domenica 30 settembre 2007

La marcia del pavone

La pratica delle discipline orientali in Italia, come in tutto l’occidente, si è introdotta inizialmente come una moda fino a diventare oggi una parte essenziale della vita di molte persone. A riguardo, credo di avere già parlato del Tai-Chi e del mio maestro Ken-Ryu che, nelle vesti di monaco di Shaolin tramite i suoi insegnamenti, quotidianamente promuove uno stile di vita fondato su principi cosmici ed etici, combinati con pratiche di meditazione basate su posture e movimenti precisi; il corpo è presente alla consapevolezza, mentre la mente si esprime e vive attraverso il corpo.
Rifletto, così, sulla popolarità in tutto il mondo della cultura orientale motivata dagli effetti della pratica sul fisico, ma soprattutto dalla coltivazione del carattere morale di una persona nella vita quotidiana. Tuttavia, così come la cultura orientale s’innesta sulla nostra cultura occidentale, altrettanto un analogo fenomeno si verifica in oriente, che assume ormai comportamenti ed idee dell'occidente, avviando un processo non sempre culturalmente positivo, e che oggi segue il cammino della globalizzazione.
E in questa globalizzazione, lumeggia il totale disinteresse del mondo verso il popolo della Birmania e in particolare nei riguardi della marcia di protesta non violenta iniziata dai 500 monaci scalzi contro il regime di Myanmar. Questi monaci credono che il dolore (dukkha) permetta al birmano di accettare tutto quanto gli è imposto dall’alto, affinché nella prossima rinascita possano raccogliere la pace, il frutto della passività non violenta.
Ed è incomprensibile come anche il nostro paese, sempre pronto a difendere i diritti umani, sia particolarmente presente in quelle terre ricche di petrolio, ignorando quelle che offrono solo miseria.
Credo che se affondassimo la nostra origine considerando universali la terra di nascita e le sue radici, se immaginassimo il reale luogo di nascita vicino e lontano nello stesso tempo, allora non avremo più sentimenti d’intolleranza e necessità di violare i diritti umani.


Marica Di Camillo
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Nell'immagine, il giallo arancio simboleggia la fede, il bianco la purezza ed il rosso il coraggio

venerdì 28 settembre 2007

Cultura generale...

Le scuole...
ci si lamenta sempre delle scuole, di ciò che insegnano (o non insegnano), dei programmi, degli insegnanti, della fatiscenza degli edifici e così via...
Ma forse il problema non è la scuola... ma LA SOCIETA'...
Vi chiederete il perché... mi auguro!
Il problema è la nostra società... una società in cui tra le domande di cultura generale di un generico test, magari di un concorso pubblico, si possono trovare domande tipo...
Di che squadra è "Tizio Caio"?
Come si può permettere che qualcuno attribuisca un punteggio a questa domanda?
Come si può consentire che ciò accada?
Eppure... accade!
E allora basta!
Basta lamentarsi delle scuole... basta lamentarsi della Pubblica Amministrazione... basta lamentarsi del Governo...
Il problema siamo noi italiani... che permettiamo che queste cose accadano!
Una società con questa "Cultura generale" è semplicemente una società senza cultura...

Alessandro Giovanni Paolo Rugolo

Matrix, il biodiesel e il prezzo del pane

Si chiama biodiesel perché lo si ottiene dalla lavorazione dei vegetali, ma se verrà scelto come benzina del futuro sarà la catastrofe ambientale del nostro pianeta.
Nel film Matrix, una sorta di entità cibernetica apostrofa l’essere umano interpretato da Keanu Reeves con questo illuminante discorso:
“Tutti i mammiferi di questo pianeta d'istinto sviluppano un naturale equilibrio con l'ambiente circostante, cosa che voi umani non fate. Vi insediate in una zona e vi moltiplicate, vi moltiplicate finché ogni risorsa naturale non si esaurisce. E l'unico modo in cui sapete sopravvivere è quello di spostarvi in un'altra zona ricca. C'è un altro organismo su questo pianeta che adotta lo stesso comportamento, e sai qual è? Il virus.
Gli esseri umani sono un'infezione estesa, un virus per questo pianeta”.
Se si esamina la storia, c’é da dire che, in molti casi è proprio così. La prima desertificazione prodotta dall’uomo si è avuta tra il Tigri e l’Eufrate, successivamente nella Palestina e nel Libano poi l’Egitto. Poi c’è stato il disboscamento dell’Italia da parte dei Romani, il disboscamento di gran parte dell’Europa nel medioevo e, più recentemente, degli USA e della foresta Amazzonica, a titolo di curiosità inoltre si possono citare casi emblematici come l’isola di Pasqua o di Lampedusa e cosi via, gli esempi certo non mancano.
Quello che non tutti sanno è che gran parte delle pianure dell’occidente di oggi, sono ormai dei deserti, prendiamo ad esempio la pianura Padana, se per una stagione o due, non si irrigassero i campi e non si utilizzassero fertilizzanti, come avviene adesso, la verde pianura si trasformerebbe in una sterile landa desolata. La causa di questa distruzione è dovuta allo sfruttamento intensivo del terreno, il quale ha irrimediabilmente esaurito lo strato vegetale del sottosuolo, trasformando così i campi in “sabbia” incapaci di trattenere l’acqua e nutrire le piante.
Il biodiesel sembra una cosa positiva, una cosa ecologica, pulita, ottenuto da fonti rinnovabili ma in realtà il rischio che corriamo è enorme. Rischiamo di trasformare un gran numero di campi coltivabili in campi di cultura intensiva per produrre carburante. Se a questa considerazione si somma anche il ritmo di richiesta di carburante da parte dell’India e della Cina e tra qualche anno anche della Corea, ci viene da chiedersi, quanti campi dovremo coltivare a colza o a mais per ottenere il carburante sufficiente? Quanti boschi dovremmo sacrificare? Con che ritmo dovremmo utilizzare quelle culture? Dove coltiveremo le derrate alimentari? Quanto tempo è sufficiente per esaurire lo strato vegetale presente nel sottostrato del terreno? 50, 100, 200 anni? Sono domande che giriamo agli esperti, noi non lo siamo, ma non occorre essere ingegnere chimico per capire che l’impatto su l’ecosistema potrebbe essere enorme (si stima di ricavare 1000 litri/ettaro, con un rendimento non superiore agli 8 Km/litro si ottiene: 8000 Km/ettaro cioè in media 2 ettari/anno di campo coltivabile pro capite per il solo uso domestico).
I primi sintomi di qualcosa che non va già si intravedono, la richiesta di biomasse in America Latina ha fatto raddoppiare in pochi anni il prezzo dei cereali, con conseguente innalzamento dei prezzi anche in Europa (e il pane diventa oro). Questa nuova domanda di cereali potrebbe innescare un processo di riorganizzazione delle coltivazioni su scala mondiale, dagli effetti imprevedibili, in altre parole in maniera subdola e silenziosa, si potrebbe instaurare un processo di desertificazione di gran parte delle zone fertili del pianeta. Il rischio che si corre è quello di scoprire che tra 80-90 anni, dopo una mutata condizione economica o tra qualche secolo dopo un cambiamento climatico, quei campi, destinati alla produzione di biodisel, così intensamente sfruttati e magari sottratti alle culture alimentari o boschive, si sono trasformati irrimediabilmente in deserto.
Probabilmente noi non saremo testimoni di questa eventuale catastrofe, ma questo non ci autorizza a voltarci dall’altra parte e far finta di niente. Io penso che ogni generazione che si affaccia sulla terra ha il dovere morale di consegnare il pianeta alle generazioni future meglio di come l’ha trovato e non peggio. Allora corre l’obbligo di chiedersi come possiamo risolvere il problema del carburante, prima che sia troppo tardi. E magari se mi è consentito; ma un 2.500 cc di cilindrata ci serve veramente? Non potremo farne a meno e in cambio ottenere un futuro sereno per i nostri nipoti?
Alessandro Ghinassi

mercoledì 26 settembre 2007

Miss Italia... telegiornale e anoressia...

Oggi, 26 settembre, il telegiornale della sera si è trasformato in una passerella...

