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martedì 10 marzo 2020

Cyber deterrence. In mancanza del nucleare...

Tutti sappiamo, o quanto meno intuiamo, che vi sono armi che non necessitano di essere impiegate per svolgere il loro lavoro.
Nel tempo l'arma nucleare, dopo alcune azioni dimostrative forse non necessarie a chiudere una guerra già vinta, é diventata uno spauracchio come l'uomo nero impiegato dalle mamme e dai nonni per costringere i bambini ad obbedire e filare a letto senza fiatare. La funzione non banale dell'arma nucleare é dunque quella di agire da deterrente.
Perché la deterrenza funzioni occorre che l'eventuale impiego sia riconosciuto dall'avversario come una punizione che non si può rischiare di subire (quale stato vorrebbe vedere una sua città di qualche milione di abitanti ridotta a ceneri fulmanti?!).
Sempre alla base della deterrrenza si trova il concetto della limitazione della diffusione dell'arma capace di infliggere danni. Questo perché la deterrenza funziona se sono in pochi ad esercitarla e in tanti a subirla. Se tutti disponessero dell'arma finale, la deterrenza sarebbe esercitata reciprocamente e avrebbe come risultato solo quello di impedire l'uso dell'arma stessa.
In ogni caso possedere un'arma di tale Potenza da poter spaventare il nemico solo per il fatto di possederla non è sufficiente ad esercitare la deterrenza, occorre la "volontà" e la "forza" di uno stato che sia pronto, a mali estremi, ad impiegarla!
Ciò significa in primo luogo che lo stato deve essere forte e deve avere un governo capace di prendere decisioni, anche spiacevoli se occorre.
Quanto detto fin'ora non vuol essere in nessun caso un'analisi della deterrenza ma solo richiamare alla mente alcuni concetti che potranno essere utili nel nostro caso: la cyber può essere vista come una capacità di deterrenza?
La discussione anima da tempo i ristretti contesti in cui la cultura strategica non è bandita come la peste...
La cyber ha diverse caratteristiche che ne fanno potenzialmente uno strumento strategico (se in mano a pochi) ma ha anche diverse caratteristiche che ne limitano l'efficacia.
La cyber deterrence si può ottenere principalmente in due modi:
  1. diventando sufficientemente forti nel proteggersi, da rendere ogni tentativo d'attacco inutile, cosiddetta "cyber deterrence by denial";
  2. avendo la capacità di colpire l'avversario in modo tale da metterlo in ginocchio, cosiddetta "cyber deterrence by punishment".
Esistono naturamlmente tante condizioni a contorno che non posso né voglio affrontare in queste poche righe ma alcune semplici considerazioni devono invece essere fatte.
La cyber deterrence, nella forma "by denial" sembra difficilmente raggiungibile da chiunque, a meno di ipotizzare delle rivoluzioni tecnologiche che consentano ad uno degli attori di fare un salto di qualità. Potrebbe essere il caso della tecnologia quantistica? Oppure dell'impiego massiccio dell'Intelligenza Artificiale? O, forse la combinazione di più fattori? Vedremo...
La cyber deterrence nella forma "by punishment" sembra anch'essa poco praticabile. La "formula" ha qualche possibilità di funzionare solo se affiancata da una grande capacità di intelligence impiegata allo scopo di individuare il colpevole di un cyber Attack con certezza quasi assoluta.
Detto questo sembra piuttosto difficile che la capacità cyber possa essere da sola impiegata come strumento di deterrenza, diverso é il caso del suo impiego nel contesto di una "strategia di deterrenza", dove ogni "arma" corcorre con le sue peculiarità al raggiungimento dello scopo.
Iniziamo dunque a pensare che il mondo è un luogo in cui i conflitti sono reali e in cui, per sopravvivere come nazione, occorre avere una strategia... la capacità cyber può svolgere dunque il suo ruolo, a patto di non arrivare ultimi!

Alessandro Rugolo

Per approfondire:
- https://media.defense.gov/2017/Nov/20/2001846608/-1/-1/0/CPP_0004_MCKENZIE_CYBER_DETERRENCE.PDF

domenica 23 febbraio 2020

Ad Asti la Via Crucis di Giovanni Dettori

MOSTRA RIMANDATA… APPENA VI SONO INFO VI AVVISO !!!


Eccomi qui, al computer, per presentare una nuova mostra dell'amico incisore Giovanni Dettori. 
Ancora una volta, come già in passato, con la certezza che non sarà l'ultima!

