domenica 27 dicembre 2015

Filastrocca de protesta: le tasse

Tasse e gabbelle,
servono de sicuro
ma da lì a dì che so belle,
d'acqua sotto li ponti
ce ne passa,
nun se parla così
de na' tassa!

Eppure cè chi c'ha avuto sto coraggio
pe' lui è stato naturale
come magna le fave cor formaggio.

Ma venimo ar dunque, amico mio,
che se  troppo tempo passa
pe' quelli che vanno piano
scatta nà nuova tassa
che li politici nostri
c'an pensato bene
perchè c'hanno bisogno de far cassa!

Ce ne stà una pe ogni cosa,
pe ogni tipo,
pe ogne dove.

La più odiata, dicon tutti,
è quella sulla casa,
pecchè te sembra 'n furto
che dopo na vita de lavoro
'sti pitocchi inconcludenti
ce se fanno du risate in coro.

Poi ce sta quella
sulla TV, er canone, la chiameno
che sarebbe mejo cannone
ma se acchiappo chi l'ha 'nventata
l'appendo ar pennone.

E che dire de la tassa de circolazzione?
Tutti l'automobbilisti l'hanno a pagà
pure se pe le strade
è impossibbile circolà!

E per prendere la nave, allora?
Hai mai fatto nu biglietto?
Passaggio ponte 20 euri,
ma con le gabbelle
pagamo na piotta
netto netto.

Armeno pe andà in bagno
nun te chiedono gnente
a patto che t'accontenti
de n'angolo de trada.
Nun te provà, me raccomanno,
ad andà in bagno alla stazione
che se te va bene
te portano via pure la pensione!

E la benzina allora?
la paghi come er vino
ma quello bono, d'annata,
pecchè ce stanno sopra ancora
le tasse de la guera
quella contro l'abissino

Ma che possiamo fare noi,
pe cambià le cose?
Ce dicono, votate
ch'è un vostro diritto,
scegliete l'amministratori vostri
e nun ve lamentate!

Ma io che l'ho fatto sempre,
so stato 'n buon cittadino
ed ogne vorta che m'han chiamato
alle urne ce so' annato
che c'ho guadagnato?
secondo me nun è cambiato gnente,
anzi, me pare che è peggiorato.

Dunque me so deciso,
a provà a evadere le tasse
e l'urtimo bollettino nun gliel'ho pagato.
Un giorno e arivato uno
co na cartellina sotto braccio,
me fà: buon giorno buon uomo
posso entrare?
Prego s'accomodi, je dico io
ospitale,
e lui ricambia
co' na cartella esattoriale.

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO




giovedì 24 dicembre 2015

Un pensiero natalizio...

Cari amici,
oggi riflettevo su come la nostra vita sia breve.
Pensavo a cosa restarà di noi dopo la nostra morte.
Pensavo alle persone che ho conosciuto e che non ci sono più.
Mi farebbe immensamente piacere riabbracciarli, ma non si può.
Eppure, fintanto che qualcuno li ricorda, finchè io li ricordo, ne ricordo i nomi, ciò che hanno fatto, ciò che pensavano, il loro volto... fintanto che qualcuno se ne ricorda loro esistono!
Ed allora li voglio ricordare, almeno per nome, a cominciare da nonna Cenza, zio Umberto, nonno Carmelo, nonna Santina, l'amico Marcello, Barbara, Francesca...
Li voglio ricordare tutti assieme in questa sera di vigilia di Natale.

A tutti coloro che mi conoscono dico: fatelo anche voi, dedicate qualche minuto pre ricordare i vostri cari, ricordatene il nome e loro saranno con voi, ancora una volta, ancora un natale.

Naturalmente i migliori auguri vanno anche a tutti coloro che ci sono ancora, alla mia famiglia, ai parenti e amici, conoscenti e sconosciuti, ricchi e poveri...

Tanti auguri a tutti, buon Natale coi vostri cari e se potete fate qualcosa per gli altri, anche se non li conoscete, magari un giorno una persona che avete aiutato si ricorderà di voi e voi vivrete ancora nei suoi pensieri.

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

domenica 20 dicembre 2015

Tecnica del colpo di stato, di Curzio Malaparte

Diversi anni fa, in una bancarella di libri a Milano, ho acquistato un vecchio libro dalla copertina rigida color blu profondo, col dorso scolorito, il titolo diceva: Tecnica del colpo di stato, autore: Curzio Malaparte.

Diversi anni prima avevo sentito parlare di Malaparte da un amico che aveva letto qualcosa. Non ricordavo bene l'argomento della discussione di allora ma pensai di approfondire, così comprai il libro e lo lessi immediatamente.

Ma chi era Curzio Malaparte?
Se fate una piccola ricerca scoprirete che Malaparte (1898-1957) si chiamava in realtà Kurt Erich Suckert. Nacque a Prato da madre italiana e padre sassone. Fu scrittore, saggista, giornalista e militare!
Allo scoppio della prima guerra mondiale Curzio aveva appena sedici anni ma decise di arruolarsi e lo fece arruolandosi nella Legione Garibaldina fino all'entrata in guerra. Nel 1915 si arruolò nel Regio Esercito come fante  dove venne nominato sottotenente e partecipò a diverse imprese belliche in Italia e in Francia dove fu decorato con medaglia di bronzo al valore militare. Subito dopo la guerra pubblicò il suo primo libro: Viva Caporetto! in cui criticò fortemente la condotta della guerra da parte dello Stato Maggiore.

Ma torniamo un attimo al libro, perché voglio riportare un brano dell'introduzione, intitolato:

"Che a difendere la libertà ci si rimette sempre"

"Io odio questo mio libro. Lo odio con tutto il mio cuore. Mi ha dato la gloria, quella povera cosa che è la gloria, ma anche quante miserie. Per questo libro ho conosciuto la prigione e il confino, il tradimento degli amici, la malafede degli avversarii, l'egoismo e la cattiveria degli uomini. Da questo libro è nata la stupida leggenda che fa di me un essere cinico e crudele, una specie di Machiavelli nei panni del Cardinal de Retz: quando non sono che uno scrittore, un artista, un uomo libero che soffre più dei mali altrui che dei propri."

Ho voluto riportare questa che è l'introduzione del libro perché mi ha molto colpito.
Come può un autore odiare un proprio libro?

Lo si può capire se si considerano le conseguenze che la pubblicazione del libro ebbero sulla sua vita. A causa del libro, o meglio delle idee che in esso sono chiaramente riportate, delle sue considerazioni sugli uomini potenti del tempo, Curzio Malaparte fu perseguitato per tutta la vita.

Tecnica del colpo di Stato apparve a Parigi nel 1931 ed ebbe subito uno straordinario successo. Secondo l'autore la storia politica del periodo (1920 - 1930) non è ciò che comunemente si pensa, ciò che accadeva sulla scena politica europea, per lui, non dipendeva dall'applicazione del trattato di Versailles né dalle conseguenze economiche della guerra appena terminata, né tantomeno dalla volontà dei governi europei di mantenere la pace così a caro prezzo riconquistata. Malaparte afferma che sul piano politico era in corso una lotta tra due grandi fazioni. Da una parte i difensori del principio di libertà e democrazia (a favore dello stato parlamentare, liberali e democratici), dall'altra i suoi nemici, fascisti e comunisti.

"I catilinari di sinistra mirano alla conquista dello Stato per instaurare la dittatura della classe proletaria"... "I catilinari di destra temono il pericolo del disordine: accusano il governo di debolezza, d'incapacità e d'irresponsabilità..."

Mi sembra di riconoscere ancora oggi in alcuni nostri esponenti politici l'applicazione delle stesse tesi!

Chi era Bela Kun? E Kapp, Pilsudzki e Primo De Rivera? Trotzki e Bauer?
La Storia è veramente ricca di persone che la Storia l'hanno fatta ma poi sono passate e spesso dimenticate.
Colpa nostra! Chi conosce Lenin, al di la del nome? E Stalin?
Eppure il nostro mondo deriva dalle loro azioni (tra l'altro).

La Storia è il nostro passato, il nostro presente, il nostro futuro! Conoscerla e ricordarla è nostro compito, è nostro dovere.

Ma qui mi fermo per ora, sicuramente Curzio Malaparte merita approfondimenti, dopo adeguate letture.

A presto.

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

venerdì 18 dicembre 2015

Li tassinari de Roma

Li tassinari de Roma
so' de 'na razza strana,
quanno so' soli
corono come pazzi,
sfrecciano tra la gente
come se nun c'avessero paura de gnente.

Poi, de colpo,
come caricano 'n criente,
da pirati de la strada
se trasformano immediatamente,
diventando come conigli,
e co' li crienti loro
fanno come fossero figli.

