venerdì 29 febbraio 2008

Eravamo in quattro...

Eravamo in quattro...
eravamo in quattro maschi,
a far dannare i genitori...

Eravamo in quattro,
a scorrazzare per le vie di Seui,
correndo per le stradine strette,
giocando per le campagne scoscese,
arrampicati sugli alberi di ciliege...

Eravamo in quattro,
a passeggio per le strade di Isili,
dentro i bar giocavamo a biliardo,
e l'inverno, costruivamo
il pupazzo di fronte a casa...

Eravamo in quattro,
a Gesico il fine settimana,
arrampicati all'albero del limone,
a tirare con la fionda agli uccelli sulle grondaie.

E loro solo due,
mio padre e mia madre,
a cercare di domarci...
a cercare di sopravvivere...

Erano altri tempi ma,
ora che capisco,
erano bei tempi...


Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

In merito al programma politico...

Questa sera ho ricevuto una mail da un amico che ha voluto contribuire alla discussione sulla politica...

"In merito al programma politico, abolirei la politica non i programmi. Oramai fare politica sa di sporco e di poco concludente. Chi fa politica sembra che non sappia dove e cosa sia la realtà. Ti ricordi dei politici che non conoscevano il prezzo del pane o del latte? Prova a chiederlo a tua moglie e vedi come ti risponde!!!
Se politica significa distaccarsi dalla realtà e vivere in un mondo proprio al di fuori delle difficoltà che viviamo tutti i giorni, è meglio non fare politica. I politici decidono delle guerre, ma non sanno cosa sia la guerra. I politici decidono degli stipendi della povera gente, ma non sanno cosa significa lavorare per un mese e non arrivare a fine mese a pagare il mutuo o le rate della macchina o l'affitto di casa. I politici non sanno cosa significa essere trasferiti e non trovare la scuola per i propri figli. I politici non sanno cosa significa dire di no ad un figlio che vuole un nuovo giocattolo perché non si hanno i soldi per comprarlo.
Beh se essere un politico significa questo, sono contento di essere un normale cittadino e spero di non diventare mai un politico."
Grazie Danilo...
e chissà, forse hai ragione, ma perché non provare a cambiare le cose? Ormai ci conosciamo da un po... e credo che tu mi conosca abbastanza bene da sapere come la penso a proposito del cambiare le cose... il mondo è anche nostro e se così com'è non ci piace ma non facciamo niente per cambiarlo, allora è anche colpa nostra...
Io voglio provare a cambiare le cose... mi dai una mano anche tu?
Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

INCUBO (4 luglio 1999)

Il corpo soffre la febbre e la sete
Il sogno ti raggiunge da questa stanza
In solitudine piccola prigione.

Pago il fio della mia ricerca
Che ora appare sciocca e vana
E ne conosco il prezzo la lontananza.

Ho bisogno di te e della tua voce
Del tuo semplice coraggio
Ti amo e non potrò dirtelo stasera.

Spero nei fumi della febbre
Che da sogno si fa incubo
Di leggere la fatidica scritta “in rete”
Sul display del mio telefono cellulare
Ma il miracolo tecnologico non avviene
Il desiderio arde come la malattia
Perché vorrei stare con te.

Il tempo non corre, passeggia
Sul mio corpo e lo martorizza.

Ti amo però e lo sto scrivendo!
Sogno quando leggerai queste righe
Ed io le stesse delle lacrime sulle guance.

Giuseppe MARCHI

giovedì 28 febbraio 2008

Aboliamo i privilegi dei politici.

Se dovessi candidarmi alle politiche il primo punto del mio programma sarebbe "Abolire tutti i privilegi dei politici"...
Credo che verrei eletto a suffragio universale!
E così, quando deciderò di presentarmi il primo punto del programma sarà esattamente quello!
Ma un programma non può essere costituito da un solo punto...
Sono d'accordo! Allora veniamo ad illustrare il secondo punto...
In Europa gli italiani sono i lavoratori meno pagati... ad eccezione, chiaramente, dei nostri politici... che invece sono tra i più pagati!
Ce li invidiano tutti...
Gli stipendi dei politici, intendo!
E allora facciamo una bella legge con la quale abbassiamo gli stipendi dei nostri rappresentanti!
Con tutti i soldi recuperati dall'annullamento dei privilegi e dalla riduzione dei loro stipendi... eliminiamo le tasse più ingiuste... l'ICI e il Canone RAI!
Ed è solo l'inizio...

Iniziate a pensarci... perché tra qualche anno mi candido...


Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

Tao-Te-Ching - Il libro della via e della virtù - Il popolo

Ho ripreso alla mano un libro letto l'anno scorso, il Tao-Te-Ching, di Lao-tzu...
Ciò che cercavo era qualche considerazione relativa al governo dell'impero o alla strategia e, come vagamente ricordavo, non mi ha deluso...

