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domenica 5 ottobre 2008

Censorino: sui tempi storici, incerti e favolosi; epoca degli imperatori ed ere egiziane... e l'isola di Ogigia di Omero

Dopo aver parlato dell'anno e del Grande Anno, ecco che ora Censorino ci da una serie di informazioni sulle età passate... prendendo come guida uno storico enciclopedico latino, Marco Terenzio Varrone (Rieti 116-27 a.C.) autore, tra l'altro dei "Logistorici" e delle "Antichità", opere di storia memorabili e di cui resta poco o niente! Censorino però ci permette di conoscere alcune informazioni tratte da Varrone.
Devo però mettere i lettori sull'avviso, Censorino l'ho letto in francese e, quando poco chiaro, ho consultato la versione in latino. Data la mia conoscenza del Francese e del Latino, potrebbero esservi degli errori! Se volete, potete leggere voi stessi i testi su http://penelope.uchicago.edu/Thayer/E/home.html.

Detto ciò, vediamo cosa ci dice il nostro Censorino...

"Io vado ora a parlare di quel periodo di tempo che Varrone chiama "storico". Questo autore, in effetti, divise il tempo in tre periodi: il primo periodo che va dall'origine degli uomini al primo diluvio Varrone lo chiama "incerto", a causa delle tenebre che lo ricoprono. Il secondo periodo va dal primo diluvio fino alla prima olimpiade e siccome si raccontano tante storie fantastiche, Varrone lo chiama "mitico"; il terzo periodo va dalla prima olimpiade a oggi e Varrone lo chiama "storico" perché i fatti principali accaduti ci sono riportati da storici veri."

Ecco dunque che uno storico, nella sua suddivisione delle ere, utilizza come confine un Diluvio... ma quale? E quando si sarebbe verificato?

"Sul primo periodo, se abbia avuto o meno un inizio, non si potrà mai dire di quanti anni fu. Non sappiamo con precisione di quanti anni sia stato il secondo periodo ma si pensa a circa 1.600 anni. Dal primo diluvio, in effetti, chiamato diluvio d 'Ogigia, fino al regno di Inaco, si contano circa 400 anni, da li all'eccidio di Troia se ne contano circa 800, poco più di 400 poi da li alla prima olimpiade. E siccome questi ultimi, nonostante appartengano alla fine dell'epoca mitologica, si avvicinano più degli altri all'epoca degli scrivani, qualcuno ha cercato di meglio precisare il numero degli anni. Così Sosibius ha fissato il numero degli anni a 395; Eratostene a 407, Timeo a 417, Aretes a 514. Altre cifre ancora sono state indicate da altri autori ma il loro stesso disaccordo è testimone dell'incertezza del numero degli anni trascorsi."

Dunque sappiamo che si parla del Diluvio di Ogigia... e che si verificò circa 1600 anni prima della prima olimpiade... secondo il nostro calendario la prima olimpiade fu celebrata verso il 776 a.C. , il diluvio di Ogigia si sarebbe dunque verificato nel 2376 a.C., anno più, anno meno!

E sempre secondo la cronologia indicata, nell'anno 1176 a.C. circa si ebbe la fine di Troia. Nel 1976 a.C. si ebbe invece il regno di Inaco, chiunque esso sia!

Diluvio di Ogigia... occorre tornare indietro al periodo delle scuole per cercare nella memoria e poi nel libro, l'Odissea, qualche notizia su Ogigia... sappiamo infatti che al tempo della guerra di Troia, quindi intorno al 1176 a.C secondo la cronologia di Censorino/Varrone, Ogigia esisteva ma era pressoché disabitata, e questo ce lo conferma Omero quando ci dice che...

[Odissea, Libro I, 80-87]

"O nostro padre Cronide, sovrano tra i potenti, se questo é caro ai numi beati, che alla sua casa torni l'accorto Odisseo, allora, Ermete messaggero, argheifonte mandiamo all'isola Ogigia, che subito alla dea trecce belle dica decreto immutabile, il ritorno del forte Odisseo, perché possa tornare."

E' chiaro che Odisseo si trovava ad Ogigia... ma di quale terra si tratta? Per scoprirlo, o almeno per avere delle informazioni utili, occorre spostarci più avanti...

[Odissea, Libro V, 13-17]

"Là nell'isola giace, dure pene soffrendo, nella dimora della ninfa Calipso, che a forza lo tiene. E non può ritornare alla terra paterna, perché non ha navi armate di remi, non ha compagni che lo trasportino sul dorso ampio del mare."

E' Atena che parla agli dei, ricordando loro le pene di Odisseo. E' Atena che parla di isola, dimora della ninfa Calipso, ed è là che è diretto dunque Ermete messaggero... Ed è dunque nell'isola Ogigia che ci spostiamo ora, sempre nell'Odissea... é Zeus ora che parla...

[Odissea, Libro V, 29-35]

"Ermete, tu sempre sei il messaggero; alla ninfa bei riccioli porta decreto immutabile, il ritorno del costante Odisseo; che ritorni senza accompagno né di numi né d'uomini, ma sopra una zattera di molti legami, soffrendo dolori, arrivi al ventesimo giorno alla Scherìa fertili zolle, dei Feaci alla terra, che sono parenti agli dei."

Dunque il viaggio di Odisseo dovrà riprendere dietro ordine di Zeus e Odisseo partirà da Ogigia, l'isola, come abbiamo detto poco sopra, e a bordo di una zattera si dirigerà verso Scherìa... fertili zolle, terra dei Feaci parenti degli dei, terra che raggiungerà dopo venti giorni di navigazione... Ma oggi a noi interessa qualcosa di più su Ogigia, non Scherìa... che vedremo in altra occasione! Vediamo se troviamo qualcosa che possa aiutarci a capire quale sia la famosa e introvabile isola di Ogigia... E allora seguiamo Ermete, il messaggero degli dei, nel suo viaggio verso l'isola, attraverso il mare, fino alla grande spelonca in cui la ninfa abitava...

[Odissea, Libro V, 59-74]

"Gran fuoco nel focolare bruciava e lontano un odore di cedro e di fissile tuia odorava per l'isola, ardenti [..] Un bosco intorno alla grotta cresceva, lussureggiante: ontano, pioppo e cipresso odoroso. Qui uccelli dall'ampie ali facevano il nido, ghiandaie, sparvieri, cornacchie che gracchiano a lingua distesa, le cornacchie marine, cui piace la vita del mare. Si distendeva intorno alla grotta profonda una vite domestica, florida, feconda di grappoli. Quattro polle sgorgavano in fila, di limpida acqua, una vicina all'altra, ma in parti opposte volgendosi. Intorno molli prati di viola e di sedano erano in fiore..."

E così sappiamo che l'isola Ogigia aveva una grande grotta, vi cresceva la vite domestica, era ricca di uccelli e il clima era tale da permettere la crescita delle viole e del sedano. E niente altro? vediamo se Ermete ci aiuta...

[Odissea, Libro V, 99-101]

"Zeus m'ha costretto a venir quaggiù, contro voglia; e chi volentieri traverserebbe tant'acqua marina, infinita? non è neppure vicina qualche città di mortali..."

Dunque Ogigia è un'isola priva di città di mortali, posta in mezzo al mare infinito, ma qualcuno comunque vi abitava o vi aveva abitato in passato...

Ermete va via... ora chi potremo seguire alla ricerca di informazioni? Seguiamo Calipso, mentre guida Odisseo nella preparazione della zattera per il ritorno...

[Odissea, Libro V, 234-240]

"Per Odisseo magnanimo, poi, preparò la partenza. Gli diede una gran scure, ben maneggevole, di bronzo, a due tagli: e un manico c'era molto bello, d'ulivo, solidamente incastrato. Gli diede anche un'ascia lucida e gli insegnava la via verso l'estremo dell'isola, dov'erano gli alberi alti, ontano e pioppo e pino, che al cielo si leva, secchi da tempo, ben stagionati, da galleggiare benissimo."

Ecco altre preziose informazioni, c'era il bronzo, che veniva usato per fabbricare asce, c'era l'ulivo, e tra gli alberi vi era anche il pino, oltre al pioppo e all'ontano... Poi Calipso, terminata la zattera e munitala di vele, da ad Odisseo le informazioni per il viaggio di ritorno...

[Odissea, Libro V, 270-290]

Così col timone drizzava il cammino sapientemente, seduto: mai sonno sugli occhi cadeva, fissi alle Pleiadi, fissi a Boòte che tardi tramonta, e all'Orsa, che chiamano pure col nome di Carro, e sempre si gira e Orione guarda paurosa, e sola non ha parte ai lavacri d'Oceano; quella infatti gli aveva ordinato Calipso, la dea luminosa, di tenere a sinistra nel traversare il mare. Per diciassette giorni navigò traversando l'abisso, al diciottesimo apparvero i monti ombrosi della terra feacia: era già vicinissima, sembrava come uno scudo, là nel mare nebbioso."

Ecco le ultime informazioni... per andar alla terra dei feaci, Odisseo avrebbe dovuto navigare per circa 17 giorni tenendo gli occhi fissi alle Pleiadi e tenere Orione sulla sinistra durante la traversata... Dove si trova la terra dei feaci? Dove si trova Ogigia? Le domande aumentano... o Omero ha inventato tutto?

Ma ora finalmente Odisseo approda tra i Feaci e noi riprendiamo la strada indicataci dalla nostra guida, Censorino... con nella mente, però, un po più di notizie su Ogigia, quella del Diluvio...

