di Sardegna (che i ricercatori pensano per di più isolata), in un qualsiasi tratto del percorso «dal Medio Oriente lungo tutto il cammino fino all’Europa settentrionale». Ben al di là della fossile dichiarazione, che vede i Sardi isolati in modalità sempiterna, un minimo raziocinio dovrebbe indicare che, se i Sardi fossero stati davvero isolati, sarebbe stato impossibile contattarli. Si deve arguire che in Sardegna, non potette esservi nessun contatto genico con i portatori dell’agricoltura che transitavano nell’Europa centrale provenienti dall’Oriente. Riteniamo, paradossale sostenere che, pur essendo stata l’Europa attraversata dai portatori dell’agricoltura, proprio in quella Europa siano “largamente assenti tracce geniche”. Ci si rende conto essere stato (nel caso) tale lunghissimo passaggio, della durata di un centinaio di generazioni? Al contrario, ciò sembra dimostrare essere “largamente assente” la prova di tale migrazione. Ed è proprio in quell’altra direzione che si deve guardare per avere la elettrizzante risposta che questa ricerca ci ha consegnato. Ci preme però conferire al presente documento, qualche testimonianza sulla scoperta della plurimillenaria presenza dei Sardiani (come chiamiamo gli antichissimi Abitatori dell’Isola), nel continente europeo.

- 12200-10300 anni fa - i Sardiani portavano loro ed altrui ossidiana al Riparo Mochi e Arma dello Stafanin, in Liguria

- 6700-5200 anni fa - la presenza nella Grotta della Tartaruga (Trieste) di ossidiane portate da navi sardiane e di ossidiane portate da individui provenienti dai Monti Carpazi, ci permette di inferire che l’incontro tra Sardiani e Carpatici - forse propedeutico all’arrivo dei Sardiani nella Valle del Danubio -  precedesse questo momento 

- 6700-6000 anni fa - a Cuccuru S’Arriu, Cabras (Oristano) e Mara (Sassari), si riscontrano già forme umane danubiane; in questa ultima grotta “soltanto i resti femminili” vengono attribuiti alla tipologia danubiana. Ciò prova che i Sardiani arrivarono sul Danubio prima di 6700 anni fa.   

- 6000-5200 anni fa - a Lu Maccioni, Alghero (Sassari) si riscontra la presenza di forme danubiane 

- 4500-4200 anni fa - a Serra Cabriles, Sennori (Sassari), si riscontra una morfologia danubiana quasi pura

- 4700-3900 anni fa - i prodotti della cultura Campaniforme sarda sono strettamente imparentati, sotto il profilo stilistico, ai prodotti della cultura Campaniforme danubiana e Vinča

-  questo scambio, quasi contrattualizzato nei millenni, di elementi culturali, materiali ed umani fra le due aree dell’Europa, poté essere il naturale supporto alla industria metallurgica sardiana. Ad essa necessitava quell’abbondanza di stagno presente in Boemia. L’analisi di un campione di scoria di un  lingotto di Isili (Nuoro) ha fornito indicazioni di una miscela di rame sardo con minerale boemo. L’analisi di braccialetti da Vetulonia fa ricadere questi bronzi nel diagramma riguardante la Boemia: la qual cosa induce a credere che i bracciali fossero provenienti da un’officina fusoria della Sardegna, come dimostrano i numerosi bronzi sardi trovati in Etruria e soprattutto la plurimillenaria dipendenza culturale, ben ampiamente documentata, nei riguardi della Sardegna, di tal area.

- 5200-4200 anni fa - in Sardegna, il più antico reperto bronzeo, rappresentato da una lama di bronzo (di pugnale?), fu rinvenuto in una tomba di Mesu ‘e Montes, Ossi (Sassari).