Al Cap. LXXV, possiamo leggere...
"Se il popolo ha fame, ne é causa la quantità di tasse consumate dai suoi superiori: ecco perché ha fame.
Se il popolo é difficile da governare, ne é causa l'attività dei suoi superiori: ecco perché é difficile da governare.
Se il popolo prende la morte alla leggera, ne é causa l'eccesso dei suoi sforzi per vivere: ecco perché prende la morte alla leggera."

Cosa può esserci di più vero?
Che grande saggezza nella Cina del VI secolo avanti Cristo!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

Le password ! sono veramente così sicure ?

Le password rappresentano l’anello debole della catena della sicurezza a causa del gran numero utilizzato da ciascuno di noi.
E’ facile e comodo prendersela con il mondo intero, ma provate voi a ricordare una decina di password, tra cui la password del PC, la password della mail, (o più caselle), cui si aggiungono il PIN di 2 telefonini, il codice di 2 Bancomat, il codice di apertura dei cancelli di casa, il proprio numero di telefono e quello del cellulare, il numero di telefono dei propri cari e di quelli che vogliamo lo diventino… La memoria del nostro cervello va rapidamente in fumo! Il nostro cervello non è un Hard Disk è soltanto una materia che memorizza ogni cosa che gli viene data ed altrettanto facilmente la dimentica temporaneamente o per periodi più lunghi.
Cosa fare allora.
Beh! la maggior parte di noi per ricordarsi le password usa i nomi di familiari o le date di nascita o parole di uso comune. Ho amici che hanno “password” come password e conosco uno che addirittura utilizzava “la solita” come password !!!
Più comune di così !!! … con questo sistema però la sicurezza poi lascia il tempo che trova.
Invece cambiare password frequentemente è inutile, soprattutto se l'utente è lasciato libero di scegliere la password da usare.
Allora come fare nella giungla delle password ???
Io vi do un suggerimento, che in realtà utilizzo da un po’ di tempo.
Ho comprato un vocabolario di sloveno (ma lo stesso vale anche per un’altra lingua che abbia i caratteri dell’alfabeto latino), e poi ho preso una parola di uso comune e facile da ricordare, come “lavoro” oppure “ufficio” oppure “sono stanco” e ho cercato il corrispondente nel dizionario. Bene la parola trovata è diventata la mia password ed ogni mese la cambio, aggiungendo il numero del mese di riferimento
Cioè: lavoro, in sloveno diventa delo e visto che siamo a febbraio la password è delo2.

E’ anche un sistema per imparare le lingue!!

Paolo Cartillone

Adesso creo una immagine di te

Adesso creo una immagine di te
che mi è venuta l'altra sera
quando ero tra me e me
davanti alla televisione
che trasmetteva cose banali.

Mi sei venuta in mente
mai banale tu
con quegli occhi che escono dal telefono
quando ti sento
e quelle sapienti contraddizioni
tipiche di una donna
che ama qualcuno.

Qualcuno non saprei
e non voglio sapere
Se di tua immagine si tratta
immagine sia
Proiettata in un empireo
di luci e ombre.

Questa è l'immagine che io ho di te
una donna ancora vergine d'amore
che allarga le sue labbra e le sue braccia
e dice
Amore

Giovanni Bernardi

martedì 26 febbraio 2008

Stintino e i Ricci dell'Isola Piana

Domenica 24... in quel di Stintino, col super yacht di Giommaria... si salpa verso l'isola Piana, alla ricerca dei prelibati ricci (bogamarin in algherese)...
Armati di tutto punto noi "predatori", sbarchiamo sull'isola...
Inizio raccolta e nell'arco di due ore il bottino è completo...
Da buoni italiani, attenendoci alle leggi vigenti (non si possono prendere più di cinquanta ricci a persona), riprendiamo la navigazione a ritroso, ad attenderci al porticciolo le nostre signore, per il prosieguo le foto parlano da sole...
il tutto con il contorno di una magnifica giornata di sole,
da primavera inoltrata...








Gavino e Paola Fadda

domenica 24 febbraio 2008

Inquinare meno si può!

Monnezza... sempre monnezza...
anche se italica monnezza è meglio!

Ogni giorno ognuno di noi produce chili e chili di resti, organici e non...
Ma possibile che non si possa far niente?!?
Intendo dire, possibile che ognuno di noi non abbia la capacità di produrre meno monnezza?

Analizziamo una classica giornata di ordinaria spesa in un classico centro commerciale dei nostri giorni...
Arrivi al centro commerciale, fai la spesa, vai alla cassa,
chiedi i sacchetti per la spesa (che paghi profumatamente!) e, riempite le buste torni a casa.
Risultato... oltre ai prodotti che ti occorrono, ti sei caricato il cofano di buste di plastica, confezioni monoporzione, pacchi e pacchetti vari...
che finiscono irrimediabilmente all'immondezza dopo un solo utilizzo!