Prima un bell'articolo con tanto di intervista contro l'anoressia, legato chiaramente alla notizia del momento... Miss Italia.
Sembra che infatti lei, la bellissima, sia troppo magra...
Ma qualche istante dopo si sono già dimenticati degli appelli contro l'anoressia e va in onda una bella sfilata di ragazze che penso fossero la metà della Miss Italia... ma ora è un tripudio, l'anoressia è dimenticata... a favore della sfilata!
Ecco il telegiornale... mancanza di serietà e semplice pubblicità!
Ma per fortuna non è sempre così, infatti ci sono anche le giornate che lascio spenta la Tv!
L'anoressia, come pure l'abulimia, sono malattie gravi.
Come si fa a partecipare a delle sfilate del genere? Eppure sono tutti li... i VIP...
Volete veramente fare qualcosa per risolvere il problema?
Cari VIP, smettetela di partecipare a queste sfilate se le ragazze sono anoressiche!
Disertate questi eventi... altrimenti è anche colpa vostra se le cose vanno così!
Alessandro Giovanni Paolo Rugolo

martedì 25 settembre 2007

Ancora... una volta!


Freddo!
Era una giornata fredda... nuvole gonfie di pioggia si avvicinavano sospinte da un leggero vento di tardo autunno...
Di tanto in tanto un pallido raggio di sole illuminava la piazza coi suoi mercatini!
Unica novità...
Il freddo non mi aveva impedito di uscire e così mi aggiravo, solitario tra le bancarelle, con indosso il senso di tristezza di una tipica giornata buia...
Sempre uguale...
Ogni giornata identica alla precedente...
Su quella bancarella non c’era niente di interessante, solo vecchiume e qualche falso, realizzato di recente nel magazzino d'un improbabile aspirante pittore... pensai.
Mentre osservavo i pezzi più antichi, per vedere se c’era qualcosa che valesse la pena acquistare, la mia attenzione fu attirata dalla presenza di un vecchio poco distante... aveva un carretto a mano... uno di quei carretti in legno che non si vedevano più da anni...
Doveva essere appena arrivato perchè non c'era nessuno attorno...
Ottimo! Pensai... Sono il primo cliente...
Chissà...
Una folata di tramontana mi congelò il viso... un brivido mi scosse la schiena...
Ancora qualche giorno e sarebbe stato inverno... un inverno freddo... sicuramente! Sempre uguale...
Qualche giorno ancora... Eppure non ricordavo che giorno fosse!
Lunedì... forse...
Sul carretto del vecchio c'erano oggetti di varia foggia, in equilibrio precario, l'uno sull'altro... alcuni in legno, altri in ottone... la maggior parte in pietra nera lucida...
I più bizzarri erano lavorati grezzamente per apparire simili a teschi, ognuno con due facce...
Non badai molto al resto... solo allora mi accorsi della presenza di una ragazza, dietro il banco...
Era seduta alla sinistra del vecchio venditore...
Un secondo carretto, su cui erano esposti degli oggetti di scarso valore, la nascondeva quasi totalmente alla mia vista...
Tutto in lei sapeva di antico... No, non antico... triste! Eppure non doveva avere più di vent'anni...
Mi ritrovai a fissarla intensamente, senza volerlo... mi colpì subito ma non saprei dire per quale ragione... doveva essere molto bella... un tempo, senza quel velo di tristezza...
Lunghi capelli neri le coprivano il viso cadendo lungo le spalle... le mani sorreggevano la testa nascondendole il viso...
Mi spostai di qualche passo, inconsciamente... desideravo vederla in faccia...
Poi un piccolo oggetto attirò la mia attenzione... aveva una forma strana... come ogni oggetto su quella bancarella aveva le fattezze d'un teschio, ma questo era particolare... mi ricordava qualcosa... un ricordo lontano!
In quell'istante la ragazza si alzò, mi guardò fisso negli occhi e senza una parola si voltò...
Non potei fare a meno di seguirla...
“Aspetta...” gridai... “Aspettami...”
La sua snella figura ondeggiava in direzione della parete di pietra... all'estremità della piazza.
Mi sentivo irresistibilmente attratto da lei...
Non so per quale motivo la seguii, ma lo feci...
Le gambe mi dolevano... “il freddo”, pensai!
Arrivato agli scalini in pietra mi resi conto che stringevo ancora in mano il piccolo teschio... era freddo... come le mie gambe, doloranti per il freddo!
Ora un ricordo lontano sembrava prender corpo... un'ombra... un fantasma del passato... si affacciava alla mente...
Ricordi...
Lei riapparve in quel momento... coi suoi capelli neri...
Questa volta non camminava... correva lungo il perimetro della piazza, si voltò verso di me...
Sembrava mi aspettasse... come se mi chiamasse per nome... Quale nome?
Il mio nome?
Ancora rumori... ma non c'era nessuno...
Nessuno!
Solo ombre che scendevano dall'alto... ombre... visi... ricordi...
Cercai istintivamente la ragazza dai capelli neri...
Lei si avvicinava... il suo viso emergeva da una nebbia indistinta...
Ancora voci... il vecchio del banchetto... il suo viso... “mio padre!” Urlai...
Urlavo... sentivo...
Freddo!


Era una giornata fredda... nuvole gonfie di pioggia si avvicinavano sospinte da un leggero vento di tardo autunno...
Di tanto in tanto un pallido raggio di sole illuminava la piazza... con i suoi mercatini!
Unica novità...
Il freddo non mi aveva impedito di uscire e così...


Alessandro Rugolo

lunedì 24 settembre 2007

Le tasse ingiuste...

Come sono sentite le tasse dagli italiani?
Ecco una domanda che tutti ci siamo posti tante volte... magari senza rendercene conto ma...
Come è sentita la tal tassa o la tal altra?
Io per esempio trovo assolutamente ingiusta l'ICI... imposta comunale sugli immobili... per non parlare poi del Canone RAI e del bollo auto!
Voi che ne pensate? Qual è la tassa più odiata dagli italiani?
Lasciate un commento se volete...
Alessandro Giovanni Paolo Rugolo

sabato 22 settembre 2007

L'ultima di Pierino...

A scuola, la maestra interroga...
"Allora ragazzi, mi sapete dire come arrivò la peste a Roma?
Chi mi sa rispondere?"
"Io, signora maestra..."
"Tu!?! Pierino?... Dimmi..."
...
"Con il ratto delle Sabine... signora maestra!"

Francesco Rugolo

venerdì 21 settembre 2007

SRIMAD BHAGAVATAM - Le armi antiche



La guerra accompagna il genere umano da sempre...
Le armi, col tempo si sono evolute, si pensa...
Guerra o "divertimenti del Signore"?
Cosa pensare di questi versi?

[Canto 1, cap. 7, ver. 12]
Suta Gosvami si rivolse ai rsi guidati da Saunaka:
Inizierò ora il sublime racconto dei divertimenti del signore, Sri Krsna, che sono legati alla nascita, alle imprese e alla liberazione dell'Imperatore Pariksit, saggio tra i re, e alla rinuncia al mondo da parte dei figli di Pandu.

Gli avvenimenti che seguono parlano della fine di una guerra, la battaglia di Kuruksetra, che vede il figlio di Dronacarya, Asvatthama il figlio di un Brahmana, commettere un crimine terribile, decapita infatti nel sonno i figli di Draupadi per donarne le teste al suo maestro. Arjuna giura di vendicare la morte dei figli della sua sposa e...

[Canto 1, cap. 7, ver. 17]
Arjuna [..] indossa quindi la sua armatura, si munisce di armi terribili, sale sul carro e parte all'inseguimento di Asvatthama...

Così inizia una lotta a due... Arjuna contro Asvatthama... quest'ultimo, sentendosi perduto gioca la sua ultima carta... decide di ricorrere all'arma ultima... il brahmastra...
Ma cosa é il brahmastra? E' l'arma più potente che esisteva ai tempi della battaglia di Kuruksetra.

[Canto 1, cap. 7, ver. 20]
Vedendo la sua vita in pericolo si purifica toccando l'acqua secondo il rito, e fissa la sua attenzione sul canto dei mantra che servono a lanciare i brahamstra, sebbene ignori come controllare queste armi.

Il brahmastra è un'arma che si controlla col canto dei mantra... è potentissima e direzionale... potente quanto e più di un'arma atomica... o almeno così si dice nelle spiegazioni...
Solo un brahmana è in grado di lanciare e richiamare l'arma, ma Asvatthama è un figlio di brahmana e non conosce tutto! in ogni caso Asvatthama lancia il brahmastra...