Conclusioni. Circa la professionalità, messa in atto dall’uomo nel saper andare per mare, ricordiamo come i Sardiani si fossero costruiti tale capacità almeno fin da 14.350 anni fa nel circumnavigare il Mediterraneo, gli Indonesiani almeno da 60.000 anni fa nell’attraversare il Mare di Timor. Tuttavia gli studiosi, tutti, nulla sapendo di ciò, hanno immaginato il diffondersi dell’agricoltura, soltanto attraverso un percorso  per via di terra. Invece, qualche esperienza elucubrativa, ci convince che essa si diffuse anche (e soprattutto?) lungh’essa la superficie del mare. E, quali popolazioni operarono questa diffusione? Tutte quelle che avevano accumulato attraverso millenni di esperienza, una maestria di andare pel mare con la stessa naturalezza di cui si serve il contadino per spostarsi sulla terra. E, dove portavano a riprodurre tale nuova metodologia atta a procurarsi sicuro ed abbondante cibo? Proprio nelle vicinanze dei punti di approdo. Di qui, prendeva luogo, col tempo, la diffusione per via di terra, per il mezzo della migrazione verso terreni più ampi e fertili. Possiamo escludere che l’agricoltura arrivasse nella valle del Danubio, attraverso quella via naturale di penetrazione percorsa anche dai Sardiani che, dal luogo dell’odierna Trieste, portava al luogo dell’odierna Bratislava? Possiamo escludere che a portare l’agricoltura nella valle del Danubio, attraverso quella via, fossero proprio i Sardiani? No. Non ci sentiamo di escluderlo. Quindi, se vi fu (lo si dimostrerà?) una diffusione di agricoltura che, come un largo fiume congiunse l’Oriente con la Scandinavia, vi furono certo moltissimi altri canali di trasferimento dell’agricoltura, dai punti d’approdo del notevole naviglio che solcava tutto il Mare Mediterraneo (forse non il Mare Nero), fin verso i più recessi interni di tutti i territori retrostanti! 

Ove il Sikora, o altro scienziato, dovesse confermare la sua asserzione di trasferimento dell’agricoltura attraverso l’Europa da parte di genti di sarda etnia, noi confermeremo doversi ricorrere anche  alla via marina per giustificare la presenza di Sardi del Neolitico nell’antica Europa. Sardi provenienti direttamente dalla Sardegna? In parte, forse, si. Sardi provenienti dall’Armenia? In parte, forse, si.
Mikkelij Tzoroddu
(per approfondire visita www.sardegnastoria.it)

domenica 18 novembre 2012

Lassù nello spazio...

Come tutte le sere, dopo una dura giornata di lavoro, andai a dormire sfinita. 
Cena leggera, insalata fresca e un po di frutta, un'oretta davanti alla tv a seguire uno dei soliti programmi sonnecchiando sulla poltrona dell'Ikea e quindi subito a letto.
Mio marito, come al solito si era addormentato quasi subito e il suo russare leggero avrebbe potuto impedirmi di prendere sonno ma quella sera ero veramente stanca.
Chiusi gli occhi e smisi di pensare, davanti a me solo il buio della stanza in una notte fredda d'autunno. Attorno a me le coperte calde del letto mi coccolavano... era tardi ed ero stanca... non impiegai molto ad addormentarmi profondamente.
La notte buia avanzava, imperterrita, come tutti  i giorni dall'inizio dei tempi e come sarebbe accaduto fino alla fine dei tempi.
Nessun pensiero, nessuna immagine sfocata, niente sogni, solo silenzio e buio.
Una strana sensazione mi svegliò di colpo, era come se una forza sconosciuta mi avvolgesse con le sue possenti braccia e mi sollevasse dal letto, in orizzontale. 
Non riuscivo a parlare, non sentivo rumore, neppure il russare di mio marito. Mi sembrava quasi di vedere me stessa mentre mi muovevo velocemente attraversando tutto ciò che mi circondava, coperte, soffitto di casa, atmosfera, fino al cielo!
Solo la differenza di temperatura sulla mia pelle mi faceva intuire cosa stava accadendo. Capivo, o meglio percepivo, che mi stavo muovendo... poi di colpo la temperatura cambiò, ora mi trovavo in un ambiente chiuso e riscaldato, luminoso, omogeneo. Una luce azzurra permeava l'ambiente,  doveva essere artificiale ma non avevo mai visto una luminosità così particolare.
Ero appoggiata su un lettino in acciaio, o almeno questo suggeriva la mia pelle a contatto con il materiale gelido... istantaneamente mi resi conto di essere nuda!
Intorno a me c'erano due o tre entità, non ricordo niente di loro perchè non li vedevo. Non so che forma avessero, sentivo solo la loro presenza. Mi toccavano dalla testa ai piedi, come se usassero le loro mani come strumenti per studiarmi dentro e fuori. Non provavo fastidio ma solo stupore, sembrava che con le loro mani fossero in grado di vedere dentro di me... Di loro non vidi nent'altro, non saprei dire se avevano un corpo come il nostro, non vidi i loro volti...
Tutto finì nello spazio di pochi infiniti secondi, poi cominciò il processo inverso.
Dal lettino lucido e freddo percorsi lo spazio che mi separava dal mio mondo, provando le stesse sensazioni di prima, per ritrovarmi infine a letto. Il tepore delle coperte mi provocò dei brividi...
Al mio fianco mio marito continuava a russare.
Non avevo provato paura ma solo stupore. 
 
A distanza di tempo ripenso a quella notte e mi rendo conto che ciò che mi resta di quella esperienza è una sensazione che solo le cose realmente accadute ti lasciano addosso... non i sogni.
 