Questa volta le opere di Giovanni saranno esposte nella bellissima cittadina di Asti, presso il museo diocesano di San Giovanni.

Questa potrebbe essere l'occasione giusta per unire alla visita della città il piacere di assistere alla presentazione della "Via Crucis" di Giovanni Dettori. Opera immensa, realizzata con passione e pazienza e, potrei dire, ancora in itinere.
La mostra sarà inaugurata il prossimo ...
MOSTRA RIMANDATA… APPENA VI SONO INFO VI AVVISO !!!
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Giovanni è nato a Sassari ma ha vissuto e vive tuttora a Porto Torres dove lavora con passione.

Giovanni, sempre disponibile, ci ha illustrato le tecniche impiegate per incidere il legno e per la stampa su carta. Tecniche antiche ormai capere di pochi.
Abbiamo assistito al momento della nascita di una sua opera, all'uscita dal torchio, e non potremo mai dimenticarlo!
Avvicinatevi all'autore, stringetegli la mano e parlare con lui, scoprirete che il riservato Giovanni si trasforma in un paziente insegnante. 
Vi renderete conto del fascino che emana e, magari, potreste avere la fortuna di essere invitati ad assistere alla stampa di una sua opera, forse proprio di uno dei pannelli della Via Crucis, oppure di un paesaggio della Sardegna o di una Madonna con Bambino.
Comunque vada vi garantisco che ne varrà la pena! 


Giovanni sarà li, a spiegare a tutti ciò che ha realizzato, con la sua simpatia e l'aria da Sardo verace che lo contraddistingue. 

Scambiate qualche parola con lui, sull'arte della xilografia in Sardegna o sull'amore per la pittura, lo studio, i libri... guardatelo fisso negli occhi, vi potrete leggere molto più di ciò che potrà dirvi con le parole.

In bocca al lupo, Giovanni, 
alla prossima!


Alessandro Rugolo & Giusy Schirru

lunedì 17 febbraio 2020

Mastercard: al Belgio la Cybersecurity europea

Mastercard, società americana con sede legale a New York e filiali in Belgio e Gran Bretagna, ha annunciato di aver deciso di aumentare gli investimenti in Belgio per creare il suo hub europeo di lotta alla cyber criminalità, il Cyber Resilience Center.


La notizia arriva poco dopo l’annuncio simile relativo all’apertura di un centro di intelligence e cybersecurity a Vancouver, in Canada, per il quale sembra siano previsti investimenti da parte della società per 510 milioni di dollari e 380 posizioni lavorative, oltre alla partnership del governo canadese attraverso il Fondo per l'Innovazione Strategica.


Il sito europeo, uno dei sei centri tecnologici di Mastercard, sarà situato a Waterloo, il primo del suo genere al di fuori del Nord America. Al momento non si conosce l’importo degli investimenti.

L’inaugurazione del centro é prevista per l’inizio del 2021, il che lascia presagire che vi possano essere buone probabilità di lavoro per gli esperti europei di cybersecurity. 


Il centro avrà come competenza tutta l’Europa e la posizione é stata scelta proprio in base alla vicinanza alle istituzioni europee, cosa che dovrebbe facilitare la condivisione di informazioni ma anche di visione strategica e facilitare la compliance verso il GDPR.
Il Centro si occuperà di cybersecurity per il continente europeo e si collegherà con centri nazionali , autorità di contrasto della criminalità, banche e grande industria. Tra questi l'Interpol, la Banca Nazionale del Belgio, il National Cyber Security Center britannico e il Centro di condivisione e analisi delle informazioni sui servizi finanziari.
Le società di pagamento, le Banche e le assicurazioni, gestendo enormi quantità di soldi e di dati sono le prime interessate alla problematica della cybersecurity e i loro investimenti, di fatto, ne sono la dimostrazione.


Alessandro Rugolo & Danilo Mancinone

Per approfondire:


- https://www.lecho.be/entreprises/technologie/Mastercard-choisit-la-Belgique-pour-son-centre-de-cybersecurite-europeen/10208545?utm_campaign=BREAKING_NEWS&utm_medium=email&utm_source=SIM
- https://newsroom.mastercard.com/press-releases/mastercard-opens-global-intelligence-and-cyber-centre-in-vancouver/
- https://datanews.levif.be/ict/actualite/mastercard-erige-un-cyber-centre-de-securite-europeen-a-waterloo/article-news-1253237.html?cookie_check=1581961544

domenica 16 febbraio 2020

Cosa bisogna sapere sul cyberspace per vivere bene: la pubblicità personalizzata

Grazie a tutti!