"In merito al terzo periodo, tra gli autori esiste una divergenza di 6 o 7 anni sulla sua estensione, ma questa incertezza è stata pienamente dissipata da Varrone, che, dotato della più rara sagacia, pervenne, risalendo i tempi di alcune città, basandosi sulle eclissi e calcolandone gli intervalli, a far riemergere la verità e ad illuminare questo punto con tale luce che oggi è possibile precisare non solo il numero di anni ma addirittura il numero dei giorni di quest'epoca! Se non erro, seguendo questi calcoli, l'anno in cui ci troviamo e del quale il consolato di Ulpius e Ponziano é indice e titolo, a partire dalla prima olimpiade fino ai giorni estivi in cui si celebrano i giochi olimpici sono passati 1014 anni. se invece si inizia a contare dalla fondazione di Roma, ci troviamo nell'anno 991 a partire dalla festa "des Parilies", festa usata per il conteggio degli anni della città. Se invece si inizia a contare secondo l'anno Giuliano, ci troviamo nell'anno 283, a partire dalle calende di gennaio, periodo in cui Giulio Cesare ha voluto che cominciasse l'anno da lui stabilito. Se invece si conta a partire dall'anno detto degli Imperatori, siamo nell'anno 265, a partire sempre dalle calende di gennaio, nonostante solo il 16 delle calende di febbraio sotto la proposta di L. Munatus Plancus, il senato e il resto dei cittadini diedero il nome di "Imperatore Augusto" a Cesare Ottaviano, figlio del divino Cesare, allora console per la settima volta assieme a Vipsanius Agrippa che lo era per la terza volta. In merito agli egizi, siccome essi si trovavano, a quell'epoca, già da due anni sotto il dominio del popolo romano, il presente anno è per loro il 267 degli Imperatori."

Dunque, così apprendiamo che l'opera fu scritta nell'anno 238 d.C.... e che siamo in grado di fare questi conto lo dobbiamo, ancora una volta, a Varrone!

"Anche la storia d'Egitto, come la nostra, ha dato luogo a differenti ere: così distinguiamo l'era di Nabonassar, così chiamata dal nome del principe Nabonassar e che ad oggi ha raggiunto la cifra di 986 anni dalla data di inizio del suo regno. Quindi si parla dell'era di Filippo, che a partire dalla morte di Alessandro il Grande e contando fino ad oggi abbraccia un periodo di 562 anni. Tutte queste epoche degli egiziani cominciano sempre al primo giorno del mese da essi chiamato "thoth", giorno che quest'anno corrisponde al 7 di calende di luglio, tanto che cento anni fa, durante il secondo consolato di dell'Imperatore Antonino Pio e di Bruttius Praesens, questo giorno corrispondeva al 12 di calende d'agosto, epoca del levarsi della canicola in Egitto. Dunque, possiamo vedere che noi siamo oggi nel centesimo anno di questo Grande Anno che, come ho detto prima, è chiamato "solare", "canicolare" o anno di Dio."

E così ora sappiamo che nell'anno 138 d.C. iniziò un altro Grande Anno...

"Ho dovuto indicare in quale epoca cominciano gli anni per evitare che si pensi che questi comincino tutti alle calende di gennaio o a qualche altro giorno simile, perché sulla questione delle diverse ere si sottolineano non meno opinioni divergenti nelle volontà dei loro fondatori che nelle opinioni dei filosofi. Così alcuni fanno cominciare l'anno naturale al levar del sole nuovo, cioè in inverno, altri autori al solstizio d'estate, altri all'equinozio di primavera, altri ancora all'equinozio d'autunno, questi al levare, quelli al calare delle Pleiadi, altri ancora, infine al levare di Canicola."

Un bel caos, dunque, ma mai un dubbio sul fatto che gli antichi conoscessero alla perfezione l'anno solare, anche se con qualche approssimazione... e chissà che più avanti Censorino non possa raccontarci qualche altra cosa di interessante sul sapere dei suoi tempi, o magari, Varrone vorrà prender parte alla nostra tavola rotonda!?!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

domenica 28 settembre 2008

sabato 27 settembre 2008

Censorino: De die natali ovvero "sul giorno natale"

Come spesso mi capita, sfogliando un libro finisco per trovare qualche cosa che mi spinge a cambiar libro per inseguire la curiosità del momento... e per fortuna che c'é Wikipedia!
Questa volta la curiosità è sorta mentre leggevo le informazioni riportate nella "Grande guida illustrata dell'Antico Egitto" a proposito del "Ciclo Sotiaco" o sorgere eliaco di Sirio... ad un certo punto infatti si parla di un tal "Censorino", un sapiente latino che ne avrebbe parlato in un suo testo...
E così inizia la ricerca.
Censorino, mai sentito prima...
Il Dizionario Enciclopedico non mi aiuta, Censorino è stato un grammatico latino del III° secolo dopo cristo ma niente più. Allora mi rivolgo a Wikipedia e così scopro che il Censorino fu un grammatico romano, compose un'opera di grammatica sull'accento, non pervenutaci, mentre ci è pervenuto un suo opuscolo, il "De die natali ", che riunisce alcuni scritti su questioni scientifiche trattate in testi più antichi e... tanto mi basta a partire alla ricerca del "De die natali"!
Ci vuol poco a trovare il testo, sempre grazie a Wiki, in una traduzione online in lingua francese... e così inizia la lettura di un opuscolo che pare sia stato scritto nel 238 d.C.!
Gli argomenti trattati, anche se sinteticamente, sono tanti...
Censorino parte con una breve introduzione in cui dedica il libro ad un tal Q. Cerellius, per il suo compleanno per poi passare alla spiegazione del Genio protettore degli uomini... quindi si parla della generazione dell'uomo, del feto e così via... ma non voglio percorrere tutto il libro, chi vuole potrà leggerlo online su:
http://penelope.uchicago.edu/Thayer/F/Roman/Texts/Censorinus/text*.html.
Cercherò piuttosto di mettere in evidenza alcune curiosità, che possono essere utili a chi studia storia antica o, come me, ne è un semplice appassionato.
Censorino ad un certo punto parla delle misure tra la Terra e il sole e i pianeti in generale e fa notare che vari autori del passato hanno usato unità di misura con lo stesso nome ma di valore diverso, è questo il caso dello "stadio", utilizzato dai greci per misurare le distanze.
L'autore, al paragrafo XIII, ci dice che esistono diverse misure per lo stadio, esiste lo "stadio italiano" che misura 625 piedi, usato da Pitagora nelle sue misurazioni. Esiste lo "stadio olimpico" che è di soli 600 piedi ed ancora lo "stadio Pitico" che è però di 1000 piedi, occorre dunque fare attenzione quando si leggono i testi antichi anche al problema di eventuali conversioni tra unità di misura...
Poco oltre, al paragrafo XVII, Censorino ci parla della definizione di "secolo" dei diversi autori e di alcuni vegliardi che raggiunsero età inimmaginabili...
Secondo Censorino "Il secolo è la più lunga durata della vita umana: ha per limiti la nascita e la morte dell'uomo". C'era però chi affermava che il secolo durava trent'anni, ma secondo l'autore il periodo di trent'anni è da riferirsi alla "generazione" o γενεὰ di Eraclito, cioè al periodo di tempo che passa tra il momento in cui si riceve la vita e quello in cui si dona la vita. Ma anche la generazione è di lunghezza differente a seconda degli autori antichi, per Herodicus si deve parlare di 25 anni, per Zenone di 30.
Censorino ci ricorda dei più vecchi uomini del mondo, citati da altri autori. Erodoto per esempio parla di Argantonio, re di Tartesso, che visse 150 anni. Ephorus sostiene invece che alcuni re dell'Arcadia vissero 300 anni. Censorino però ritiene che si tratti di favole. Così, nel tempo, diversi autori fissarono la durata del secolo, per Épigène il secolo doveva essere di 112 anni mentre Berosso sosteneva che la durata massima della vita dell'uomo fosse di 116 anni, per altri ancora si parlava di 125.
Diversi popoli contavano i secoli diversamente, gli etruschi avevano secoli di durata differente, mentre pare che i Romani avessero secoli di cento anni esatti.

Il paragrafo successivo, il XVIII°, è ancora più interessante perché parla della durata del "Grande anno" e, finalmente, dell'anno sotiaco...
Censorino ci dice che gli egiziani, nella formazione del loro Grande anno, non tengono conto della Luna. Il loro anno civile è composto da 365 giorni così, dopo 4 anni, il ciclo civile è un giorno indietro rispetto a quello naturale, ciò comporta che la corrispondenza tra anno civile e naturale si ristabilisce dopo 1461 anni. Questo anno è chiamato da alcuni anno eliaco, da altri anno di Dio.
Il nostro autore prosegue dicendo che esiste anche il cosiddetto anno supremo che, secondo Aristotele, è formato dalla rivoluzione del Sole, della Luna e delle cinque stelle erranti, allorquando tutti questi astri ritornano al punto dal quale erano partiti. Quest'anno ha un grande inverno, detto dai greci κατακλυσμὸς, cioè diluvio, seguito da una grande estate, detta ἐκρύωσις, ovvero incendio del mondo.

Kατακλυσμὸς... cataclisma, grande inverno ovvero "Diluvio" e ἐκρύωσις, grande estate, ovvero incendio del mondo! Curiosi questi greci!

Censorino prosegue dicendo che in effetti, pare che il mondo sia inondato o bruciato in ognuna di queste epoche. Secondo Aristarco questo periodo di tempo è di 10.484 anni solari; per Aretes Dyrrachinus invece si deve parlare di 5.552 anni solari; per Eraclito e Linus 10.800 anni mentre per Dione 10.884 anni, per Cassandra 3.600.000 anni, per altri ancora questo periodo di tempo è infinito...

Ma per ora basta così, non che il resto non sia interessante, ma per oggi è scaduto il tempo a mia
disposizione...


Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

Istantanee da Roma

Poco prima di partire per il profondo nord, ci siamo concessi una ultima (per ora!) passeggiata per Roma...
Ed ecco di seguito alcune foto...

Roma è sempre fantastica...

Continua...

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

lunedì 22 settembre 2008

Sergio Frau: Le Colonne d'Ercole, un'inchiesta

Già dal titolo si capisce che il libro ha qualcosa da dire sull'argomento, qualcosa di importante... un'inchiesta, dice l'autore... e sapendo che è un giornalista, un'inchiesta è un'inchiesta!

Poi inizi a leggere e subito ti senti trascinato verso tempi antichi, guidato per mano da quegli autori spesso bistrattati dai moderni "scienziati" della storia e della geografia. Frau no, lui li rispetta quegli autori antichi, come faccio io! Siamo sicuri che loro non sapessero cosa scrivevano? Erodoto mi ha accompagnato nelle letture negli ultimi tre anni e non mi sembra che non sapesse ciò che scriveva... eppure dai nuovi sapienti è talvolta tacciato di inconsistenza, di ignoranza, nella descrizione dei luoghi da lui visitati... mai nessuno che abbia pensato che, forse, gli ignoranti eravamo noi moderni, tutti pieni di strumenti elettronici che ci misurano con precisione il decimo di millimetro ma che spesso non siamo mai usciti da casa per fare una rilevazione sul terreno... cosa ne sappiamo noi delle difficoltà che occorreva affrontare per seguire la rotta delle stelle in mezzo il mediterraneo, senza bussola...