Un tempo era diverso, uscivi da casa, andavi al negozio a comprare il pane con sottobraccio il sacchetto multiuso di stoffa... lo riempivi delle cose che ti occorrevano e rientravi a casa...
Andavi poi dal contadino con la tua bella bottiglia di vetro sotto braccio... la riempivi e te ne tornavi a casa...
Andavi dall'oste con il bottiglione di vino vuoto, prendevi ciò che ti occorreva ed era fatta...

Certo, di tanto in tanto ti capitava l'imprevisto... una bottiglia ti si poteva rompere e allora dovevi cambiarla... ma oggi si butta tutto dopo un solo utilizzo!

E' assurdo...
E allora, come è mio solito... proviamo a cambiare il mondo... dalle piccole cose... e magari risparmiando!
Procuriamoci due o tre sacchetti di stoffa... la mamma sarà felice di cucirli per noi...
e usiamoli per fare la spesa! Se riusciamo a usarli una volta alla settimana, significa un risparmio annuo di almeno 100 sacchetti di plastica, che al prezzo di 5 centesimi fanno 5 euro risparmiati! Ma questo è il minimo... significa infatti 100 sacchetti in meno immessi nel mondo!
Voi direte, cosa vuoi che sia... ma facciamo i conti per l'Italia... supponiamo 1 spesa settimanale da due sacchetti l'una per famiglia, composta da tre persone... cioè circa 40 milioni di sacchetti la settimana che finiscono all'immondezza! Quindi più di 2 miliardi di sacchetti l'anno risparmiati!?!

Pensate che bello... nel giro di qualche anno riusciremo a girare per l'Italia senza più vedere svolazzare le buste dell'immondezza trascinate dal vento!
Ora estendiamo il concetto e chiediamo aiuto alla Grande Distribuzione... perché infatti non progettare e installare presso i loro grandi centri commerciali un punto con i distributori automatici di prodotti?!? Chi vuole il riso va al suo bel distributore e usando il suo sacchetto in stoffa con tanto di ricamo "Riso" in evidenza, si porta via il suo prodotto... poi si sposta al distributore della pasta e fa lo stesso... quindi si reca all'angolo del latte e estratta la sua bella bottiglia di vetro dal carrello fa il pieno di latte vaccino pastorizzato...

Ma non si può fare... mi direte... dove la metti l'igiene? Ed è forse "igienica" la situazione che stà passando Napoli?
"Ma pè piacere..."
Direbbe il grande Antonio De Curtis... in arte Totò!
Chissà che direbbe lui a vedere Napoli in queste condizioni...

A proposito, l'unica cosa che potrebbe convincere la grande distribuzione a far qualcosa del genere è il guadagno... e allora ecco dei suggerimenti che potrebbero farli guadagnare!
Avere dei distributori automatici fa risparmiare perché permette di sfruttare i locali vendita fino al tetto o quasi... gli scaffali scomparirebbero lasciando il posto a dei silos verticali che occupano una superficie minore sviluppandosi verticalmente. Il silos distributore potrebbe essere riempito dall'alto anche in maniera automatica, velocizzando le operazioni di rifornimento... niente scaffali vuoti col negozio pieno di gente e niente grandi manovre per riempire gli scaffali! Eliminare gli involucri significa anche muovere pesi inferiori... gli involucri pesano... eliminare i pacchi della pasta significa movimentare solo il prodotto... e quindi risparmiare in termini di viaggi e di carburante e di spese connesse... ed ho parlato di pasta... ma pensate quanto pesa il vetro delle bottiglie... vino, acqua, succhi di frutta... ogni giorno spostiamo per il mondo un peso enorme... e lo facciamo per niente perché poi buttiamo tutto! E' semplicemente una questione di fisica.
E' più conveniente spostare il prodotto senza involucri e lasciare al consumatore l'onere del contenitore... ci guadagniamo tutti e ci guadagna il mondo che si vedrà di colpo alleggerito dal peso di tanta immondezza!

Sperando di aver convinto almeno qualcuno...

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

Gita a Rieti

Rieti, splendida gemma del Lazio.

Umbilicus Italiae...
direbbero gli antichi...

Ai piedi del monteTerminillo,
bagnata dal fiume Velino,













offristi ricovero a chi parlava agli uccelli...
Quel Francesco fatto santo
dal popolo e dalla chiesa
















Rieti e le sue vestigia antiche di un tempo passato...
Rieti e le sue chiese...
e duomi...
















e torri...
costruite ad immagine e ricordo
della maestria dei suoi abitanti!















Rieti ricca di storia e di ricordi...
sfumati dal tempo che,
forse più lento,
comunque scorre...
e come in una immagine surreale di un presepe,

tutto offusca...







Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

sabato 23 febbraio 2008

Strategia - André Beaufre


In questi giorni sto cercando di approfondire nel tempo libero alcuni concetti... e per farlo, il viaggio in treno sulla linea Roma - Nettuno, quando trovo posto a sedere... mi fornisce l'occasione di leggere qualcosa!