[Canto 1, cap. 7, ver. 21]
Una luce abbagliante si diffonde allora in tutte le direzioni, così ardente che Arjuna crede che la sua vita sia in pericolo e si rivolge al Signore, Sri Krsna.

Arjuna è confuso... non capisce cosa stia accadendo e allora si rivolge al Signore che...

[Canto 1, cap. 7, ver. 27]
Il Signore supremo disse: sappi che è opera del figlio di Drona. Egli ha pronunciato i mantra che servono a lanciare il brahmastra , ma ignora come controllare tale arma. Ha agito per disperazione, nella paura della morte imminente.

Un'arma controllata dai mantra... un'arma potentissima che provoca una luce abbagliante e intenso calore...

[Canto 1, cap. 7, ver. 28]
Soltanto un altro brahmastra potrà neutralizzare quest'arma. O Arjuna, tu che sei esperto nell'arte militare, vinci con la tua arma questa potente radiazione.

Allora Arjuna, sentite le parole del Signore lancia la sua arma per neutralizzare quella del suo nemico. Ma qual'è l'effetto di queste armi? Ce lo dice il cronista poco dopo...

[Canto 1, cap. 7, ver. 30]
Quando le radiazioni dei due brahmastra si fondono, un grande cerchio di fuoco, simile al disco solare, avvolge tutti gli astri del firmamento e gli spazi intersiderali.

Ma la sofferenza del mondo è troppa e così Arjuna ritrae i due brahmastra, il suo e quello del suo avversario... che viene catturato e condotto via legato come un animale...



Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO
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L'immagine è tratta da wikipedia, dove, se volete potete leggere tante notizie interessanti... in ogni caso vi consiglio di fare come me, leggete i testi... e poi allargate la ricerca con internet.

giovedì 20 settembre 2007

MONOLOGO 14.8.07

La morte sta alla vita come la pornografia sta all’amore.
Bastasse dire off.
Evitando le lacrime di quelli che restano.
Perdere lo struggente ricordo e il senso di abbandono.
Ma ricominciare a camminare e a vivere
Perché la morte non è mai esistita.
Anestesia del silenzio.
Bastasse dire on.
Ma la vita è solo miracolo.
Il piacere può essere ricercato o evitato.
Solo la vita c’è quando s’accende al giorno.
Col suo respiro affannoso.
Con la paura della notte.
Il nostro sguardo perduto nel labirinto
Giorni e città.
Non ho paura più.
La coscienza di padre e di uomo
è sopra la morte e il dolore
è seconda solo alla sorgente
meravigliosa che disseta la vita
e la fa splendere.
Quella mattina di sole e inverno.
Quando è bastato dire amore.
Chissà se ce ne ricordiamo più.
La libertà è nei tuoi occhi
Le mie mani piene di denaro
Non valgono un minuto
Davanti al mare.
A riposarci del troppo ridere
Del lungo e periglioso viaggio.
Mangio sapendo di farlo
Bevo il nettare del vino
Mi fumo un avana
Ricordando un posto
Remoto del cuore
Assaporando la speme
Del ritorno
Perché c’è sempre quel momento
In cui la strada curva
Tu guardi il cielo
E non è più lo stesso
Nubi umide hanno coperto il sole
Il vento ha infranto il vetro
E ci siamo rifugiati dentro un bar
A guardare la tempesta lasciare
Il posto di nuovo al sereno.
Così sarà alla fine.
Perché vivere è confondere
Il ricordo col sogno
Ma conoscere benissimo
Il proprio destino.
Che non è parlare
Ma pensare.

Giuseppe Marchi

mercoledì 19 settembre 2007

La filosofia del buongustaio...

E’ difficile immaginare con che gusto mi accingo a cucinare, con quale trepidazione mi avvicino ai fornelli della vecchia cucina a gas di mia nonna…
In mente ho il sapore intenso dei condimenti della carne, delle spezie, dei sughi preparati magistralmente e con tanto amore.
Ora tocca a me cimentarmi con pentole, mestoli, spezie e cibi, capaci se ben preparati, di rendere piacevole la più povera delle mense.
Con che piacere accendo il fornello sfregando lo zolfanello tra due mattonelle della parete della cucina, come ho visto fare tante volte da mia nonna. L’odore dello zolfo è preludio di sontuosi banchetti, è l’anticamera di speziate portate, è l’inizio di un’avventura sempre diversa nelle sue saporite vicende…
Mi danzano davanti agli occhi, stimolando l’appetito, gustosi antipasti di pesce composti da rossi gamberetti insaporiti con maionese, chiara e profumata, sormontata da tre foglie di prezzemolo fresco, artisticamente sistemate...
Mi accorgo di essere pronto a gustare queste delizie, poi mi fermo...
sento che manca qualcosa... Uno spruzzo di limone, come per incanto, riempie l’aria di profumo…
Guarnisco il piatto con sottili fette di cetriolo dalle rotondità perfette! Completamento visivo per il piacere dei sensi…
L’antipasto è pronto, ripongo il piatto sul ripiano in legno della cucina e torno ai fornelli.
Mucchietti ben distinti di verdure attendono, sul tagliere, di essere impiegati!
La pancetta affumicata, condita con pepe nero, attende anch’essa d'esser saltata in padella, felice di nuotare nell’olio bollente... appetitoso olio d’oliva.
Mi richiama alla realtà l’odore dell’olio caldo, vi immergo le verdure cotte a vapore, ancora ricche d’acqua, spinaci dalla foglia larga, fronzuta cicoria selvatica, colorate e saporite carote.
Sbatto due uova in un piatto, due pizzichi di sale e una spruzzata di peperoncino … movimenti ormai naturali per un buongustaio, visti fare tante volte e poi provati e riprovati nel tempo. Le verdure sono quasi pronte, l’acqua è evaporata, la pancetta è ben rosolata. Aggiungo le uova sbattute, il profumo si spande nell’aria, ricordi mi affiorano alla mente. Devo fare attenzione, è ora di spegnere il fornello, il calore della padella, dell’olio e delle verdure faranno il resto. Ora, a fuoco spento, aggiungo le scaglie di parmigiano.
Non ho ancora finito, ma già il profumo intenso e stuzzicante riempie l’aria circostante. Stendo su un piatto da portata delle foglie di lattuga e vi adagio sopra la torta di verdure, guarnisco i bordi con dei ravanelli tagliati a forma di bocciolo di rosa…
E’ giunto il momento di preparare il primo piatto. Immagino già il profumo invitante "dessa fregua cun cocciua" alla mia maniera. Verso in un tegame dell’olio d’oliva, vi taglio dentro il prezzemolo fresco, in abbondanza, e l’aglio quindi aggiungo i frutti di mare, cozze, vongole ed arselle sgusciate.
Attendo per qualche minuto che il profumo si diffonda nell’aria, che si confonda con gli odori forti della pancetta e dell’aglio, quindi aggiungo un pomodoro fresco finemente tagliato.
Ancora qualche minuto… Mescolo di tanto in tanto con un vecchio mestolo in legno trovato sul fondo del cassetto. Quante pietanze potrebbe raccontare, quanti sublimi sapori potrebbe ricordare se solo potesse parlare…
E’ giunto il momento di aggiungere sa fregua, mescolo velocemente e faccio in modo che rosoli leggermente, poi aggiungo il brodo, come quando si prepara il risotto. Assaggio … occorre ancora un pizzico di sale. Pochi minuti di cottura e il primo piatto sarà pronto!
Verso sa fregua cun cocciua in una terrina bassa, guarnita con due foglie di radicchio rosso e poi sopra il tutto poggio due cime di basilico fresco.
Dei crostini di pani arridau conditi con olio, sale e mattuzzu raccolto la mattina, attendono sulla tavola imbandita l’arrivo del buongustaio…

Alessandro Giovanni Paolo Rugolo
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Sa fregua è un tipo di pasta/minestra di grano duro tipica della Sardegna.
Sa fregua cun cocciua è la minestra con i frutti di mare.
Su mattuzzu è un tipo di insalata selvatica amara.
Su pani arridau è il pane abbrustolito.

martedì 18 settembre 2007

SRIMAD BHAGAVATAM - Quattro miliardi trecentoventi milioni di anni...