Ma lasciamo perdere...

Frau, dicevo, rispetta gli antichi e li fa parlare, come in un dialogo, come in un processo talvolta... ma li fa parlare e gli fa dire quello che sanno, guidati da un filo conduttore... le Colonne d'Ercole!

Le domande servono sempre a cercare di capire se le Colonne d'Ercole sono sempre state li dove oggi le conosciamo oppure... Chi ha letto i testi antichi il problema se l'é posto varie volte perché seguendo le descrizioni dei viaggi talvolta queste colonne sbucano dove meno te le aspetti... perché il problema è proprio quello, che te le aspetti in un certo posto, a Gibilterra, all'imboccatura del nostro Mediterraneo, ai confini con l'Oceano Atlantico e invece, se dovessimo disegnare la mappa di alcuni antichi viaggi, beh, forse, le si potrebbe mettere in mezzo al mediterraneo...

E se... Frau comincia sin da subito ad instillare il dubbio nel lettore, sapientemente... E se... le colonne non fossero state sempre laggiù? E se anticamente si fossero trovate prima, supponiamo, tra la Sicilia e l'Africa? beh, allora tutto cambia, le descrizioni diverrebbero leggibili con la carta del Mediterraneo... e ti permetterebbero di scoprire, anzi no, di riscoprire il Mediterraneo occidentale, forse un tempo chiamato "Oceano"... e con lui scoprireste le sue Isole, la Sardegna, la più grande, Ichnusa o Sandalia, quella conosciuta per le sue vene d'argento, per il suo bel clima... salvo la malaria delle paludi! Quella che fu soggetta al taglio degli alberi da parte dei Cartaginesi, che ne fecero il loro granaio e che vietarono, pena la morte, la piantagione di alberi (chissà poi parche!), quella stessa Sardegna cosi bistrattata da Cicerone che non perdeva mai occasione di parlar male dell'Isola e dei suoi abitanti, quella passata nelle mani dei Romani, dopo le guerre puniche, che conoscevano gli Iliensi e i Balari e che poi li chiamarono tutti "barbari" per negarne l'esistenza come civiltà! E ci riuscirono, perché i Sardi dimenticarono, dimenticarono le storie antiche che venivano tramandate, dimenticarono tutto ad eccezione di una cosa, la paura del mare! Paura del mare che proveniva, si dice, o forse dovrei dire "si diceva", dalla presenza dei pirati, dei dominatori stranieri e chissà di cos'altro! Eppure la Sardegna già a quei tempi era un'Isola fortificata, con migliaia di nuraghe distribuiti su quasi tutto il territorio, coste comprese, impossibile giungere senza essere visti, impossibile non prepararsi a respingere gli attacchi, oppure fuggire (cosa non certo onorevole per un sardo, anche moderno!). Ma allora perché tutta questa paura?

Il Frau tenta di spiegarci anche questo, dopo aver spostato le Colonne d'Ercole e averle rimesse dove probabilmente un tempo si trovavano, prova a spiegare la ancestrale paura del mare dei Sardi, e per farlo parte da una constatazione, i nuraghe del Campidano, la grande pianura del centro sud sono spesso distrutti e ricoperti di terra... di fango! Perché? Si chiede lui ed io e tanti altri che i nuraghe li hanno visitati, ma visitati per davvero, da ragazzino, lasciando la bicicletta "graziella" vicino ad un muretto a secco ed andando a frugare per curiosità tra quelle enormi rocce mute, senza una storia, solo preistoria, dicono, perché i nuragici non avevano la scrittura... possibile che popoli che avevano le conoscenze per costruire torri così gigantesche non conoscessero la scrittura? Possibile si, dicono... o forse occorre dire, di nuovo, dicevano... perché poco alla volta ce chi dice che qualcosa sta saltando fuori... ma qualcosa di antico, di più antico del fenicio... forse! E Frau allora ci parla dei resti, dei segni di uno tsunami che forse interessò quell'area del Mediterraneo di fronte al golfo di Cagliari, e che intorno al 1200 a.C. avrebbe distrutto una grande civiltà, quella dei governatori del commercio del mediterraneo, quella dei costruttori di torri, quella dei popoli del mare che poi tentarono di conquistare l'Egitto e furono sconfitti... forse quella stessa civiltà del Timeo e del Crizia di Platone, quella che negli ambienti "bene" si evita di citare perché poco seria, solo una favola per bambini, la civiltà Atlantidea...

Ma allora, tutte queste cose contiene il libro? Vi potrete domandare, la risposta è no, ne contiene molte, molte altre, sugli dei del tempo antico, sui movimenti delle popolazioni del Mediterraneo, su templi a pozzo Sardi e similsardi che però si trovano in Bulgaria, costruiti nel tempo in cui Sofia, la capitale, si chiamava ancora Sardica, chissà poi perché... dei nuraghe della Giordania e del passaggio, doloroso, dal bronzo al ferro... Ed ancora, ci racconta di Eratostene e delle sue manie di ordine e del fatto che proprio lui, forse, volente o nolente, fu la causa di tanti problemi!

Ci parla di Tartesso, quella favolosa città che gli spagnoli ancora cercano, senza trovarne traccia, lungo le coste della penisola Iberia, e che forse, invece, si trova lungo le coste si, ma della Sardegna, sotto uno strato di fango, sotto le città puniche che vi vennero costruite sopra secoli dopo la distruzione ad opera dello tsunami...

E allora, fate come ho fatto io, dedicate qualche giorno alla lettura e poi qualche anno a cercare di capire.... se può essere andata veramente così, come ci dice Frau... come ci dicono i resti archeologici del Mediterraneo e come ci hanno detto tante volte gli antichi... ad ascoltarli, gli antichi...


Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO


mercoledì 17 settembre 2008

Tucidide e la colonizzazione dell'Italia

Tucidide, ancora una volta, mi stupisce...
Non per la descrizione delle battaglie, da buon stratega è un esperto... non per le sue riflessioni politiche... ma per le notizie che di tanto in tanto compaiono tra le righe della sua opera, quasi di sfuggita.
E così vengo a sapere che subito dopo la guerra di Troia vi furono grandi migrazioni che portarono instabilità e insicurezza, due popoli occuparono il Peloponneso, questi erano i Dori e gli Eraclidi.
Con il passare del tempo la regione si calmò e cominciò la colonizzazione dell'Italia...

[Tucidide: la guerra del Peloponneso I, 12-13]
"L'Ellade, trovata a stento dopo molti anni una pace duratura, e non più soggetta a violenti spostamenti di popolazione, mandò colonie; e gli Ateniesi colonizzarono la Ionia e la maggior parte delle isole, i Peloponnesi colonizzarono la maggior parte dell'Italia e della Sicilia e alcune zone della rimanente Ellade: tutte fondazioni che avvennero dopo la guerra troiana."

Ecco dunque che se le stime che si fanno sul periodo in cui fu combattuta la guerra di Troia (1200 a.C. circa) e poiché Tucidide dice che la discesa dei Dori e degli Eraclidi nel Peloponneso avvenne 80 anni dopo la guerra di Troia, considerando un po di tempo per consentire alle popolazioni di sistemarsi e raggiungere la tranquillità necessaria alla vita sedentaria (altri cento anni?) ecco che la colonizzazione dell'Italia ad opera dei Peloponnesi dovette cominciare attorno al mille a.C.!

Ammesso e non concesso che i calcoli siano veri, quello che mi chiedo è cosa c'era in Italia prima del mille a.C.? Perché non è citata alcuna guerra di invasione? Perché fu possibile ai Peloponnesi colonizzare l'Italia?
Forse perché qualche secolo prima qualcosa aveva distrutto le popolazioni che vi abitavano?!?
Ma cosa potrebbe essere accaduto?


Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

lunedì 15 settembre 2008

Qual'è la differenza tra preistoria e storia?

Talvolta mi capita di discorrere di storia e di preistoria con qualche amico... ma sempre più spesso mi chiedo, ha ancora senso distinguere tra storia e preistoria? Ed ancora, cosa significa preistoria? E il termine storia?
E allora, vediamo assieme, prima di tutto la differenza... e siccome preistoria è palesemente un termine composto da "pre", cioè prima, e "storia", non resta da capire quale sia il significato di "storia" per aver chiaro anche quello di preistoria.

Il termine "storia" in italiano deriva dal termine latino "historia" che a sua volta deriva dal greco "ἱστορία"... ma cosa significa?

Significa semplicemente "conoscenza acquisita tramite ricerca"! Ma oggi il termine ha un altro significato, o almeno generalmente con il termine "storia" si intende quella branca del sapere che si occupa dello studio del passato per mezzo di fonti. In linea del tutto generale non si parla però di storia se non per lo studio del passato per mezzo di fonti scritte! Attenzione però perché non è sempre stato così! La storia, ovvero il "racconto di ciò che era stato visto" non presupponeva la presenza di un testo scritto ma si poteva basare anche su una testimonianza orale.

Oggi però non è più così, si parla di storia solo per lo studio del passato dell'Uomo per il periodo in cui sono disponibili testimonianze, cioè fonti, scritte! E neanche tutte le testimonianze scritte sono considerate "storia".

Allora, una volta che abbiamo definito il termine "storia", è facile capire che con "preistoria" si intende quella parte del sapere che discende dallo studio del passato dell'Uomo nel periodo precedente la scrittura!

E così, ogni volta che si riscopre una scrittura e dopo anni di studi la si riesce a decifrare e capire la storia si espande ai danni della preistoria!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

sabato 13 settembre 2008

Organizziamo un viaggio...

(Ovvero... come si organizza un viaggio?)