In biblioteca (grazie ai bibliotecari...) ho trovato un bel volume in francese del "Centre d'études de politique étrangère, scritto dal Général Beaufre, dal titolo "Introduction a la strategie"...

Il volume, pubblicato nel 1963, mi é sembrato subito interessante e così, rispolverando le mie basilari conoscenze della lingua francese e grazie alla consulenza gratuita di un mio amico (che ringrazio...) mi trovo a procedere attraverso il pensiero dell'autore.

Il Generale Beaufre, nell'introduzione al volume, ci dice che il motivo dei grandi problemi avuti dalla Francia nella politica estera del '900 sono imputabili a suo modo di vedere all'ignoranza della strategia! Ma dice anche che non solo la Francia soffre di questo problema.

Infatti...

"Mais je pourrais tracer un tableau semblable, en noir ou en blanc, pour la Corée, Cuba, Berlin et l'OTAN. La conclusione qui pour moi s'impose, c'est que, pour une grand parte, l'ignorance de la stratégie nous a été fatale."


Ma cosa è la strategia per il Generale?

Beh, sempre nell'introduzione ci dice:

"C'est que en effet, on le verra, la stratégie ne doit pas etre une doctrine unique, mais une méthode de penseé permettant de classer et de hiérarchiser les événements, puis de choisir les procédés plus efficaces. A chaque situation correspond une stratégie particulièr; toute stratégies peut etre la meilleur dans l'une des conjonctures possibles et détestable dans d'autres conjonctures. C'est là la vérité essentielle."

Dunque la strategia non è un'unica dottrina ma un metodo di pensiero che consente di classificare e gerarchizzare gli avvenimenti, quindi di scegliere le procedure più efficaci per le situazioni specifiche...

Chissà cosa mi riserva il seguitò del libro?

Vi terrò informati, promesso!


Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

Il sogno preferito di quando eri bambina...

Una foto, un'immagine, un sogno...

Il sogno preferito di quando eri bambina... volare nel cielo, libero!
Guardare la Terra dall'alto...
inseguire l'aquila nel suo limpido mondo,
rincorrere i pensieri, gli amori...

E poi soffiare...
soffiare via il buio che ci separa!

E scoprire la realtà in una carezza...
che non volendo ha interrotto il sogno...
il sogno più bello di quando eri bambina.

Ora sei grande,
ma volare è comunque il tuo sogno...
ed anche il mio...

Ti amo...

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

martedì 19 febbraio 2008

Influenza...

E' strano,
si invertono i ruoli,
solo per pochi giorni...
il tempo di guarire!

Dolori d'ossa, tosse, raffreddore...
Le pillole si sprecano
e spesso non servono ad altro che arricchire i farmacisti...
Sciroppi, soluzioni, pomate, antibiotici...
per uccidere qualcosa di cui non si sa niente...
neanche se si tratti di una forma vivente... virus!

Buio tiepido della stanza da letto,
the caldo al limone,
riso in bianco...
per cercare di ridare un po di forze a chi soffre.

Un po di compagnia
per allietare l'animo...
cercando di evitare il contagio
dell'influenza di stagione!

Uno starnuto, un'altro...
ecco, lo sapevo, è arrivata anche per me!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

domenica 17 febbraio 2008

Quante cose si possono fare nell'arco di una vità?

Hai mai provato a elencare le cose che ti piacerebbe fare?
Domanda facile, risposte banali... penso...
Eppure, pensandoci bene... quante cose si possono fare nell'arco di una vita?

Se dovessi rivolgere a me stesso la domanda, mi troverei in imbarazzo!
Tanto per cominciare, direi le cose che mi piacerebbe fare...
Vorrei fare lo scrittore... da grande!
Chissà...

E poi?
Beh, le cose che mi piace fare, bene o male, le faccio già!
Vorrei viaggiare, ecco, si... vorrei vedere il mondo con i miei occhi...
Ne ho trovate già due...
O solamente due, questione di punti di vista... bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, insomma!
Due... pensavo di più!
Viaggiare e scrivere...
si, credo che mi piacerebbe...
Ma ancora devo crescere... e così vado avanti a fare ciò che posso per cambiare il mondo...

Cambiare il mondo... e così siamo a tre!
Nient'altro?
Nessun'altra idea per il futuro?
Si potrebbe obiettare che "cambiare il mondo" potrebbe richiedere più di una vita...
Si, sono d'accordo, ma forse cambiare il mondo è più semplice di quanto si pensi...
Uno nasce e cambia il mondo dei suoi genitori, dei nonni, dei fratelli...
Vive e istante dopo istante cambia il mondo di chi gli stà affianco...
poi magari, nell'era di internet, uno si mette a scrivere le sue riflessioni su di un blog e cambia il mondo di chi lo legge, magari a tremila chilometri di distanza...
E così, con un colpo solo ho realizzato tutti i miei desideri...
Ho scritto, ho viaggiato... e ho cambiato il mondo!
Ed ora che faccio?!?
Un bel viaggio nel passato... magari, con un bel libro di storia tra le mani!