Piano piano, con prudenza,
se movono ner traffico romano
Tomm Tomm funzionante
e cartina alla mano,
nun se sa come
ma nun conoscono mai la strada
se perdono, se sbajano
nun parono manco de Roma
ma sembrano de Praga!

Te chiedono a te
se sai dove devi annà
co' stà faccia d'agnoletto
che a guardalli è un diletto,
ma solo pe' tirà a fregà.

E se per caso all'aeroporto devi annà
fa bene attenzione, nun farte raggirà
che na corsa in tassì
più de 'n viaggio pe' Parì
te la fanno pagà.

Però na' cosa è certa,
a li tassinari de Roma
nun je manca mai la parola,
durante tutto er viaggio
nun t'annoi de sicuro
che la lingua lunga e tajente
nun assomiglia a gnente
e se je fai simpatia
er viaggio se trasforma
e la tariffa pure
rientra nella norma.

Ma fa attenzione a quello che dici,
nun te schierà mai pe' primo
se sei daa Lazio o daa Roma,
lascelo dire a loro
e se proprio voi parlà male
de quarcuno
parla male de li politici
che nun te poi sbajare
opure de le tasse che c'hai da pagare
che questi so dolori che accomunano.

E quanno alla fine
arivi a destinazzione
saluta l'amico tuo tassinaro
dopo che paghi la corsa,
e me raccomanno,
nun chiede mai la ricevuta
che sta cosa nun se fa,
pecchè è na cosa brutta!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

sabato 12 dicembre 2015

Er traffico de Roma

Nun ce se pò crede
finchè nun ce state 'n mezzo,
a bordo de n'autovettura
tra du file stretto
de macchine rombanti e strombazzanti
pe' via Cristoforo Colombo
o Corso Trieste
Acilia, Aurelio, Bufalotta
Eur, Appia Nuova e Tor Pagnotta,
nun ce sta nessuna differenza
andà pe' strada è na penitenza!

Roma è la città più bella
ma er traffico pe strada
è na maledizione
che nun se ne pò parlà
senza tremà pe l'emozione.

Pe' non parlare poi de li marciapiedi
che de solito nun esistono pe' gnente,
e quanno ce stanno
nun ce po' passà la gente,
pecchè so occupati
da le macchine de prima,
quelle che stavano pe strada,
poco prima.

Peccato,
povera Roma mia
che l'amministratori tui ancora
nun l'abbino capito
che'r traffico è la rovina tua
come la moje pel marito.


Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

domenica 6 dicembre 2015

La filastrocca dello spazzino

Ieri sera, per diletto,
con mia moglie sotto braccio
per le strade di Roma
sono stato a passeggio
tra ponti e palazzi,
musei e antichità,
lungo il Tevere la folla
a passeggio se ne va!

Tra bar, pasticcerie e ristoranti,
e tutte queste delizie
per ogni dove, ahimè,
cassonetti pieni, sacchetti e cartoni,
cartacce e immondizie.

L'acqua del Tevere
sotto il cielo azzurro
scorre felice
intorno però sporcizia ed erbacce
e in terra le solite brutte cartacce.

Il trenino della Metro
ci porta al centro
"Termini, uscita lato destro", torniamo all'aperto
Piazza dei Cinquecento senza vespasiani,
che olezzo, che sconcerto!

Eppure non capisco,
tante sedi dell'AMA abbiamo visto
lungo la strada colpiscono i cartelli
"Rispettiamo la nostra città"
tutti pasticciati coi pennarelli.

Per una città pulita
non servono i cartelli
non bastano i cassonetti
o la macchina spazzatrice.
non basta neanche la buona educazione
occorre lo spazzino,
razza in estinzione
con tanto di ramazza
che tutto via spazza.

La passeggiata è terminata
abbiamo visto tanta gente
che passeggia tra sporcizia e cartacce
ma niente spazzini e niente ramazze!

Poi sul tardi, all'imbrunire,
eccone uno,
lo vediamo, poggiato al muro con la sua ramazza
lo fermiamo e domandiamo
"Signor spazzino, perché non lavora?"
c'è così tanto da fare
strade da spazzare, marciapiedi da pulire
cartacce da raccogliere
cestini da vuotare.

Ci guarda e con la faccia triste dice
"Avete ragione,
ma cosa volete che faccia io da solo?
Sono l'ultimo di una razza
ormai scomparsa
ed anche la mia ramazza
è finta, non vedete che non spazza?

Ma non preoccupatevi,
al posto mio all'AMA
hanno assunto un altro dirigente,
così, tra qualche giorno
anche io mi leverò di torno,
e vedrete che strade pulite!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

sabato 5 dicembre 2015

Filastrocca dell'idraulico

Qualche giorno fa, girando per mercatini, mi sono imbattuto in un libriccino colorato che ha subito attirato la mia attenzione, "Filastrocche in cielo e in terra", di Gianni Rodari.
Non credo occorra dire che ora il libro fa parte della mia biblioteca.
Da ragazzo lessi tantissime filastrocche di Gianni Rodari, una la ricordo ancora.
Si tratta di una filastrocca che ha come base la tabellina del tre:
Tre per uno Trento e Belluno,
tre per due bistecca di bue
tre per tre latte e caffè
tre per quattro cioccolato
tre per cinque malelingue
tre per sei patrizi e plebei
tre per sette torta a fette
tre per otto pasta e risotto
tre per nove scarpe nuove
tre per dieci pasta e ceci.
Purtroppo in questo libro non l'ho trovata ma continuerò a cercare.
Può sembrare una cosa stupida, come filastrocca, ma è fatta per bambini, per imparare, per stimolare la fantasia e indurre curiosità.
Negli stessi giorni sono stato costretto a cercare un idraulico, esperienza spiacevole sotto tutti i punti di vista, soprattutto finanziario.
Fatto sta che le due esperienze, si sono prese per mano e da esse è nata una piccola filastrocca, sicuramente non all'altezza di quelle che ho tanto amato in gioventù, ma credo altrettanto istruttiva.
Ve la racconto qui di seguito sperando che a qualcuno sia utile.

Filastrocca dell'idraulico

Ho deciso, per mio figlio,
un buon lavoro ricercare
non troppo faticoso
e che faccia guadagnare.

Guarda a sinistra, guarda a destra,
non c'è modo di capire
in quest'Italia malandrina
è sempre la stessa minestra!

Le statistiche ufficiali
sembran proprio tutte uguali,
gioiellieri ed imbianchini
fan la fame poverini
i più ricchi va a finire sono proprio
insegnanti e professori.

Giardini, auto d'epoca e ville
stanno in mano a nullatenenti
che per la loro posizione
prendon pure la pensione
di povertà!

Papà, papà
urla stupito mio figlio
tirandomi per un braccio
per attirare l'attenzione,

"Ecco, io voglio quella macchina
da grande",
una Ferrari, per la strada se ne va,
"Quel signore che lavoro fa?"
Ecco, lo sapevo,
altro che insegnante o professore,
è un idraulico di Roma,
quel signore là!

Alessandro Giovanni Paolo Rugolo

sabato 7 novembre 2015

La Città del sole, di Tommaso Campanella

Luglio 2012, Legnano. Una bancarella di libri in piazza, mi fermo...
La città del sole, di Tommaso Campanella.
La città del soleQualche anno prima ho letto Utopia di Tommaso Moro e ricordo un qualche riferimento alla Città del sole, forse nell'introduzione. 
"Quanto costa?", chiedo al venditore.
"2 euro" mi risponde lui. "Però se prende anche qualche altro libro poi ci mettiamo d'accordo."
Così passo una mezz'ora a frugare tra i libri. 
Alla fine me ne vado con cinque libri per 6 euro, Tra questi Ockham e Campanella.
Non starò a parlarvi del libro, credo sia abbastanza famoso, voglio solo indicare alcune curiosità che, credo, meritino attenzione.
Dirò solo che il libro racconta, attraverso un dialogo tra un genovese viaggiatore, nocchiero di Colombo, e un Ospitalario (Cavaliere dell'Ordine degli Ospitalieri) il suo viaggio presso un popolo che abitava nella Città del Sole, presso l'isola di Taprobana (Sumatra).
Ad un certo punto il genovese racconta che gli abitanti della città del sole pensano che vi fu un tempo in cui ci sia stato "gran scompiglio nelle cose umane, e stavano per dire con Platone, che li cieli prima giravano dall'occaso, dove mo è il levante, e poi variaro [..] Più pazzia è dire che prima resse Saturno bene, e poi Giove, e poi gli altri pianeti; ma confessano che l'età del mondo succedono secondo l'ordine dei pianeti, e credono che la mutanza degli assidi ogni mille anni o mille seicento variano il mondo. E questa nostra età par sia di Mercurio, si bene le congiunzioni magne l'intravariano, e l'anomalie han gran forza fatale."