Cari amici, una delle cose spesso trascurate è l'organizzazione... e quando si parte in viaggio, questa mancanza può costar cara!
Non parlo di soldi ma di tutt'altro... parlo di ricordi e di conoscenza.
Un viaggio è, nel suo piccolo, un'esperienza spesso unica e come tale merita di essere ricordata. E allora ecco alcuni semplici suggerimenti che a chi è già esperto faranno sorridere, ma ai meno abituati potrebbero tornar comodo!
In primo luogo ogni viaggio merita di essere documentato. C'è il viaggiatore appassionato di fotografia oppure il patito della telecamera o ancora quello che si ferma in un angolo e butta giù lo schizzo a matita di uno scorcio interessante... tutto va bene, anche la descrizione semplice, senza immagini... dipende dai gusti! Certo è però che se è vostra intenzione, al rientro, mostrare qualcosa agli amici, allora le immagini servono!
Prima di partire un po tutti si ricordano di controllare la mappa o la carta stradale... e questo è giusto... sono molti meno i viaggiatori che si informano sulla storia del luogo da visitare, sulle usanze, sui monumenti... e ciò è un peccato.
Partire preparati è un presupposto per la buona riuscita del viaggio, anche perché ci consente di capire la cultura del luogo. E allora ricordiamoci sempre di raccogliere un po di informazioni storiche o di acquistare una guida del luogo da visitare e di leggerla prima di partire... durante il viaggio ci sarà più semplice orientarci.
Una delle cose che spesso si trascura è riordinare il materiale raccolto alla fine del viaggio... come se la nostra memoria fosse infallibile...
Purtroppo non è così... è necessario riordinare le foto, catalogarle, scrivere in bella gli appunti presi velocemente... scrivere le ricette etniche e le curiosità viste... fare questo, tra l'altro ci aiuterà a ricordare meglio, ma soprattutto ci permetterà di rivivere il viaggio ogni volta che lo vorremo!
La cosa migliore, a mio avviso, è mantenere un diario di viaggio da compilare giorno per giorno e da completare poi con le fotografie... e se qualcuno ha la passione del computer può sempre aprire un blog e la sera aggiornare i suoi amici sull'andamento del viaggio... inserendo le foto e le curiosità...
E così, se tutto è andato bene, ci si comincia a preparare per il prossimo viaggio...

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

Dubbio amletico...

Siamo quelli che creano il big bang
nell'accelleratore sotto una montagna svizzera
(o almeno ci provano)
oppure quelli che restano ancora una volta
attoniti a guardare questo incredibile temporale
che batte sui muri e sui vetri
e trasforma la città d'estate di un attimo prima
in questa grigia ombra che sembra notte ?

Giuseppe MARCHI

venerdì 12 settembre 2008

Tucidide e la effeminatezza degli Ateniesi

Si pensa sempre che il passare del tempo porti progressi e i progressi portino alla mollezza dei costumi... ebbene, a voler dar retta a Tucidide non è sempre stato così... o meglio, si può passare da mollezza di costumi a semplicità e viceversa.
Ma vediamo cosa ci dice Tucidide sugli usi degli antichi ateniesi, antichi per lui, s'intende!
Tucidide visse intorno al V sec. a.C. e descrive i tempi antichi, tempi in cui in tutta l'Ellade si girava armati per paura dei briganti, tempi in cui i pirati infestavano i mari, poi, dice...

[Tucidide: la guerra del Peloponneso, I, 6]
"... le abitazioni non erano difese, né le comunicazioni erano sicure; sicché divenne consuetudine vivere con le armi addosso, come i barbari."

Divenne consuetudine... dunque prima non era così... mmh!?!

"... Primi fra tutti furono gli Ateniesi a smettere di portare le armi sulla persona; e, quando il tenore di vita si scostò dal rigore antico, passarono a più morbide delicatezze. Per questa effeminatezza, solo da poco in Atene gli anziani della classe ricca hanno smesso di portare tuniche di lino, e di legarsi il ciuffo dei capelli inserendovi cicale d'oro. Sicché anche presso gli Ioni più anziani, data la parentela con gli Ateniesi, per molto tempo rimase questa moda."

Dunque, gli ateniesi adottarono costumi "effeminati", come dice Tucidide, seguiti dagli Ioni... ma poi abbandonarono questo costume, per adottare nuovamente costumi più sobri!?! Perché?!?

"... Invece furono i Lacedemoni ad adottare per primi la semplicità nel vestire, secondo l'uso attuale; e, qui, i ricchi si misero anche sotto gli altri riguardi allo stesso livello di vita della moltitudine."

Dunque gli antichi Spartani, i Lacedemoni, furono i primi a vestirsi in maniera semplice, secondo l'uso attuale... di allora! Ma ciò fa supporre che anche essi prima avessero costumi differenti... simili agli antichi Ateniesi... ma di che periodo si sta parlando? Che strana sequenza di eventi e di usi e costumi... Cosa accadde per far cambiare usi e costumi?
Credo di poter azzardare qualche ipotesi...
I Lacedemoni o antichi Spartani, poi cacciati o conquistati dai Dori, dovevano essere di costumi abbastanza effeminati... i Dori ne presero il posto e probabilmente erano più rudi e guerrieri e avevano costumi differenti... ma tutto ciò, sia chiaro, non sono che supposizioni! Ma perché gli Ateniesi avrebbero dovuto cambiare i loro costumi? Forse perché in pericolo o perché spinti da altre necessità. E' lo stesso Tucidide che ci dice che durante il periodo della guerra del Peloponneso si verificarono diversi fenomeni straordinari...

[Tucidide: la guerra del Peloponneso, I, 23]
"... fenomeni che prima si riferivano per sentito dire, ma che di rado rispondevano ai fatti, divennero non dubbia realtà; ciò vale anche per quando riguarda i terremoti che interessarono zone assai estese e furono di intensità maggiore del solito, per le eclissi di sole che si verificarono con maggior frequenza che non nel tempo precedente, e per certe grandi siccità e conseguenti carestie, e per l'epidemia di peste che fu di gran danno, con ampia messe di vittime: tutte sventure contemporanee alla guerra."

Ecco dunque che si inizia a capire che non solo di guerra si trattò...

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

mercoledì 10 settembre 2008

Tucidide e l'origine del nome Ellade

Tucidide
Come al solito, mentre leggo l'ultimo libro acquistato, la guerra del Peloponneso di Tucidide nella traduzione di Piero Sgroj per la serie GTE Newton, prendo appunti sulle curiosità incontrate, da raccontare poi in poche righe a chi non ha il libro, non ha voglia di leggere tutto il testo o, più semplicemente, non ha tempo...
Dopo appena poche righe mi imbatto in una di quelle frasi che mi portano indietro di secoli rispetto alla data in cui l'autore ha scritto il testo.
Tucidide, infatti, nell'introduzione, dopo aver discorso sull'importanza della guerra del Peloponnesso che si accingeva a raccontare, nel secondo paragrafo ci parla dell'Ellade antica, e ci informa del fatto che in passato questa terra non doveva essere abitata stabilmente a causa delle cattive condizioni di sicurezza e delle spinte continue da parte di successive ondate migratorie...

[La guerra del Peloponneso, I, 2]
"Non esisteva il commercio. Mancava, sia per terra che per mare, la sicurezza delle relazioni reciproche. Ognuno coltivava il proprio campo quanto bastava per viverci; sfornito di capitali, e senza far piantagione nel dubbio che da un momento all'altro sopravvenisse chi ne strappasse loro il frutto."

Indice di debolezza politica... come ci dice saggiamente lo stesso Tucidide...
Secondo lui l'Ellade, prima della guerra contro Troia non esisteva come unità politica non avendo mai compiuto alcuna impresa in comune. Sempre Tucidide ci dice che probabilmente l'Ellade, in passato, non aveva neanche questo nome, sembra infatti che...

[La guerra del Peloponneso, I, 3]
"... prima di Elleno figlio di Deucalione, questa denominazione di Ellade neppure esistesse; e che fossero le singole genti, tra le altre per lo più i Pelasgi, a darle il proprio nome. Quando poi Elleno e i suoi figli costruirono una loro potenza nella Ftiotide, e furono chiamati in aiuto nelle altre città, fu allora che - secondo me - essendosi ormai stabiliti questi rapporti, si diffuse maggiormente nelle singole regioni il nome di Elleni..."

Ecco dunque che, come per altre popolazioni, anche gli Elleni devono il nome al loro Re, Elleno. Tucidide porta a testimonianza della sua ipotesi il fatto che lo stesso Omero non parli mai di Elleni ma delle singole popolazioni... sempre per Tucidide, ai tempi di Omero forse non esisteva neanche il termine "barbaro", in uso invece nel suo periodo, per indicare le popolazioni diverse dagli Elleni.

Informazioni interessantissime e che spingono ad investigare meglio la storia antica della Grecia e dei suoi popoli...

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

domenica 7 settembre 2008

Navi e tariffe speciali per residenti in Sardegna

Questa estate mi sono "divertito" a viaggiare su e giù tra Porto Torres e Genova in nave e così sono diventato esperto delle tariffe e dei biglietti fatti su internet... e qualche sorpresa, come potete immaginare, la si trova sempre... e di solito non è a favore del Sardo, residente o nativo che sia!
Parliamo della compagnia di navigazione Tirrenia, tratta Porto Torres - Genova.
Tutti i Sardi sanno che vi sono delle tariffe speciali per i sardi e per i residenti, ma forse non tutti sanno che "tariffa speciale" non sempre significa "tariffa più bassa"...
Non ci credete?
Provate pure voi... basta andare sul sito e seguire la procedura per acquistare il biglietto on line... passaggio ponte, un passeggero adulto, partenza l'otto settembre ore 20.30... poi, da buon Sardo informato seleziono la tariffa "passeggero residente" e vado avanti, prezzo del biglietto, comprensivo di passaggio ponte, prevendita e diritti portuali 37,03 Euro... non è tanto penso e sono quasi tentato di acquistare il biglietto poi... ma si, proviamo a vedere quanto ho risparmiato per il fatto di essere sardo... e così ricomincio la procedura e questa volta non seleziono "tariffa residenti" ma vado avanti come un comune turista... vediamo quanto avrei pagato... penso... ci sarà un 30% almeno di risparmio...
Sorpresa! Il turista avrebbe speso... 34,12 Euro... quindi... 34,12 Euro?!?
E' uno scherzo?!?
Riprovo... 34,12 Euro... non è un errore!
Dunque il turista risparmia ben 3 Euro!
Bene, e il Sardo paga anche per lui! Complimenti Tirrenia...