[Canto 1, cap. 6, verso 31]
Dopo quattro miliardi trecentoventi milioni di anni solari Brahma si svegliò di nuovo per creare secondo la volontà del Signore, e tutti i rsi, tra cui Marici, Angira e Atri, rinacquero dal corpo trascendentale del Signore, e con loro apparvi anche io.
Quattro miliardi trecentoventi milioni di anni solari... è strano pensare che questa cifra sia presente in un testo antico...
E' ancora più strano il fatto che l'Universo, scientificamente parlando, sia vecchio... molto vecchio... approssimativamente quattro miliardi e mezzo di anni solari...
Che coincidenza!
Se poi parlassimo del fatto che i testi sacri dicono che l'Universo si forma e muore ogni, pensate un po, quattro miliardi trecentoventi milioni di anni solari...
Beh, tutte strane coincidenze!
Ne sono convinto anche io... tutte strane coincidenze!
Alessandro Giovanni Paolo Rugolo

lunedì 17 settembre 2007

Beppe Grillo entra in politica...

Certo che siamo messi male in Italia!
Non certo perchè Beppe Grillo entra in politica, non è quello il problema...
Certo, qualcuno potrebbe dire "ma cosa ne capisce un comico di politica... occorrono professionisti!" e, forse, in uno stato serio, avrebbe ragione. Ma in Italia?
E' forse possibile fare peggio dei nostri politici?
Io non sono un politico, ma credo che sia difficile far peggio! per cui, Beppe Grillo, benvenuto... e se riesci a cambiare qualcosa, ironia o meno, meglio così!
Dicevo che c'è da preoccuparsi in Italia, in quanto il Presidente del Consiglio, invece di pensare ai problemi della nostra società si preoccupa di rispondere alle provocazioni di un comico...
E' come dire che la politica ha paura delle ombre...
Ma forse è proprio così... hanno paura...
Cosa accadrebbe se il popolo prendesse coscienza di ciò che accade in Italia... forse i politici rischiano di perdere lo scranno?
E si... forse è proprio ciò che temono!
E allora, dopo aver votato per tutte le correntie i partiti nella speranza che un cambiamento potesse veramente esserci... perchè non provare anche per Lui, il Beppe Nazionale?
Io ci penserò... e chissà... tanto, peggio di così!?!
Alessandro Giovanni Paolo Rugolo
P.S. Beppe, se hai bisogno di una mano a scrivere il tuo programma...
conta pure su di me... tanto, peggio delle cose che già scrivono... è difficile fare, pure impegnandosi!

domenica 16 settembre 2007

Quante cose vorresti fare nell'arco di una vita?

Hai mai provato a elencare le cose che ti piacerebbe fare?

Domanda facile, risposte banali... penso...
Eppure, pensandoci bene...
quante cose si possono fare nell'arco di una vita?

Se dovessi rivolgere a me stesso la domanda, mi troverei in imbarazzo!
Tanto per cominciare, direi le cose che mi piacerebbe fare...
Vorrei fare lo scrittore... da grande!
Chissà...

E poi?

Beh, le cose che mi piace fare, bene o male, le faccio già!
Vorrei viaggiare, ecco, si...
vorrei vedere il mondo con i miei occhi...

Ne ho trovate già due...
O solamente due, questione di punti di vista...
bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, insomma!

Due... pensavo di più!

Viaggiare e scrivere...
si, credo che mi piacerebbe...

Ma ancora devo crescere...
e così vado avanti a fare ciò che posso per cambiare il mondo...

Cambiare il mondo... e così siamo a tre!
Nient'altro?
Nessun'altra idea per il futuro?

Si potrebbe obiettare che "cambiare il mondo" potrebbe richiedere più di una vita...
Si, sono d'accordo, ma forse cambiare il mondo è più semplice di quanto si pensi...
Uno nasce e cambia il mondo dei suoi genitori,
dei nonni, dei fratelli...
Vive e istante dopo istante cambia il mondo di chi gli stà affianco...
poi magari, nell'era di internet, uno si mette a scrivere le sue riflessioni su di un blog e cambia il mondo di chi lo legge, magari a tremila chilometri di distanza...
E così, con un colpo solo ho realizzato tutti i miei desideri...
Ho scritto, ho viaggiato... e ho cambiato il mondo!

Ed ora che faccio?!?
Un bel viaggio nel passato... magari, con un bel libro di storia tra le mani!
Alessandro Giovanni Paolo Rugolo

Roma, città eterna...


Roma Capitale...
Affascinante nelle sue mille sfaccettature.


Ricca eppure povera...
Antica nella sua modernità...
Muoversi per le strade, lungo i suoi marciapiedi,
osservando attentamente il tuo prossimo.


Salire in metrò,
percorrere chilometri di buie, soffocanti, gallerie
per riemergere di fronte al Colosseo...
manifestazione maestosa dell’abilità umana!


Ma altre realtà ti assalgono,
colpiscono l’occhio e forse il cuore.


Uomini ricchi e poveri,
sani e malati... morenti,
realtà differenti... l’una affianco all’altra,

per questo ancora più evidenti.


Puoi trovare tutto a Roma...
città antica...
città eterna...

Alessandro Giovanni Paolo Rugolo

venerdì 14 settembre 2007

Waset

Così gli egizi chiamavano Tebe

La celebre capitale dei faraoni del Medio e del Nuovo Regno, nota in tutto il mondo con il nome greco “Tebe”, era una vera e propria metropoli, fervente di vita e attività.
Per ripercorrere i passi dei faraoni della XVIII e XIX dinastia, oggi, dobbiamo recarci a Luxor, dove sorge l’Opet meridionale del dio Amon.
Di Waset rimangono solo poche rovine, anche se in parte i resti dei templi di Karnak e di Luxor esprimono al meglio la grandezza dell’antica capitale egizia.
Waset si stendeva su un territorio molto vasto diviso in tre zone principali.
La prima rappresentava la città vera e propria in cui vivevano i faraoni e la popolazione e a cui era connessa un’area sacra situata in un sobborgo settentrionale, dedicata esclusivamente agli dei.
Durante la XII dinastia sorse un tempio dedicato al dio Amon, il primo nucleo del Tempio di Karnak.
L’Opet- meridionale del dio, l’Opet-resut, in cui Amon si recava a far visita alla sua sposa, (l’odierno Tempio di Karnak), sorse solamente nella XVIII Dinastia e rappresentava l’Harem del Sud.
Nella terza parte di Waset sulla riva sinistra del Nilo, oggi identificata con il termine di Tebe Ovest, sorgevano i templi funerari e le necropoli reali e private.
I cittadini di Waset conducevano la loro esistenza a stretto contatto con i morti, protetti dagli dei che avrebbero garantito la stessa quotidianità anche dopo la vita terrena.
Waset era stata scelta dagli dei per avere un destino glorioso.
Strategicamente sorta in uno dei punti nevralgici dell’Impero, era favorita nei rapporti commerciali con i paesi del Mediterraneo e dell’Africa, particolarmente con la Nubia, e poteva contare sulla vicinanza con le piste per le miniere dei deserti e verso le oasi.
Waset era lussureggiante, rigogliosa, sorgeva su una delle più ampie e fertili piane d’Egitto,
Il Nilo garantiva la fertilità del terreno, i raccolti erano abbondanti.
La montagna tebana che la cingeva e le valli desertiche costituivano la vita nell’aldilà grazie alla costruzione di necropoli reali e private.
Waset significava “scettro” e si scriveva con un geroglifico a forma del simbolo reale.
Chiamata dagli egizi “Città di Amon” fu ribattezzata dai greci “Diaspolis Magna” (“La grande città di Zeus” dio con cui Amon fu identificato).
Non è chiaro perché in epoca successiva fu chiamata Tebe.
Secondo un’ipotesi potrebbe derivare dal nome Apet o Opet con cui si indicava il dominio di Amon, a cui fu aggiunto l’articolo femminile “T” e per i copti fu “T-Apet” e per i Greci “Tebe”.
Un’altra ipotesi farebbe risalire la provenienza del nome dal sito di Medinet Habu (Tebe Ovest), Iat-tjamet, che abbreviato in Djeme per i greci sarebbe divenuto Tebe (Thebai).
La splendida Waset in cui vissero i più grandi faraoni dell’intera storia dell’Antico Egitto, inizialmente era un piccolo villaggio di pescatori.
Infatti, la prima capitale della terra del Nilo fu la città fondata da Menes: Menfi “La ben fatta e bella”.
Ma era nel destino di Waset diventare un giorno il centro del potere.
Capitale del quarto nomo dell’Alto Egitto, durante l’XI dinastia con il crollo di Menfi e il caos anarchico che ne seguì, al termine del Primo Periodo Intermedio alcuni principi tebani, tra i quali Antef e Mentuhotep, ripristinarono la monarchia, governando proprio da Tebe.
Quando gli Hyksos occuparono l’Egitto si insediarono in una nuova città situata nel Delta, eleggendola a capitale “Avaris” (oggi Tell el Daba).
Ta’o, Kamose e Ahmose, con altri eroici principi tebani, al termine del Secondo Periodo Intermedio liberarono l’Egitto dall’invasore e grazie a questa vittoria, Waset (città di provenienza dei principi) divenne la capitale dell’Egitto Imperiale.
Durante la XVIII dinastia la città visse un incredibile periodo di sfarzo e potenza.
Fu abbellita da meravigliosi monumenti, templi e palazzi reali di stupefacente bellezza, e celebrata con continue feste sontuose il cui eco risuonava per tutto l’Egitto.
Salito al trono, Akhenaton volle abbandonare la città a favore di una nuova capitale, Akhetaton costruita appositamente per adorarvi il dio Aton.
Con il sorgere della XIX dinastia il centro politico si spostò da Tebe verso nord, senza che ciò intaccasse la sacralità della città che rimase la capitale religiosa dell’impero.
Ramses II edificò una nuova capitale, Pi-Ramses che sorse nel Delta, sul sito di Avaris, tuttavia sia i faraoni della XIX dinastia sia quelli della XX continuarono a farsi seppellire nella necropoli tebana.
Tra la XXI e la XXII dinastia, durante l’epoca tanita, a Tebe fu riconosciuta la sua grandezza, grazie al tempio di Amon e all’influenza del clero che fu, con il sommo sacerdote, la controparte del potere faraonico nell’Alto Egitto.
Con l’avvento dei faraoni neri, durante la XXV dinastia, che dall’antica Kush avanzarono verso il nord, Tebe tornò ad essere la città gloriosa di un tempo, ma solo per il periodo del dominio nubiano.
Lo splendore dello “scettro d’Egitto” si offuscò completamente di fronte alle armate assire nel 663 a.C.
Waset, la patria di Amon era perduta per sempre.
Omero nell’Iliade ne ricorda la potenza:
”Tebe egizia, ove sono nelle case ricchezze infinite, Tebe che ha cento porte, e per ognuna duecento armati passano, con i carri e i cavalli”.