Alessandro Giovanni Paolo Rugolo

DA BAMBINO (Settembre 2000)

Da bambino ero affascinato da curiosi lampadari che ornavano i portici della piazza del mio quartiere. Roma è una città strana. Anzi esistono più città. La mia si chiamava e si chiama tuttora col nome di un santo piemontese. Don Bosco. I salesiani gestiscono l’oratorio, la scuola e la chiesa. Una chiesa costruita negli anni ‘50. L’architetto pensava a San Pietro ma vedeva l’EUR. Due braccia di portici come quelli del Brunelleschi ma non più ellittici, quadri. Come se il futuro rappresenti la quadratura della sfera. Per se stessa e per gli antichi perfetta. Per noi moderni troppo rotonda. Colonne a parallelepipedo. Finestre piccole e quadrate. Troppi occhi ciechi sull’abbandonato giardino di ghiaia. Una fontana neanche al centro, piena di carte e rifiuti. Sul bianco del granito una scritta nera. “ La nato non è un fiore”.
Non so dire se oggi quei lampioni ci siano ancora. Dalla finestra del primo piano che ospitava il coiffeur per signore dove si acconciava i capelli mia madre, guardavo l'asta lignea che reggeva una sorta di esaedro da cui scaturiva la luce. Avevo otto anni. Troppo piccolo per restare solo a casa, troppo grande per starmene lì buono a giocare, mentre le signore parlavano, parlavano. Dino era il parrucchiere. Mi piaceva, avrà avuto qualche anno meno di mia madre, giocava col nome, io per tutti ero Pino.
Adesso ha attraversato l’oceano e accompagna turisti a Santo Domingo.
Dal centro del mondo alla periferia dei nostri sogni.
Era così vicino che sembrava potessi toccarlo, solo fossi stato più grande. Qualche centimetro più alto. Era inutile protendere le braccia poiché risultavano sempre troppo corte per afferrare il lampadario.
E poi perché prenderlo? Forse per usarlo come uno strano trapezio da circo, per dondolarmi nell'aria del sottopotico.
Lo escludo, perché ho sempre sofferto delle altitudini ! Ancora adesso, i ponti guardando giù in basso, mi fanno star male. Ma un male atipico, che fa girare le budella, che da nausea, ma è controllabile, basta allontanarsi un poco dalla balaustra. E dà l'ebbrezza della sofferenza, della caducità.
Il sapore sconosciuto del suicidio. Parola magica e tabù. Chi ha saputo superare la barriera estrema dell'amor proprio. “Salvata da un pino" recitava il giornale della Sera. Mai viste conifere in periferia di Roma. Forse per il distratto giornalista di cronaca nera era meglio che la folle donna morisse e invece si ruppe solo le ossa principali, meschina! Trattenuta nel volo a cadere da un povero oleandro mezzo piegato. Eppure non erano bastati sei piani per mandare in frantumi quel corpo. Ma chi cura quell'anima fratturata ? Senza via di scampo...o scelta lucida. Non ho avuto possibilità di chiedergli la cosa più importante, la domanda che il frettoloso giornalista botanico non si è posta: dove stavi andando, volando o cadendo signora cinquantenne di un condominio popolare del mio quartiere-città?
Noi, che stiamo dall'altra parte a guardare attoniti, non sappiamo nemmeno immaginare il vuoto dentro e fuori. In ogni posto del mondo, c'è la morte. Lo so da quando ero bambino e gioivo silenzioso e incauto dietro qualche funerale di parenti. Poi l'uomo è maturato e quel cinismo innocente è diventato angoscia, tutte le volte ed ogni volta ancora. Quando la morte è passata, non so se soddisfatta del suo lavoro, ingrato. Chi prima e chi dopo. E noi ad insultare l'intelligenza e la vita stessa, col pianto. Ovunque ho visto la morte. Quegli occhi neri come buchi vuoti sfiorarmi o prendermi decisamente la mano senza vedermi.
Una stretta rapida e calda. E poi mi è rimasto il tiepido ricordo dell'inesistente. E noi ciechi a non vedere la vita, perché è questa la vertigine invisibile, l'unica giustificazione alla morte. La vita stessa che è necessaria, tanto veloce da non sentirne i passi, come un viaggio da solo, senza o con ritorno.
Adesso sto seduto su un treno e si fa notte. Non sono più bambino. Seguo ancora un attimo i fili paralleli dell'elettricità e il leggero nistagmo rappresenta un paesaggio sfocato, che non può appartenermi, visto nella velocità.
Il silenzio si impadronisce dei miei sensi, in mezzo a tanta gente. Qualcuno dorme e aspetta di arrivare , quell’altro per fretta parla di niente allo sconosciuto al suo fianco.
Solo un brusio di fondo del respiro, un mondo intero dalle dimensioni impossibili. Questo tacere è il preludio al suono magico della preveggenza. Così si allontana la vertigine di certi ricordi imbarazzanti, di certi cedimenti alla sconfitta. Non alla morte sorella, perché pur essendo ottimista, ammetto di essermi alla fine arreso alla vita.
Da bambino non ce l'ho fatta ad arrampicarmi a quel lampadario e volare. Sono rimasto coi piedi nelle scarpe, davanti al davanzale. La finestra socchiusa e lontano il via-vai delle strade della metropoli. La capitale del mondo. Così lontana eppure raggiungibile un tiepido giorno di maggio , prendendo un treno come questo. Siccome c'era troppo da sognare, da scrivere e da vivere.
Giuseppe MARCHI