Mah, chissà... forse è stato solo un caso, vediamo cosa accade un altro giorno e magari con un'altra combinazione...

Allora, una poltrona di 1^, auto Alfa Romeo 145, residente... totale: 128,28 Euro.
Ora vediamo un turista quanto spende... 149,32! Bene... allora c'è un po di convenienza... ma vediamo dove stà la differenza... nell'Auto! Il turista paga di più per l'auto... ho capito, forse è l'auto che deve avere la residenza per avere lo sconto!


Verifichiamo l'ipotesi... cambio ancora, due adulti più due ragazzi, una famigliola di residenti/nativi... in cabina quadrupla di 1^ e senza auto al seguito... prezzo 174,68 Euro...

E i turisti? 475,88 Euro... Caspita!
Allora un po di risparmio c'è, eccome, ad essere Sardo... ma non per il singolo che viaggia in passaggio ponte... il risparmio c'è per chi può permettersi la cabina di prima... meglio che niente!

E allora mi raccomando signori e amici sardi, quando fate il biglietto verificate sempre che la tariffa residenti sia effettivamente più conveniente e se non lo fosse... beh, fate i "turisti"!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

Un nuovo Tuttologo: Gavino Usai


Cari amici, cari lettori,
oggi ho il piacere di presentarvi un nuovo tuttologo, Gavino.
Gavino, come ama dire lui é "nato a Sorso ma romano di adozione". Nonostante tutto, dice, "non ho mai dimenticato la natia Sorso che ogni giorno, specie al tramonto, mi compare nella mente come un film. L'incomparabile panorama incorniciato dal golfo dell'Asinara, le sue pinete, vigne, oliveti, gli orti e quanto ancora la natura offre... mi spiace non trovare le parole adatte per descrivere tutto... i colori del mare, le dorate spiagge... tutto è meraviglioso, ed è il motivo per cui vi trascorro alcuni mesi all'anno".
E come dargli torto?
Il panorama è stupendo... e allora, benvenuto Gavino, sono sicuro che ci potrai insegnare tante cose sulla tua amata Sorso e, perchè no, sulla tua città di adozione, Roma!


Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

Leggi la presentazione completa di Gavino...

venerdì 29 agosto 2008

Pausania il periegeta (110-180 d.C.)e la storia della Sardegna

La lettura del libro di Ettore PAIS, "Storia della Sardegna e della Corsica" e di "Le colonne d'Ercole un'inchiesta" di Sergio FRAU, mi hanno spinto alla ricerca del testo di Pausania "Periegesi della Grecia"...
Pausania (Παυσανίας / Pausanías)) fu uno scrittore e geografo greco del II secolo dopo Cristo, nato probabilmente a Magnesia di Sipile nella Lidia, detto il periegeta in quanto si occupava, diremo noi, di scrivere "guide turistiche".
La sua opera più importante è, per l'appunto, "Periegesi della Grecia", da lui visitata in lungo e in largo e descritta con dovizia di particolari anche storici. L'opera è articolata in dieci libri. L'Attica (libro I), Corinto (Libro II),Laconia, (Libro III), Messenia (Libro IV), Elide (Libri V e VI), Acaia (Libro VII), Arcadia (Libro VIII), Beozia (Libro IX) e la Focide (Libro X). Perché questo interesse? Direte voi...
Perché è un testo antico, in primis, e dunque mi interessa... perché il libro X parla della Sardegna antica (perché poi ne parla se il titolo è Periegesi della Grecia?) e dunque ancor più interessante! Tanto interessante che mi reco in alcune librerie a Roma, e non le più piccole per vedere cosa riesco a trovare... cerco tra i libri ed ecco che salta fuori Pausania, quasi subito... Certo che potrebbero fare anche una edizione completa, invece che costringere il lettore a comprarsi tutti i singoli volumi... io sono interessato al volume decimo, vediamo se c'è...
Niente da fare... i volumi arrivano fino all'VIII! Gli ultimi due non ci sono! Stessa storia poco lontano, in un'altra grossa libreria di Roma... ed è uguale anche nella terza! Mi arrendo. Torno a casa e cerco su internet,Wikipedia di solito non mi delude... ed è così infatti! Basta un po di pazienza e la conoscenza di alcune lingue oltre l'italiano e di solito si trova tutto!
Seguo il link per una edizione completa in doppia lingua, francese e greco, e riesco così a leggere il X libro... L'indice mi indica che la Sardegna è trattata alcap. XVII e così... inizio la lettura... perdonate la traduzione "barbara" ma il mio francese è abbastanza maccheronico...

[1] "I Barbari che abitano la Sardegna, isola situata ad ovest, hanno inviato a Delfi la statua in bronzo di colui dal quale hanno presso il nome..."

Dunque i Sardi della Sardegna si chiamano cosi dal nome del loro fondatore... o Re, presumibilmente si doveva chiamare "Sardo"... ma andiamo avanti...

"La Sardegna, per la sua estensione e la sua fertilità, può essere comparata alle isole più rigogliose... "

ci dice Pausania... e ciò mi fa piacere, non come ne parlava Cicerone...

"Io non so quale fosse l'antico nome con cui la Sardegna è chiamata dai suoi abitanti, ma i Greci che vi navigavano per il commercio, la chiamavano Ichnusa perché essa ha assolutamente la forma del piede d'un uomo; essa è lunga 1120 stadi e 470 stadi di larghezza."

[2] Si dice che i Libici furono i primi che vi arrivarono con i propri vascelli: il loro capo si chiamava "Sardus"...

Ecco, lo sapevo...

"... figlio di Maceris, chiamato Ercole dagli Egiziani e dai Libici"

Ercole... ecco che si comincia a parlare di Ercole... un nome ed un mito, anzi, un nome e tanti miti...

"il viaggio più celebre che ha compiuto questo Maceris è stato quello di Delfi. Sardus aveva il comando dei Libici che si erano stabiliti a Ichnusa, così l'Isola cambiò nome e prese da lui quello di Sardegna."

Libici e isolani vissero assieme dividendosi l'Isola... poi arrivarono i Greci:

[3] "Diversi anni dopo, Aristeo e i Greci che erano con lui, approdarono nell'Isola. Aristeo, a quel che si dice, era figlio di Apollo e di Cirene..."

Aristeo decise di stabilirsi in Sardegna...

"e c'è chi dice che Dedalo in quello stesso periodo si trovasse obbligato a lasciare "Camicus" a causa della spedizione dei Cretesi e così si sia associato ad Aristeo per questa colonia.

[4] Ma non è per niente probabile che Dedalo, per la colonia o per altri fatti, avesse potuto associarsi ad Aristeo sposo di Autonoe figlia di Cadmo; Dedalo in realtà visse all'epoca del regno di Edipo a Tebe. Del resto, coloro che arrivarono con Aristeo non fondarono alcuna città, non essendo, per quel che io credo, ne forti ne numerosi per poterlo fare.

[5] Dopo Aristeo, gli Iberici passarono in Sardegna guidati da Norax (
Νώρακι), ed essi fondarono la città di Nora (Νώρα), che fu, a quel che si dice, la prima città dell'Isola. Norax era, si dice, figlio di Mercurio e di Eritia, figlia di Gerione.
La quarta spedizione, composta da Tespiesi e Ateniesi, arrivò in Sardegna agli ordini di Iolao (
Ἰόλαος)..."

Lo Iolao da cui ebbe origine il popolo degli Iolei o Ilienses di cui parla il Pais, sicuramente.

"e fondarono la città di Olbia (
Ὀλβίαν)."

Pare che tra gli Ateniesi ci fosse un tale "Grillus" dal quale deriverebbe una località chiamata "Ogryllé"... ma non sono sicuro di aver capito bene...

"Si possono trovare ancora in Sardegna, dei luoghi chiamati Iolai, e gli abitanti di quest'Isola rendono gli onori a Iolao..."


[6] Quando Troia fu conquistata molti Troiani fuggirono ed alcuni di questi , scappati assieme ad Enea, furono scaraventati in Sardegna dai venti, e qui si mescolarono con i Greci che vi si erano stabiliti in precedenza; i Barbari non fecero mai la guerra contro i Greci e i Troiani siaperché le forze militari erano pressoché le stesse sui due fronti, sia perché nessuno osava attraversare il fiume Thorsus ( Θόρσος) che separava i loro territori.

[7] Molti anni dopo, i Libici passarono nuovamente nell'Isola con forze considerevoli e cominciarono a fare la guerra contro i Greci che morirono pressoché tutti in questo periodo o comunque ne sopravvissero ben pochi. I Troiani si rifugiarono sulle alture dell'Isola, nelle montagne inaccessibili a causa delle pareti di roccia e dei precipizi e portano ancora oggi il nome diIliensi, nonostante assomiglino in tutto ai Libici dei quali hanno adottato le armi ed il genere di vita..."

Ecco tutta la spiegazione secondo Pausania... e perché mai non dargli retta? Sono forse meglio le Carte di Arborea (che non conosco... ancora) o il "nulla" che si dice contraddistingua la storia dei Sardi?

[8] "Di seguito alla Sardegna c'é un'Isola, chiamata Cyrnos (
Κύρνος) dai Greci e Corsica (Κορσική) dai Libici che vi abitano. Una grossa parte della popolazione a causa di disordini civili passò in Sardegna e si impadronì della parte di montagne in cui si stabilì. I Sardi chiamarono questi abitanti Corsi (Κορσοί) dal nome della loro patria."

[9] "I Cartaginesi (
Καρχηδόνιοι), nel periodo della loro massima potenza sul mare, soggiogarono i popoli della Sardegna, ad eccezione degli Iliensi e dei Corsi, che ritiratisi nelle loro montagne, fuggirono dalla schiavitù. I Cartaginesi fondarono anche essi nell'Isola due città, Caralis (Κάραλίν) e Sulcis (Σύλκους). Alcuni alleati dei Cartaginesi, Libici o Iberici, entrarono in discussione per la spartizione del bottino, li abbandonarono in un momento di collera e si spostarono a vivere nella parte più elevata dell'Isola equi presero il nome di Balari che, nella lingua dei Cyrniensi (Corsi) significa "fuggitivi"."

Caspita! Così i Balari, secondo Pausania, erano un popolo che arrivò da fuori assieme ai Cartaginesi... Peccato che Pausania ci abbia riferito il significato di Balari ma non faccia cenno del significato di Caralis e Sulcis, chissà...

[10] "Queste sono le razze che abitano la Sardegna ed è così che vi si stabilirono.
Sul lato Nord e dalla parte del continente dell'Italia quest'Isola è bordata di montagne inaccessibili... Seguendo la costa troverete dei porti per ivascelli, ma dei venti irregolari e molto violenti soffiano perennemente dall'alto delle montagne verso il mare."

[11] Nel centro dell'Isola si trovano delle altre montagne meno alte; l'aria, in questi luoghi è per la maggior parte del tempo carica di vapori e malsana, a causa di concrezioni saline e di un vento del sud, sporco e violento. che vi domina: le montagne sul lato dell'Italia impediscono ai venti del Nord di penetrarvi e di rinfrescare l'aria... Altri pensano che l'Isola diCyrnos (sempre la Corsica!) che è separata dalla Sardegna per mezzo di un tratto di mare di circa otto stadi e che è montagnosa e molto elevata per tutta la sua estensione, impedisca ai venti del nord ed allo Zefiro di farsi sentire

[12] I serpenti di quest'Isola non sono pericolosi per l'uomo in quanto non sono velenosi, non si vedono lupi. Gli arieti selvatici non sono più grandi che altrove ma hanno la stessa forma degli arieti che si possono trovare nelle opere di fabbricazione Egineta. Essi hanno il tronco più villoso e le corna si ricurvano di colpo verso le orecchie, essi sorpassano in velocità tutti gli animali selvatici."

[13] "In tutta l'Isola non c'è che una sola specie di pianta il cui veleno è mortale. Assomiglia al sedano e chi ne mangia muore, a quanto si dice, ridendo: è perciò che Omero e quanti l'hanno seguito, hanno chiamato "riso sardonico" quello causato da qualcosa di sgradevole... "

Ed ecco il significato di "riso sardonico"...

"Questa pianta cresce particolarmente attorno alle fontane senza per questo comunicare all'acqua qualità velenifere."

E così Pausania ci lascia, dopo queste righe di storia della Sardegna, spiegandoci i motivi che l'hanno spinto a scrivere sulla Sardegna... "principalmente perché quest'Isola è molto conosciuta dai Greci..."

Quanto mi avrebbe fatto piacere sentire questa storia quando, ragazzino, frequentavo la scuola in un piccolo paese della Sardegna...

Meglio tardi che mai!


Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

Canto di Sarajevo

Il tram colorato sfida il viale

Che fu dei cecchini

Attraversa rumoroso la strada

Calda di primavera a Sarajevo.

Il giorno duemila significa... continua...

Giuseppe MARCHI

lunedì 25 agosto 2008

Visita a Caprera

Ultima domenica di Agosto... e ultima domenica di ferie.
Abbiamo già deciso da tempo di visitare l'Isola di Caprera...

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

sabato 23 agosto 2008

Dalla nebulosa all'uomo...

Questa non è una recensione!
L'idea di scrivere la recensione di un libro mi spaventa sempre... è una cosa impegnativa, bisogna cercare di portare il "possibile lettore" a diventare "lettore" del libro che si recensisce... oppure il contrario!
Ma io non voglio fare nulla di tutto ciò, ognuno di noi lettori è perfettamente in grado di decidere cosa leggere senza che qualcuno glielo dica... magari facendogli un sunto ad uso e consumo. E allora ecco che vi presento un libro che mi è piaciuto, non attraverso una recensione ma semplicemente parlandovene come farei ad un amico...
"Mi è veramente piaciuto!"
Ecco cosa direi ad un amico...
"Perché?" Potrebbe essere la sua domanda...
"Perché è scritto in modo semplice... lineare... percorre i miliardi di anni che ci separano dalla nascita dell'universo ai giorni nostri ed oltre... in due ore di lettura tutta d'un fiato!"
"Certo, dice cose risapute... ma le dice bene, comunque qualcosa di nuovo la si trova sempre da approfondire!"
E allora veniamo alle cose da approfondire.
L'ipotesi delle cause della distruzione di Tunguska, per esempio... meteorite? Meteorite di antimateria? O che?
Che dire poi della stella Sirio e della sua gemella... che cosa potrebbe accadere alla Terra se Sirio diventasse una supernovae?!? Meglio non pensarci...
E poi, che Saturno avesse un satellite a forma di anello? Mai sentito... vedrò di scoprire qualcosa di più!
Cosa provocò la glaciazione fulminea che circa 40-50 mila anni fa creò il permafrost del nord Europa e della Siberia , inglobandovi interi Mammut?!?
Bene, cose da approfondire ve ne sono tante... sta a voi, se siete interessati, cercare il libro "Dalla nebulosa all'uomo" di Piero PASOLINI.
Io l'ho già letto!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

venerdì 22 agosto 2008

Porto Torres e il club del ponte...

Salve a tutti!
Ancora un'intervista al club del ponte...
Oggi è la volta di Giorgio Secchi, "con due c" come tiene a sottolineare...

Giorgio è nato a Pozzomaggiore ma è sempre vissuto a Porto Torres
"E' più di quaranta anni che frequento lo scoglio..." ci dice con orgoglio, "lo scoglio è bello per tanti motivi, a me piace tutto il tratto di costa... vista dal mare è bellissima, tutta piena di piccole grotte... e poi qui il mare è talmente bello e pulito che vien voglia di raccogliere i frutti di mare... le patelle, i ricci, le cozze...", (che poi finiscono saltate con gli spaghetti... aggiungo io!)
E così ci racconta che un po di anni fa avevano chiuso gli allevamenti di cozze ad Olbia e al largo dello scoglio si era riempito di cozze... "ce n'erano così tante che ci venivo con tutta la famiglia a mangiarle... allora la strada per Platamona ancora non esisteva, c'era solo un viottolo...".
Certo, ora le cose sono cambiate ma il mare è ancora bellissimo!
Gli chiediamo cosa ne pensa del posto, al di la del mare... cosa si potrebbe fare per valorizzare la costa. Giorgio è amante del ballo e così propone un po di divertimento, la sera per esempio si potrebbero organizzare delle serate danzanti...
L'anno scorso allo scoglio Giorgio ha tenuto delle lezioni di Latino-Americano...
A questo punto però interviene Gavino che prega e spera che le cose stiano come stanno oggi... altrimenti addio scoglio!
Lo scoglio è anche un luogo di socializzazione, si parla del più e del meno, ci si scambia le ricette e si trascorre un'oretta ad imparare qualcosa dagli altri...
Oggi essendo Giorgio al centro dell'attenzione, si parla di chimica applicata alla produzione industriale e così tra una formula chimica ed una risata si fa l'ora del pranzo ed ancora una volta è arrivato il momento di salutarci...

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

Il club del Ponte si riunisce ancora...

Cari amici, oggi conosciamo meglio un altro pinguino del ponte, emigrato a Milano per motivi di lavoro (ma solo in inverno!) cerca di passare più tempo possibile allo scoglio ma siccome è allergico alla roccia resta sempre in acqua!
Il pinguino di oggi è Giovanni Soru (il meneghino), portotorrese di nascita ma residente a Milano dove lavora...
Giovanni frequenta lo scoglio da almeno otto anni. Vi si trova bene per tanti motivi, c'è pace e tranquillità, a differenza di Stintino, e l'acqua non ha nulla da invidiare alla più nota località vacanziera...
Giovanni arriva tutti i giorni in bicicletta, per lui lo scoglio è il giusto compenso per un anno di nebbia...
Gli chiediamo se abbia mai pensato di tornare in Sardegna... la risposta la sappiamo già... "Si, mi piacerebbe, ma Milano offre molto per il lavoro e per il tempo libero... tutte cose che in Sardegna non si trovano!"
Ce lo dice con tristezza... da vero sardo amante della sua isola e del bel mare...
Per concludere gli chiediamo di dirci qual'è il suo piatto preferito... e così scopriamo che adora i gamberi ai ferri e come primo i ravioli di formaggio o gli spaghetti col sugo di gamberi... sarà l'ora, sarà l'argomento, di colpo il club si scioglie e le voci in coro dicono "buon appetito... e a domani!".

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

giovedì 21 agosto 2008

Mostra "Gli Etruschi e la Sardegna"

Siete in Sardegna e volete passare una giornata diversa dal solito, lontano dal mare?
Se è così, non avete che da visitare il museo de "sa corona arrubia", lungo la strada Lunamatrona-Collinas...
La mostra di quest'anno è sugli Etruschi...





Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

Osilo: contro i temporali...

Paese che vai usanze che trovi,

a Osilo per esempio, contro i temporali, si recitava così:

Santa Aivara de campu,

sailvanoso dae tronoso e lamposo.

Che tradotto significa:

Santa Barbara di campo,

salvaci dai tuoni e dai lampi...

Poi si recitava per tre volte il Credo...

Anche in questo caso c'è di mezzo Santa Barbara... chissà...

magari non serviva a niente ma tanto male non fà!


Paola SABA

mercoledì 20 agosto 2008

Porto Torres: il Club del Ponte e i proverbi sardi



A volte per ingannare il tempo, tra un bagno e l'altro, capita di ricordare i termini antichi dialettali. Così si sentono termini in Portotorrese, in Sassarese, in Campidanese e così via...
Poi talvolta spuntano fuori dai meandri della memoria frasi intere, proverbi...
E' Gavino che ci racconta, con il suo accento tipico, un detto antico del paese di Sorso, che qui vi scrivo:

"Lu zerragu naddu allu guggiu e
battixadu all'invessu e senza sari
e megliu dallu a un'animali
chi no a eddu a ricattu pessu"

Che tradotto dovrebbe suonare circa così:

"Il bifolco nato al buio
e battezzato al rovescio e senza sale
è meglio darlo ad un animale che non a lui,
anche se sono solo i resti del mangiare, da buttare"

Certo, forse per capirlo è il caso di mettere le frasi in ordine, e dunque:

"I resti del mangiare, anche se sono da buttare,
è meglio darli ad un animale
piuttosto che ad un bifolco,
nato al buio e battezzato al rovescio e senza sale"

Ecco, forse ora è più chiaro...
E allora, che dire se non che per non essere bifolchi si deve studiare?

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

martedì 19 agosto 2008

Gesico: tradizioni popolari per proteggersi dai temporali

E' il diciassette agosto e domani partiremo per lasciare il paese di Gesico alla volta di Porto Torres. Torneremo l'anno prossimo, come tutti gli anni, in estate. Anche questa volta non sono riuscito a fare che un decimo delle cose che mi ero ripromesso, ma anche questa è una costante. Mancano poche ore all'ora di cena, se sono fortunato faccio ancora in tempo a salutare zia Nina e zio Lucio... chissà... ma si, proviamo!
Zia Nina è la più vecchia rappresentante della famiglia Schirru a Gesico, sorella di mia nonna Cenza, e quando posso vado sempre a salutarla con piacere.
Passo a prendere mia madre e con lei andiamo da zia...
Ai saluti seguono le interminabili chiacchierate sui parenti e sull'albero genealogico di famiglia... e poi zia inizia a raccontare quelle cose che più mi piacciono... piccole filastrocche,muttettus e preghiere in lingua sarda campidanese! Che memoria...
Le credenze popolari della Sardegna attribuivano ai santi il compito di proteggere le persone da eventi naturali che potevano essere pericolosi. Come già abbiamo visto per il malocchio,"is brebus ", le parole pronunciate per proteggere o per curare erano spesso alternate ai nomi dei santi che avrebbero dovuto fungere da protettori o intermediari. Ebbene, anche per proteggersi dai temporali i santi avevano la loro importanza, Santa Barbara e San Giacomo in particolare. Chi voleva proteggere i suoi cari dai pericolosi temporali e dai fulmini non aveva che da eseguire un antico rito durante il quale venivano recitate queste parole:

Santa Brabara e santu Jaccu,
bosu pottaisi is crai de lampu
bosu pottaisi is crai de celu
non toccheisi a fillu allenu
ne in domu e ne in su sattu,
santa Brabara e santu Jaccu.

La traduzione è circa questa:

Santa Barbara e san Giacomo,
voi avete le chiavi del fulmine
voi avete le chiavi del cielo
non colpite i figli degli altri
ne a casa ne in campagna,
santa Barbara e san Giacomo.

A mio parere questa è solo una piccola parte della preghiera ma al momento non sono in possesso di altre versioni che mi consentano paragoni. Posso solo dire che è abbastanza strano che si chiedesse la protezione per i figli degli altri ma non si accennasse ai propri.
In ogni caso devo ringraziare per questi versi mia zia Nina che nonostante i suoi 89 anni possiede ancora una memoria di ferro.
Grazie zia e alla prossima!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO


Leggi gli altri articoli sulle Tradizioni popolari della Sardegna

lunedì 18 agosto 2008

Visita al nuraghe Losa



11 agosto 2008, ancora una volta mi trovo alle prese con la civiltà nuragica... questa volta armato di macchina fotografica digitale, mi appresto a riprendere il nuragheLosa... Continua

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

Coqì Beach

Chiudo la mia email a un'amica con la 'notizia' che vado a fare una seduta di docciaterapia. Prima però si accende un interruttore da qualche parte e telefono a mia sorella Marica sul portatile: "Sei al mare?" le chiedo. "Sì, sono al mare" mi risponde. Qualche altro bla-bla e poi ciao-ciao. Vado in cucina e lavo le poche cose della sera precedente (ho una cucina ordinatissima). Poi doccia. Poi roba del mare. Nel cassetto dell'armadio non c'è. Ma dove capperi l'ho messa? Ah sì, l'ho messa in ordine da qualche parte, ma non ricordo dove, forse lassù in una borsa-valigia. Prendi la sedia, tira giù la borsa, eccola! Mi ci vuole uno zainetto, ce l'ho, ma ci sono accessori informatici, svuota lo zainetto, metti asciugamano-costume-ciabatte, indossa costume, indossa pantaloncino sopra costume, scarpe, maglietta, sistema borsetto, tira giù le tapparelle, verifica finale, chiave, porta, chiudi porta.

Imbocco la Braccianese; all'altezza di Osteria Nuova, a sinistra; la strada l'ho già fatta una volta, è stretta e piena di curve, ma suggestiva; in un punto si passa in un tunnel di alberi; incrocio, az! è proprio pericoloso, bisogna stare attenti; proseguo e seguo le indicazioni stradali come mi ha suggerito Marica; supero Maccarese e arrivo alla rotonda di Fregene; a sinistra; dopo il Riviera trovo il cartello del Coqì Beach; il parcheggio è gratuito; entro; all'ingresso un signore, che scoprirò dopo essere il proprietario. "E' la prima volta che vengo e non conosco le procedure, cosa devo fare?" gli domando. "Lei è con la signora?" mi domanda indicando una bella signora non molto distante da me. "No, ma mi piacerebbe" rispondo (la signora sembra molto lusingata e sorride, ricambio). "Allora guardi, vada da quella signora alla cassa e dica di cosa ha bisogno". "Grazie-Prego".

Alla signora alla cassa chiedo un lettino: "Otto euro, se ha i tre euro..." mi risponde. Infilo la mano nel borsetto e ne tiro fuori cinque di carta; poi la mano va all'altro scomparto (quello degli spiccioli) e tira fuori una manciata di metallo, compreso un portachiavi con medaglietta della madonna di Lourdes: "Con questo non posso pagare, immagino". La signora sorride. Con la ricevuta in mano mi avvio verso la riva. Mi viene incontro un giovanotto con pantaloncini e maglietta. "Immagino che mi debba rivolgere a lei" gli dico. "Ce stò solo io" mi risponde. Gli dò il biglietto del lettino e lui ne lacera un pezzo: "Dove glielo metto?" (accipicchia che esempio di comunicazione). "Sto cercando mia sorella, signora bionda con bambino e lettino vicino al bagnino". Vicino al bagnino una signora bionda con lettino c'è, ma mi dà le spalle e non vedo il bambino. Sono abbracciati.

Quando Marica mi vede le si illumina il volto: "Luciano, guarda chi c'è, che bello!" esclama. Quando mi levo maglietta e pantaloncino, il suo pensiero di sorella-madre va alla crema: "Ho la protezione quattro, quindici e trenta, quale vuoi?". "Non lo so, non ho mai usato creme". Decide per la quindici. Viene dietro di me, che sono seduto sul lettino, col flacone e invece di aprirlo come previsto, svita il tappo. Non so quanta crema mi cola per la schiena. "Ho, scusa, mi sono emozionata e ho svitato il tappo" si rammarica. Alla fine del trattamento sono bianco di crema. Ci vuole un bagno. Entro in acqua: è calda, non limpida e c'è qualche ondina.

Vado avanti, ma cammino-cammino e l'acqua mi arriva al massimo all'ombelico. Alla fine mi fermo e decido di fare finta di non toccare. Mi immergo. Calda, piacevole, rilassante. Non lontano da me due signore di piacevole aspetto che mi sembra che parlino spagnolo, ma sono poche le parole che giungono alle mie orecchie e non mi danno la certezza della lingua. Dopo un po' mi avvicino a un signore di mezza età che sta smucinando con una mano nella sabbia. "Cerca vongole o telline?" gli chiedo. "No 'e vongole nun ce stanno, bisogna annà allargo; pijo 'e telline". Chiacchieriamo per un po'. Dopo mia sorella mi dirà: "Eri appena entrato in acqua che già parlavi con qualcuno".

Il signore mi dice molte cose interessanti e ha una voglia di parlare indiavolata. Parla praticamente sempre lui. Io cerco di inserirmi nel discorso in quegli attimi che riprende fiato. Ma mi viene concesso poco spazio. Abitiamo anche relativamente vicini: lui a Prima Porta, io vicino all'Olgiata. Dopo un po' vedo Marica in acqua con Luciano e decido di raggiungerli. Stanno giocando con una palla-mela. Sì, proprio una mela che usano come palla e si lanciano a vicenda. La mela galleggia; non lo sapevo. Marica rientra a riva e io resto con Luciano a fare lo stesso gioco. Ma lui non misura la forza né la direzione, quindi tutte le volte che tira la palla-mela mi copro il volto con le mani. Per fortuna non mi centra. Ah, basta bagno; torno sulla spiaggia. Mi è venuto un languorino allo stomaco. Quasi-quasi mi faccio un panino.

A metà della spiaggia c'è un gazebo con bar. "Cornetti, panini, tramezzini?" chiedo al giovanotto con coda di cavallo. "Abbiamo panini, baguette, con prosciutto crudo e mozzarella, prosciutto cotto e mozzarella, pomodoro e mozzarella" risponde. "Ma la baguette non me la dà mica intera, spero" osservo, accompagnando le parole con il gesto del braccio destro allungato e la mano sinistra alla spalla destra. "No, la tagliamo in tre parti" mi rassicura. "Bene, allora prosciutto cotto e mozzarella e acqua minerale; se mi viene voglia del caffè glielo dico dopo" è la mia decisione. Prendo anche il caffè - lungo-lungo come piace a me - e mentre lo sorseggio vedo Marica che sta parlando con una delle signore che avevo visto in acqua.

Le raggiungo; si stanno salutando. Marica, che conosce le buone maniere, ci presenta: "Questo è mio fratello Giovanni" dice rivolta alla signora. "Piacere-piacere, Giovanni-Anna". Dall'aspetto e dalla pronuncia un po' esotica mi sembra [...] e azzardo: "Sei brazileira?". "Sì" risponde. Una bella signora portatrice di sorriso. Marica poi mi dirà che è separata e il giudice le ha affidato la bambina e il padre può vedere la figlia per due ore ogni due settimane alla presenza della madre. Accipicchia che brutta separazione! Una separazione giudiziale è il quanto-di-peggio possa esistere: due persone, che pensavano di amarsi e diventano nemiche. Anche se non mi ha mai riguardato, mi rattrista. Scambiamo qualche battuta di convenevoli e poi la mia solita battutaccia: "Vi avevo viste parlare e ho pensato: Marica deve fare proprio così, intercettare belle signore e presentarmele". Per fortuna ridono tutt'e due. Io mi aggrego.