Sabrina Bologni

giovedì 13 settembre 2007

Palle di neve (Inverno)

Chiazze bianche sui tetti rossi
di tegole vecchie
ma ancora buone.

Chiazze di neve,
candida,
caduta già da qualche giorno
e non ancora sciolta
dai raggi di un sole pallido,
lontano,
quasi stanco della Vita,
che a lui deve tutto.

Bimbi contenti per strada
giocano a rincorrersi sulla neve soffice dei giardini,
gridano...
ridono...
si tirano palle di neve.

Chiazze di neve
sui loro giubbini puliti
neve soffice,
bianca, lucente.

E poi più niente.
Solo la notte un gatto miagola,
alla Luna.

Per la strada impronte profonde,
di stivali alti,
grandi,
piccole...
e intorno neve, bianca, candida...


Alessandro Giovanni Paolo Rugolo

Differenze 1989

L’uomo muore.
E’ un pezzo di biologia
imperfetta.
L’uomo vive.
E’ un volo d’anima
Sopra i pensieri.

Giuseppe Marchi
(già pubblicato su Differenze. Cultura Duemila Editrice 1992)

martedì 11 settembre 2007

SRIMAD BHAGAVATAM - Ravana, il Re ateo

Ancora una volta non posso che stupirmi di fronte a similitudini che non possono essere un caso. Questa volta sono stato attirato dal verso 22, parla di un Re ateo che fu sconfitto dall'Imperatore Rama. E la curiosità, che non è solo donna, mi ha portato a leggere tutte le spiegazioni al testo così... Ma ecco il verso!

[Canto 1, Cap. 3, verso 22]
Come diciottesimo avatara il Signore apparve nella forma dell'imperatore Rama. Per compiere alcune imprese in favore degli esseri celesti, Egli mostrò poteri sovrumani dominando l'Oceano Indiano e annientando Ravana, re ateo che viveva al di là di queste acque.

Chi era questo "re ateo"?
Nella spiegazione si parla di due demoni atei: Ravana e Hiranyakasipu che guadagnarono grandi successi materiali per mezzo di ricerche scientifiche. Ravana tentò di raggiungere i pianeti celesti usando mezzi materiali. Voleva costruire una scala altissima...
La torre di Babele? Non era altro che una scala... alla fine! Rama lo punì... e il racconto delle imprese è scritto nel testo Ramayana... che cercherò di leggere prossimamente!
Pare che Rama per sconfiggere il suo nemico che si trovava oltre l'oceano Indiano, fece costruire un poste di pietre che galleggiavano sulle onde.

Ma di che periodo si parla?
Se considero corretta la sequenza dei versi, ciò accadde tra il Diluvio (avvenuto mentre era vivo il decimo avatara) e l'avvento di Buddha (ventunesimo avatara)...

Curiosi?
Io si...
Alessandro Giovanni Paolo Rugolo

Le nostalgie della scuola

Inizia l’anno scolastico 2007-2008. Ogni famiglia si sta scontrando con l’acquisto dei libri di scuola. Ogni famiglia dovrà far fronte alla spesa che va dai 350 ai 600 euro di libri di testo per ogni figlio. Mio nipote frequenta la seconda liceo e tra i libri da comprare è incluso il romanzo “ I promessi sposi” di Alessandro Manzoni. Chi di voi come me non ha nella propria libreria questo libro? Tutti ne avranno una copia. Assurdo a dirsi, il mio non è consigliato o adatto al programma di studio, dice la sua insegnante di Lettere: casa editrice diversa, commenti e note diverse; approccio metodologico e didattico differente. Possibile che l’anima di Alessandro Manzoni si sia incarnata nel corpo dell’insegnate di mio nipote e voglia fare business sul romanzo? Tant’è vero che accanto a questo c’è il libro degli esercizi e della verifica di apprendimento. Che fine hanno fatto le lezioni autentiche! Certamente non vorrete far sentire i vostri figli discriminati per un testo di venti anni fa. Il testo di religione “Volto di Dio, volto dell’uomo” costa solo 15 euro che aggiunto agli altri libri di testo produce oltretutto un totale di 14 kg. di carta. Questo testo non è in uso né ancora in possesso della scuola e sicuramente l’anno scolastico prossimo cambierà, probabilmente solo per la copertina e la casa editrice o per qualche aggiustamento tipografico eseguito banalmente con la tecnica del “cut and paste” (taglia e cuci). Come è possibile che nell’era della società dell’informazione non si possa risparmiare almeno sulla carta? Il nostro governo, nel rispetto delle direttive del Ministero delle Riforme e le Innovazioni, finanzia progetti affinché ogni scuola, statale e privata, possegga un laboratorio informatico per esercitare l’alfabetizzazione informatica fin dalle scuole primarie. Basterebbe l’installazione di almeno un computer in ogni aula perché venissero usati dalla classe gli e-book (libri elettronici). Per le lingue anche gli audio-book. Basterebbe che l’istituzione scuola pagasse i diritti d’autore alle case editrici per esempio a numero di licenze, come si fa con il software. L’uso di una stampante di rete per ogni l’istituto, là dove necessaria la stampa, permetterebbe senza alcun dubbio di far risparmiare alle famiglie La fruizione gratuita di un portale scolastico connesso alla rete digitale civica locale o metropolitana permetterebbe agli allievi di accedere alla banca dati degli e-book e di lavorare e studiare da casa. Qualche anno fa a scuola, ci passavamo i testi da un anno all’altro tra compagni di scuola, fratelli, cugini e amici. Testi qualche volta sciupati dalla usura e dalle sottolineature confortanti, talvolta completamente nuovi perché mai aperti!

(da Antonello Venditti)
Ma le domande non hanno mai avuto una risposta chiara.
E la Divina Commedia, sempre più commedia
al punto che ancora oggi io non so se Dante era un uomo libero, un fallito o un servo di partito.
Ma Paolo e Francesca, quelli io me li ricordo bene perché,
ditemi, chi non si è mai innamorato di quella del primo banco,
la più carina, la più cretina, cretino tu, che rideva sempre
proprio quando il tuo amore aveva le stesse parole,
gli stessi respiri del libro che leggevi di nascosto sotto il banco…….
Marica Di Camillo

lunedì 10 settembre 2007

Erano giorni felici, quelli...

Erano giorni felici quelli...
i giorni della gioventù spensierata...
Ricordo, come fosse ieri, la casa di mia nonna Cenza... Vincenzina Schirru al Secolo... Dona Cenza per alcuni... tzia Cenza per tutti...
Mia nonna era una donna forte, temprata dalla vita... abitava a Gesico, piccolo paese in provincia di Cagliari, tra Mandas e Suelli.
D'estate io dormivo al primo piano, assieme ai miei fratellini e a lei... nonna Cenza.
La mattina ci svegliava il canto del gallo, verso le cinque, ma nonna era già in piedi da qualche ora... la trovavo in cucina, intenta ad incappare "pistoccheddus" o ad infornare dolci...
Quando mi sentiva arrivare lasciava tutto e mi preparava la colazione... non potrò mai dimenticare il sapore del latte di pecora, ricco di burro, che scaldava sul fornello... e lei li... girava di continuo per evitare che la panna che si formava si attaccasse al bollilatte in ferro smalto...
Ricordo il sapore delle ciambelle e del latte... come quello del pane "arridau", abbrustolito, sulla brace e il lardo fumante della sera prima...
Ricordo che giocavamo di fronte al camino "dessa coxina beccia", la cucina vecchia, a costruire piramidi con i tappi di bottiglia. Nel mentre, la carne arrostiva...
Erano altri tempi, quelli, tempi in cui bastava poco per divertirsi... niente TV, niente play station, niente videogames...
Io e i mie fratelli eravamo sempre sporchi... giocavamo in cortile, un grande cortile in selciato, tutto sconnesso dal peso del trattore... un po di fango ed ecco una diga... una casetta di paglia... un dinosauro sapientemente sagomato ed essiccato al sole... bastavano poche ghiande e qualche rametto per fare un gregge di pecore e la mollica del pane reimpastata permetteva di creare degli splendidi squali che poi coloravamo coi pennarelli... rigorosamente "Carioca".
E nonna era sempre li a controllarci discretamente... pronta, se necessario, ad intervenire...
In cortile c'erano due grosse piante, una di limoni ed una di arance. La pianta di limoni arrivava fino al tetto della casa padronale e per me fungeva da scala... mi arrampicavo sui rami intricati e spinosi ed entravo dalla la finestra della camera da letto, non senza qualche ferita, chiaramente... spesso le spine del limone mi bucavano la pelle ma non potevo certo andare a raccontare il mio piccolo segreto ai miei genitori...
Ci sono delle cose che ti porti appresso per tutta la vita... dei suoni, dei profumi, dei sapori o delle immagini... Immagini comiche, come quella volta che vidi mia nonna correre su e giù per il cortile, tirando colpi di bacinella a destra e a manca cercando di colpire una "medrona", un grosso ratto, che le aveva mangiato i pulcini appena nati... per la cronaca, l'ha presa alla fine!
Oppure quella volta che, mentre dava da mangiare ai maiali, il più grosso, una bestia di almeno cento chili, le si rivoltò contro e cercò di morderla... lei, senza perdersi d'animo gli assestò un pugno sul muso... e qualche giorno dopo ne fece salsicce...
E così il tempo passava...

Alessandro Giovanni Paolo Rugolo

domenica 9 settembre 2007

Essere Artista...

Cos'è un quadro se non un modo di fare poesia?
Cos'è un quadro se non poesia visiva e colore?
Cos'è un quadro se non il sentimento di un Uomo trasformato il parole per gli occhi e per il cuore?
Godere in silenzio l'immagine di un'opera... in penombra, al chiuso di una pinacoteca... o sotto un albero in campagna, mentre lui realizza l'opera...
Oppure, come noi, su internet... il network globale...
Godetevi queste Opere di Pasquale Ezzis...

e pensate...
che anche voi potreste essere dei poeti,
dovete solo trovare la vostra strada...
Alessandro Giovanni Paolo Rugolo

Attittidu

Epicedio (attitidu) che si cantava dai confratelli innanzi al cadavere in casa, prima di portarlo a
seppellire, ed ora in alcuni villagi si canta in chiesa a modo di esequie (Sexta torrada).
(Di autore antico)

Tristu die ch’ispettamus
Sos chi in su mundu bivimus,
A unu a unu morimus,
E niente bi pensamus!
(È triste il giorno che attende coloro che vivono nel mondo, ad uno ad uno moriamo, e non ci pensiamo!/non possiamo farci nulla!)

Cunsidera, o Cristianu
Custu mundu falsu, e leve,
Pro chi passat tot’in breve
Pius chi non su sonnu vanu,
Chi benzende su manzanu
Su bentu nos agatamus.
(Considera, o Cristiano, in questo mondo falso e leggero/inconsistente/vago, in cui vita,fatti e vicende accadono/si susseguono talmente in fretta, da essere paragonati alla sorpresa che potremmo avere, quando il vento del mattino, ci coglie alla sprovvista, risvegliandoci da un sonno vano)

Custu mundu est unu fiore
Chi si siccat per momentos,
Suggettu a totu sos bentos
De s’humidade, et calore,
Est unu fumu, e vapore,
Est caschidu chi alidamus.
(Questo mondo è un fiore che si secca solo per momenti, sottomesso/sottoposto/assoggettato a tutti i vento umidi, e caldi, è un fumo di vapore, è uno sbadiglio che alitiamo/respiriamo/emettiamo).

S’esemplu tenimus cughe (1)
De custu corpus defuntu,
Chi de su mund’est disgiuntu,
Feu, tristu, e senza lughe,
Solu sas manos a rughe
Li bidimus, et notamus!
(L’esempio lo teniamo qui, da questo corpo defunto separato dal mondo/dal mondo dei vivi, brutto, triste e senza luce, in cui vediamo e gli notiamo le mani messe a croce)

Bides cun ite reposu
Est corcadu in sa lettera?
Lassad’hat dogni chimera
De custu mundu ingannosu,
Sende ch’est tantu forzosu
Custu passu ch’ispettamus.
(Vedi con quale riposo/in che modo è sdraiato nel letto? Ha lasciato ogni illusione/fantasia di questo mondo bugiardo, poiché il passo che dobbiamo compiere richiede tanta sofferenza)

O morte tant’assortada
Ch’a dognunu faghes reu,
Finz’a su Fizu de Deu
T’attrivisti abbalanzada!
In te reposu no bi hada
Totu in d’una porta intramus.
(O morte tanto fortunata/favorita dalla sorte/che hai avuto sorte, a cui tutti rendi colpevoli/partecipi, ti azzardasti vittoriosa anche col Figlio di Dio! In te non c’è riposo anche se tutti dovremo passare per quella porta)

Segnore cruzzificadu,
O invittissimu marte!
Mirade ch’in s’istendarde
De sa rughe est allistadu,
Cussu frade fit soldadu
De s’abbidu chi portamus!
(Signore crocefisso, o INVITTISSIMU2 martire! Guardate/Osservate che nello stendardo/nel simbolo della croce è scritto/inserito in lista il nome di quel fratello che era soldato degli abiti che portiamo/della generazione a cui apparteniamo).

Maria, consoladora
De dogn’anima affliggida,
Cust’anima ch’est partida
De custu mundu in cust’hora,
Succurridela, Segnora,
Aggiudu bos dimandamus.
(Maria, consolatrice di ogni anima afflitta, soccorrete quest’ anima che è partita da questo mondo in quest’ora, Signora, chiediamo il Vostro aiuto)

Apostolicu Senadu,
Martires, et Cunfessores,
Virgines chi cum primores
In puresa hazis guardadu,
Si in calchi cosa hat faltadu
A bois l’incumandamus.
(Apostolico Senato, Martiri e Cardinali, Vergini che (proteggete/difendete /custodite/soccorrete) con (singolare/eccellente) purezza, se ha (sbagliato/peccato) in qualche azione, lo raccomandiamo a voi)

Animas de Purgatoriu,
Sas ch’istades pro partire
A sos chelos pro godire,
Dadeli calch’aggiutoriu,
Tale ch’in su Concistoriu
Totu juntos nos bidamus!
(Anime del Purgatorio, coloro che stanno per partire per godere il Regno dei Cieli, aiutatelo, in modo che una volta giunti nel Concistoro avremo la possibilità di rincontrarci!)

Dai s’intrada a s’essida,
Nara, ite nd’has leadu?
De custu ch’has tribuladu
In custa mortale vida,
Si s’amina est desvalida,
Trista de issa, a ue andamus!
(Dall’ingresso all’uscita/dall’inizio alla fine/dalla tua nascita alla tua morte), dimmi, cosa hai (guadagnato?/ottenuto?) Dopo tutto il tribolare durante questa mortale vita, se l’anima svanisce, senza di essa che fine faremo!)

Ue est sa galanteria,
Inue est cudda bellesa?
Ue cudda gentilesa
De sa prima pizzinnia?
Inue est sa valentia,
chi tantu nos pressiamus?
Dov’è la (nobiltà d’animo/cortesia/educazione), dov’è quella (bellezza?/magnificenza?/splendore?) dove quella (gentilezza/bontà d’animo) particolari dell’(infanzia?/prima giovinezza?) Dov’è (la prodezza/il valore/il coraggio) di cui tanto siamo fieri?)

Custu frade chi pianghimus
Heris biu, et hoe mortu!
Gasi demus esser totu,
E puru no lu cherimus,
Bene su colpu fuimus
A su fine non faltamus.
(Questo fratello che piangiamo ieri era vivo, ed oggi è morto! Anche noi saremo così, eppure non vorremmo esserlo, scansiamo bene il colpo ma alla fine anche noi sbagliamo)

In d’unu fossu profundu
Conca a unu murimentu,
Tenet hoe s’appusentu
Pienu de bermes a fundu,
Custa paga dat su mundu
Sos ch’in issu cunfidamus!
(Dentro un profondo fosso con la testa rivolta ad una lapide, sarai contenuto all’interno di una stanza col fondo gremito di vermi, questa è la ricompensa del mondo a coloro che in lui hanno fiducia!)
Timida morte ispantosa
Senz’intragnas de piedade,
Cun nisciunu has amistade,
Cun totu ses odiosa,
Mustradi, morte, piedosa,
Però non nos aggiustamus.
(Morte, temuta e spaventosa senza intenzioni di pietà, non hai amicizie, sei detestata da tutti, mostrati morte pietosa, anche se noi non potremmo (porvi rimedio/pareggiare/concordare/agguagliare)

Tristu die ch’ispettamus
Sos chi in su mundu bivimus.
(È triste il giorno che attende coloro che vivono nel mondo)
a cura di Salvatore Scanu

sabato 8 settembre 2007

Modi di dire...

Un tempo si diceva "I ragazzi della via Gluck"...
ma oggi si dice "I ragazzi della via Google!"

Francesco

SRIMAD BHAGAVATAM - Kapila

[Canto 1, Cap. 3, verso 10]
Il quinto avatara fu Kapila, il più elevato di tutti gli esseri realizzati. Egli espose ad Asuri Brahmana la conoscenza della metafisica e degli elementi della creazione, poichè nel corso del tempo questa conoscenza era andata perduta.

Se volessimo prendere per buono ciò che ci dice questo verso, si potrebbe dire che Kapila è colui che ha recuperato il sapere del passato.
Ma perchè la conoscenza andatò perduta?
Di che periodo si parla?
Chi era Kapila?
Queste cose non mi è dato saperle... e dal testo che ho non si evince niente di più!
Sembra però che apparve prima "dell'inondazione totale"... Questa avvenne durante la presenza del decimo avatara... ma vediamo cosa dice...

[Canto 1, Cap. 3, verso 15]
Quando soppraggiunse l'inondazionetotale dopo l'era di Caksusa Manu e il mondo intero fu completamente sommerso dalle acque, il Signore assunse la forma di un pesce e protesse Vaivasvata Manu facendolo salire su un vascello.

Se vogliamo dar credito a quando riportato in questo verso, vi fu una grande inondazione, non si parla di diluvio... potrebbe però essere un effetto dello stesso evento verificatosi in altre parti del mondo?
Nella spiegazione del versetto si parla comunque di diluvio, affermando che "si scatena sempre un diluvio alla fine di ogni Manu". In ogni caso vi è un sopravvissuto, Vaivasvata Manu, un altro Noè, Ziusudra (o Utmapistim), Xisuthrus, Deucalione... e chissà quanti altri!
Alessandro Giovanni Paolo Rugolo

venerdì 7 settembre 2007

Le Scarpe delle Donne

Belle, comode, utili, fantasiose e a volte... TROPPE!!!
Vi siete mai trovati, cari amici internauti, a vedere la scena di una donna che compra le scarpe!?!
Beh, a me è successo ieri per l’ennesima volta.
…ecco, …si va in giro, …solite commissioni del pomeriggio, …solito giro, magari un po’ più in là per cercare qualcosa di particolare o per vedere qualcosa di diverso, finché la donna non ha l’idea che rivoluziona il pomeriggio: “Mi servono un paio di scarpe!!” afferma con sicurezza, e con questa affermazione entra in crisi tutto il sistema nervoso dell’uomo, memore delle altre “ultime volte”.
E allora, si va al negozio delle scarpe, si gira tre o quattro volte per tutti gli scaffali, si provano uno, due, tre, quattro, cinque …. tante altre paia di scarpe e di altre scarpe, si analizza se vanno bene con quel pantalone o con quella gonna e poi si guarda anche un po’ al costo, perché non importa tanto il prezzo, ma quanto lo sconto che ci faranno alla cassa.
E dopo un paio d’ore, quando la chiusura del negozio è prossima, arriva la fretta di decidere e di scegliere...
…il colore giusto, la misura giusta, la scarpa giusta.
…quante decisioni da prendere!!!
Qualche volta ..devo ammetterlo, si finisce per non comprare nulla con la scusa .. “sta chiudendo, passiamo con più calma”.
Molte volte si comprano le scarpe dei sogni, con la promessa di non mandarle sullo scaffale come le altre decine, ma con la certezza (da parte dell’uomo) che anche queste verranno indossate per ben due volte, il momento della prova ed il giorno in cui la donna dirà “…ma hai visto queste scarpe!
Non c’è nulla che ci possa abbinare!
Mi sa che domani ne andiamo a comprare un altro paio.”
… e la storia ricomincia.
Paolo Cartillone

giovedì 6 settembre 2007

IL VOLO LIBERO 1985

E’ un dilemma come altri.
La nostra esistenza
è una pozza d’acqua gelata.
Quanti fiumi il vento ha valicato d’un passo
e quanti crocevia di scelte abbiamo affrontato
da soli.
La vita è una città senza sole,
dalle strade smisurate
che non puoi vedere mai l’orizzonte.
Eppure il gioco, questa pietà che sgorga labile
è sempre la stessa ogni sera.
Allora per non morire
mi inventerò un giorno infinito
uno di quegl’attimi
che gli artisti dipingono nel cielo
solamente.
uno di quei voli liberi
che traccia il tuo fiore
quando cade su me.
Marchi Giuseppe
(già pubblicata su Antologia Pometina Vol.II E. Pomezia-Notizie 1986)

Codice etico della strada

La guida su strada è una mission che deve necessariamente seguire un codice stradale.
Tale codice deve fornire anche una parte dedicata al buon senso, un codice etico per comprendere i comportamenti umani alla guida e ricomporre i propri.
Il mio codice etico è il seguente:
1. La tolleranza, per sperare in quella altrui, è la prima regola. Questo implica di non reagire ad un sorpasso solo per orgoglio della rivincita.
2. Viaggiare in compagnia accorcia virtualmente i tempi di percorrenza e contiene i costi di trasporto oltre a ridurre l’inquinamento climatico.
3. Scambiarsi informazioni sulle condizioni di traffico coltivando la maglia della rete degli automobilisti che condividono gli stessi itinerari.
4. Evitare la supponenza.
Spero in contributi a tal proposito.
Dopotutto siamo tuttologi.
Marica Di Camillo

mercoledì 5 settembre 2007

SRIMAD BHAGAVATAM

Nella letteratura vedica, lo SRIMAD BHAGAVATAM (o BHAGAVATA PURANA) rappresenta il Sapere per eccellenza!
Ho letto la prima parte del "Primo canto" in una versione tradotta dal sanscrito e commentata da Bhaktivedanta Swami Prabhupada.

Ciò che cerco, come al solito è qualche resto di antiche conoscenze... valutate voi se ciò che ho trovato è interessante o meno. Come al solito, vi invito a leggere i libri che indico, potrei aver sbagliato o capito male... e se avete qualche minuto, lasciate un commento...


[Canto 1, cap. 1, verso 10]
In questa età di ferro, età di kali, o dotto saggio, gli uomini vivono solo pochi anni, sono sempre irascibili, pigri, disorientati, sfortunati e soprattutto continuamente turbati.

[Canto 1, cap. 1, verso 21]
Sapendo che l'età di Kali è già iniziata, ci riuniamo in questo luogo santo per il compimento di un lungo sacrificio, destinato all'ascolto del messaggio trascendentale di Dio.

In sanscrito janah significa "uomini", in sardo janas sono le "fate"... ma alcune antiche costruzioni scavate nella roccia sono chiamate "domus de janas" cioè case delle fate... potrebbe significare "case degli uomini"... e avrebbe maggior senso!
In questo testo si parla di "età di ferro", e vengono citate le precedenti età: età d'oro (satya-yuga), età d'argento (treta-yuga), età di rame (dvapara-yuga). L'età di ferro, l'attuale, è la peggiore. Ogni età aveva le sue caratteristiche: l'età d'oro era caratterizzata dall'uomo che vive 100.000 anni, l'età d'argento vedeva gli uomini vivere fino a 10.000 anni. 1.000 anni vivevano nell'era di rame e solo 100 nell'attuale era di ferro!
Questo non è l'unico testo sacro antico che parla di età (d'oro, d'argento, di rame e di ferro), ve ne sono altri che affermano la stessa cosa...

Secondo gli Anales de Cuauhtitlàn, nella quarta età della Terra "molte persone affogarono ed altre si gettarono nei boschi e si convertirono in scimmie"... tratto da una nota al "Popol Vuh - Le antiche storie del Quiché"...
e siamo quasi agli antipodi...
Leggere per credere!


Alessandro Giovanni Paolo Rugolo

sabato 1 settembre 2007

Sa domu ‘e su Para

Percorrendo la nuova strada Gesico-Villamar, a circa cinque chilometri da Gesico, ma in territorio di Guamaggiore, nascosta nella valle del Rio Salliu, “s’Arriu Sabiu”, si trova una vecchia costruzione ormai diroccata e che va via via scomparendo sepolta da pietre e terra. Per chi conosce la zona non é difficile arrivarci, infatti sulla sinistra, all’altezza de “is contrasa de Leunessi”, si trova una strada campestre che fiancheggia s’Arriu Sabiu e che dopo circa un chilometro permette di raggiungere “sa domu ‘e su Para”. Alcuni anziani ricordano ancora quella piccola costruzione che di tanto in tanto veniva utilizzata come riparo, ma ora non restano che poche rovine a testimonianza della sua esistenza. Lungo la strada il paesaggio desolato ci porta a pensare a chi, cinquanta e più anni fa, pernottava presso “is domus de Peppi Pai”, anche di queste non restano che vecchi ruderi visibili alla nostra sinistra. In quei tempi i bambini di cinque o sei anni venivano portati in campagna e lasciati a custodire il gregge, e questi piccoli uomini avevano paura, specialmente la notte, ma allora così era la vita. Per raggiungere le rovine bisogna camminare lungo il sentiero per circa venti minuti, tra cespugli di “tramatzu” e di “moddizzi”, ammirando splendidi pennacchi di “cruccuri” per giungere “assa domu ‘e su Para”.

Alla sinistra, poco sotto Bruncu Murcioni, possiamo vedere Nuraxi ‘e Accasa”, ma noi ci fermiamo prima, quando vediamo le prime tracce di pietra lavorata.
Di fronte a noi si apre un foro circolare di circa tre metri di diametro e profondo circa un metro e cinquanta. Si tratta dei resti di una costruzione in pietra lavorata, di forma circolare, che presenta un ingresso sul lato Ovest. Il pavimento é stato rimosso e si può notare che la costruzione é poggiata su una fila di pietre non lavorate. Su di queste si trovano tre file di pietre lavorate.
Le mura sono spesse circa ottanta centimetri e, ad un esame sommario, sembra che siano costituite da due file di pietre lavorate a T, la fila esterna presenta la faccia convessa lavorata mentre la fila interna presenta la faccia concava. Tra le due file si trovano delle pietre di dimensione ridotta legate con fango e terra.
Per poter essere certi del metodo costruttivo e quindi risalire allo stile architettonico e cercare di datare la costruzione bisognerebbe intraprendere degli scavi in tutta la zona. Pietre lavorate si possono notare un po’ ovunque, dentro e fuori la costruzione.
A circa dieci metri di distanza si trovano i resti di una seconda costruzione di diversa fattura. Le mura sono costituite da pietre di dimensioni inferiori, rispetto alla prima, e non lavorate, legate tra loro con terra. Di questa seconda costruzione resta solo una parte a forma di cupola. Dalla forma si potrebbe pensare si trattasse di un forno o di una cisterna, ma , come già detto, solo degli scavi accurati potrebbero portare alla luce elementi determinanti e chiarificatori.
La leggenda popolare racconta che queste costruzioni erano abitate da un frate che viveva nella zona ma non si conoscono altri particolari.
Al di là delle rovine de “sa domu ‘e su Para”, che già di per se possono offrire una valida motivazione ad affrontare il viaggio per Gesico e le sue campagne, la zona presenta delle sue caratteristiche peculiari per le quali vale la pena dedicarvi una giornata.
Si può raggiungere a piedi o a cavallo, facendo bene attenzione a non recar fastidio alle greggi e chiedendo l’autorizzazione ad attraversare i terreni ai legittimi proprietari al fine di evitare danneggiamenti.
Nel periodo piovoso si può assaggiare l’acqua salata de “s’arriu Sabiu”, negli altri periodi dell’anno il ruscello é asciutto. Questo ruscello dall’acqua salata, in passato , si credeva fosse ciò che restava di un antico mare e qualcuno racconta di aver visto degli anelli in ferro infissi nella roccia che dovevano essere utilizzati come attracchi per le imbarcazioni. Nessuno mi ha saputo indicare l’ubicazione di questi anelli, probabilmente perché non sono mai esistiti.
Sembra improbabile credere alla storia del mare come a quella degli anelli di ferro,é più facile ipotizzare un deposito di sale a monte della sorgente.
Tutta la zona é ricoperta di cespugli di moddizzi, (Lentisco) di questi in passato venivano raccolte le bacche utilizzate per la produzione de “s’ollu e stinci”, usato al posto dell’olio d’oliva; si trova anche qualche cespuglio di tramatzu (Tamerice?) i cui rami venivano tenuti nei pollai per allontanare le pulci delle galline.
Rientrando possiamo immaginare la vita di quel piccolo pastorello che cinquanta e più anni fa si aggirava intimorito per queste campagne, possiamo quasi vederlo mentre raccoglie le bacche da un cespuglio di “arruabi” per placare la fame e la sete.
Potete farlo anche voi se volete, i cespugli di “arruabi” ci sono ancora ed in settembre le bacche sono mature e saporite.
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A distanza di anni, sono tornato sul posto e ho notato che i soliti vandali hanno contribuito alla distruzione di quel poco che restava... alla ricerca, forse, di un tesoro nascosto... Peccato!
Chissà che l'Uomo non cominci a capire quale valore hanno queste opere dell'antichità... prima di distruggere tutto, compreso se stesso!

Alessandro Giovanni Paolo Rugolo

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