Sarà pure una città ideale, cosa che io non credo (sono più propenso a pensare ad un viaggio reale!) ma una cosa è certa, come le antiche civiltà europee pensavano che il mondo è soggetto a sconvolgimenti più o meno direttamente legati al tempo e, forse, alla posizione dei pianeti.

La seconda curiosità è un'altra frase buttata là così: "questo sappi,c'han trovato l'arte del volare, che sola manca al mondo, ed aspettano un occhiale di veder le stelle occulte ed un oricchiale d'udir l'armonia delli moti dei pianeti."

Dal che si deduce che il popolo della città del sole aveva scoperto il volo, conosceva il telescopio e un qualche altro strumento di cui non mi è chiaro l'uso ma che doveva aver a che fare con l'astronomia.

Chissà cosa c'è di vero in tutto ciò, in ogni caso la cosa è curiosa e per questo la cito.

Dimenticavo, Campanella visse a cavallo tra il 1500 e il 1600...

Buona lettura a chi di Campanella ha sentito solo il nome, io intanto cerco gli altri suoi libri, e sono tanti, per leggerli nella speranza di trovare qualche altra curiosità.

Alessandro Giovanni Paolo Rugolo

sabato 19 settembre 2015

Res Publica, di Andrea Carandini

La storia di Roma antica, si può dire, è la nostra storia. Eppure in quanti sono a ricordare qualcosa dei primi Re e di come si passò alla Repubblica?
Certo, si sa, in linea generale, che vi furono scontri tra i ricchi e potenti del tempo e i poveri diseredati, spesso reduci delle guerre di conquista o di difesa della patria, ma qualcuno ricorda i nomi di coloro che hanno fatto la storia di quegli anni?
Vorrei rispondere "Si", la conosciamo, ma non è così, non per tutti.
Andrea Carandini, con il suo libro Res Publica, richiama alla mente quei giorni, descrive quei personaggi, ne racconta la storia pervenutaci attraverso le fonti antiche: Tito Livio, Catone, Cicerone, per citarne solo alcuni.
Nel libro sono illustrati con attenzione i caratteri dei personaggi principali, tra questi Tarquinio il Superbo e la sua famiglia e i suoi oppositori, Bruto in primis.
Stesso nome di colui che liberò Roma da un altro Cesare, vissuto però quasi cinque secoli prima.
Tarquinio il Superbo, così chiamato per il suo carattere, prese il potere intorno al 534 a.C. uccidendo il suo predecessore Servio Tullio.
Lucio Giunio (detto Bruto) e Publio Valerio (detto Poplicola) saranno coloro che riusciranno a cacciare Tarquinio e a creare la Repubblica.

Non starò qui a raccontarvi la storia, chi vuole può trovarla ovunque, aggiungerò solo poche righe a questo breve articolo per indicare delle altre curiosità che ho trovato nel libro, tra queste vi è un elenco di elementi tipici comuni a tiranni e demagoghi, forse utile, ancora ai giorni nostri, per riconoscere in anticipo una tale figura. Dunque, l'autore riporta un brano tratto dal libro "L'ombra lunga di Napoleone, di Alessandro Campi, in cui si dice che un tiranno si distingue per la sua "carica vitale, forza di volontà, testardaggine, risolutezza, frenesia, egocentrismo, brama di affermazione e rivalsa, magnetismo, carisma, sapienza nell'uso pubblico della propria immagine, culto di se fino all'eroizzazione, capacità di legarsi direttamente al popolo, abilità comunicativa e propagandistica, bisogno di prevalere, talento di seduzione legando moltitudini al proprio destino, brama di comando, di ostentazione, di ricchezza e di potenza, capacità di visione, avversione a forme, a regole e a convenzioni consolidate, volontà innovativa fino all'eversione, capacità demiurgica, organizzativa, gestionale e realizzativa, passione per grandi imprese, manie di grandezza, sfrontatezza, spregiudicatezza, cinismo, istrionismo, gusto per la menzogna, mancanza di scrupoli, voglia di intimidire e inclinazione alla vanità".

Questa lista è molto interessante, a mio avviso. Chiaramente non tutte le caratteristiche indicate prese per se stesse, sono negative, anzi alcune sono caratteristiche tipiche dei grandi uomini, però messe tutte assieme descrivono i tiranni.
Un'altra cosa degna di ricordo è l'arrivo a Roma dei libri sibillini, acquistati da Tarquinio il Superbo e da allora diventati oggetto di culto. La storia dell'aqcuisto è molto interessante e vi consiglio di leggerla, anche questa è nota.
Una delle cose che non avevo mai letto prima era l'uso in Roma di sacrificare bambini, che l'autore afferma fosse in uso nell'antichità e che Tarquinio il Superbo aveva reintrodotto. Fu poi Bruto a abolire nuovamente il sacrificio e reintrodurre l'uso di offrire a Giove teste di cipolla, capelli e sardine al loro posto, come aveva fatto in precedenza Numa Pompilio.
Sacrifici cruenti come questo erano in uso in antichità tra altri popoli, per esempio tra i Fenici.
E' ancora importante ricordare, a mio parere, la stesura del primo trattato tra Romani e Cartaginesi, firmato al tempo della Repubblica, è Polibio che ce ne parla.
Il trattato, è interessante anche perchè vi si parla della Sardegna, per cui lo riporto integralmente:
"Né i Romani né i loro alleati navighino oltre il Capo Bello, a meno che non vi siano costretti da un fortunale o dall'inseguimento di nemici. Chi vi sia stato costretto con la forza, non faccia acquisti sul mercato, né prenda più di quanto gli sia indispensabile per rifornire la nave e celebrare i sacrifici, ed entro cinque giorni si allontani. I trattati commerciali non abbiano valore giuridico se non siano stati conclusi alla presenza di un banditore o di uno scrivano. Delle merci vendute alla presenza di questi, il venditore abbia garantito il prezzo dallo Stato, se il commercio è stato concluso nell'Africa settentrionale o in Sardegna. Qualora un Romano venga in Sicilia nella parte in possesso dei Cartaginesi, goda di parità di diritti con gli altri. I cartaginesi a loro volta non facciano alcun torto alle popolazioni di Ardea, Anzio, Arenta, Circei e Terracina, né di alcuna altra città dei Latini soggetta a Roma; si astengano pure dal toccare le città dei Latini non soggette ai Romani e qualora si impadroniscano di una fra esse, la restituiscano intatta ai Romani. Non costruiscano in territorio latino fortezza alcuna e qualora mettano piede nel paese in assetto di guerra, è proibito loro passarvi la notte".
Questo trattato è, a mio parere, interessantissimo, perché fa capire su quali territori effettivamente i Romani erano influenti.
Spero di avervi incuriosito abbastanza per spingervi alla lettura di questo libro.
A presto.

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO 

martedì 8 settembre 2015

Tecnologia del volo nelle "mille e una notte"

