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sabato 23 febbraio 2013

Ricordi di uno splendido passato - Memories of a great history!

Dear friends and readers, I'll take a few lines of my blog to advertise my latest book:

"Ricordi di uno splendido passato"... Memories of a great history!

The subtitle can make you understand better what it is: "The Ages of Man, Plato, Critias and Atlantis. History must be rewritten?"

 
Coming to the content, you may wonder what you might find interesting in this book.
 
You will surely find many curiosities taken from the texts of the great classical authors of antiquity: Hesiod, Herodotus, Plato, Virgil, Seneca, Pseudo-Apollodorus, Iamblichus but also some more recent authors such as Roger Bacon, Galileo Galilei and finally Dimitrj Merezkovskj. They, in their texts sometimes refer to other authors, and so you will know the mind of the latter.

Through their work I will try to explain how I think it developed the evolution of human civilization and I will try to highlight some curiosity that led me to the study of older works.
Hesiod is my reference to the age of man, the golden age in which human civilization enjoyed the products of mother earth without shedding a single drop of sweat, the silver age, followed by Bronze Age, then the 'age of heroes, and finally that of iron.

Herodotus is an inexhaustible source of facts about the world's population of two thousand five hundred years ago. Plato is the starting point of the search for the myth of Atlantis.

But all I read has only one purpose, to show how likely it is the cyclical nature of humanity. Research conducted on the main ancient texts that have passed on myths, legends or simple scientific information out of time.
The Timaeus and Critias the mainly Hesiod and Plato, Atlantis, and much more!

Whenever possible, albeit briefly, I will try to highlight any insights by means of questions, often unanswered.
History, human development and scientific knowledge of the ancients are research subjects equally interesting and I tried to illustrate with examples from ancient texts and comparisons with current scientific knowledge.

The texts that you will find in this book are written at different times and reflect my thirst and my research interests, I hope you will find them stimulating and that can be a help to your search path, whatever it is.
If you like the questions, doubts and mysteries of the past instead of the false certainties, then this book is for you.
You can find it on ilmiolibro.it enjoy!


Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

domenica 3 febbraio 2013

Strabone e la Sardegna

Intanto, chi era Strabone?
Eclettico, storico, politico, letterato, nato ad Amasea nel Ponto, nel 64 a.C. e vissuto a Roma.
La sua opera principale, cui lavorò per tutta la vita, è conosciuta come Geografia. Quest'opera comprende 17 libri e tra questi i libri V e VI sono dedicati all'Italia. Geografia è un'opera monumentale, che comprende la descrizione dei luoghi ma anche molte informazioni storiche e mitologiche. Per esempio, buona parte del libro V Capitolo 1 è dedicato ai Pelasgi, popolazione mitica che pare si sia spostata per tutto il mediterraneo. 
Ora voglio evitare di annoiarvi e parlarvi della parte che oggi più mi interessa, la Sardegna e per farlo vi leggerà alcuni passi del libro V, capitolo 2, paragrafo 7 che inizia descrivendo l'isola di Corsica e i suoi abitanti per poi passare alla Sardegna:
 
"la lunghezza della Sardegna è invece di 220 miglia, la larghezza di 98 miglia."
 
Queste le dimensioni attribuite all'isola. Strabone aggiunge che per alcuni autori il perimetro della Sardegna sarebbe di circa 4000 stadi, dove lo stadio era una unità di misura che valeva circa 178 metri; dunque la Sardegna aveva un perimetro di circa 712 km, molto meno di quanto sia attualmente. Sembra infatti che le misure in miglia di Strabone siano più vicine a quelle attuali di quelle riferite da altri autori. Ma proseguiamo.
 
Strabone racconta che la maggior parte della Sardegna era rocciosa e non del tutto pacificata. Possedeva molta terra fertile di ogni prodotto e in particolare di grano. Inoltre vi si trovavano molte città fra cui le più importanti erano "Caralis e Sulci", ovvero Cagliari e Sant'Antioco. Dice Strabone che:
 
"alla bontà dei luoghi fa riscontro una grande insalubrità"
 
essendo l'isola malsana in estate in particolare nelle regioni più fertili. Forse facendo riferimento alla presenza di paludi e probabilmente delle malattie dovute alle zanzare, come la malaria.
 