giovedì 14 febbraio 2008

Tradizioni della Sardegna, la Sartiglia di Oristano

La sartiglia e il suo rituale traggono forza dalla maschera della sua figura principale: il "Cumponidori", e a quella maschera in tanti hanno dedicato anni di studio e proposto ipotesi sulla sua origine. Suggestiva, suffragata da studi storici e spirito di osservazione.
La domenica mattina, tentennanti (pioveva a dirotto) partiamo per Oristano. Al nostro arrivo come per incanto smette di piovere, il sole fà capolino, ci terrà compagnia per tutta la giornata. Lasciata la macchina, ci accodiamo al corteo del "Cumponidori" diretto verso la sede dove avverrà la sua vestizione. Il gruppo dei tamburini e trombettieri apre il corteo composto dalle "massaieddas" (le giovani ragazze vestite nel costume tradizionale oristanese, che portano sulle corbule gli abiti del Cumponidori), dalla" massaia manna" (la donna che dovrà sovrintendere al cerimoniale della vestizione), dai componenti del "GREMIO" (i contadini), che custodiscono le spade e gli stocchi per la corsa e dal Cumponidori. Una sala, penso, addobbata per l'occasione e gremita di gente, accoglie il corteo. Il cavaliere, tra gli applausi della folla e il rullo dei tamburi raggiunge quindi "sa mesita", il tavolo sul quale si compirà il rito. A partire da quel momento solo al rientro dalle corse, al termine della cerimonia di svestizione, potrà nuovamente scendere dal tavolo e quindi toccare suolo. Seduto sullo scanno il cavaliere indossa gli antichi abiti, aiutato dalle giovani ragazze. Sulla camicia viene indossato il "coietto", una giacca smanicata che termina a gonnellino a protezione delle gambe e che ricorda un antico indumento da lavoro, stretta da lacci di pelle sul petto del cavaliere che guida la corsa della domenica. La giacca è chiusa da borchie d'argento a forma di cuore. L'impiego delle fasce intorno alla fronte e sotto il mento prepara il viso ad accogliere la maschera. Un brindisi d'augurio e un ultimo saluto segna l'ormai imminente metamorfosi del cavaliere. Squilli di trombe e l'incessante rullo dei tamburi accompagnano la posa della maschera sul viso del cavaliere ormai trasfigurato in Cumponidori... Con la posa della misteriosa maschera il passaggio è avvenuto. Per tutti ora è su Cumponidori. La maschera impenetrabile color terra distingue il "cumponidori dei contadini". La maschera pallida ed impassibile è invece indossata dal "Cumponidori dei falegnami". Il posizionamento del velo ricamato e del cilindro sul capo avviano il cerimoniale alla conclusione. Il cilindro e il velo, rappresentano l'essenza delle divinità maschile e femminile... Ultima le operazioni la sistemazione di una camelia sul petto del Cumponidori: sarà rossa quella del capocorsa della domenica, rosea quella del Cumponidori del martedì... cessa in quel momento il tripudio di trombe e tamburi. Cessano gli applausi... In religioso silenzio un artiere introduce nella sala il cavallo del capo corsa che viene accompagnato sotto "sa mesitta". Dal tavolo su Cumponidori monta direttamente sul cavallo... In quel momento il presidente del "GREMIO" gli consegna "Sappia e maiu", il doppio mazzo di pervinche e viole mammole, simboleggiante la primavera che incalza. Con segni di benedizione, salutando, il Cumponidori si porta verso l'uscita... Nel piazzale lo accolgono i suoi due aiutanti di campo, tutti i cavalieri e una folla immensa festante. Il corteo si dirige alla volta del sagrato della cattedrale per dare inizio alla corsa della stella... Anche lì vari rituali, cerimonie, cavalieri al galoppo sfrenato per cercare d'infilzare la stella, posta a una certa altezza... poi per chiudere la giornata... le pariglie... acrobazie dei cavalieri sui cavalli lanciati al galoppo sfrenato... tutto molto bello e coinvolgente. La sartiglia è una giostra equestre che esiste da oltre 500 anni...
Per concludere, tra sacro e profano, colori, gente, zippole, pische de Oristano e vernaccia, è stata una giornata fantastica, che vale la pena di essere vissuta!