Chi non conosce, almeno per sentito dire le più famose favole orientali?
La raccolta di favole conosciuta come ""Le mille e una notte" sono una raccolta che si pensa risalga almeno al 10 secolo dopo Cristo anche se sono state poi raccolte e sistematizzate intorno al XV secolo. Non si ha idea di chi (o quali) sia l'autore ma sono in tanti
ad averle lette e spesso copiate o modificate.
Diversi anni fa acquistai il libro che come tante volte capita finì nella libreria senza che finissi di leggerlo. 
Quest'estate l'ho ritrovato e ho ricominciato a leggerlo per diletto.
Dopo poche pagine mi sono imbattuto in una storia che non ricordavo affatto, il titolo è "Storia del terzo vecchio e della principessa Scirina".
Questa storia mi ha colpito molto e ora cercherò di spiegarne il perché riportando qualche brano dalla traduzione di Armando Dominicis.
E' la storia di un vecchio che racconta un fatto strano accadutogli durante la sua giovinezza. La storia inizia a Surate (in India?) Un giorno infatti durante un pranzo con gli amici conobbe un forestiero diretto a Serealbib. Il discorso vertè sui viaggi e sui pericoli che si potevano incontrare. Il vecchio infatti aveva paura dei pericoli che un viaggio rappresentava. L'ospite straniero intervenne così: "Malek, se avete voglia di viaggiare, e solo vi trattiene il timore di incontrare dei ladri, io vi insegnerò,quando vogliate, un modo di andare impunemente di regno in regno". 
Come potete immaginare, le parole del forestiero vennero ritenute uno scherzo, ma dopo il pranzo questi si avvicinò al padrone di casa e gli disse che se era interessato, gli avrebbe mostrato quello che aveva promesso. Accettò, e così comincia una storia molto particolare.
Chiamato un falegname e fatte portare delle tavole fu costruita una cassa di sei piedi per quattro. Il forestiero nel mentre costruiva gli ingranaggi "con viti e molle" e poi le montò nella cassa.
Quando il lavoro fu terminato, tre giorni dopo, la macchina venne coperta con un tappeto e portata in campagna, in un luogo isolato. Tutti gli schiavi vennero cacciati e il forestiero entrò nella macchina e un istante dopo "la cassa si alzò da terrà volando per l'aria con incredibile celerità, sicchè in un momento fu lontano da me, per tornare un istante dopo e atterrare ai miei piedi".
Il resto della favola non  ha alcuna importanza per cui chi vuole può trovarla, anche su google books.
Capirete il mio stupore nel leggere una favola nella quale si costruisce una macchina volante. Se fosse intervenuto un genio e avesse reso magico un tappeto la cosa non mi avrebbe stupito, ma questa è una cosa diversa!
Sembra proprio che la favola possa avere un nucleo di verità, non fosse altro perchè oggi effettivamente si possono costruire macchine volanti. 
Allora ho cominciato a svolgere delle ricerche, prima di tutto verificando la presenza della favola in traduzioni più vecchie. 
La prima versione che sono andato a verificare è quella del 1852 tradotto in Francese da Antonio Galland, in edizione italiana, pubblicata a Napoli da Francesco Rossi Editore. Antonio (Antoine) Galland fu il primo europeo a tradurre le favole in francese.
La lettura della traduzione di Galland mi delude. Dopo aver trovato il punto incriminato scopro che il racconto non è riportato. La principessa Sherazade infatti dice "... il terzo vecchio raccontò la sua storia al genio: io non la dirò perchè non è arrivata alla mia conoscenza". 
Capirete che così non poteva andare. 
Ma si sa, quando si traduce un testo molto lungo, a volte ci si prende la facoltà di saltare qualche parte, magari ritenuta poco significativa, ciò significava che la mia ricerca doveva andare avanti.
Così mi sono messo a cercare tra innumerevoli versioni, in varie lingue... 
Cosa ho scoperto infine?
Che in Europa erano presenti almeno dodici manoscritti differenti delle mille ed una notte. Manoscritti che riportavano le favole non sempre nello stesso ordine. Ho scoperto che molte favole inserite nella nota raccolta provenivano da fonti diverse ma, non ho trovato altre versioni della favola in argomento.
In definitiva, non mi resta che condividere con voi un'ultima domanda: per quale motivo in questa favola si parla di una macchina volante costruita dall'uomo? Perchè non si fa riferimento ad una delle solite magie compiute dai geni o dai maghi?
Che dire, io una ipotesi ce l'avrei...

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO 

lunedì 7 settembre 2015

Il programma SyNAPSE della DARPA

Cos'è la DARPA?
DARPA è una sigla che sta per "Defense Advanced Research Projects Agency", ovvero Agenzia per i progetti di ricerca avanzata per la Difesa.
Si tratta di una agenzia creata negli Stati Uniti nel 1958, dietro la spinta della guerra fredda e del superamento nella ricerca spaziale avvenuto ad opera della Russia con la messa in orbita dello Sputnik 1. L'agenzia fu chiamata inizialmente ARPA e solo qualche tempo dopo la si associò alla Difesa nazionale e divenne DARPA.
Tra i programmi sviluppati eccone alcuni che sono ormai noti a tutti:
- progetto HAVE BLUE: nei primi anni settanta portò alla realizzazione di aerei di nuove tecnologie stealth, gli F-117;
- la miniaturizzazione dei Global Positioning Sistems (GPS), realizzata negli anni ottanta, ha consentito lo sviluppo dei GPS che conosciamo oggigiorno, integrati in ogni genere di dispositivo portatile e a basso consumo;
- ARPANET (Advanced Research Projects Agency NETwork) è stata sviluppata come rete di computer per il supporto della DARPA ed è, in pratica, la rete che ha dato vita ad Internet.
Ogni anno la DARPA finanzia programmi di ricerca e studio nei più disparati campi della conoscenza.
Uno dei progetti che ha portato a recenti successi è conosciuto come SyNAPSE Program Develops Advanced Brain-Inspired Chip. Attraverso il programma SyNAPSE (Systems of Neuromorphic Adaptive Plastic Scalable Electronics (SyNAPSE), finanziato dalla DARPA, i ricercatori dell'IBM hanno realizzato il più complesso Chip ispirato ai principi di funzionamento della struttura del cervello. Il chip, chiamato TrueNorth, contiene più di 5 miliardi di transistors e permette di programmare 256 milioni di punti logici programmabili, equivalenti alle sinapsi. Certo, ancora molto lontano dal numero di sinapsi del cervello umano, ma comunque un risultato di tutto rispetto. TrueNorth è un nuovo tipo di processore, costruito secondo una nuova architettura, che è stata sviluppata a partire dalle più avanzate conoscenze sulla struttura e sul funzionamento del cervello. Tra i "padri" del nuovo processore troviamo Dharmendra Modha,
Dharmendra Modha,
immagine tratta dal sito IBM
un IBM Fellow, uno dei più importanti scienziati dell'IBM, a capo del progetto di Cognitive Computing. La disciplina del Cognitive Computing è quella disciplina che si occupa di studiare e risolvere problemi di elevata complessità, caratterizzati da ambiguità ed incertezza, problemi che normalmente vengono "risolti" dagli esseri umani, è il caso del riconoscimento di un volto, per esempio. 
Per l'IBM un sistema di Cognitive computing" svolge i seguenti compiti: "learn and interact naturally with people to extend what either humans or machine could do on their own. They help human experts make better decisions by penetrating the complexity of Big Data".
Ma perchè tutto questo interesse nel costruire una macchina che abbia delle capacità che già hanno gli uomini?
Per lo stesso motivo per cui sono nati i computer che già conosciamo. L'uomo era in grado di far di conto anche prima dell'arrivo dei computer, ma se le operazioni sono ripetitive e lunghe è difficile trovare qualcuno che se ne occupi e che, magari, non commetta errori.
Ecco che un computer, ottimizzato per fare calcoli, prende il posto di uno o più uomini, che in vece che far calcoli si preoccupano di scrivere le istruzioni per il computer e di verificare che funzioni bene.
Allo stesso modo, se abbiamo da controllare milioni di volti su un monitor e confrontarli con delle schede per verificare l'identità delle persone, possiamo mettere 100.000 persone dietro i  monitor a verificare chi sta passando sotto di noi, oppure possiamo creare dei software che, eseguendo un numero molto grande di operazioni semplici, siano in grado di "riconoscere" le persone già schedate. Questo è già stato realizzato. esistono tanti sistemi di riconoscimento in funzione che si basano su computer costruiti secondo l'architettura von Neumann.
E' facile rendersi conto, se si è mai entrati in un data centre, della enormità di risorse occorrenti per fare certe operazioni e salta subito all'occhio che i computer classici, mentre sono molto veloci nel fare operazioni semplici ripetitive, sono molto inefficienti nel trovare soluzioni a problemi complessi, come quello indicato prima. L'inefficienza si riflette sulle risorse necessarie per svolgere il compito, risorse che possiamo misurare in vari modi, uno di questi è il consumo di energia.
Un computer, da questo punto di vista, è molto meno efficiente di un cervello.
Ecco da cosa nasce l'idea di costruire nuovi computer di struttura simile al cervello.
L'accoppiata di computer classici e computer di tipo Cognitive, potrebbe essere in grado di creare nuovi super computer in grado di svolgere velocemente calcoli ripetitivi e anche di riconoscere velocemente nella persona affianco a noi, il volto di un caro amico.
Vedremo cosa ci aspetta il futuro prossimo. 
Per ora cerchiamo di capire meglio come è fatto, quali nuovi campi di ricerca e studio, anche in ambiente militare, che ci apre il nuovo processore IBM. Infatti la nuova tecnologia necessita di nuovi linguaggi di programmazione, di nuove logiche di memoria... insomma, un mondo nuovo si sta aprendo agli ingegneri e agli informatici, un nuovo mondo che necessita di esploratori capaci e curiosi.

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

domenica 6 settembre 2015

Isaac Asimov, il ciclo della Fondazione.