"queste stesse regioni sono continuamente saccheggiate dagli abitanti delle montagne che si chiamano Diagesbei, mentre una volta erano chiamati Iolei".
 
Ecco che Strabone riporta in sintesi la stessa origine mitica degli Iolei che potete trovare in Pausania e di cui ho già parlato.
 
"Si dice infatti che Iolao, conducendo alcuni dei figli di Eracle, venne qui e che essi abitarono insieme ai barbari che occupavano l'isola: costoro erano Tirreni (ovvero Etrusci o Tusci come li chiama lo stesso Strabone qualche pagina prima), ma poi il dominio passò ai Fenici provenienti da Cartagine insieme ai quali combatterono contro i Romani. Sconfitti, tutto passò sotto il dominio Romano."
 
Riassumendo, Iolao arrivo in Sardegna e la trovò abitata da Tirreni (Etruschi), convivette con essi fino all'arrivo dei fenici che conquistarono l'isola che poi venne conquistata dai Romani.
Strabone aggiunge qualche notizia dei popoli presenti:
 
"ci sono quattro tribù delle montagne:  i Parati, i Sossinati, i Balari e gli Aconiti, che abitano tutti nelle caverne e se possiedono delle terre seminabili non si preoccupano di farlo ma depredano i prodotti di quelli che lavorano, sia di quanti abitano li, sia navigando, di quanti abitano sul continente antistante, in particolare i Pisati"
 
Sembra dunque che queste tribù selvaggie esercitassero una qualche forma di pirateria raggiungendo il continente per depredare. Strabone racconta che l'impresa di conquistare la Sardegna da parte dei Romani non è ancora completa e che gli strateghi inviati da Roma usano assalire gli isolani quando si riuniscono per festeggiare dopo aver fatto qualche grosso colpo.
 
"La Sardegna produce dei montoni che hanno peli di capra invece che lana, chiamati musmoni, con le cui pelli fanno corazze. Inoltre fanno uso di un piccolo scudo e di una piccola spada"
 
I musmoni sono i mufloni, come potete ben immaginare.
Le ultime informazioni sono relative alla distanza tra Sardegna e Libia (ovvero l'Africa) che secondo il Corografo è di 300 miglia e tra la Sardegna e le coste italiane, Strabone infatti afferma di aver visto lui stesso l'isola dall'alto delle montagne sulle coste del continente italiano. 
 
Ora vi lascio, sperando di avervi dato delle notizie interessanti.

Alessandro Giovanni Paolo Rugolo

domenica 27 gennaio 2013

Alla ricerca di testi antichi...

Per soddisfare la mia curiosità spesso mi ritrovo a ricercare su google books testi antichi riprodotti tra il 1500 e il 1900. Questi testi di solito sono scaricabili in formato pdf e abbastanza leggibili.
Ieri stavo scaricando alcune differenti edizioni della Biblioteca Storica di Diodoro Siculo per leggere il quinto e il sesto libro nel quale sapevo essere presenti delle informazioni sulla Sardegna antica e sugli Atlantidei, quando mi sono imbattuto in un testo del 1820 pubblicato da Sonzogno, con la volgarizzazione del Cavaliere Compagnoni dal titolo "Biblioteca Storica di DIodoro Siculo".
Potete immaginare la mia sorpresa quando, scorrendo velocemente le pagine, mi sono imbattuto in alcuno brani inseriti nel testo che da tempo desideravo leggere ma non riuscivo a trovare.
Il Cavalier Compagnoni infatti ha inserito nel suo libro anche la "Cronologia egiziana secondo Manetone" così come riportata da Eusebio di Cesarea, vescovo e scrittore greco vissuto a cavallo tra il III e il IV secolo d.C. Diodoro visse molto prima di Eusebio e probabilmente le sue conoscenze del passato erano più precise ma nella sua opera non descrive diffusamente le dinastie egizie, riporta solo i fatti e le notizie per lui più interessanti.
Continuando a frugare mi rendo conto che all'interno del libro si trovano altri tesori, per esempio le notizie di Beroso sacerdote caldeo sui suoi tempi.
 