L'articolo precedente sugli incidenti informatici ha riscosso un certo successo di pubblico, molto superiore a quello che immaginavo in ogni caso, per cui eccomi ancora qua.

Tra i messaggi ricevuti dagli amici ve ne sono alcuni che penso meritino di essere condivisi per le loro implicazioni nella vita di tutti i giorni.
Diversi amici infatti mi hanno chiesto di spiegare cos'é una rete. Cercherò di farlo in modo semplice.
Qualcuno invece si è domandato perché sul proprio smartphone vede delle pubblicità diverse da quelle del figlio. Proviamo a rispondere anche a questa.
Partiamo dunque dalle reti.
Un tempo, quando studente mi trovavo dall'altra parte della cattedra, ricordo che la lezione sulle reti di computer iniziò con tutta una serie di definizioni che miravano a introdurre i concetti di LAN, MAN e WAN. Allora aveva un senso, oggi resta di interesse per i tecnici, molto meno per l'uomo comune.
Siamo talmente abituati a viaggiare restando connessi che non ci interessa più sapere a cosa siamo connessi e come.
Se prendiamo una giornata di lavoro media ci rendiamo conto che ci muoviamo da casa al posto di lavoro, andiamo a fare la spesa, magari prendiamo il treno o l'aereo per recarci in un'altra città, in tutto, la maggior parte delle volte, senza perdere un solo secondo a configurare il nostro smartphone per avere l'accesso ad internet.
Eppure nel percorso che ci porta da casa al luogo di lavoro passiamo dalla rete locale di casa nostra alla rete cellulare dell'operatore mobile, al wi-fi del treno o dell'aeroporto, alla rete mobile di un altro operatore o del nostro datore di lavoro.
Di tutto ciò, di solito non ci preoccupiamo minimamente, perché è diventata una cosa normale.
Il massimo che ci può accadere è di essere costretti a impostare la "modalità aereo" quando a bordo dell'aereo ci privano della nostra "libertà di connessione" che poi recuperiamo appena possibile all'atterraggio.
La risposta alla domanda "cos'è una rete" è intuitiva: la rete, oggi, è internet, con tutto ciò che comporta di tecnico per mantenerci connessi ma anche con la nostra persona, siamo infatti parte integrante di internet in quanto utenti di innumerevoli servizi (richiesti o meno). Internet è la rete che collega il mondo e tutti i suoi esseri umani (o quasi) in un'unica grande società digitale!
E qui veniamo alla seconda domanda. La pubblicità personalizzata.
Credo non sia un mistero che la pubblicità sia "l'anima del commercio", chissà quante volte l'abbiamo sentito dire. E' chiaro che se si vuole vendere un prodotto lo si debba far conoscere, questa regola è alla base della maggior parte degli scambi sociali, infatti non vale solo per i prodotti "materiali" ma anche e soprattutto per quelli immateriali come la conoscenza per esempio.
La pubblicità esiste da sempre, con forme diverse magari, ma fedele al suo scopo.
Parlando di scopo della pubblicità occorre introdurre una parola da molti non gradita: influenza.
La pubblicità infatti ha lo scopo di influenzare, cioè di indirizzare i possibili acquirenti verso un prodotto specifico o verso una moda.
Dico che il termine "influenza" non è gradito in quanto è un termine che evoca il lato oscuro.
Influenzare è sempre inteso come qualcosa di negativo che ci spinge a fare qualcosa che normalmente non vorremo fare.
In linea di massima è cosi, influenzare tende a spingerci a fare delle cose che altrimenti non faremo. L'errore è quello di considerarlo come un termine solo al negativo: è indubbio infatti che da quando veniamo al mondo subiamo l'influenza benigna dei nostri genitori, nonni, amici e parenti, degli insegnanti come del compagno di banco e della TV...
Eppure associare il termine "influenza" alla pubblicità è considerato pericoloso.
Tanto pericoloso che anni addietro quando nelle pagine di Topolino apparve una bella storia sul mondo pubblicitario, in cui Topolino decideva di girare dei cortometraggi pubblicitari che lo portarono a combattere ancora una volta col suo più acerrimo nemico Gamba di legno, si dice che la storia venne considerata "pericolosa" e diversamente dal solito non venne più pubblicata per un bel pezzo. Sarà vero? Io penso di si… (attenzione, vi sto influenzando!).
La pubblicità infatti ha maggior effetto quando non viene spiegato il suo modo di funzionamento, l'influenza deve essere sottile e continua ma deve restare sotto la soglia di guardia.
Con i moderni strumenti a disposizione del mondo industriale la pubblicità è diventata pervasiva, spesso fastidiosa ma anche pericolosa in quanto "mirata".
L'abitudine che abbiamo di ricorrere allo smartphone per qualunque esigenza, dalla verifica del titolo del film del nostro attore preferito alle informazioni dei prezzi degli aerei per andare in Sardegna, passando per l'acquisto online dei filtri per l'aspirapolvere, unita all'uso smodato dei social network, fa si che chi gestisce la rete e i servizi che vi sono sopra accumuli su di noi una quantità impensabile di dati e informazioni sui nostri gusti e preferenze.
Informazioni che vengono utilizzate per "renderci un servizio" ovvero per metterci sotto gli occhi ogni volta che è possibile l'oggetto dei nostri desideri attraverso delle pubblicità mirate alla nostra persona.
Ecco perché nostro figlio si ritrova con la pubblicità del motorino o dell'ultimo videogioco appena uscito mentre voi vi trovate la pubblicità di una vacanza da sogno ai Caraibi, di un ottimo ristorante stellato o delle scarpe più affascinanti indossate dalle dive di Hollywood.

La pubblicità influenza… e noi ne siamo continuamente le vittime predesignate!

Soluzione: e se provassimo a spegnere il telefonino per qualche minuto al giorno? Tanto per cominciare...

Alessandro Rugolo

martedì 11 febbraio 2020

Otto anni fa... in ricordo di zio Umberto

A mio zio Umberto...

Voglio ricordarti così, zio...
Con il sorriso sulle labbra,
anche se la malattia ti lasciava poco spazio per sorridere.

Voglio ricordarti così, zio...
come quando ci portavi al mare,
ed in macchina ascoltavamo Celentano.

Voglio ricordarti così, zio...
soddisfatto per la tua famiglia,
che ti amerà per sempre.

Voglio ricordarti così, zio...
come quando rientravi tardi a casa
e nonna Cenza lì ad aspettarti.

Voglio ricordarti così, zio...
con un fumetto di Tex Willer in mano
e tante idee in testa.

Voglio ricordarti così, zio...
andando al monte in trattore
a festeggiare San Mauro con gli amici.

Voglio ricordarti,
e ti ricorderò sempre...
grazie per tutto, zio...

Tuo nipote Alessandro

domenica 9 febbraio 2020

Perchè non esiste un antivirus universale?

Da quando esistono i virus informatici esistono anche gli antivirus.
Questa è una evidente realtà.
Ma per quale motivo gli antivirus non sono efficaci contro tutti i virus?
Rispondere a questa domanda è intuitivamente semplice: perché vi sono virus sempre nuovi che si comportano diversamente dai precedenti e gli antivirus funzionano solo con ciò che conoscono, ma se si va a vedere cosa c'è dietro la risposta intuitiva allora le cose si complicano.
Si, perché se si prova ad approfondire il problema ci si addentra in un campo di studio per niente facile.
Per capire di cosa stiamo parlando occorre introdurre alcuni concetti ovvero il significato di "euristico" e di "macchina di Turing".
Il termine "euristico", in matematica si riferisce ad un procedimento impiegato per prevedere un risultato che però dovrà essere convalidato dall'esperienza in quanto non rigoroso.
Invece con "macchina universale di Turing" si intende una macchina ideale che programmata consente di eseguire qualunque operazione, ovvero di calcolare in un numero finito di passi elementari qualsiasi funzione computabile.
Ebbene un certo numero di anni fa Leonard Max Adleman, oltre ad essere uno dei tre inventori dell'algoritmo di cifratura RSA (Rivest-Shamir, Adleman) ed il primo ad aver utilizzato il termine virus in informatica per identificare degli agenti malevoli, ha anche dimostrato che se esistesse un algoritmo capace di individuare la presenza di un virus in un caso generale, questo algoritmo sarebbe capace di risolvere il problema noto sotto il nome di "halting problem". Tale problema affrontato teoricamente da Alan Turing consiste nel dire se, dato un qualunque programma e un qualunque input, sia possibile determinare se il programma prima o poi si fermerà o continuerà a restare in esecuzione all'infinito.
Alan Turing dimostrò che tale problema è "indecidibile".
Ebbene, per tornare al nostro problema, ovvero se possa esistere un programma capace di individuare un qualunque virus, Leonard Max Adleman ha dimostrato che questo problema è equivalente al più noto "halting problem" e quindi anch'esso indecidibile.
Se supponiamo, e non vedo motivo di non farlo, che sia Turing sia Adleman abbiano ragione, allora dobbiamo concludere che non è possibile creare un programma antivirus, per lo meno non è possibile creare un programma antivirus generalista.
Ed è qui che ritorna in ballo il termine euristico. Si, infatti se è vero che non esiste un antivirus generale che va bene per tutti  ivirus, nessuno impedisce di lavorare per approssimazioni della realtà conosciuta e cercando di prevedere anche il comportamento futuro dei virus, la loro possibile evoluzione. In questo senso lavorano le case produttrici di antivirus, cercando di creare degli antivirus utilizzabili contro i virus noti e contro le più probabili evoluzioni degli stessi.