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

sabato 17 novembre 2012

Sondaggi della settimana

Oggi voglio condividere con voi lettori alcuni sondaggi da me creati e che potranno fornire informazioni sui gusti dei lettori del mio blog.
Userò la piattaforma Toluna che mi consente di creare sondaggi gratuitamente e condividerli con migliaia di partecipanti.
Devo dire che è una esperienza interessante e spesso la risposta ai sondaggi è molto diversa da quanto immaginavo.
Ma veniamo a noi, i primi sondaggi sono di carattere politico e sociale:
Cosa ne pensate?
Seguite i link se vi va di votare e di vedere cosa pensano gli altri sull'argomento.

Monti candidato alle prossime elezioni?

Il mio livello di fiducia nel futuro é:

I telegiornali sono sempre...

Le prossime elezioni italiane...

Nei prossimi dodici mesi le tasse in Italia...

Quando in tv sento usare termini inglesi...

Le elezioni americane...

Spero che i sondaggi vi interessino, votate e vedete cosa ne pensano i lettori.


Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO











Ancora una sera da incubo sulla linea Roma - Nettuno!

Dopo una giornata di lavoro, come ogni giorno, prendo il treno a Termini per tornare a casa.
Sono quasi le cinque del pomeriggio, cerco di prendere il treno per Napoli che non è ancora partito. Percorro tutta la banchina alla ricerca di un posto in piedi, niente da fare! Sono occupati anche i posti nelle cappelliere!
Abbandono l'idea di rientrare con il treno per Napoli e mi dirigo al binario 13, mi sembra, per prendere il treno per Nettuno delle 17.07.
Salgo a bordo e trovo un comodo posto in piedi in un angolo vicino alla porta, mi sistemo come meglio posso e aspetto la partenza. Nei dieci minuti che seguono anche gli ultimi posti in piedi vengono occupati eppure la gente continua ad arrivare, a salire, a spingere... urlare e chiedere di farsi un po più in là... scene da terzo mondo!
Ho smesso da tempo di lamentarmi a voce alta. Quando salgo sul treno mi isolo dal mondo, leggo un libro o la divina commedia in e-book oppure chiudo gli occhi e cerco di rilassarmi.
Finalmente il treno parte, sono le 17.25, quasi venti minuti di ritardo... ma è normale, gli orari in Italia sembrano fatti per non essere rispettati. D'altronde finchè la gente resta appesa alla porta del treno e le porte non si possono chiudere il treno non parte!
Ma anche questo è normale...
Partiamo, dicevo, ma già a Roma Casilina si capisce che il viaggio sarà molto lungo.
Il treno si ferma e riparte fino a che, intorno alle 18.00 arriviamo a Torricola.
Il treno si ferma e non riparte, nessuno ci dice niente. E' successo qualcosa? Eppure i sistemi di diffusione dovrebbero essere dotazione dei treni... ma forse nessuno vuole informarci perchè si pensa che la gente continui a sopportare in silenzio, e spesso è così.
Poi una signora sviene, per il caldo immagino, su indicazione del controllore usciamo tutti per far si che il medico che per caso si trovava sulla stessa carrozza possa dare una mano. Allora qualcuno chiede:
"Ma quando partiamo? Che succede? Perchè non ci tenete informati?"
Il controllore o capotreno che fosse, con calma spiega che c'è un treno fermo alla stazione di Pomezia, pare che qualcuno si sia sentito male e che abbiano chiamato l'ambulanza.
Dopo qualche minuto la signora si riprende e il capotreno ci invita a risalire anche perchè sembra che si possa ripartire.
Un compagno di viaggio sente al telefono un amico che stà sul treno fermo a Pomezia e chiede informazioni... pare che ci sia stata una colluttazione tra un gruppo di viaggiatori e personale delle ferrovie. Provo a dire che anche il personale delle ferrovie è vittima della situazione come noi pendolari... ma le persone che ho intorno mi guardano strano. La mia posizione è insostenibile così mi estraneo nuovamente fino all'arrivo a Pomezia Santa Palomba.
Il treno si ferma, intorno alle 18.30, più di un'ora per fare appena 25 chilometri! Ma ormai ci sono abituato...
Scendo dal treno e mi guardo intorno. Passeggeri fermi sulla banchina, un treno vuoto fermo al secondo binario. Facce stanche, disgustate, arrabbiate... gente seduta per terra o sulla propria valigia in attesa di un annuncio che non arriva mai...
Un'altra settimana da incubo è passata, ora per fortuna c'è il fine settimana e poi, lunedì, ricominciamo d'accapo!
 
Alessandro GIovanni Paolo RUGOLO