Paola e Gavino FADDA

lunedì 11 febbraio 2008

DIARIO DAL KOSOVO II 30 Giugno 1999

Alla finestra dell’Albania
Stanno milioni di bambini piccoli e sporchi
A salutare i cingolati dei vincitori
Come nei ricordi dei padri e delle madri
Come in certi vecchi e nuovi films
Le manine alzate le vocine acute
Gridate con una rabbia non fanciullesca
“italiani, ciocolata”
un po’ come gli americani mi sento
cinquant’anni dopo le stesse case bruciate
le stesse donne ai bordi delle strade
delle vie di sabbia e sassi
i negozi devastati i tetti sfondati.

Il dopoguerra coi carretti appena in piedi
A portare qualche frutto qualche verdura
Ma i visi della gente inspiegabilmente felici
Docile semplice apparenza
Nei dopoguerra!

Giuseppe MARCHI

domenica 10 febbraio 2008

Antichi sapori di Sardegna - Is zippuasa (Le zeppole)

Non potrò mai dimenticare quell'odore forte di olio per friggere... e noi bimbi tutti attorno a correre e urlare e lei, mia madre, che strilla "State lontani... è pericoloso!"
Poi le prime frittelle vengono calate nell'olio caldo e l'odore si diffonde per le stanze...
Solo pochi secondi e le frittelle vengono pescate, scolate e girate nello zucchero semolato per finire nelle bocche di noi bambini, finalmente fermi!
Quest'oggi l'ambiente era più tranquillo, chi ha più quattro figli urlanti in famiglia?
Ma c'era aria di festa mentre io e mia moglie mettevamo alla prova i nostri ricordi di ricette quasi dimenticate...

Cosa ne dici se proviamo a fare le zeppole? Dice mia moglie...
Certamente... rispondo io!
Non occorre altro, ci buttiamo subito nella preparazione, qualcosa la ricordiamo, per il resto c'è il telefono e l'esperienza delle nonne a disposizione e così, senza troppo faticare, anche noi ci troviamo con le mani sporche di farina... unte di strutto... profumate di buccia d'arancia... scottate dalle patate bollenti ma, infine, soddisfatti!
Ed ecco il momento più bello, la prima frittella calata nell'olio per la prova della temperatura...

Mh... l'olio è ancora freddo... non è cotta ben...
Ma la prossima è già cotta, inzuccherata e bella che mangiata!
Un pezzo a testa, il primo pezzo a nostro figlio e poi un morso a testa...
E così, tra due frittelle cotte ed una mangiata è passata la serata e noi, ancora una volta, abbiamo rievocato un pizzico della nostra terra, la Sardegna, grazie ad uno dei suoi antichi dolci... is zippuasa!


Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

sabato 9 febbraio 2008

Come io cambierei l'Italia

Sarebbe ora di finirla con le pagliacciate!
Non pensate anche voi?
E' iniziato il nuovo carosello che ci traghetterà fino al 13 e 14 aprile prossimo. Fino alle elezioni...
Ancora una volta assistiamo inermi alla grandiosa macchina della propaganda politica, indecisi non tanto sul chi votare quanto sul se votare... vista la totale inutilità del gesto!
Lamentele e ancora lamentele direte... proponi qualcosa, osserverete... e avete ragione!
Ecco la mia proposta per un'Italia diversa... per l'Italia nella quale mi piacerebbe vivere e non per quella in cui vivo!
Primo: chi ha la fedina penale sporca non può candidarsi alle elezioni, di nessun tipo o genere, e non può ricoprire alcuna carica politica o pubblica! Corollario: quanto detto vale anche per chiunque sia indagato, fino al riconoscimento della sua innocenza.
Secondo: i politici non hanno maggiori diritti dei comuni cittadini ma hanno maggiori doveri soprattutto nei confronti dei cittadini. Corollario: devono comportarsi sempre come il buon padre di famiglia, altrimenti devono essere allontanati dall'incarico che ricoprono (vedasi Napoli emergenza immondezza!). Secondo corollario, i politici non hanno diritto ad alcun vitalizio per il semplice fatto di aver compiuto mezza legislatura, è un privilegio che noi cittadini non possiamo accettare! Limite d'età: oltre i 55 anni d'età non si può più fare politica! basta con i vecchi che continuano a giocare con il nostro presente negando una anche se minima possibilità di cambiare in meglio a chi ha voglia di mettersi in gioco!
Terzo: basta con i privilegi di casta! E parlo di tutti i tipi di caste... Corollario: i medici devono fare un solo lavoro, o per la pubblica amministrazione o da privati fuori dalle strutture pubbliche! I magistrati idem, niente cattedra nelle Università, per intenderci... o l'uno o l'altro! Analogamente per ogni impiego statale, senza eccezioni!
Quarto: le tasse devono essere giuste ed eque, non è possibile che si aumentino le tasse perchè occorre risanare i conti pubblici e allo stesso tempo i nostri politici si aumentino lo stipendio! Corollario: se c'è da tagliare, si tagli per primo lo stipendio dei nostri amministratori, vista la loro incompetenza nella guida del Paese!
Cinque: Ordine! In tutti i campi, intendo. A partire dalle scuole e a finire nelle strade! Ordine significa tante cose, in primo luogo rispetto per le Istituzioni! Ma anche Polizia e Carabinieri per le strade, anche a costo di richiamare chi oggi è impiegato in missioni fuori dal territorio nazionale! Prima si pensa al nostro Paese, poi al resto del mondo, anche a costo di essere antipatico e politicamente scorretto!
Sei: l'istruzione è una cosa seria e comincia dalle scuole elementari... non è possibile che si arrivi alla laurea senza saper scrivere e leggere decentemente. Non è possibile che si svolga un lavoro che richiede la laurea senza avere le capacità ma solo perchè "mamma e papà" hanno avuto i soldi per mantenere gli studi a chi non aveva alcuna voglia di studiare... i risultati sono sotto gli occhi di tutti! E per ultimo ma non meno importante, i professori universitari, ad una certa età devono andare in pensione e lasciare il posto ai più giovani e meritevoli, non ai loro figli o nipoti!
Spero di non aver offeso nessuno, non è mia intenzione, spero inoltre che qualcuno abbia voglia di discutere com me su questi argomenti... per aiutarmi, tra qualche anno, ad entrare in politica e provare a cambiare l'Italia!
Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

Padova di notte...

Padova, città millenaria...
Le rive del Medoacus
ti diedero i natali,
33 secoli di arte e di storia!














Padova, città possente,
di mura fortificate
e palazzi e chiese,
e piazze magnifiche...


















Padova, meta di pellegrini
a Sant'Antonio,
custode di Sacre reliquie
incorniciate tra cieli stellati...





















Padova, splendida perla dorata
da Giotto affrescata
per il potente Scrovegni,
signore d'altri tempi...











Padova, e i suoi scorci notturni...





















Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO




sabato 2 febbraio 2008

Analisi di una nazione che invecchia


Oggi iniziamo a parlare dell'Italia, dell'Italia che invecchia, in particolare.



Credo che non vi sia bisogno di dimostrare che l'Italia è vecchia, è possibile vederlo in ogni istante ed in qualunque aspetto della società.


L'immagine a lato, elaborata sulla base dei dati dell'ISTAT del 2005, è tratta da Wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Demografia_dell) e ci permette di capire la distribuzione per età della popolazione. In celeste i maschi, in rosa le donne!
Ciò che salta subito all'occhio è il fatto che circa 14.000.000 di italiani hanno più di 60 anni d'età... quasi un quarto della popolazione!
Ma semplicemente guardando il grafico è difficile capire qualcosa, allora proviamo a fare delle considerazioni.


Cerchiamo di capire, per esempio, quale parte della popolazione è produttiva.

Secondo l'ISTAT il numero di occupati nel 2007 è risultato pari a 22.846.000 unità, con una crescita su base annua dello 0,4 % e con una percentuale di disoccupazione nazionale del 6,4% e apparentemente in discesa. Ma se è così, perchè tutti questi problemi in Italia?



Andiamo avanti con le nostre considerazioni... per esempio, vediamo quanti sono i frequentatori di cittadinanza italiana iscritti in una facoltà universitaria nell'anno accademico 2007-2008... i dati sono tratti dal sito del Ministero (http://anagrafe.miur.it/php4/home.php) ed è possibile vedere che 1.048.022 sono di cittadinanza italiana.
Vediamo ora come sono distribuiti per fasce d'età...
Si può vedere benissimo come, anche in questo caso, la popolazione degli studenti universitari sia vecchia... circa 450.000 studenti hanno più di 23 anni!
Per contro, nello scorso anno accademico si sono laureati solo 73.000 studenti, che su una popolazione di più di un milione corrisponde a meno del dieci per cento...
Ma tutto ciò cosa significa?
Andiamo avanti con le nostre considerazioni...
L'Università italiana ha circa 62.000 tra Professori Ordinari, Associati e Ricercatori (dati al 31 dicembre 2006, tratti dal sito ufficiale del MUR, all'indirizzo http://statistica.miur.it/scripts/visione_docenti), possiamo anche vediamo la distribuzione per anno di nascita e possiamo fare un calcolo veloce da cui vediamo che circa 30.000 hanno meno di cinquanta anni, meno della metà! Ma la cosa che colpisce maggiormente è che circa 20.000 hanno tra i 60 e gli 80 anni... un terzo della popolazione in argomento potremo considerarla anziana e vecchia!
Bene, è chiaro a tutti che queste poche righe non sono e non vogliono essere esaustive, ma credo che meritino considerazione.
Ma se prendiamo per buona la tesi che la popolazione italiana è vecchia, dobbiamo cercare di capire gli effetti che tutto ciò ha sulla società e sull'economia italiana... ma tutto ciò lo vedremo un'altra volta.
Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO
 

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