Alessandro Rugolo


sabato 8 febbraio 2020

Cosa bisogna sapere sul cyberspace per vivere bene...

(prima puntata)

Mi capita sempre più spesso che amici o semplici conoscenti mi rivolgano delle domande sul mondo cyber.
Spesso si tratta di domande volte a chiarire qualche aspetto particolare del quinto dominio,  altre volte si tratta di domande che mettono in evidenza la voglia di capire qualcosa di più di un mondo che è ormai necessario conoscere.
Alla prima categoria appartengono per esempio:
"Alessandro, che cos'è una APT*" oppure - cosa pensi della sicurezza del "tale" sistema di messaggistica? o ancora "quale algoritmo di cifratura è più performante?", tutte domande la cui risposta seppure apparentemente semplice non lo è affatto e che richiede una profonda conoscenza degli argomenti ma soprattutto la capacità di spiegare in modo elementare argomenti che facili non sono.
Alla seconda categoria appartengono invece alcune domande di base come "Ma si può sapere cos'è il cyberspace?", oppure  "Mi puoi indicare un corso di cyber per principianti?" o ancora più semplicemente "Mi spieghi qualcosa sulla cyber?". Queste apparentemente semplici domande sono talmente generali che spesso mi trovo invischiato in spiegazioni troppo lunghe e per niente alla portata di chi ho di fronte.
Allora mi rendo conto che ciò che a me sembra scontato, per la maggior parte delle persone con cui interagisco normalmente non lo è affatto!
Riflettendo sulla cosa ho pensato che forse sarebbe opportuno provare a scrivere degli articoli di base da usare a mo' di lezione, articoli brevi che affrontino argomenti complessi mirati al lettore curioso ma assolutamente inesperto o, magari a quello desideroso di apprendere un minimo di nozioni che gli servono per il suo lavoro quotidiano.
Questo tipo di pubblico è a mio parere molto numeroso ma poco propenso a leggere lunghi articoli tecnici o semplicemente sensazionalistici per cui difficilmente trova piacere o interesse nella lettura di un articolo sul mondo cyber.
Cosi ho deciso di cominciare a scrivere qualche breve articolo didattico a loro uso e consumo, questo è il primo e in questo si parlerà di "incidente cyber" e proverò a rispondere in modo chiaro, sintetico e senza alcun tecnicismo (il che in certi casi significa anche con un certo livello di semplificazione e imprecisione che spero mi verrà perdonato!) alle domande:
Cos'è un incidente cyber ?
Chi può essere interessato da un incidente cyber ?
Queste cose succedono anche in Italia ?
Perché dovrebbe succedere proprio a me ? 
Sono al sicuro se ho installato un buon antivirus ?

Certo, per capire fino in fondo di cosa stiamo parlando dovrei spiegare cos'è il cyberspace, ma non lo farò, lo darò per scontato nel senso che pian piano il lettore sarà portato a comprendere cosa sia il cyber space senza perdersi in definizioni che lasciano il tempo che trovano anche perché non consolidate.
Invece tutti sono interessati a capire cosa sia un incidente cyber, perché tutti possono subirlo, esattamente allo stesso modo in cui tutti gli automobilisti, ciclisti e pedoni sono interessati a sapere cosa sia un incidente stradale senza per questo dover conoscere l'intera rete stradale o la composizione dell'asfalto drenante o ancora il funzionamento della rete semaforica della propria città.
Allora diciamo subito che un incidente cyber è qualcosa che può accadere a tutti coloro che utilizzano uno strumento tecnologicamente avanzato senza prendere alcune minime precauzioni per la propria sicurezza, e quando parlo di strumento tecnologicamente avanzato parlo di smart phone, di smart watch, di tv connessa a internet o qualunque strumento, oggetto, robot, protesi, veicolo o "cosa" capace di ricevere dati dall'esterno, di elaborarli, di inviarne a sua volta e di compiere una qualunque azione. Una buona approssimazione di questo mondo è data da Internet.
Ma cominciamo dall'inizio, un incidente cyber può essere il blocco del cellulare a causa di un virus, il furto dei dati personali da un social network, il furto di identità avvenuto su Facebook, il rallentamento del pc con cui gioco la sera per rilassarmi dopo una giornata di lavoro, l'incidente d'auto causato da un problema alla centralina di controllo del motore, il furto di informazioni confidenziali o di brevetti, l'inefficienza di un sistema di controllo della produzione di una fabbrica di scarpe, il blocco di un software gestione delle fatture aziendale o il malfunzionamento dell'impianto dell'aria condizionata. Come vedete c'è un po' di tutto in quanto la tecnologia è impiegata ormai in tutti i campi.
La risposta alla seconda domanda, se avete capito il concetto, è semplicissima: chiunque può essere interessato ad un incidente cyber. Notate bene, ho detto chiunque, non ho detto "chi impiega strumenti tecnologici". Infatti, se un tempo chi non faceva uso della tecnologia (informatica in particolare) poteva salvarsi, da quando la società e i governi hanno cominciato a rendere i servizi al cittadino attraverso sistemi sempre più complessi e interdipendenti, tutti i cittadini possono subire un danno da un incidente cyber. Un esempio? Un vecchietto che si reca alla posta a ritirare la pensione potrebbe rientrarsene a mani vuote perché i sistemi sono bloccati (da un ransomware per esempio, più avanti vedremo di che si tratta).
Ma si pensa sempre positivo, per cui queste cose non capitano a me e non succedono in Italia. Invece no, queste cose capitano a tutti e possono accadere anche in Italia.
Sono in molti a pensare, sbagliando, di non avere niente che possa interessare un hacker per cui "io sono al sicuro".
Purtroppo questo modo di pensare porta a commettere errori molto gravi, per cui il mio consiglio è: siate sempre sospettosi… non date niente per scontato e non vi fidate mai di chi stà dall'altra parte di un computer, di una linea telefonica o di un servizio non richiesto, come da piccoli non vi fidavate di chi vi offriva una caramella!!!
In molti casi io, come chiunque di voi, non sono altro che una vittima inconsapevole di cose molto più grandi di me. Per esempio il mio computer (o il mio smart phone) potrebbe essere impiegato a mia insaputa da un hacker che sta conducendo un attacco contro una organizzazione che si trova dall'altra parte del mondo. Probabilmente io non mi renderei neppure conto della cosa se non fosse che negli ultimi giorni il mio computer è diventato molto più lento del normale… mi sarò preso un virus? La domanda sorge spontanea. Eppure, il mese scorso ho installato un ottimo antivirus che mi ha suggerito un caro amico che se ne intende, ed è pure gratis!
Non nascondo che anche io installo spesso antivirus gratuiti, o a pagamento, ma so a cosa vado incontro!
Ogni cosa che apparentemente non si paga ci costa comunque qualcosa senza che ce ne rendiamo conto. Spesso questo "qualcosa" non è altro che un pezzo di "informazione sul nostro comportamento".
Ma allora che facciamo, niente antivirus?
A questa domanda rispondo sempre che l'antivirus è utile… ma non è una soluzione se abbiamo qualcosa da difendere e ne siamo consapevoli. L'antivirus per essere efficace, anche in una azienda, deve essere solo una parte della sicurezza.

Per oggi mi fermo qui.
Qualcuno potrebbe pensare che ho detto delle banalità, delle cose ovvie. Rispondo in anticipo: si, ho detto delle cose ovvie, per chi le sa, ma non per tutti!
Spesso però dire delle banalità, come il "non accettare mai caramelle dagli sconosciuti", puo' salvare la vita per cui forse vale la pena dirle le banalità!
In ogni caso, se qualche lettore di questa nuova rubrica non ha paura a fare domande banali per soddisfare la propria curiosità, allora lasciate un commento, vi risponderò nel prossimo articolo, o quanto meno cercherò di rispondervi.
Dimenticavo, non fatevi problemi, non ci sono domande stupide, ma solo risposte stupide.

Alessandro Rugolo 

* Una APT è una forma particolarmente pericolosa di attacco, l'acronimo significa Advanced Persistent Threat. Una APT è di solito collegata ad un gruppo che agisce per conto di una organizzazione potente, spesso uno stato. Ma ne parleremo meglio più avanti...