1985

In quegli anni leggevo di tutto, fumetti (soprattutto Tex Willer), romanzi, opere scientifiche (che non capivo tanto bene ma mi appassionavano!). La biblioteca di Isili era il mio spacciatore di libri. Non avevo modo di acquistarli per cui la biblioteca comunale era un posto fantastico. Fu allora che mi avvicinai, non ricordo su suggerimento di chi (immagino il bibliotecario), ai grandi romanzi fantasy e fantascientifici. Lessi in pochi giorni il volume immenso di Tolkien (Il signore degli anelli) e poi, se non ricordo male, cominciai il primo volume di Asimov, Cronache della galassia. Lo divorai e stessa fine fecero i due volumi successivi, il crollo della galassia centrale e l'altra faccia della spirale. E così mi fermai... in biblioteca non c'erano altri volumi della serie. Lessi qualche altro libro di Asimov negli anni successivi, ma non del ciclo della fondazione che pensavo fosse concluso.
La psicostoriografia mi affascinò da subito e di tanto in tanto mi capitava di fermarmi a riflettere. Chissà se qualcuno nel mondo stava compiendo studi simili?

1989

Non so perchè ma mi capitò tra le mani un volume della serie della Fondazione. Avevo da poco uno stipendio, seppur piccolo, e i libri della Fondazione furono tra i primi a finire nella mia biblioteca personale. Li acquistai e li rilessi con attenzione. Ancora una volta mi intrattenni sulla possibilità di sviluppare la psicostoriografia. Certo, non era una cosa per me, la matematica mi piaceva e mi interessava ma mi rendevo conto di non essere all'altezza di un compito simile. Però ero convinto che alcuni stati nel mondo non avrebbero perso tempo ad esplorare tale possibilità. Asimov era stato un grande scrittore di fantascienza ma anche un divulgatore scientifico e in America le sue considerazioni sicuramente erano state analizzate molto seriamente. Ne ero convinto. 

1995

Penso fosse in estate, di solito in estate leggo romanzi, spesso fantascienza. Non so perchè, forse per rilassarmi, sotto l'ombrellone. Comunque sicuramente era in estate. In una libreria trovai, per caso, un nuovo volume di Asimov. Incredulo, presi il libro dallo scaffale e lo rigirai tra le mani. Indubbiamente si trattava di un nuovo libro del ciclo della Fondazione. Il titolo era Fondazione e Terra. In quarta di copertina trovai l'indicazione dell'esistenza di altri volumi: Preludio alla Fondazione e L'orlo della Fondazione. La libreria non li aveva. Lessi con avidità Fondazione e Terra e visitai alcune librerie alla ricerca dei testi mancanti. Cagliari non mi deluse. Trovai ciò che cercavo, o almeno così credetti. Acquistai L'orlo della Fondazione e Fondazione anno zero che, pensai, doveva essere un titolo alternativo di Preludio alla fondazione. Quell'estate, ero riuscito a leggere i nuovi volumi della serie. Non capivo il perchè ma la psicostoriografia continuava ad affascinarmi. Per ultimo lessi Fondazione anno zero e nelle pagine bianche al termine del libro lasciai un commento:
"Si può piangere al termine di un libro come si può piangere al termine di una vita amica. Vorrei poter fare qualcosa per l'Umanità, ma non so cosa!
Aspetto... un giorno vedrò chiaramente quale è il mio compito e lo porterò a termine. Era il 10 agosto 1995. 

2015
Quest'estate ho deciso di rileggere il ciclo della fondazione. I libri sono sparpagliati tra le librerie della mia biblioteca personale ma non è difficile metterli assieme. Frugando e riordinando i libri provenienti da diversi traslochi (sono passati ventisei anni da quando ho acquistato il primo volume della serie) mi rendo conto che ho accumulato dei doppioni e che mi manca un libro. Il primo volume: Cronache della Galassia. Mia moglie ricorda che quando ci conoscemmo, nel '95, le prestai proprio quel libro, ma che fine abbia fatto non si sa. Decido di cominciare comunque la lettura, i libri sono autoconsistenti ed è possibile leggerli più o meno in qualunque ordine senza che vi siano problemi. Questa volta sono interessato anche alla storia dell'autore e delle sue opere così leggo anche le varie introduzioni. Mi rendo conto, con immenso piacere, di non aver letto tutti i libri della serie. Fondazione anno zero non è una diversa traduzione del titolo originale, come avevo inizialmente pensato. Preludio alla fondazione e Fondazione anno zero sono due volumi differenti! Oggigiorno con internet è possibile raccogliere velocemente informazioni e così non mi ci vuole molto a trovare conferma del sospetto. Così mi metto alla ricerca dei volumi mancanti. Ora posso terminare di leggere l'intero ciclo. 
Al termine della lettura non posso che confermare quanto ho sempre pensato: la grandezza di Asimov come scrittore, la bellezza dei suoi libri e per finire, l'importanza della psicostoriografia, che sicuramente qualche Stato sta sviluppando in vista di guidare lo sviluppo dell'Umanità!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

domenica 16 agosto 2015

Hitler il figlio della Germania, di Antonio Spinosa

La Seconda Guerra Mondiale è stata probabilmente la più grande catastrofe cui l'Uomo abbia assistito.
Hitler, se non l'unico colpevole, è stato però uno dei suoi protagonisti principali.
Ho letto diversi libri sulla Seconda guerra mondiale, libri in cui la figura di Hitler è normalmente descritta a tinte fosche.

Spinosa, con questa biografia, racconta la vita di un uomo molto particolare, cercando di mettere in rilievo il suo profilo di statista, di stratega, di fomentatore di folle ma anche di essere umano, con tutti i suoi problemi. 
E' interessante cercare di capire come determinati avvenimenti possano aver avuto luogo, cosa abbia spinto il popolo tedesco a seguire Hitler nella sua follia e come i più grandi statisti del tempo abbiano consentito tante atrocità prima di intervenire con la forza.
Adolfus Hitler nacque a Braunau, cittadina austriaca ai confini con la Germania, il 20 aprile 1889. Il padre non riusciva a stare fermo nello stesso posto per più di un paio d'anni per cui Hitler, e il resto della famiglia, passò da un paese all'altro, fino ad arrivare a Linz. 
A scuola non era un granché, il suo rendimento era appena sufficiente ma lui pensava fosse colpa dei professori, diciamo pure che si sentiva un genio incompreso, si sentiva un artista e non aveva intenzione di finire i suoi giorni dietro una scrivania con un lavoro normale.
Il padre morì quando lui aveva appena quattordici anni!

Negli anni successivi non combinò niente di buono e cominciò a girovagare facendo lavoretti quali il facchino o lo spalatore di neve, inoltre arrotondava vendendo i suoi disegni. Viveva molto frugalmente e in più di una occasione dovette adattarsi a vivere nelle case per poveri. Si trasferì a Vienna dove cercò di farsi ammettere all'Accademia di belle arti senza successo. Già da allora passava momenti di grande forza di spirito a momenti di buia depressione, altalenanza che lo perseguitò per tutta la vita.

Oltre alla predilezione per l'architettura era amante della musica, tra i suoi preferiti vi era Wagner.
Fin da allora cominciò a formare il suo pensiero politico, ritenendo che Vienna fosse avvelenata dalla presenza degli ebrei e dei Marxisti. Da Vienna passò a Liverpool, dove si stabilì per un certo periodo a casa del fratello Alois. Anche li non combinò niente e così decise di tornare a Vienna, era il 1914 e Adolf aveva allora 24 anni. Negli anni precedenti aveva evitato di presentarsi al servizio di leva, ora, rintracciato, si dovette presentare di fronte alla commissione che però lo giudico inabile al servizio in quanto troppo gracile.
Qualche mese dopo però, il richiamo della guerra cambierà la sua vita. Hitler, inquadrato nelle file del 16° Reggimento di fanteria della riserva bavarese, partì per il fronte...

Spinosa prosegue il racconto della vita di Hitler che sempre più si intreccia con la storia dell'Europa e del mondo, percorrendola fino alla sconfitta finale del 1945.

Un libro veramente interessante e che mette in evidenza quanto possa influire, sulla vita di una intera nazione e di tutto il genere umano, un solo uomo!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

domenica 2 agosto 2015

Cognitive Computing, un mondo nuovo



TrueNorth, immagine tratta dal sito IBM
Le Scienze, luglio 2015, l'articolo che mi ha più colpito è "Alla ricerca di una nuova macchina", di John Pavlus. L'articolo inizia con una carrellata sulle tecnologie informatiche per giungere alle ultime scoperte effettuate presso i laboratori dei grandi gruppi informatici, Intel, IBM, HP... Lasciamo stare le considerazioni sulla validità della Legge di Moore (per chi non la conoscesse si tratta di quella legge che prevede che ogni due anni si raddoppia il numero di transistor per unità di superficie del chip!) per andare dritti al sodo: l'architettura dei microprocessori si sta evolvendo.L'architettura standard dei microprocessori è nota col nome di architettura di von Neumann dal suo inventore, John von Neumann, ed è basata su tre "oggetti", una unità di elaborazione, una memoria e un bus. L'unità di elaborazione esegue i calcoli secondo le istruzioni date, la memoria immagazzina istruzioni e dati, il bus trasporta istruzioni e dati dalla memoria all'unità di elaborazione e viceversa.Questa semplice architettura si è evoluta da quando è stata inventata, ma ora l'IBM ha deciso che è arrivato il momento di metterla in pensione. Un nome, TrueNorth, ci farà conoscere la nuova frontiera dell'informatica.Abbandono ora Le Scienze e l'articolo di John Pavlus per continuare la mia ricerca attraverso internet: parola chiave TrueNorth.In un attimo sono sul sito dell'IBM e mi trovo davanti l'articolo di Dharmendra S. Modha: Introducing a Brain-inspired Computer TrueNorth's neurons to revolutionize system architectureTrueNorth è un nuovo tipo di processore, costruito secondo una nuova architettura, che è stata sviluppata a partire dalle più avanzate conoscenze sulla struttura e sul funzionamento del cervello. Alcune domande necessitano di risposta. La prima è:

Dharmendra Modha,
immagine tratta dal sito IBM
Chi è Dharmendra Modha? Dharmendra Modha è' un IBM Fellow, uno dei più importanti scienziati dell'IBM, a capo del progetto di Cognitive Computing della IBM, progetto che ha ricevuto finanziamenti dalla DARPA, la Defence Advanced Research Project Agency statunitense, quella stessa agenzia che ha sviluppato ARPANET diventata poi internet.
E subito dopo dobbiamo chiederci: cosa significa Cognitive Computing?
Qui la risposta è più complessa. Per essere brevi, cercando di non banalizzare troppo, si potrebbe dire che la disciplina del Cognitive Computing è quella disciplina che si occupa di studiare e risolvere problemi di elevata complessità, caratterizzati da ambiguità ed incertezza, problemi che normalmente vengono "risolti" dagli esseri umani, è il caso del riconoscimento di un volto, per esempio. 
Per l'IBM un sistema di Cognitive computing" svolge i seguenti compiti: "learn and interact naturally with people to extend what either humans or machine could do on their own. They help human experts make better decisions by penetrating the complexity of Big Data".
Ma perchè tutto questo interesse nel costruire una macchina che abbia delle capacità che già hanno gli uomini?
PEr lo stesso motivo per cui sono nati i computer che già conosciamo. L'uomo era in grado di far di conto anche prima dell'arrivo dei computer, ma se le operazioni sono ripetitive e lunghe è difficile trovare qualcuno che se ne occupi e che, magari, non commetta errori.
Ecco che un computer, ottimizzato per fare calcoli, prende il posto di uno o più uomini, che in vece che far calcoli si preoccupano di scrivere le istruzioni per il computer e di verificare che funzioni bene.
Allo stesso modo, se abbiamo da controlla re milioni di volti su un monitor e confrontarli con delle schede per verificare l'identità delle persone, possiamo mettere 100.000 persone dietro i  monitor a verificare chi sta passando sotto di noi, oppure possiamo creare dei software che, eseguendo un numero molto grande di operazioni semplici, siano in grado di "riconoscere" le persone già schedate. Questo è già stato realizzato. esistono tanti sistemi di riconoscimento in funzione che si basano su computer costruiti secondo l'architettura von Neumann.
E' facile rendersi conto, se si è mai entrati in un data centre, della enormità di risorse occorrenti per fare certe operazioni e salta subito all'occhio che i computer classici, mentre sono molto veloci nel fare operazioni semplici ripetitive, sono molto inefficienti nel trovare soluzioni a problemi complessi, come quello indicato prima. L'inefficienza si riflette sulle risorse necessarie per svolgere il compito, risorse che possiamo misurare in vari modi, uno di questi è il consumo di energia.
Un computer, da questo punto di vista, è molto meno efficiente di un cervello.
Ecco da cosa nasce l'idea (a mio parere) di costruire nuovi computer di struttura simile al cervello.
L'accoppiata di computer classici e computer di tipo Cognitive, potrebbe essere in grado di creare nuovi super computer in grado di svolgere velocemente calcoli ripetitivi e anche di riconoscere velocemente nella persona affianco a noi, il volto di un caro amico.
Vedremo cosa ci aspetta il futuro prossimo. 
Per ora cerchiamo di capire meglio come è fatto e quali nuovi campi di ricerca e studio ci apre il nuovo processore IBM: TrueNorth. Infatti la nuova architettura necessita di nuovi linguaggi di programmazione, di nuove logiche di memoria, nuove tecnologie... insomma, un mondo nuovo si sta aprendo agli ingegneri e agli informatici, un nuovo mondo che necessita di esploratori capaci e curiosi...

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO 


sabato 25 luglio 2015

Medusa, regina di Sardegna?