Alle 15.00 andiamo a prendere il gelato per Luciano e il caffè per Marica. Alle 15.30 partenza. Intanto, siccome quel signore che avevo conosciuto in acqua mi aveva parlato di uno stabilimento dell'Esercito (avevo infatti visto unTricolore sventolare e mi era venuto il sospetto), al rientro (3-400 metri dal Coqì) mi fermo in quello stabilimento per chiedere. Al botteghino ci sono un giovanotto e una bella ragazza. Tutti e due sorridenti. "Ho una domanda" esordisco. "Prego" è la risposta della ragazza.

"Il mio nome è Giovanni Bernardi e sono generale di divisione del ruolo d'onore dell'Esercito, quindi in pensione; non ho la tessera AT che conferma la mia appartenenza alle Forze armate, perchè non mi è mai servita; cosa devo fare per poter accedere a questo stabilimento dell'Esercito?" spiego. "Questo non è Esercito, ma Ramdife (Reparto autonomo ministero della Difesa) - mi risponde la ragazza - ed è lo stabilimento del ministero della Difesa; se vuole le facciamo la tessera come socio aggregato".

Az - penso - non ho mai visto una burocrazia meno burocratica. Presento la patente, dove sono ritratto in divisa e che ha la residenza aggiornata oltre alla abilitazione alle patenti A-B-C-D-E, e mi viene rilasciato il tesserino con il quale posso accedere allo stabilimento con prezzi militari. Ma domani non ci andrò, perché sarò con Marica al Coqì.

Giovanni Bernardi

Una sola ragione

Abbiamo ucciso per il bene
e non abbiamo avuto dubbi
avremmo di certo osato
senza vedere l'anima almeno
seduto tra le stelle l'uomo
guarda la sua piccola terra
azzurra di cielo coperto di nubi
accapigliate in guerra sempre
e avrebbe ascoltato il vento
in uno supporre il domani
una sola ragione ci muove.
E' quella che magnetica spinge
la terra lontana dal sole e poi torna
e la marea va e viene alla luce
della luna che da qui sembra viva
ma è l'illusionista della morte
a farci vedere un'altra possibilità.

Giuseppe Marchi

domenica 10 agosto 2008

Ovidio: le metamorfosi e il Diluvio...

Nel precedente articolo sulle Metamorfosi ho concluso parlando dell'età del ferro, l'era delle guerre.
Giove, stancatosi di vedere e sentire gli uomini riunì il concilio degli dei per decidere sulla punizione da dare alla razza umana e dopo aver valutato attentamente decide di usare l'acqua per distruggere questa razza malvagia. I fulmini, sua arma preferita, avrebbero potuto dar fuoco al "sacro etere" e causare distruzioni incontrollabili. Si sarebbe potuto infiammare e bruciare il lungo asse terrestre, ci riporta Ovidio! E dunque é meglio distruggere "la stirpe dei mortali con un'inondazionee mandare un diluvio da ogni parte del cielo".
E così l'acqua sommerse il mondo, trascinando via tutto "e le torri strettedall'acqua restano invisibili sotto i gorghi; ormai non c'era nessuna separazione tra mare e terra: tutto era mare ma al mare mancavano i lidi...
Solo in due si salveranno, Deucalione e la moglie, Pirra. Su una fragile barca sopravvissero ed approdarono sul monte Parnaso e, resisi conto di essere soli al mondo si rivolgono agli dei perchè li consiglino su come ripopolare la terra con la stirpe degli uomini. Temi, interpellata dai due sopravvissuti risponde: "Allontanatevi dal tempio e copritevi il capo, sciogliete le vesti e buttate dietro le spalle le ossa della gran madre..."
Deucalione, figlio di Prometeo, interpreta come "pietre", le ossa della gran madre "Terra" e così, ubbidendo alla dea, inizia il lancio delle pietre... e "le pietre lanciate dalle mani di Deucalione assunsero l'aspetto di maschi, mentre le femmine ripresero vita con il lancio effettuato dalla donna"...


Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

venerdì 8 agosto 2008

Pratica di Mare

Pratica Di Mare, Giornata azzurra 2008...

Continua...

Barbara Ghetti e Sandro Ammassari



Storia della Sardegna e della Corsica... le antiche popolazioni

Una delle domande che mi sono posto relativamente ai nomi delle popolazioni sarde riguarda il significato e la provenienza del termine "Barbagia", utilizzato per indicare la parte centrale della Sardegna, e "barbaricini" riferito ai suoi abitanti. Nel corso delle mie letture non mi era mai capitato di trovare riferimenti al significato. L'assonanza con il termine "barbaro" mi aveva fatto pensare che potesse avere un significato simile... ma niente di certo fino a ieri.
Nel libro "Storia della Sardegna e della Corsica" di Ettore Pais ho trovato risposta alla domanda.
I termini derivano effettivamente dal termine "barbaro" e furono utilizzati dai romani per descrivere le popolazioni rozze e "vestite di pelli" (da cui anche il termine "Pelliti") responsabili di atti vi brigantaggio condotti contro le popolazioni delle pianure sarde. I romani, dopo aver sconfitto le forze cartaginesi presenti sull'isola nel corso della prima e seconda guerra punica e nei periodi successivi, furono impegnati in continue lotte con le popolazioni interne, eredi degli antichi popoli conosciuti come Iolei o Ilienses, talvolta considerati due popoli distinti. La Sardegna era diventata una provincia di Roma ma la povertà delle terre spinse Cesare Augusto a darne il comando ad Ufficiali di grado equestre (inferiori rispetto ai magistrati), chiamati prefetti.
Da allora i popoli interni non ancora domati vennero chiamati "barbari" o "barbaricini" e gli antichi nomi pian piano furono dimenticati, al pari delle loro origini che, a quanto sembra, gli antichi storici greci facevano risalire a popolazioni di origine ellenica forse stanziatesi in Sardegna ai tempi del mitico eroe greco Ercole...

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

giovedì 7 agosto 2008

Porto Torres: ancora al mare...


Come promesso, eccomi ancora con voi... in diretta dallo scoglio di Porto Torres, sede del Club del Ponte...
Oggi, prima di passare a presentarvi un altro abitante dello scoglio devo fare delle puntualizzazioni relative al precedente articolo.
Prima di tutto bisogna chiamare gli abitanti dello scoglio con il loro nome... e cioè "pinguini"... per l'abitudine di stare sempre in piedi a chiacchierare! Abitudine dovuta anche alle rocce taglienti sulle quali è difficile sedersi...
Poi occorre dire che lo scoglio era frequentato da molto prima che arrivasse il signor Gavino... sono stati in tanti a dirmi che era già abitato in tempi "preistorici"... ed è giusto riconoscerlo.
In ogni caso, ora è il momento di passare alla presentazione di un altro abitante, Giovanni Zucca da Porto Torres (detto Giovannino per gli amici). Giovannino abita lo scoglio come pinguino praticamente da sempre... Dopo aver passato la vita tra i mobili ad occuparsi di arredamento d'interni, dopo aver fatto la sua trasferta anche a Roma ed aver lavorato nel mondo del cinema in qualità di "Ebanista bella presenza" , è tornato al suo scoglio come pinguino.
E' lui che ci dice che "con l'arrivo di Gavino Usai il club è cresciuto... grazie al suo modo di fare..."
La giornata estiva di Giovanni è molto semplice, arriva presto allo scoglio e si fa un giro alla ricerca di qualche patella e di qualche piccolo granchio...
Ma, vi chiederete, che fine fanno le prede?
Io sono convinto che vengano liberate dopo averle salutate ma qualcuno dice che finiscono in padella, saltate nell'olio con aglio, prezzemolo e pomodori pachino... chissà chi ha ragione...
Il suo hobby è lo studio di testi sacri, la Bibbia in primo luogo ma anche i testi di altre religioni. Poi la sera esce per una bella passeggiata...
Ma ora è tardi ed è arrivato il momento di sentire se l'acqua del mare è abbastanza calda per il bagno.
Arrivederci a presto...


Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

lunedì 4 agosto 2008

Storia della Sardegna e della Corsica... le guerre puniche

Cosa c'entrano le guerre puniche con la Sardegna direte voi... non interessarono i Romani e i Cartaginesi? Si, ma...
In questi giorni sto leggendo un volume acquistato alcuni anni addietro e appena sfogliato, l'autore è Ettore Pais, Accademico dei Lincei e Senatore a vita del Regno d'Italia nonché fondatore del Museo archeologico dell'Università di Sassari ma soprattutto grande conoscitore della storia antica romana e della Sardegna. Ebbene, senza tirarla troppo per lunghe, le guerre puniche furono combattute probabilmente per il dominio sul mediterraneo e molte delle battaglie furono combattute sulla terra di Sardegna o nei mari limitrofi...
Pare che i Cartaginesi (talvolta chiamati Puni, da cui guerre puniche!) dal 500 a.C. circa avessero la supremazia sul mar mediterraneo ed in particolare commerciavano con la Sardegna lungo le coste e forse anche all'interno. I problemi con i romani dovettero iniziare già in quei tempi, se non in Sardegna, sicuramente in Sicilia, altra isola quasi per intero sotto l'influenza cartaginese...
In quei tempi lungo le coste della Sardegna vi erano alcune importanti città... Carales (Cagliari), la più nota e popolosa... ma anche Olbia (chiamata Terranova... perché poi? Forse perché si trattava di una colonia etrusca? Oppure fenicia? Questi due popoli erano talvolta alleati nelle loro guerre... come fossero genti della stessa stirpe!) e poi sulla costa occidentale vi era la città di Cornus (oggi Santa Caterina di Pittinuri, vicino a Cuglieri) e nel sud-ovest si trovava invece Sulci, mentre nel centro si trovava la città di Macopsisa, oggi conosciuta col nome di Macomer... tutte città sotto l'influenza dei Cartaginesi...
E così la guerra tra Cartaginesi e Romani per il controllo del Mediterraneo venne combattuta, come ancora oggi spesso accade, su altre terre che furono messe sotto sacco...
Due guerre, quelle Puniche che videro alla fine il prevalere di Roma che poté estendere la sua influenza in tutto il mediterraneo.

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO