domenica 31 gennaio 2010

Due errori di politica sociale che hanno contribuito alla crescita del fenomeno dei "Bamboccioni"

I bamboccioni...
quegli strani esseri di cui non si fa altro che parlare ultimamente...
Uomini (e donne, per par conditio) che vivono alle spalle dei genitori... fanno finta di studiare all'Università e si fanno invece mantenere!
Ma questo fenomeno sociale dei nostri giorni da dove viene?
A mio parere due sono stati gli errori di politica sociale compiuti nel nostro paese nell'ultimo decennio...
1. l'abolizione del servizio di leva obbligatorio;
2. l'innalzamento dell'età di istruzione obbligatoria.
Mi spiego meglio: per farla breve il servizio di leva era obbligatorio per tutti i ragazzi che, in buona salute, raggiungevano la maggiore età (e non si trovavano in determinate situazioni scolastiche che gli consentivano di rimandare il servizio di leva al termine degli studi!).
Nonostante saranno in tanti a ricordare il periodo di leva come tempo speso inutilmente, bisogna però riconoscere che svolgeva una funzione sociale molto importante ora scomparsa: quella di allontanare i ragazzi da casa e permettergli di capire cosa realmente significhi vivere fuori casa, lontano dai genitori, premessa essenziale per creare degli uomini.
In questo senso l'abolizione del servizio di leva ha contribuito indubbiamente alla creazione dei bamboccioni.
L'altro errore di politica sociale, sempre a mio parere, é stato l'innalzamento dell'età della scuola dell'obbligo. Ritengo infatti assolutamente inutile tenere a scaldare i banchi di scuola studenti che non hanno alcuna intenzione di studiare! Che dire poi del fenomeno inflazionistico dei titoli di studio?
Un tempo chi non aveva voglia di studiare si doveva trovare un lavoro se voleva vivere, anche perché nessun giudice si sarebbe mai sognato di dar ragione ad un figlio che senza contribuire alla vita economica di famiglia, pretendeva di essere mantenuto dai genitori.

Tutto ciò influisce in maniera pesante su una società, quella italiana, già appesantita da altri problemi...

Ma ora, dicono, i tempi sono cambiati!
Io mi chiedo... in meglio o in peggio?

Voi che ne pensate?

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

venerdì 29 gennaio 2010

Arrivano gli incentivi... e anche quest'anno aiutiamo la FIAT!

In Italia siamo in crisi... ma la crisi non é per tutti!
Se infatti si ha un certo numero di dipendenti, come la FIAT, é facile essere aiutati dallo Stato!
Basta esercitare bene l'arma del "ricatto"!
Come?
Qualcuno minaccia la chiusura degli stabilimenti e...
Come ogni anno gli aiuti dello Stato diretti a evitare il licenziamento, il blocco della produzione... saltano fuori come per miracolo!

Ma é poi vero? Gli aiuti di Stato servono a qualcosa?

Purtroppo é esattamente il contrario, come al solito gli aiuti sono solo una copertura per consentire alla FIAT di farsi i fatti propri!

E' bastato minacciare di chiudere a Termini Imerese per provocare un crollo in borsa e subito dopo ecco le rassicurazioni dello Stato... anche quest'anno lo Stato paga per non chiudere!

Così pian piano la FIAT sta spostando i suoi investimenti e stabilimenti all'estero, e il tutto a spese dello Stato italiano... cioè di chi paga le tasse.

Ma quando finirà questo ladrocinio?

Non c'é proprio limite alla indecenza...

Piuttosto... qualcuno diceva che non c'era crisi... mi sbaglio io o ci hanno semplicemente preso per i fondelli?

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

sabato 23 gennaio 2010

Luce sia... e luce fù!

Iovis Pater, padre che giovi...
Iupiter,
Lucetius, che giovi portando la luce...
Diespiter, padre del giorno e della luce,
Diovis, che giovi portando il giorno...

Dio,
che sei nell'alto dei cieli...
che doni luce e vita,
creatore dei cieli e della terra...

Padre Sole!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

Origine del nome degli Dei: Giove, Diovis e Vediovis

(Aulo Gellio, Notti Attiche, V,12)
Ci dice Gellio di aver trovato scritto nelle preghiere antiche i nomi di alcuni dei romani chiamati Diovis e Vediovis.
Secondo Gellio gli antichi Latini facevano derivare il nome "Giove" (Iovis) dal verbo "giovare" (Iuvare), al quale veniva aggiunto il termine "Padre" (Pater o Piter), da cui si giunse alla forma completa "Iovispater" ovvero "Padre che giova".
Tale forma fu poi abbreviata in "Iupiter".
Giove veniva anche chiamato "Diovis" e "Lucetius" perché "aiuta con il giorno e la luce".
E' chiaro dunque che "Diovis" era il nome attribuito alla divinità che aveva il potere di giovare.
Vediovis invece era la divinità che aveva il potere di nuocere, in quanto la parola é composta da "Diovis" e dalla particella "ve" usata in senso privativo o negativo.

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

giovedì 21 gennaio 2010

Misteri di Calabria

Storia, miti, leggende e fonti letterarie per raccontare una terra antica e affascinante

Con la scoperta di alcuni megaliti vicino una località chiamata Nardodipace, possiamo iniziare il nostro viaggio per affrontare una questione mai molto approfondita, i primi abitatori della Calabria.
Vi ricordo che con questo nome in tempi molto antichi però si indicava la penisola salentina, terra dei Messapi, alcuni gruppi dei quali, chiamati Calabri, si spostarono nella regione, assumendo il nome di Calabria in maniera definitiva in epoca bizantina, dopo essere stata, nella sua estremità meridionale, chiamtaa Italia.

Gli Italioti o gli Itali, non furono i soli abitanti del luogo, perché in diversi periodi, momenti, questa terra fu invasa dai Siculi, dai Morgeti, dai Tirreni, Oschi, Opici, Iapigi, Enotri, Caoni, Bruzi, Ausoni, Aurunci, e altri..
I megaliti, potrebbero ricollegarci proprio alla civiltà degli Aurunci?
Chi erano?
Un antico popolo iperboreo che, secondo alcuni studiosi, forse invase la Britannia portando con sé il culto stellare di Stonehenge (Beinstein, Pietra del Signore), e che si sarebbe stanziato, in epoche preistoriche, in diverse località del mediterraneo.
A Nardodipace come a Malta avrebbe lasciato la sua impronta megalitica…

Dietro il mito locale del culto della Pietra del Signore, come anche in quello più fiabesco della chioccia dai pulcini d’oro, dei sacrifici umani, in particolare di neonati, e di tesori custoditi da demoni terioformi, si nasconderebbe l’occulta origine architettonica di strutture sepolcrali o di culto che potevano rappresentare delle mistiche soglie verso dimensioni ignote.

Tali strutture granitiche dette “a porta”, costituite da due pilastri sormontati da un’architrave, che molto ricordano i dolmen eretti dai Celti, cioè le mura megalitiche della civiltà micenea o dell’omerica Troia ( e forse di Templi di altre civiltà note), sono una chiara testimonianza di una cultura che aveva conoscenze avanzate nella lavorazione della pietra e degli incastri litici.

Cos’è la Pietra del Signore?

E’ una pietra che pesa circa 200 tonnellate ed i pilastri rocciosi sono alti circa 6 metri.
Una presenza che ben rappresenta quelle popolazioni che oltre cinquemila anni fa, si insediarono in un’area che va da Nardodipace a Stilo, da Serra San Bruno alla Ferdinandea, in una zona chiamata Piana di ciano. (questa parte si può rivedere, magari indicando in generale questa zona solo come Piana di Ciano).

Le domande sono tante, che si sia trattato di mura di cinta per proteggere una comunità o forse di edifici di culto, il mistero della loro presenza non si altera e rimane vivo. Tutte le ipotesi e le suggestioni che si mescolano agli interrogativi vengono inseriti nell’immaginario collettivo, nei miti, nei racconti fiabeschi. Dietro la cultura solare legata all’antica scienza della stirpe auruncica, oppure ausonica, che ha lasciato delle tracce megalitiche, si celebrerebbero forse i segreti più remoti della cività degli antichi Sumeri. (Shumer da Schem-ur, il popolo dello Schem, la pietra celeste).

Chi erano questi uomini?

Questa stirpe iperborea, apparsa sulla terra in epoca neolitica, era la depositaria della gnosi sapienziale e della sacra scienza che dalla Mesopotamia giunse fino al sud Italia.
Tant’è vero che l’anagramma dello stesso nome di Calabria, Air Balak, significa appunto Asia Superiore, ovvero Stirpe Iperborea.

Chi erano gli Aurunci e gli Ausoni?

Si definivano figli del sole, e che avrebbero invaso la Bretannia con il loro culto, attraversarono anche il filone mitologico di Brettium, e che coniugarono il loro sangue con la dinastia di Enea ed Ascanio che si vantava di essere stata generata dal lampo e dal tuono, come il figlio mostruoso di Vulcano, Broteo.

I Brezi o i Bruzi

Questi, costituivano una popolazione che si stabilì intorno al IV sec. a. C. nella zona più meridionale della penisola, arroccandosi sulle montagne, in quanto le coste erano occupate dalle colonie megalo-elleniche. Combatterono contro Alessandro d’Epiro e successivamente contro Agatocle di Siracusa, riuscendo così ad ottenere l’indipendenza.
Il loro centro più importante sembra fosse Numestro, l’attuale Nicastro. Appartenevano alle genti lucane; i greci li chiamavano brittici, mentre i latini li dileggiavano con il termine di bruttii, o bruttates. Ma la voce Brezia o Brittia deriverebbe dal celtico Bret, foresta, o meglio dal caldeo brot, resina, ovvero ancora dal siriano brut, pasta resinosa. Ma anche la voce Calabria potrebbe derivare dall’ebraico caleb, che significa resina, in quanto il suo suolo era ricoperto da fittissime foreste di piante resinose. E calabri vennero definiti gli appartenenti ad uno dei due gruppi in cui si divideva il popolo dei Messapi, di origine greca.

Secondo un’ipotesi tanto affascinante quanto però non supportata da prove scientifiche, i culti post-diluviani, da alcuni definiti venusiani, dei popoli aramaici, discendenti di Noè e di Aschenez, sarebbero stati comuni sia ai greci della Megalo Ellade che ai Celti. Per cui la mistica della venus Genetrix, la madre di Enea, e della regia stirpe Beinstein, avrebbe avuto una sua continuazione proprio nel meridione d’Italia nei normanni e nei Veblinghen, attraverso la genealogia dei principi bizantini Puoti, discendenti di Davide ed aventi per stemma araldico proprio il suo leone.

Le testimonianze megalitiche post-diluviane sarebbero per lo più una sorta di drammatizzazione planimetrica di costellazioni in cui è simbolicamente dischiusa la soglia del mito. Queste architetture celano una conoscenza indubbiamente superiore per l’epoca neolitica, quale quella che solo una stirpe eletta poteva custodire sulla terra.

Quella gnosi fu racchiusa nel sigillo della sacra Scienza, dapprima dai Sumeri, in seguito da quanti vennero ad ereditare la custodia dei culti misterici e della luce della civiltà, dagli antichi egizi ai greci, dai Celti ai Romani, e così via di seguito. Le pietre giganti, lavorate da mani umane, riporterebbero così alla dinastia trascendente dei Veiblinghen, e le Pietre del Signore altro non sarebbero che una manifestazione del culto divino e della stirpe reale.

Il termine Veib, con cui era indicata anche l’antica Vibo, rinominata poi Monteleone, richiama anche il mito del Monte di Venere, di quella Venus Genetrix, fattrice della stirpe divina dei regnanti, implicitamente stigmatizzata dalla chioccia dalle uova d’oro di Teodolinda di Bisanzio. La mitologia classica ci narra di Ausonio, figlio di Ulisse e di Calipso, (la ninfa dai bei ricci), che sarebbe stato il capostipite di una tribù meridionale degli Umbri, gli Ausoni, che per un certo periodo avrebbero dato il loro nome all’intera penisola, detta pertanto Ausonia, ed ancora al mare che bagna la costa calabra. Nell’età del ferro abitavano il Sannio, ed i latini li definivano Osci, cioè operosi mentre i greci li chiamavano Opici e li ritenevano Osci che si erano riuniti ai Sanniti, anche se in origine doveva trattarsi di gente di lingua indoeuropea, affine agli Ausoni, algi Etruschi, ai Latini ed ai Siculi.

Per Aristotele Oschi o Opici, Aurunci ed Ausoni erano la medesima popolazione. La voce Opici o Opigia, deriva dal greco Ops, terra, che per i Romani era la divinità consorte del dio Saturno. Le altre etimologie si riferiscono ad Ofs, che invece significa serpente, e ci rammenta i culti ofidiani descritti nella Bibbia ed ancora presenti nel centro-Italia ( esempio Cucullo), mentre nell’etimo, penke, riconduce alla pece, la pasta resinosa più volte citata.

Gli Aurunci sarebbero emigrati in parte nel Lazio, in parte in Campania, dove vengono ricordati dall’etimo della città di Sessa Aurunca. Nel V sec. a. C., dal Gargano discesero i lapigi provenienti dall’Illiria e dall’Epiro, ed in Calabria si confusero con i Messapi di origine ellenica.

Gli itali o Italioti, invece appartenevano ad un unico ceppo, che secondo Aristotele, traeva la sua etimologia dal nome del re degli Enotri, Italo, il quale civilizzò il suo popolo, fornendogli ordini e leggi, facendolo uscire dal selvaggio mondo dei boschi incolti, ed istruendolo nell’arte dell’agricoltura. Pertanto viene considerato il primo re dell’Italia di allora.

Secondo Antioco Siracusano, però, la parola Italia apparve per la prima volta in un trattato di pace con i Tarantini. Il nome deriverebbe da Vitelia o Vitola, per via di un episodio, relativa ad una delle dodici fatiche di Ercole. L’eroe vi avrebbe smarrito uno dei vitelli degli armenti di Gerione, in greco anche chiamato Italos, che, come sostiene Varrone nel “de Re Rustica”, vuol dire toro.

Ercole, poi, nell’idioma egizio, corrisponde a Con, il nome stesso di quella misteriosa popolazione, i Caoni, della quale sarebbe potuto essere identificato come un progenitore. Per altri invece, l’eroe eponimo sarebbe potuto essere Caone, figlio di Priamo ed Ecuba, nonché fratello dell’indovino Eleno, il quale avrebbe generato quelle genti provenienti dall’Epiro nord-occidentale, e precisamente da quella regione che da loro era detta Caonia,. I greci li definivano Xaones ed i latini Chaones, ma il loro nome deriverebbe da Kon, valente, robusto, da Kannen o da Kama, valore, potere.

Molto più complicato e contorto il loro legame con i lucani (Lu-Caoni) e con gli Enotri. I quali ultimi discendevano dal figlio di Cillene e di Licaone (Li-Caone), il re d’Arcadia, Enotrio, che era venuto ad occupare l’estremità della penisola. Inizialmente si stabilirono nella fascia che unisce il Golfo di Squillace a quello di S.Eufemia. L’etimologia greca riconduce al vino, quella ebraica alla pece.

Per altri autori, l’etimo Italia è da considerare una derivazione dal fenicio Itar, pece, per via della ricchezza delle foreste che ricoprivano le cime del pollino, della Sila, delle Serre e dell’Aspromonte e che fornivano ai Romani la resina per calata fare le navi della loro flotta.

Gli Itali occuparono in un primo tempo solo una piccola parte della regione. I Romani estesero il territorio della cosiddetta Italia sino a comprenderla per intero. Nel III a.C. racchiudeva tutta la parte peninsulare dell’Arno sino allo Stretto di Messina, e nel 42 a. C. arrivò a designare tutta la penisola di qua delle Alpi.

I Morgeti, origini.

Appartenevano ad un’antica popolazione che, dapprima coabitò con i Siculi nella parte meridionale del Bruzio, e che poi trasmigrò in Sicilia, lasciando nella provincia più meridionale il toponimo di San Giorgio Morgeto. I Siculi di stirpe indoeuropea, si erano stabiliti in Lucania ed in Calabria nel II millennio a. C.
Avendo invaso le terre degli Oschi e degli Aurunci, ne vennero scacciati, sospinti verso il mare e costretti all’attraversamento dello Stretto, procurando il nome all’isola dirimpettaia.

I Siculi erano considerati Tirreni ed in un una delle favole di Igino, come nelle Metamorfosi di Ovidio, si racconta di uno scherzo perpetrato da alcuni marinai Tirreni a Bacco ubriaco ed appisolato sulle rive del mare calabro. La furia del dio deriso li costrinse a buttarsi in acqua, perché sulla spiaggia si erano radunate le feroci belve del suo seguito. Il mar Tirreno trarrebbe tale definizione da questo episodio. Ma per i Greci, sostanzialmente, i Tirreni corrispondevano agli Etruschi ed erano molto presumibilmente dei Pelasgi provenienti dalla Lidia, l’antica regione dell’Asia minore.

Dionigi d’Alicarnasso racconta che gruppi di Arcadi guidati da Enotrio e da Paucenzio, sarebbero approdati sulle rive dello Ionio, già prima della guerra di Troia. Altre possibili origini degli Enotri riporterebbero alla Tessaglia, o all’Argolide, all’Etipia o, più in generale, all’Africa, oppure al popolo dei Sabini. Ferecide difatti era del parere che gli Enotri fossero di origine pelasgica, la cui etimologia riconduce a Phaleg, dispersione, cioè erranti, o emigrati.

I pelasgi, del resto, vengono ritenuti certamente i primi ed i più antichi abitanti della Calabria. In quanto sarebbero approdati sul nostro litorale subito dopo il diluvio di Deucalione, ben tre secoli avanti la distruzione di troia. Venivano dall’oriente, dalle zone centrali dell’Asia o dai golfi arabico e persico per alcuni, per altri nella direzione opposta, per altri ancora discendevano da settentrione, la regione iperborea, ma c’è chi propende ad accomunarli ai Celti o agli Sciti, che parlavano una lingua derivata dal sanscrito. Il loro capostipite, la mitologia classica lo identifica in Pelasgo, re d’Arcadia, il quale generò il Licaone, fondatore di Licosura, che sarebbe stata la prima città del mondo. Licaone, tra i suoi numerosi figli avrebbe avuto anche Megisto e Callisto, la più grande e la più bella, connesse con il tema mitologico di Artemide Brauronia, divinità degli orsi, essendo state trasferite entrambe queste denominazioni alle costellazioni dell’Orsa Maggiore e Minore.

Artemide Brauronia veniva venerata sotto l’aspetto di Orsa, quale progenitrice degli Arcadi, i quali pretendevano di discendere da un accoppiamento della vergine con lo stesso Giove. Ovidio narra comunque di come il sommo Dio si fosse invaghito della bellezza di Callisto, identificabile con la stessa Artemide, e di come lei fosse piuttosto ritrosa alle sue profferte d’amore. Per ingannarla, l’astuta divinità dell’Olimpo, lei si sarebbe avvicinato sotto le spoglie femminili della dea, la quale era adusa a dedicarle carezze piuttosto approfondite. Ma la vera virago, poiché impersona la natura incontaminata, vergine per antonomasia, proprio a causa di questa imprudenza e del relativo contagio sessuale, la allontanò dal suo seguito.

Nel bosco Callisto partorì Arcade, e quindi Giunone, per gelosia, trasformò la puerpera in Orsa. Arcade, maggiorenne la cacciò, ma nel momento di sopprimerne le forme bestiali, venne tramutato nella costellazione di Boote. Giunone fece in modo che la rivale non venisse mai accolta da Oceano e Teti. E difatti l’Orsa Maggiore, che si trova in posizione polare, non conosce tramonti, come conferma Omero nell’Odissea: “… e l’Orsa, che detta è pure il carro, e là si gira, guardando in Orione, e sola nel liquido Oceàn sdegna lavarsi”.
Il mito, anche in questo caso, adombra il distacco che sarebbe avvenuto in tempi, di cui si è persa memoria, tra la regione iperborea e l’area mediterranea.

Fabio Storino

mercoledì 20 gennaio 2010

Nuova iscrizione di Lemnos, isola greca dell’Egeo nord orientale

La Scuola Archeologica Italiana di Atene (attiva fin dal 1926), nel corso degli scavi dell’Eforia al teatro di Efestia, come ebbe a dichiarare il suo direttore, il prof. Emanuele Greco, nel Notiziario, Anno V, n° 2, ottobre 2006 – marzo 2007 «annuncia la recente scoperta di una “compagna” della stele di Kaminia».

Nell’abstract, ad essa dedicato dal prof. Carlo de Simone1, si rileva come: «la nuova iscrizione tirsenica di Efestia si presenta incisa frontalmente sullo zoccolo rettangolare rialzato […] sostenente direttamente l’oggetto/anathema oggi perduto, zoccolo misurante cm. 50 di lunghezza e cm. 13,05 di altezza».

Il de Simone aggiunge che l’iscrizione, realizzata bustrophedon, è disposta su due linee, essendo le lettere in numero di 26. Particolare che molto desta la curiosità di profani come noi, si rileva da quanto segue:

«Una caratteristica di questa realizzazione epigrafica consiste nel fatto che la prima riga testuale è propriamente, dal punto di vista della intenzione comunicativa, la seconda: il testo va letto indubbiamente bustrophedon partendo dal basso, appunto dalla seconda riga».

La stessa isola (sulla quale, lo ricordiamo, trovasi lo straordinario toponimo di Sardes (1) posto ad indicare propriamente un esistente villaggio) aveva restituito nel 1886, la ormai famosa stele di Kaminia, trovata inserita nel muro della chiesa di Sant’Alessandro. La stele rappresentava incisa la testa di un “guerriero” con in mano una lancia e due iscrizioni: la prima eseguita attorno alla testa del personaggio e la seconda lungo un margine della stele. Da una libera resa della stessa seconda iscrizione, si nota due volte, la menzione di un personaggio che viene chiamato Karales (2).

I numeri (1) Sardes ≡ Sardegna e (2) Karales ≡ attuale capoluogo della Sardegna, sono provocatoriamente posti ad indicare un possibile percorso di ricerca.

1 A. Archontidou, C. de Simone, E. Greco -2009- Gli scavi di Efestia e la nuova iscrizione “tirsenica”, in Scuola Archeologica Italiana di Atene, Tripodes 11, Estratto.


Mikkelj Tzoroddu


martedì 19 gennaio 2010

Quann stè trist...

Quann stè trist na pinzànn sul a te...
nè a li cristia(é)n,
ma pienz a quidd
ca na tènin da mangiè.
Si tu stè cuntent, na pinzann a te sul...
manc a li cumpagn tu
ma pienz a quidd
ca na sàpn ce cos ete la cuntentezz.
Ci si puvriedd e ci stè meggh
ma pienz ca stone cristia(è)nca ston a mòrn

tradotta da
Rosa Cassese

Als je verdrietig bent ...

Wanneer je verdrietig bent niet aan te denken om jezelf ...
of om uw mensen,
maar denk van al die
niet te eten.

Als je gelukkig bent, niet denken over jezelf ...
of je vrienden
maar denk van die
weet niet wat geluk is.

Als je arm of rijk,
niet denken over wie beter is
maar denkt dat er mensen sterven ...

tradotta da
Nadia Conti

Ando ses arraiolau

Ando ses arraiolau non pesces a tive ibbia
mancu a sos tuos
ma pescia a tottu ussos
i non tenene itte mandihare...

si ses alligru non pesces a tive ibbia
o a sos ammihos tuos
ma pescia a ussos
i s'allegria non bi lìana mai onnotta...


si ses benistante o miseru
non pesces a ie ista mengius
ma pescia i ba gente morinde de gana..

tradotta da
Luca Lapia

ja tu esi skumjs, par sevi nedoma

ja tu esi skumjs, par sevi nedoma
vai saviem tuvakajiem,
bet doma vienatne, tie neprasa est.
ja tu priecigs esi,
nedoma par sevi...
vai par saviem draugiem
bet doma par kadu,
kurs nezina laimi.
ja tu nabags vai bagats esi,
doma par cilvekiem, kuriem labak klajas,
bet doma, ka ir cilveki, kuri mirst.

grazie a
Luca Monaco

Gdy jesteś smutny...

Gdy jesteś smutny, nie myśl o sobie...
ani o znajomych,
ale pomyśl o tych, którzy nie mają co jeść.
Gdy jesteś radosny,
nie myśl o sobie
lub o twoich przyjaciołach
ale pomyśl o tych,
którzy nie znają szczęścia.
Gdy jesteś bogaty lub biedny
pomyśl o ludziach, którzy mają lepiej
ale pomyśl również, że są ludzie, którzy umierają.

grazie a
Luca Monaco

Quannu sì tristi

Quannu sì tristi non pinzari a tia...
e mancu a la genti to,
ma penza a chiddi
ca nun hannu zoccu manciari.

Siddu sì filici, non pinzari a tia...
e mancu a l'amici toi
ma penza a chiddi
ca nun sannu zocch'è la filicità.

Siddu sì minnicu o riccu
nun pinzari a cu' sta chiu' megghiu
ma penza ca c'è genti ca sta murennu...

tradotta da
Tanto Per Campà

Si stai triste…..

Si stai triste, nun penzà a te
Nun penzà a chi te sta attorno,
Ma pienze a chi
nun tene che magnà.

Si stai triste nun penzà a te
nè ‘e cumpagne comme a te,
Ma penza ‘a gente
che nun conosce ‘a felicità.

Se si ricco o puveriello
Nun penzà a chi sta meglio
pienze, invece a chi sta murenno

tradotta da
Roberto Boccalatte

Wenn Du traurig bist ...

Wenn Du traurig bist, an dich selbst nicht denken...
oder Deinen Menschen,
aber denk mal allen, die nicht zu essen haben.
Wenn du froh bist,
an dich selbst nicht denken...
oder Deinen Freunde
aber denk mal jenen,
die das Glück nicht wissen.
Wenn Du arm oder reich bist,
denk mal an den Menschen, die besser stehen,
aber denk mal, dass es Menschen gibt, die sterben.

tradotta da
Luca MONACO

Quan estiguis trist ...

Quan estàs trist no pensar a tu ...
o per al seu poble,
però crec de tots els
que no tenen per menjar.

Si ets feliç, no pensar en tu ...
o als teus amics
però pensar en els
que no saben el que és la felicitat.

Si vostè és pobre o ric,
no pensar en que és millor
però pensa que hi ha persones que moren ...

traduzione di
Giovannina Pietraroia

Quando você estiver triste ...

Quando você estiver triste para não pensar em você ...
ou para o seu povo,
mas acho que de todos aqueles
que não têm para comer.

Se você estiver feliz, não para pensar a si mesmo ...
ou a seus amigos
mas acho que dessas
que não sabem o que é felicidade.

Se você é pobre ou rico,
Não pense que é melhor
mas pensa que há pessoas morrendo ...

traduzione di
Giovannina Pietraroia

Cuando estas triste.....

Cuando estes triste no pienses en ti mismo...
ni en tu gente,
piensa en todos aquellos
que no tienen que comer.

Si eres feliz, no pienses en ti mismo...
ni en tus amigos
piensa solo en aquellos
que no saben que es la felicidad.

Si eres pobre o rico,
no pienses en quien està mejor
piensa solo que hay gente que està muriendo..."

tradotta da
Giovannina PIETRAROIA

Quand tu es triste...

Quand tu es triste ne pense pas à toi-même...
ni à tes gens,
mais pense à tous ceux
qui n'ont pas à manger.

Si tu es heureux, ne pense pas à toi-même...
ni à tes amis
mais pense à ceux
qui ne savent pas ce qu'est le bonheur.

Si tu es pauvre ou riche,
ne pense pas à qui vit mieux que toi,
mais pense qu'il y a des gens qui sont en train de mourir...

traduzione di
Ennio Salomoni

domenica 17 gennaio 2010

Aulo Gellio... insegnamento di vita

Aulo Gellio (Notti Attiche, XVI, 1) ci riporta un detto da lui stesso definito "pieno di verità" e io faccio lo stesso, semplicemente usando una tecnologia che lui non conosceva, riporto nel mio zibaldone elettronico quel detto antico, scritto dal filosofo Musonio e prima di lui con diverse parole da Marco Catone.

"Se tu fai con fatica qualcosa di nobile, la fatica se ne va, ma ciò che é nobile rimane. Se tu fai con piacere qualcosa di vergognoso, il piacere se ne va, la vergogna rimane".

Credo valga sempre la pena, di fronte ad una frase di questo genere, fermarsi un attimo, riflettere... e poi iniziare ad agire secondo la regola indicata!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

sabato 16 gennaio 2010

Italia... cassa integrazione e assistenzialismo.

Questo breve post non vuol essere un esame particolareggiato della nostra situazione in materia di cassa integrazione e assistenzialismo ma solo una mia sensazione o considerazione generale che, in quanto tale, potrebbe anche risultare sbagliata.
Considerate dunque ciò che dico come una semplice opinione non supportata, al momento, da prove o fatti.

Penso che uno Stato serio dovrebbe garantire a tutti i cittadini un lavoro con cui poter vivere in modo dignitoso... cosa che peraltro prevede la nostra Costituzione.
Penso che tutti i lavori onesti siano dignitosi
Ritengo che sia compito di ogni cittadino il cercare un lavoro al fine di contribuire al sostentamento della propria famiglia e più in generale allo sviluppo della società...
Sono convinto che l'assistenzialismo spinto dello Stato sia un danno in quanto toglie ai cittadini la voglia di lavorare, se ciò dura troppo a lungo!

Detto ciò, quando i nostri politici capiranno che ciò che occorre all'Italia é l'esempio (nel lavoro come in tutte le cose) e loro devono essere i primi irreprensibili sotto tutti i punti di vista... quando capiranno che le loro discussioni inutili sulla necessità o meno delle riforme (tanto nessuno capisce più cosa intendano con riforme!)... quando la smetteranno di litigare in Parlamento, di corrompere ed essere corrotti, di agire per i propri interessi in vece che per quelli della società, quando insomma cominceranno nell'amministrazione della cosa pubblica a comportarsi correttamente e come si diceva un tempo... "come il buon padre di famiglia", bene, allora e solo allora la loro italia sarà anche la mia Italia!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

Italia... da dove si deve ricominciare?

Inghilterra, fine del 1600: Giacomo II decide di cambiare la rotta politica a favore del papato di Roma.

Come influenzare i propri funzionari?

Tramite le istituzioni scolastiche ed universitarie... meditate gente, meditate!

Se si vuol cambiare lo si fa dalle scuole!

E allora cosa aspettiamo in Italia, che lo Stato non esista più? Mi pare sia ormai sotto gli occhi di tutti il decadimento etico e morale della nostra società eppure, cosa si sta facendo ai piani alti per rimediare?

Assolutamente niente!

Rimbocchiamoci le maniche ed iniziamo a lavorare tutti e seriamente per cercare di salvare l'Italia e non per distruggerla definitivamente...

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

Il male...

Il male non ci abbronza lentamente
come al pallido sole primaverile...

ma ci brucia irrimediabilmente...
fin nel profondo dell'anima!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

venerdì 15 gennaio 2010

Una simpatica critica alla Tv...

Cercherò di essere gentile e di esprimermi nel modo più civile possibile, nonostante la voglia quasi irrefrenabile di usare gli stessi metodi e lo stesso linguaggio di quei poveri i...i (nove lettere!) che non fanno altro che litigare, urlare, sbraitare senza arte né grazia protetti da quel diabolico dispositivo catodico (un tempo!) che non trasmette altro (quasi!) che s...a (dieci lettere!).
Spero che possiate capire cosa intendo!
Spero inoltre che condividiate la mia opinione e il modo educato e simpatico di mandare tutti a... "girar per paesi sconosciuti ai più ma non a tutti!"

Cari amici, cordiali saluti...
e ricordate, la Tv é di tutti... ma non per tutti!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

Lo Stato e i giochi a premi...

Che cosa pensare di un Paese in cui lo Stato consente a tutti, anzi, spinge tutti a credere nell'illusoria fortuna di un gratta e vinci o di un concorso a premi?

Ecco uno dei grossi problemi del nostro Stato: per poter incassare soldi facili dalle scommesse, gratta e vinci, giochi a premi di vario genere vengono pubblicizzati ogni giorno, ogni minuto, su ogni tipo di media!

Chi conosce come funzionano questi giochi sa bene che l'unico che ci guadagna é il banco, nel nostro caso lo Stato e le società che gestiscono i giochi... ma é poi vero che lo stato ci guadagna?

Io credo di no! I giochi di questo genere purtroppo hanno il brutto vizio di diventare come una droga, chi gioca lo farà sempre e spenderà sempre di più!

Ma non é tutto, dal punto di vista morale ed etico, il gioco é deleterio perché spinge la gente verso l'illusione che si possa diventare ricchi senza il sudore della propria fronte!

Il mio Stato ideale, chiaramente non l'Italia, proibisce questi giochi e incita i propri cittadini al lavoro e non alle vane speranze!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

lunedì 11 gennaio 2010

Sull'origine del termine "Italia"

Tempo addietro ho letto da qualche parte (e, come mi accade sempre più spesso, non ricordo dove!) che l'Italia prese il nome da un personaggio famoso di nome Italo che regnò in antichità...
Ma giusto ieri ho letto un brano di Aulo Gellio in cui l'autore riporta una diversa origine del nome.
Aulo Gellio ci dice che le sue informazioni sono tratte dalle "Storie" dello storico Timeo e dalle "Antichità Umane" di Marco Varrone. Questi due autori affermarono che il paese d'Italia trasse il suo nome dal fatto che in antichità il territorio d'Italia era ricco di mandrie di buoi che in greco arcaico si chiamavano "italoi"...

Chi può dire se sia vero?!?

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

domenica 10 gennaio 2010

La vita che vogliamo...

La vita é un viaggio al buio...

giorno dopo giorno ti costruisci la strada che vuoi!



E' chiaro, di tanto in tanto si presentano dei bivi e degli ostacoli,

ma forza e ragione ti aiutano a superarli...

ed andare avanti verso la vita che vuoi costruirti!

E con un po di fortuna...


Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

Aulo Gellio... curiosità su Platone

Aulo Gellio é veramente una fonte inestimabile di curiosità linguistiche ma non solo, aneddoti su personaggi famosi e storici sono veramente frequenti...
Proprio ieri mi sono imbattuto in un pezzo in cui parla di Platone, ma lascio il posto alle sue parole:

"E' stato tramandato che il filosofo Platone, pur avendo un patrimonio familiare assai modesto, acquistò tre libri dal filosofo pitagorico Filolao..."

Ecco dunque ancora i pitagorici alla base di tutto! Ma andiamo avanti...

Pare che tale notizia fosse riportata da Timone che scrisse un libro dal titolo "Sillos" nel quale accusa Platone di avere composto il Timeo, sua opera più importante, grazie al trattato pitagorico acquistato, Gellio riporta la frase di Timone:

"Tu pur Platone, istruir ti volesti:
con molti soldi un piccolo libro comprasti,
col l'aiuto del quale Timeo scrivesti"

Ho letto il Timeo diverse volte ed ancora lo farò in futuro... alcune parti sono veramente poco chiare e sapendo come agiva e insegnava Pitagora, non mi riesce difficile credere che alcune parti siano scritte secondo la regola pitagorica, dicendo una cosa per un'altra!

Grazie Gellio, per la guida!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

venerdì 8 gennaio 2010

Il fantasma della libreria... (VII)

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Il fantasma della libreria...

Il fantasma della libreria (II)
Il fantasma della libreria (III)

Il fantasma della libreria (IV)

Il fantasma della libreria (V)

Il fantasma della libreria (VI)

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Un simbolo che non é facile descrivere... se però vai nel mio studio, nel primo cassetto della scrivania, c'é un'agenda, portala qui...

"Vado subito nonno...
Ecco... é questa?"

Si, piccola mia, proprio questa...
Ecco, questo era il simbolo presente sul libro... l'ho disegnato il giorno dopo, a mente fresca!
Strano vero?!?
Anche per me... non avevo mai visto niente di simile prima!

Ed ancora oggi non ho idea di cosa possa significare...

Osservavo questo simbolo quando, per la seconda volta, un fruscio proveniente dall'angolo più lontano, proprio dallo scaffale dal quale avevo preso il libro, richiamò nuovamente la mia attenzione...

Questa volta ero sicuro, qualcosa di scuro si era mosso nei pressi dello scaffale... solo un'ombra indistinta che si muoveva nella penombra, ma c'era qualcosa...

"Nonno... era il fantasma... non hai avuto paura?"

Si piccola mia...
Ma nonostante tutto mi alzai e andai a vedere... volevo capire!
Raggiunsi lo scaffale e mi guardai intorno... niente, nessun rumore, nessun movimento...
poi, di colpo, alla mie spalle sentii un rumore distinto, qualcuno aveva chiuso il libro!

Mi voltai di scatto...

"Chi era nonno... chi era?!?"

Mi sembrò di vedere un'ombra che si dissolveva nell'aria... mi avvicinai alla scrivania e così mi accorsi che il libro non c'era più...

Restai paralizzato per non so quanto tempo... secondi... minuti?
Non capivo cosa stesse accadendo... poi il rumore di una chiave che gira nella serratura mi riportò alla realtà!

La porta si apriva e il mio amico Mario mi fissava con sospetto da sopra i suoi occhiali... fino a che non mi ebbe riconosciuto...
Gli spiegai cosa era accaduto, gli dissi che ero restato chiuso dentro per errore e cominciai a raccontargli del libro... e dei rumori e dell'ombra...
Lui mi guardò con stupore... mi disse di non preoccuparmi, mi avrebbe accompagnato lui a casa... in quanto al libro, disse di non avere alcun libro del genere e che, forse, la paura mi aveva giocato un brutto scherzo!

Forse aveva ragione lui...

Ora, a distanza di tanto tempo, mi ricordo ancora tutto come fosse ieri... ma credo proprio che lui avesse ragione, la paura mia aveva giocato un brutto scherzo...
Mi resta solo...

"Ciao a tutti, sono tornato... che buon profumino... cosa c'é per cena?"

"Papà... papà..."

"Ciao caro, non ti aspettavamo così presto... siediti vicino al camino, papà stà raccontando una storia di fantasmi... io ti preparo qualcosa da mangiare..."

"Bene... ma, cosa é questo disegno?
Assomiglia ad uno stemma che ho visto qualche giorno fa in un antico testo di magia... in biblioteca ne abbiamo trovato una copia proprio qualche giorno fà...
Chi l'ha fatto?"

Nella stanza si fece silenzio... nessuno osava dire ciò che pensava...

"Nonno... nonno, stai bene?
Sei diventato bianco come un fantasma..."


Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

giovedì 7 gennaio 2010

L'insegnamento Pitagorico... secondo Aulo Gellio

Aulo Gellio,
letterato latino del II° secolo d.C., ci ha lasciato un'immensa opera scritta nelle notti invernali passate in Attica (regione della Grecia). L'opera, dal titolo "Notti Attiche", é una raccolta di pensieri e appunti presi dall'autore durante le sue letture e poi sommariamente riordinati e pubblicati.
L'opera é veramente curiosa e tra le tante curiosità ho trovato anche qualcosa su Pitagora.
Aulo Gellio ci spiega quale fu il metodo e l'ordine dell'insegnamento seguito da Pitagora, ci dice infatti che gli adolescenti che chiedevano di essere istruiti venivano studiati nella fisionomia (da ciò il nome di ephysiognomònei) per cercare di intuirne il carattere e la natura.
Una volta esaminato e ritenuto idoneo veniva accolto nella scuola dove avrebbe seguito le lezioni ascoltando in silenzio, silenzio che doveva durare almeno due anni! In questa fase lo studente si chiamava akoustikòi, cioè uditore. Una volta appresa la scienza del tacere e dell'ascoltare, la più difficile, divenivano mathematikòi, matematici, in quanto dovevano studiare e riflettere sulla matematica. In questo periodo potevano fare domande, prendere appunti ed esprimere le loro opinioni.
Infine, una volta raggiunta la necessaria preparazione scientifica, potevano accedere allo studio delle opere della natura e dell'origine del mondo, e venivano chiamati physikòi, cioè fisici.

Pensate amici... a premessa della conoscenza veniva posta la capacità di ascoltare e tacere!

Saggezza degli antichi...

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

mercoledì 6 gennaio 2010

Il fantasma della libreria (VI)

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Il fantasma della libreria...

Il fantasma della libreria (II)
Il fantasma della libreria (III)

Il fantasma della libreria (IV)

Il fantasma della libreria (V)

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"Nonno... nonno... ora che abbiamo finito di cenare continui la storia?"

"Ma si, papà, continua pure... resto anche io con voi... ma mi raccomando, ricordati che la notte arrivano gli incubi, se vengono stuzzicati troppo!"

Bene, se questo é ciò che vogliono le donne della mia vita, così sarà!

Mettetevi comode e ascoltate...

Dunque vediamo... avevo appena capito che avrei dovuto passare la notte chiuso dentro la vecchia libreria, in compagnia dei miei compagni preferiti, i libri...
Molti di questi li conoscevo già, ma adesso ero di fronte ad un libro sconosciuto che nascondeva chissà quali segreti...

Mi sistemai comodo, per quanto possibile, e ripresi in mano il libro che avevo iniziato ad osservare qualche minuto prima.
Ora, avendo un po più luce, mi resi conto che il libro doveva essere molto più antico di quanto avevo pensato inizialmente... la carta era particolare, di quella che si usava nel medioevo nei monasteri per copiare i testi antichi. Forse avevo tra le mani un testo veramente speciale che nessuno leggeva da secoli!
Che strana sensazione... paura ed eccitazione allo stesso tempo... un miscuglio esplosivo!

Era scritto in una lingua che era un misto di italiano e latino, ma di tanto in tanto vi erano frasi in greco e, credo, in ebraico, ma non ero sicuro...

Sfogliandolo velocemente mi resi conto che vi erano delle figure di parti anatomiche umane ed animali, ma anche di erbe e piante a completamento del testo... poteva trattarsi di un testo di magia, di qualche alchimista perduto nel passato!

Che scoperta fantastica... certo, avrei dovuto spendere molto tempo per leggerlo tutto e capirlo, ma poteva trattarsi di una vera e propria scoperta...

Ero tutto intento nell'osservazione di questi particolari quando fui richiamato alla realtà da un leggero fruscio...

Sembrava il rumore di passi strascicati... leggeri sul pavimento in legno della libreria... trattenni il fiato e tesi l'orecchio...

Niente, il rumore non c'era più!

Dovevo essermi sbagliato...

Ripresi l'osservazione del testo... questa volta in maniera sistematica...


"Sistematica? Cosa significa sistematica, nonno?"


Sistematica vuol dire con ordine, seguendo l'ordine giusto... in pratica iniziai ad osservare il libro dalla prima pagina, leggendo e guardando tutto ciò che potevo vedere con quella poca luce...

Bene... subito dopo la copertina, assolutamente anonima, vi era una pagina bianca con alcuni segni, tra cui il numero '97...
al centro della pagina vi era un simbolo che doveva essere quello dell'editore o dell'autore!

Era un simbolo molto complesso...

(Segue: Il fantasma della libreria... (VII)

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

martedì 5 gennaio 2010

Alessandro o Il falso profeta

Luciano di Samosata, nato a Samosata in Siria nel 120 d.C., é autore di opere importanti ed interessanti... lo conosco da diversi anni, e ogni volta mi riserba piacevoli sorprese!
Scrittore satirico e acuto filosofo, si fece conoscere e ricordare per aver scritto opere in cui metteva a nudo la creduloneria del tempo nei confronti delle religioni e della magia.
Tra queste vi é l'Alessandro!

Luciano si diverte a descrivere i trucchi e gli imbrogli posti in essere da Alessandro, un profeta che agendo con dubbi metodi riuscì a creare un suo santuario nel quale vaticinava.
Luciano non risparmia neanche i suoi contemporanei, con battute sarcastiche sulla loro stupidità.

Luciano cerca in tutti i modi di mettere in ridicolo Alessandro ma ciò non distoglie i suoi adoratori... solo la morte lo farà. Alessandro morirà, contro ogni sua previsione, all'età di circa 70 anni per una cancrena al piede e solo il fatto che nessuno prese il suo posto nel suo santuario ci ha risparmiati da una nuova religione!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

lunedì 4 gennaio 2010

Copernico e i Pitagorici...

CAri amici,
una volta letto un libro occorre riflettere, passare ad altri libri sullo stesso argomento e poi, a distanza di anni riprendere in mano i vecchi libri e vedere se c'é ancora qualcosa da capire, da approfondire...
Ecco che oggi, per tenere fede a ciò che vi ho appena detto, ho ripreso in mano "Il mulino di Amleto", di Dechend e Santillana, letto diversi anni fà!
Ho dato uno sguado veloce alle cose sottolineate durante la prima lettura ma anche ai titoli dei capitoli. Così mi sono imbattuto in una cosa che avevo allora trascurato... si parla dei legami tra Copernico e i Pitagorici...

Copernico... la teoria eliocentrica... Galileo ce ne parla approfonditamente nel suo "Discorso sui massimi sistemi"... e dopo di lui un altro grande, Newton, pone l'eliocentrismo alla base dei sui studi...

Tutti quanti accomunati dalla conoscenza antica dei loro predecessori, i pitagorici!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

domenica 3 gennaio 2010

Le creature del mondo emerso...


In questi giorni ho sotto mano un libro illustrato, "Le creature del mondo emerso" di Licia Troisi, illustrato da Paolo Barberi...

Devo dire che é anni che non leggo più un romanzo, ad eccezione del "Pendolo di Foucault" di Eco, ma se un giorno riprenderò a leggere romanzi, credo proprio che i romanzi di Licia Troisi saranno i primi!

Vi chiederete perché, immagino...

La risposta non la conosco! O meglio, la risposta non é una risposta... sono stato colpito dalle immagini del libro illustrato da Barbieri! Sono veramente belle... e così in questi giorni ho ripreso in mano una matita e una gomma e mi sono messo a disegnare, cosa che non facevo da anni!

Certo, il mio disegno non é come quelli di Barbieri, ma comunque lo dedico ai due autori...

Dunque grazie, a Licia Troisi e a Paolo Barbieri per le loro opere... e per aver ridestato in me una passione assopita da anni!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

Oltre ogni limite...

Guardare oltre,
è l'unico modo per andare avanti!

Essere soddisfatti di ciò che si é raggiunto é l'inizio della fine,
significa che non si ha più niente da dare,
significa che non si é più in grado di andare avanti...

allora io guarderò sempre oltre...
fino alla fine!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

Il fantasma della libreria (V)

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Il fantasma della libreria...

Il fantasma della libreria (II)
Il fantasma della libreria (III)

Il fantasma della libreria (IV)

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Per quella sera forse mi ero salvato, la mia piccola nipotina era infatti molto abitudinaria e dopo cena generalmente si addormentava come un sasso...
Mi rendevo conto che il ricordo di
ciò che era successo mi inquietava ancora... a venti anni di distanza!
Eppure non era successo niente di particolare... se incontrare un fantasma può considerarsi qualcosa di normale!

Intendo dire, niente morti, niente sangue, niente di tutto ciò, solo quel brivido che ti lascia addosso la sensazione di essere piccolo e insignificante ma soprattutto assolutamente ignorante delle cose del nostro Universo!

Sin da piccolo ho avuto una istruzione di tipo scientifico e sono sempre stato poco propenso a credere a tutto ciò che non poteva essere spiegato scientificamente... ma da quel momento la mia vita in un certo senso cambiò!
Non so perché ma non potevo certo trascurare ciò che era accaduto quella notte!

Ma il momento di dirlo alla mia piccola nipotina, per ora, era stato allontanato dalla provvidenziale cena.
Poi, il giorno dopo, avrei cercato di trovare un'altra scusa oppure, chissà, magari raccontare l'accaduto come se si trattasse di un racconto per bambini mi avrebbe fatto bene... chissà!

"Nonno, nonno, adesso che abbiamo finito di mangiare puoi continuare il racconto... su, dai, andiamo vicino al caminetto!"

Ma, non devi andare a letto? Domani devi andare a scuola... ti dovrai alzare presto..."

"Che dici nonno... oggi è sabato, domani niente scuola!"

Ecco... ed ora?

segue: Il fantasma della libreria (VI)


Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

sabato 2 gennaio 2010

I vaccini anti influenza A... quanto ci costano?

Salve a tutti,
normalmente cerco di evitare polemiche e questo significa cercare di non parlare delle cose che accadono intorno a me, in particolare evito di parlare di ciò che sento al tele giornale... ma questa volta farò una eccezione!
Questa mattina come faccio sempre ho ascoltato il tele giornale e come al solito mi sono pentito di averlo ascoltato! A parte gli articoli insulsi di disinformazione e le diete post cenone, qualcuno a ritirato in ballo l'acquisto dei vaccini contro l'influenza, dicendo che su 40 milioni di dosi disponibili solo 35 mila sono state usate... l'articolo finiva qui!
La mia domanda é: ma quanto ci sono costati i vaccini? E quanto ci costeranno ancora?
Per conservarli fino alla scadenza infatti occorre spendere soldi... ed altri soldi occorreranno per il loro smaltimento!
Chi paga per tutto ciò?
Come si diceva un tempo, paga Pantalone!
Come al solito...

Ma quale insegnamento occorre trarre da tutto ciò?
Io posso solo pensare per me, per cui da domani, per evitare di arrabbiarmi di primo mattino eviterò di accendere la televisione!

Buona giornata a voi e Buon Anno 2010!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

Il fantasma della libreria (IV)

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Il fantasma della libreria...

Il fantasma della libreria (II)
Il fantasma della libreria (III)
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Ancora oggi non so spiegarmi cosa accadde... non so bene per quale motivo ma un brivido freddo mi attraversò la schiena!
Solo allora mi resi conto che la libreria era un luogo lugubre... anche con le luci accese le ombre erano inquietanti con tutto quel silenzio!
Sarà stata colpa delle ragnatele agli angoli o delle ombre distorte dalla poca luce o forse era l'odore della polvere... intenso e particolare o, più probabilmente, tutte queste cose messe assieme, fatto sta che quella notte ebbi paura!
Ma non mi persi d'animo... in libreria c'era un telefono, avevo visto tante volte Mario usarlo per fare gli ordini, e forse potevo ancora uscire.
Così mi avvicinai al bancone e afferrata la cornetta mi resi subito conto che non c'era linea... normale, pensai, in paese erano più i giorni in cui il telefono non funzionava che quelli in cui si poteva telefonare!
Erano altri tempi...

Mi arresi all'evidenza, avrei dovuto passare la notte in libreria...

"Ma nonno, non era sufficiente rompere un vetro?"

E no piccola mia, non era così semplice, le finestre e la porta avevano una grata in ferro, anche se avessi rotto il vetro non sarei potuto uscire comunque!
Allora diedi uno sguardo in giro, per vedere come potevo sistemarmi per trascorrere la notte... sarebbe stata una lunga notte, pensai...
In fondo alla libreria c'era uno sgabuzzino dove il mio amico Mario teneva tutto ciò che gli poteva tornare utile... in mezzo alla polvere trovai due coperte e un vecchio giaccone che avrei potuto usare come cuscino... meglio che niente, pensai!
Ma ancora era presto... erano solo le... le...
L'orologio non funzionava... fermo!
Ecco una cosa veramente strana, non mi era mai accaduto prima!
Certo, poteva sempre capitare, gli orologi sono delle macchine e in quanto tali si possono guastare... ma possibile che queste stranezze mi capitassero tutte assieme?
Mi sistemai temporaneamente nella poltroncina del mio amico, era più comoda del mio banchetto da lettura , mi buttai sulle gambe una coperta e alla tenue luce delle vetrine cominciai a leggere il libro...


"Nonno, nonno... quando arrivano i fantasmi?"


Ma come...?!?

"A tavola, la minestra è già nei piatti... forza che altrimenti si raffredda!"

Hai sentito piccola? La mamma ci chiama... continuiamo dopo, va bene?

"Ma nonno..."

Niente capricci, prima si mangia e poi il resto! Su piccola mia... a tavola!"


Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

venerdì 1 gennaio 2010

Il fantasma della libreria (III)

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Il fantasma della libreria...

Il fantasma della libreria (II)
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'97... cosa poteva significare? 1897? 1797?
Era stampato come i libri del 1800 ma, non so perché, dava l'impressione di essere più antico... molto più antico!

"Nonno... ma come facevi a sopportare quella puzza di muffa?"

Ecco... hai detto bene, era proprio la muffa che mi faceva pensare che il libro fosse molto antico. Vi erano diversi strati di muffa sulla copertina e nelle prime pagine, di diverso colore e sovrapposte... come se il libro avesse cambiato scaffale diverse volte nel corso della sua vita.
Fu allora che decisi di andare a chiedere al mio amico Mario qualche informazione sul libro e solo allora mi accorsi che ero stato chiuso dentro... le luci erano accese come al solito ma la porta era chiusa, avrei dovuto passare la notte in libreria!?!

"Da solo? E non hai avuto paura?"

Si, quella notte ho avuto paura...

Segue... Il fantasma della libreria (IV)

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

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