Medusa del Bernini
Immagine tratta da wikipedia
Leggendo tra testi antichi e saggi dei nostri tempi mi sono imbattuto nel testo del 1639 di Francisco de Vico, Historia general de la Isla y reino de Sardena, fonte inesauribile di informazioni non solo sulla Sardegna ma più in generale di tutto il mondo antico.
Sono in tanti a criticare la visione di una Sardegna occupata nel tempo da popolazioni straniere, ma a me non interessa, punti di vista. In ogni caso la Sardegna è stata per secoli sotto la Spagna.
Francisco de Vico nella sua opera ha raccolto tutte le testimonianze a sua disposizione sulla Sardegna e ci ha raccontato una storia ricca di avvenimenti e personaggi importanti, re e regine mitiche, guerre e conquiste.
Per cui prima di passare alla storia, che occuperà il prossimo capitolo, vorrei aprire qualche piccola finestra sul testo di Francisco de Vico (migliaia di pagine che vi invito a leggere). L'autore, oltre ai testi antichi, basò il suo lavoro su quello del vescovo Giovanni Francesco Fara, autore anch'egli di una storia di Sardegna.
Vi chiedo scusa in anticipo se di tanto in tanto dovessi riportare qualche osservazione che con la Sardegna ha poco a che fare, ma è molto difficile separare rigidamente quelli che sono i propri interessi di studio, per cui dovrete sopportare le mie digressioni. Inoltre, prima di cominciare vi devo avvisare che quando possibile userò i nomi in italiano, in alcuni casi userò dei nomi in spagnolo o in altre lingue, ma solo quando non sono sicuro della corrispondenza in italiano.
E allora cominciamo subito dicendo che secondo la ricostruzione storica di Francesco il mondo ebbe inizio 4004 anni prima della nascita di Cristo. Secondo questa cronologia nel 2348 a.C. avvenne il Diluvio Universale, quello raccontato nella Bibbia, quello di Noè per essere chiari.
Dopo il Diluvio la vita umana comincia ad accorciarsi; che ciò dipenda dal fatto di usare un anno di lunghezza differente, che prima del Diluvio si chiamasse anno quello che era invece un mese lunare o una stagione o che la durata della vita umana si sia realmente accorciata a causa di fenomeni che non conosciamo e che oggi non possiamo ricostruire né immaginare, poco importa. Ciò che importa è che qualche secolo dopo (nel 2004 a.C.) nasce il patriarca Abramo che tanta importanza avrà per la religione del popolo ebraico.
Nel 1788 a.C. Mesraim, chiamato anche Osiris, conquista l'Italia. Uno dei suoi generali, o suo figlio a detta di alcuni autori antichi, Ercole Libico, fonda la città di Torres e la chiama Turris Lybisonis che significa "Città Augusta di Ercole Libico". Siamo nel 1788 a.C. e così nasce la prima e più antica città della Sardegna di cui si abbia memoria. Pochi anni dopo, nel 1779 a.C., Osiris invia in Sardegna una spedizione di Vituloni, o Turreni, per colonizzarla. Il loro nome derivava dal fatto che costruivano torri. Il mediterraneo non doveva essere poi così pericoloso visto che era teatro di scorrerie e conquiste già in quei tempi antichi. Nel 1754 a.C. Ercole Libico si impadronì di Spagna e Italia dopo aver sconfitto i Gerioni, la vecchia casa regnante.
Circa due secoli dopo è la volta di un altro conquistatore straniero, siamo circa nel 1544 a.C. e il conquistatore o colonizzatore che dir si voglia si chiama Norax. Si dice Norax (o Noraco per alcuni) arrivò in Sardegna dalla Spagna. Pare fosse originario della mitica Tartesso, città che forse prese il nome da Tartesio Campo, nipote di Gerione, re di Spagna. Prima di morire, nel 1484 a.C., Norax fondò la città di Nora. Gli succedette il re Porco che morì nel 1451 a.C., nel corso della guerra contro Atlante. Porco aveva tre figlie che gli succedettero nel governo dell'isola. Si chiamavano Euriola, Estenio e Medusa, meglio note come Gorgoni.
Stupiti?
Lo sono stato anche io leggendo le pagine di Francisco de Vico. Francisco spiega che il termine Gorgonia o Georgonia significa in greco "agricoltura" e le tre sorelle si dice fossero esperte nell'agricoltura. Medusa venne poi rappresentata con la tasta piena di serpenti in quanto i serpenti erano già anticamente simbolo di sapienza e lei era tra le tre la più saggia. Pochi anni dopo Perseo uccide Medusa (siamo nel 1418 a.C.) e la Sardegna resta senza guida perché Medusa non ha lasciato eredi.
Sono sicuro che saranno in tanti a non credere a queste storie. La prima obiezione che si può sollevare riguarda la figura di Medusa, appartenente alla mitologia greca. Ma proviamo per un attimo ad interrogare Diodoro Siculo, che già conosciamo. La domanda potrebbe essere: "Diodoro, puoi aiutarci a capire di quale popolo Medusa fu regina?".
- "Certo che posso Alessandro, tu peraltro già sai la risposta, te lo leggo nella mente. Ma ugualmente ancora una volta ricorderò il mito di Perseo e della sua spedizione contro le bellicose Amazzoni, da me esposto nella Biblioteca Storica, libro III, paragrafo 54. Parlo delle Amazzoni Libiche, non di quelle più recenti del Ponto. La stirpe di queste donne era completamente scomparsa già molti anni prima della guerra di Troia. Una stirpe di Amazzoni libiche era quella delle Gorgoni, contro cui Perseo si spinse in guerra. I miti raccontano che la stirpe delle Gorgoni abitasse in occidente, in Libia ai confini del mondo. Abitavano esse un'isola situata all'interno della palude Tritonide. La palude si trovava vicino all'Etiopia e al monte Atlante, nei pressi dell'Oceano. L'isola era ben grande e piena di alberi da frutto di vario genere. Vi si potevano trovare un gran numero di capre e di pecore da cui si ricavava latte e carne. Il grano ancora non era stato introdotto. In quei tempi le Amazzoni cominciarono la conquista dalle città dell'Isola, ad eccezione di Mene, considerata sacra. Fondarono una città di nome Cherroneso (ovvero "penisola") all'interno della palude Tritonide. Queste Amazzoni mossero contro gli Atlanti, gli uomini più civilizzati di quelle contrade, Mirina era la loro regina. La prima città a cadere fu Cerne, i suoi abitanti maschi furono sgozzati, donne e bambini furono asserviti e la città distrutta. Gli Atlanti, vista la sorte toccata alla città stabilirono dei patti con Mirina che, soddisfatta, fece costruire una nuova città che chiamò Mirina dal suo nome. Nei pressi degli Atlanti si trovava un'altra popolazione di Amazzoni, chiamate Gorgoni. Mirina decise di attaccare le Gorgoni e vi fu una grande battaglia. Mirina ebbe la meglio ma le prigioniere si liberarono durante la notte e fecero strage tra l'esercito di Mirina. Mirina dopo breve tempo e altre battaglie ritornò nel suo regno. Le Gorgoni ebbero tutto il tempo di riprendersi e più tardi furono sconfitte da Perseo, regnava su di loro Medusa. Il popolo delle Gorgoni e delle Amazzoni fu sterminato più tardi da Eracle quando durante la visita delle contrade d'occidente pose le sue Colonne in Libia. Si dice che in quel periodo scomparve anche la palude Tritonide. A causa di terremoti si ruppero le sponde dell'Oceano."
- Ti ringrazio Diodoro, sei stato gentilissimo e ricco di particolari, come al solito. Chissà se l'Isola di cui ci ha parlato era la Sardegna. Non potremo mai saperlo. Ciò che possiamo affermare con ragionevole certezza è che la geografia del Mediterraneo di allora doveva essere molto diversa da quella odierna. Anche Lucio Anneo Seneca ci parla di una catastrofe immensa che avrebbe causato la rottura delle sponde dell'Oceano e la separazione della Sicilia dalla Calabria. Quali danni avrebbe causato una catastrofe di simili dimensioni sull'isola di Sardegna? Sarebbe potuta essere la causa della scomparsa della civiltà nuragica? Ma lasciamo questo argomento per tornare al racconto di Francisco de Vico.
In questo periodo in Tessaglia si verifica un nuovo Diluvio conosciuto come il diluvio di Deucalione. Invece nel nord Italia, lungo la pianura dell'Eridano (ovvero nella pianura Padana) si verificò un incendio immane, regnava allora in Italia Fetonte.
Nel 1400 a.C. circa Aristeo arriva in Sardegna e conquista il regno dopo la morte di Medusa. Nello stesso periodo si trovava in Sardegna Cadmo, il Fenicio. Secondo alcuni antichi autori fu questo Aristeo a fondare la città di Cagliari. Nello stesso periodo Galatas fonda la città di Olbia, la prima in Sardegna con questo nome. Galatas era figlio di Olbio e veniva dalla Francia, ovvero dalla Gallia. La Gallura, regione della Sardegna che si trova intorno ad Olbia, deriverebbe il suo nome proprio dall'antico dominio dei Galli.
In Italia contemporaneamente regnano Giano, Saturno, Pico e Fauno. La moglie di quest'ultimo re si dice abbia inventato le lettere Latine.
Arriviamo all'anno 1254 a.C.. Iolao, nipote di Ercole (un altro Ercole, detto il Tebano dalla città di Tebe greca) arriva in Sardegna a capo di un grande esercito. Iolao fonda varie città tra le quali una chiamata Iolea (o Olbia per alcuni) nel sud dell'isola, nei pressi di Sulcis. Iolao invitò dalla Sicilia Dedalo, il famoso inventore e architetto, per abbellire la Sardegna con le sue opere. Alla sua morte i Sardi chiamarono Iolao "padre" e per ringraziarlo delle grandi e splendide opere realizzate durante il suo regno fondarono un tempio chiamato "Sardo Patoris Fanum" cioé "tempio del padre dei Sardi".
Sardo, figlio di Ercole, alla morte di Iolao prese il comando del regno e le diede il suo nome attuale: Sardegna.
Pochi anni dopo, nel 1214 a.C. circa, una nuova spedizione arriva sulle coste del nord dell'isola: si tratta dei popoli chiamati "taratos" e "sosinates". I primi fondano due città: la prima chiamata Olbia, dal nome della città di provenienza, Olbia di Tartaria; la seconda chiamata Tatari, che poi sarebbe la Sassari odierna. I sosinates fondarono invece la città di Sorso.
Pochi anni dopo, forse nel 1204 a.C., gli ateniesi fondano Ogrillen, dove oggi si trova Orgosolo.
In questo periodo diversi popoli arrivarono dalla Meonia. Sembra che questi si stanziarono nella zona chiamata Meilogu ovvero "Meonum Locus". Altri arrivarono dalla Lidia e dalla Locride. Altri ancora da Rodi, da cui "Locus Rodies" ovvero Logudoro.
Si racconta che anche Enea, con un esercito di Troiani fuggitivi dopo la distruzione di Troia, giunse in Sardegna. Vi restò poco in quanto gli abitanti dell'isola gli si posero immediatamente contro, ma ebbe comunque il tempo di distaccare una colonia, "Foro Troyano", oggi Fordongianos.
Intorno all'anno mille a.C. i ciprioti si impadronirono del mar di Sardegna. Secondo lo storico Eusebio vi si stabilirono per qualche tempo fondando anche alcuni paesi, chiamati "Corpasesios". E' sempre secondo Eusebio nell'anno 866 a.C. arrivarono in Sardegna anche i Fenici anche conosciuti come Puni. Secondo gli autori antichi in questo secolo sarebbe stata fondata Cartagine che sarebbe dunque più antica di Roma di circa un secolo.
Secondo la leggenda la fondazione di Cartagine fu merito di Didone, o Elisa, la stessa donna di cui si dice si sia innamorato l'Enea fondatore della stirpe Romana... ma anche questa è un'altra storia. Secondo molti storici dei giorni nostri i Fenici si impossessarono di buona parte delle coste e vi fondarono città, tra queste Cagliari (alcuni autori attribuiscono ad Aristeo la fondazione della città di Cagliari nel 554 a.C., per altri invece Cagliari è stata fondata dai Cartaginesi nel 228 a.C.).
C'è chi afferma che i Fenici non si siano mai impossessati della Sardegna e forse non ci sono mai stati se non per commercio. A mio parere la verità sta nel mezzo. Forse vi approdarono, vi costruirono delle città e si impossessarono di alcune di esse, ma non credo abbiano mai avuto la forza di controllare tutta l'Isola.
Il tempo passa e di questi secoli bui non restano tanti ricordi, arriviamo così all'anno 588 a.C. quando, spinti dalle guerre che imperversavano nella loro terra arrivano in Sardegna i Focesi, anch'essi originari della Grecia, dietro consiglio di Biante di Priene (uno dei sette saggi).
Pare che i cartaginesi fossero allora già abbastanza potenti. Avevano conquistato buona parte della Sicilia e decisero di impossessarsi anche della Sardegna. Un grosso esercito partì così per la conquista, sotto la guida del Generale Malio.
Malio venne però sconfitto dagli abitanti della Sardegna e la maggior parte dei suoi uomini perirono nell'impresa. La sconfitta costrinse i cartaginesi a rimandare l'impresa a tempi migliori. Questo tempo arrivò intorno all'anno 478 a.C. con la nomina a Generale di Asdrubale figlio di Magone. Cartagine intendeva conquistare la Spagna e la Sardegna doveva essere solo una tappa per raggiungere la sua meta. Le cose andarono diversamente e i cartaginesi vennero nuovamente sconfitti e il condottiero Asdrubale ucciso. Dovette passare ancora molto tempo prima che i cartaginesi riuscissero a conquistare il mediterraneo. La Sicilia, la Spagna e infine anche la Sardegna, seppure solo lungo le coste, intorno al 400 a.C. erano tiranneggiate da Cartagine.
Erano tempi duri quelli e le guerre erano la norma.
Posso darvi un consiglio? Se avete un pizzico di curiosità storica leggete "Storie" di Erodoto, oppure "la guerra del Peloponneso" di Tucidide o ancora "l'Anabasi" di Senofonte. Avrete una idea più chiara di cosa significasse la guerra per gli antichi.
Ma torniamo alla Sardegna.
Di quei secoli lo storico Francisco de Vico ci dice che non sono stati conservati i nomi dei Re di Sardegna, forse a causa delle lotte continue per la sua colonizzazione o forse perché la storia dell'isola poteva essere trovata in testi andati distrutti con la caduta della civiltà punica e la distruzione di Cartagine. Per trovare informazioni sulla Sardegna e su chi la governava occorre fare un salto fino alle guerre puniche e giungere così al governo Romano, ma di ciò parleremo tra poco.
Francisco de Vico affronta anche il problema dell'origine del termine nuraghe per indicare le costruzioni antiche che ricoprono la nostra isola. Dopo aver accennato agli Etruschi o Turreni o anche Tirreni, considerati i più antichi costruttori di torri, ci dice anche che il termine nuraghe sembra si possa far risalire a coloro che fondarono la città di Nora. Altri ancora fanno risalire il termine dalla parola greca "ηokρός", nocros, che significa sepoltura. I nuraghe sarebbero infatti le sepolture di personaggi importanti.
Quanto detto fino ad ora è stato spesso ignorato o non considerato degno di entrare a far parte della Storia della Sardegna, con il risultato di cancellare la memoria di un popolo.Il fatto che quanto raccontato sia poco più che leggenda non significa che vada dimenticato. Pensate alla Grecia antica, conosciuta al mondo proprio per i suoi miti e le sue leggende.Cosa sarebbe oggi la Grecia se i suoi storici avessero deciso che le leggende andavano dimenticate o cancellate?Mi chiedo ancora oggi perché non sia possibile recuperare queste "leggende" e restituire così alla nostra Sardegna (e ai Sardi), almeno in parte, le proprie origini.Avremo forse modo di approfondire la questione più avanti, per ora abbandoniamo la preistoria e i miti per arrivare finalmente alla Storia.



Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

Tratto dal mio libro "Breve storia della Sardegna"

sabato 18 luglio 2015

Alexander Fleming militare, dai London Scottish al Royal Army Medical Corps.

Alexander Fleming, Sir Alexander Fleming, colui che scoprì la penicillina, nacque a Lochfield, in Scozia, il 6 agosto 1881.
La sua vita da ragazzo lo vede vivere la vita di campagna, ma da subito da prova delle sue grandi doti di osservazione. Si fermava ad osservare qualunque cosa e cercava di carpirne i segreti. Era appassionato di sport e di tiro. Coi fratelli inventava giochi istruttivi in cui si vinceva sempre un premio, e lui vinceva sempre...

Ventenne, si arruola come volontario nel Reggimento dei London Scottish, compagnia H, per combattere nella guerra del Transvaal scoppiata nel 1900. Il London Scottish era un reggimento formato da soli scozzesi. Il numero dei volontari era molto elevato così Fleming non partì per l'Africa. Era un bravo tiratore e partecipava sempre alle esercitazioni con ottimi risultati. Nel 1914 lasciò il Reggimento, ma poco dopo, con lo scoppio della 1^ Guerra Mondiale servì nel grado di Tenente e poi Capitano nel Royal Army Medical Corps lavorando negli ospedali da campo e usando le sue conoscenze per migliorare le prime cure ai feriti sul fronte prima di spostarli nelle retrovie.



Per la sua abilità nel tiro fu scelto per entrare a lavorare nel laboratorio di inoculazione e così conobbe Almroth Wright, che divenne il suo maestro. Lo stesso Almroth Wright allo scoppio della guerra fu nominato Colonnello. Partì per la Francia per creare un laboratorio e centro di ricerche s Boulogne-sur-mer. Fleming lavorava da anni ormai nel laboratorio e Wright lo portò con se assieme ad altri suoi collaboratori. 

Chi lo conobbe in quei tempi lo descrisse come un "Ufficialetto pallido, che non diceva una parola di troppo, ma faceva tranquillamente e perfettamente il suo lavoro".

Nel laboratorio ci si occupava di vaccinazioni, Wright infatti spingeva affinchè tutto l'Esercito venisse vaccinato contro il Tifo. Il laboratorio si trovava affianco all'Ospedale militare e Fleming e gli altri avevano giornalmente a che fare con feriti da arma da fuoco o ferite da esplosioni e le conseguenti infezioni. Setticemia, tetano e cancrena erano all'ordine del giorno e facevano tante vittime quante le armi del nemico.
Fleming si rese conto che le ferite di guerra erano molto più pericolose del normale in quanto i proiettili causavano la morte di buona parte del tessuto colpito e il tessuto necrotizzato, non asportato immediatamente, impediva ai fagociti, difese naturali, di giungere fino ai microbi. Occorreva fare in modo che le ferite venissero ripulite immediatamente dai tessuti morti affinchè le difese naturali del corpo umano potessero giungere ai microbi ed eliminarli.
Fleming effettuò così un certo numero di esperimenti per capire cosa accadeva in una ferita profonda quando si impiegavano antisettici e altri medicinali e si rese conto che questi quasi non avevano effetto e, anzi, in certi casi erano controproducenti.

Wright e Fleming iniziarono così la loro lotta contro l'uso degli antisettici e contro la cattiva pratica di spostare i feriti nelle retrovie senza ripulire le ferite. Lotta che portò Wright a farsi molti nemici negli alti vertici della medicina militare. 

A Wimereoux nel 1918 venne allestito un ospedale in cui ci si doveva occupare delle fratture del femore con lacerazioni profonde e Fleming fu nominato capo del laboratorio. Fleming e i suoi collaboratori continuarono a migliorare le cure per le ferite profonde e migliorarono anche le tecniche di trasfusione salvando la vita di tantissimi feriti colpiti dalla cancrena da gas. 

Fleming affrontò due guerre ed in entrambe mise la sua esperienza a disposizione del mondo. Non era certo il tipo che si tirava indietro di fronte a nuove sfide o che seguiva pedissequamente la strada tracciata da altri. A lui dobbiamo la scoperta delle proprietà del Lisozima e della penicillina che tante vite hanno salvato e salvano ancora. Fleming fu uno dei pochi uomini che in vita raccolse gli onori che gli erano dovuti. Passò i suoi ultimi anni a fare conferenze (senza mai abbandonare però la ricerca), raccogliere benemerenze ma, soprattutto, ad essere osannato dalla popolazione che lo vedeva come il loro salvatore, ognuno infatti aveva un figlio, un parente od un amico salvato dalla penicillina.

Ecco in poche parole il Fleming militare che forse non tutti conoscono.


Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

Fotografia tratta dall'archivio storico fotografico greco
(http://eliaserver.elia.org.gr/elia/site/content.php?sel=22&present=451199&bt=europeanaapi)

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