Ora dunque vi lascio e mi accingo alla lettura del testo appena trovato.
 
A presto,

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

sabato 26 gennaio 2013

Paura

Sensazione mortale,
essenza della vita,
stimolo al coraggio che può tutto.

La prima volta e l'ultima, sempre uguale.
Ciò che cambia è il modo di viverla.

Ti senti scoperto fin dentro l'anima
ma è solo paura
paura di vivere.

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

martedì 22 gennaio 2013

Ricordi di uno splendido passato

Ricordi di uno splendido passato: Platone... il Timeo e il Crizia, due dialoghi conosciuti da secoli che hanno suscitato curiosità, stupore, incredulità e hanno dato vita a secoli di ricerche legate al mistero di Atlantide. Aristotele sul mito di Atlantide disse...

sabato 19 gennaio 2013

Le antichità di Beroso, sacerdote Caldeo

e di altri scrittori, ebrei, greci e latini che trattano le stesse materie.
 
Francesco Sansovino figlio dell'architetto Jacopo Tatti detto il Sansovino, nacque a Roma nel 1521 e morì a Venezia nel 1586. Il suo vero nome era probabilmente Giovanni Tatti (ma non ne sono certo) e fu un letterato che lavorò su tanti diversi argomenti, dalla storia all'agricoltura.
 
Tradusse moltissime opere, tra queste mi interessa particolarmente questa sulle antichità di Beroso sacerdote caldeo. Vi invito a studiarla, la trovate gratuitamente su google libri.
Vi avverto che il Sansovino tradusse anche alcune opere di un certo Giovanni Annio, in particolare "Antiquitatum vanarum" in cui erano riportati molti testi di dubbia provenienza. Inoltre io stesso, nonostante l'opera sia in italiano, ho trovato difficoltà nella lettura di alcune parti e nella traduzione in italiano corrente, vi invito dunque a prendere con le pinze le informazioni che vi potrete trovare.
Il testo è molto bello e tempo permettendo ve ne farò un breve riassunto per le parti più interessanti.
 
Il primo libro dell'opera inizia più o meno così: "Prima della rovina delle acque (del diluvio) a causa della quale perì tutto il mondo, ci furono tanti secoli di storia dei quali i Caldei conservarono fedelmente il ricordo. Essi scrivono che in quei tempi esisteva una città grandissima di giganti chiamata Enos, nei pressi del Libano, i quali comandavano sul mondo conosciuto, da oriente ad occidente."
 
Interessante riferimento ai giganti e alla loro città, Enos. Interessante anche il fatto che gli abitanti fossero dei giganti che comandavano sul mondo intero, un mondo fatto di genti normali.
 
"Questi giganti, confidando sulla loro grandezza e forza, furono gli inventori delle armi e degli strumenti musicali e di tutte le delizie umane, essi si diedero alla libidine e opprimevano tutti. Mangiavano gli uomini e facevano si che le donne abortissero per usarne i feti per fare delle ottime pietanze. Essi si mescolavano carnalmente con le madri, con le figlie e le sorelle, coi maschi e coi bruti e non esisteva scelleratezza che essi non ammettessero, infatti essi disprezzavano la religione e gli dei. "
 
Ma fermiamoci un attimo e vediamo di capire chi fosse questo Beroso e quanto sia attendibile.
Sembra che Beroso sia nato a Babilonia pochi anni prima di Alessandro il grande, intorno al 340 a.C. Beroso fu un sacerdote e in quanto tale conservava le scritture pubbliche e gli annali del re. Conosceva il greco e insegnò ad Atene discipline caldee tra cui astronomia. Gli ateniesi gli dedicarono una statua.
 
Per ora è tutto, ma nei prossimi giorni vedremo alcune informazioni proprio sul diluvio, anzi, sui diluvi.
 
Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO   

domenica 6 gennaio 2013

Souvenirs de la Sardaigne: parte seconda

Come preannunciato la settimana scorsa, proseguo la traduzione dell'articolo della Revue des deux mondes, del primo febbraio 1863: "Souvenirs de la Sardaigne" del Conte di Minerva.

Per chi non avesse letto i precedenti ecco il link alla prima parte dell'articolo.

Ricordi dell'isola di Sardegna
del Conte di Minerva
(Parte Seconda)
 
Il cavaliere che aveva appena attirato la mia attenzione si separò prontamente dal gruppo dei curiosi; egli aveva riconosciuto in me lo straniero che il signor Feralli attendeva, e teneva a rimettere senza ritardo una lettera che il mio ospite mi indirizzava.
Il signor Feralli mi annunciava che trattenuto da alcuni ostacoli imprevisti in un paese vicino, Alghero, non era potuto venire egli stesso fino a Porto Torres. Il suo amico, il signor Gian-Gianu, uno dei ricchi proprietari - pastori dell'isola, l'aveva sostituito.
Quell'amico cortese si trovava di fronte a me, lo capii immediatamente, e così tesi la mano al signor Gian - Gianu che solo in quell'istante si tolse il suo cappello frigio dicendomi: Ello non parla italiano?
Gli risposi che parlavo l'italiano molto male, ma che ero in grado di capirlo abbastanza bene. Visibilmente soddisfatto il giovane uomo mi strinse ancora una volta la mano e mise a mia disposizione un cavallo affidato ad uno dei suoi domesticiche lo teneva alla briglia a qualche passo da noi. Il domestico indossava, come la sua guida, il costume degli antichi abitanti dell'isola: solo un rozzo cappotto in lana nera sostituiva il "collete".
"Noi possiamo - mi disse Gian-Gianu - scegliere tra due strade diverse per giungere alla cittadina di Alghero, dove il signor Feralli è stato trattenuto. Si potrebbe raggiungere Alghero passando per Sassari oppure attraversando le montagne della Nurra e Porto Conte. La prima strada è più corta e meglio tracciata ma meno interessante, la seconda invece, più pittoresca, ci offrirebbe anche l'occasione di incontrare il signor Feralli a Porto Conte in quanto egli stesso dovrà fare una escursione con alcuni amici nei pressi di quella borgata. Da Porto Conte ripartiremo con il signor Feralli sulla barca da lui utilizzata per recarvicisi."
Non era il caso di esitare: optai per la strada di Porto Conte. Qualche minuto dopo stavamo in piena campagna. Davanti a noi si estendeva una terra molto bassa, talvolta arida e rocciosa, talaltra verdeggiante, fino alla riva del mare. Quà e là apparivano delle povere abitazioni o qualche cespuglio di lentisco. Delle piante di aloe e dei cactus bordavano il sentiero. Un grande silenzio regnava su questa pianura spopolata dalle febbri. La superammo felicemente. Dalla seconda ora di marcia ci inoltrammo nella macchia di lentisco e di palme nane che si inframezzavano alle rocce di altezza ineguale. Poco alla volta gli alberi rimpiazzarono i cespugli. Una curva della strada ci condusse al più alto gradino di un anfiteatro circondato da muratura in pietra a secco tappezzata da viti rampicanti. Questi montarozzi, questi gradini interrompevano più d'una volta la marcia del viaggiatore. Quando se ne discende ci si ritrova in stretti passaggi nascosti sotto il lentisco, dove si passa con gran pena, incrociando di tanto in tanto una fila di buoi dal corpo esile e dalle corna lunghe e aguzze. Il pastore, coperto da una pelle d'agnello si ritira al vostro avvicinarsi, immobile come una statua, seguendovi con lo sguardo. Infine si intravvede una qualche larga uscita: il passaggio coperto diviene una gola. già appaiono le linee bluastre delle cime lontane, immerse nella luce. Alla fine della gola ci si trova di fronte all'aperta campagna, piena di sole e di vapori dorati e che confina in lontananza con una catena di rocce grigiastrefieramente stagliate contro l'azzurro del cielo.
 
Ora mi interrompo, la prossima parte la settimana prossima, a presto.
 
Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO