lunedì 31 dicembre 2007

Esiodo (VIII secolo a.C.) e le cinque età del mondo

Esiodo fu un poeta greco, probabilmente contemporaneo di Omero. Forse nato in Beozia, conosciuto principalmente per "Le opere e i Giorni" e per la sua "Teogonia", scrisse anche altre opere considerate minori e di incerta attribuzione. Interessante vedere che in "Le opere e i Giorni" ci parla delle cinque età del mondo:
- età dell' Oro: gli uomini vivevano "sempre giovani" e non avevano preoccupazioni di alcun tipo. Siamo ai tempi di Crono;
- età dell'Argento: gli uomini sono governati da Zeus. Per il loro comportamento si estinsero;
- età del Bronzo: é il mondo di uomini violenti che si dedicavano solo alla guerra e si estinsero per la loro stessa stupidità;
- età degli Eroi: é l'età in cui gli Eroi combatterono a Troia e a Tebe;
- età del Ferro: è l'età del mondo di Esiodo ed anche la nostra, e finirà anch'essa, come le precedenti.
Ancora una volta un "antico" ci parla di età del mondo e di come queste si sono susseguite nel tempo... ci parla di guerre e di estinzioni di massa...
Ci parla di un passato remoto e ancora per la gran parte sconosciuto...

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

Google Earth, il più grande “GRANDE FRATELLO”.

Google Earth, una tecnologia affascinante ma che può diventare pericolosa allo stesso tempo. Google Earth è una tecnologia molto affascinante, che ha aperto nuovi scenari della esplorazione e del WEB. Basato su una idea molto semplice (la visione di mappe geografiche), si prefigge di far conoscere alla popolazione di INTERNET tutti (o quasi) gli angoli del pianeta, anche i più remoti o i più nascosti. Sono quasi sconfinate le sue potenzialità di sviluppo, ma può rappresentare anche un pericoloso strumento di sabotaggio e di criminalità, fornendo fotografie satellitari e cartine di ogni parte del mondo anche alle organizzazioni criminali che possono usare Google Maps per tracciare i propri traffici, i luoghi di consegna e di deposito, per segnalare gli obiettivi delle prossime azioni, nonché per sviluppare attività criminose. Tutto questo è possibile perché quello che sta costruendo Google Earth è un mondo che non segue le leggi stabilite dagli Stati perché non ha confini tangibili e né può essere definito uno spazio "internazionale", o uno Stato/Nazione in senso stretto, essendo al di sopra di qualsiasi tipo di Istituzione sovranazionale e nazionale, essendo basato su INTERNET appunto. Il mondo dell'informatica e le piattaforme WEB fanno ormai parte della nostra vita e le possiamo considerare le autostrade per l' economia e lo sviluppo del nostro futuro. Gli scenari diventano sempre più interessanti se si pensa all'attuale evoluzione dei progetti di Google e della NASA, che avrà come scopo quello di sviluppare il cd. "supercomputing", ossia un sistema di informazioni che conterrà immagini e dati della Terra: il più grande “GRANDE FRATELLO” che possa essere pensato.
… Comunque, in attesa che ciò avvenga, godiamoci le immagini dei Google Earth, e spaziamo con la fantasia per quei viaggi che avremmo sempre voluto fare e che gli impegni quotidiani ci impediscono.
Un saluto ai tuttologi
Paolo CARTILLONE

domenica 30 dicembre 2007

La porta (1995)

Odo l’acre miasma
Della pianura nera
Che m’ avvolge e nasconde
Di certo i passi dell’andare
Lento e faticoso e in gola
Al ponte oltre la ferrovia

Danzando in silenzio
Un corteo di fantasmi
Mi ha preso per mano
Spettri di giorni incendiati
Nel caos del niente
Urlanti del dolore perduto
Senza rotta la vela
Strappata dalla tempesta

Così ho raggiunto la casa
Ed ho chiuso bene la porta
Giuseppe MARCHI

domenica 23 dicembre 2007

Venezia... di notte

L'Italia, Paese ricco di storia, cultura e tradizioni, può essere conosciuto solo visitandolo!


Viaggiare di giorno e di notte per vedere le città, conoscere i popoli, sentire parlare i dialetti, leggere i testi antichi e moderni che ci parlano di tempi passati...


Ritrovarsi a passeggiare sotto i portici silenziosi, ricchi di fascino...

Appoggiarsi al parapetto in pietra e guardare stupefatti le luci del Canal Grande...


Così, ho visitato Venezia, una, due, tre volte... e ci sarà, spero una quarta occasione...
Prima che tutti i ricordi svaniscano col tempo, come in una notte di nebbia...


Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

sabato 22 dicembre 2007

Buon Natale

Natale 2007 è arrivato
tempo di regali e buoni propositi,
come l'anno passato...

Un altro anno di storie scritte e non,
tutte ugualmente importanti
anche se non tutte saranno ricordate...

Un altro anno è fuggito,
se n'é andato,
i vecchi sono più vecchi,
i giovani sono più grandi,
i ricchi sono più ricchi e
i poveri sono più poveri...

Nuovi amori,
nuove vite
e tante vite che ci lasciano...
é la vita...
é la morte...

Ed è il momento dei buoni propositi...
per i vecchi infreddoliti per le strade,
per i grandi che combattono per il mondo,
per i ricchi stressati dagli affari,
per i poveri preoccupati dalla vita,
per tutti quelli che ho fatto arrabbiare
e per tutti quelli che mi hanno fatto arrabbiare,
per chi abbiamo salutato per l'ultima volta
e per chi ha visto la luce,
per chi é felice
e per chi soffre...

per tutti,

Buon Natale...



Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

venerdì 21 dicembre 2007

Gilgamesh e i Maya, un viaggio attraverso l'Oceano?

Quante cosa sono ancora nascoste tra le pagine di libri scritti e mai letti?
Quante cose devono ancora esser tradotte da lingue salvate per caso dalla morte?
Questa è una storia un po strana, che inizia ad Uruk, antichissima città del sud della Mesopotamia e, attraverso l'Oceano, termina in America, nella terra dei Quiché.
Leggendo leggendo, mi scontro con fatti strani e affascinanti e non posso fare a meno di trovare delle somiglianze... di intravvedere un filo trasparente come seta attraversare il mondo e la storia e i secoli e i millenni, solo per me, forse!
Ho già scritto di Gilgamesh come dei Quiché, ora per gioco ma non troppo voglio mettere assieme questi popoli e vediamo che cosa accade.
L'epopea di Gilgamesh racconta del suo viaggio alla ricerca dell'unico uomo che abbia avuto il dono dell'Immortalità, Utnapistim, sopravvissuto al Diluvio. Gilgamesh va dunque alla sua ricerca e dopo varie peripezie giunge dal barcaiolo di Utnapistim, Ursanabi. Qui accade qualcosa di poco chiaro e così Gilgamesh distrugge delle "Cose di Pietra"... Gilgamesh chiede ad Ursanabi di essere condotto con lui al cospetto di Utnapistim ma Ursanabi, arrabbiato risponde:
"Gilgamesh, quelle cose che hai distrutto hanno la facoltà di trasportarmi sull'acqua, di impedire alle acque della morte di toccarmi. Per questo le conservavo; ma ora tu le hai distrutte e con esse i serpenti urnu..."
Cosa distrusse Gilgamesh?
Cosa sono le Cose di Pietra?
Cosa sono i serpenti urnu?
Comunque il viaggio prosegue, Gilgamesh viene condotto da Utnapistim il Lontano, che vive a Dilmun, nel luogo del transito del Sole, ad Est della montagna...
"Ora Utnapistim, da dove giaceva a suo agio, guardò lontano e disse in cuor suo, riflettendo tra sé: 'Perché mai il battello naviga fin qui senza sartiame o albero? Perché sono distrutte le sacre pietre, e perché non è il nocchiero a governare il battello?
Così pare che Utnapistim potesse vedere molto lontano... chissà...
Utnapistim aveva già compiuto in precedenza opere meritevoli di riguardo, infatti aveva costruito una grande nave e aveva salvato la stirpe degli esseri viventi sulla Terra dal Diluvio...
ora, riceve Gilgamesh e gli racconta i suoi segreti...
Ma adesso é ora di passare su un altro continente, alla ricerca delle tracce di viaggiatori del passato. Siamo ora nella terra dei Quichè... e si parla dei popoli che vennero dopo la creazione, di popoli che: "Riuscirono a conoscere tutto ed esaminarono i quattro angoli ed i quattro punti della volta del cielo e della faccia della Terra".
Poi accadde qualcosa e "il Cuore del Cielo gettò una nebbia sui loro occhi, i quali si appannarono come quando si soffia sulla lastra di uno specchio. I loro occhi si velarono e poterono vedere soltanto ciò che era vicino... Così vennero distrutte la loro sapienza e tutte le conoscenze dei quattro uomini, origine e principio della razza quiché."
Questo popolo perse le conoscenze che aveva acquisito...
Quale fu la causa?
Dal popolo che perse le conoscenze deriva un nuovo popolo... un popolo particolare... che viene dall'Oriente...
"Erano diversi i nomi di ciascuno quando essi si moltiplicarono là nell'Oriente, e molti erano i nomi della gente: Tepeu, Olomàn, Cohah, Quenech, Ahau, ché così si chiamavano questi uomini là nell'Oriente, dove si moltiplicarono. Si conosce anche l'origine di quelli di Tamub e di quelli di Ilocab, che vennero insieme di là, dall'Oriente... Là stettero allora in gran numero gli uomini neri e gli uomini bianchi, uomini di molte specie, uomini di molte lingue, che era portentoso udire."
Più tardi i quichè intrapresero un viaggio, forse alla ricerca di qualcosa che li aiutasse a far tornare la luce del sole, giungono in una località chiamata Tulàn e li gli apparvero i loro dei... Tohil, Avilix e Hacavitz... e fu allora che le lingue di tutti i popoli divennero diverse e non si capivano più... (come nel racconto di Babilonia e la torre di Babele, Babel voleva dire Caos..) ed i loro indumenti erano solo pelli di animali ma erano uomini prodigiosi... anche Gilgamesh vestiva solo pelli di animali... quando arrivò da Utnapistim!
Veramente il racconto è molto confuso, per cui a volte si parla di dei, altre volte con gli stessi nomi ci si riferisce a monti...
Ma da dove giunsero questi dei o uomini prodigiosi?
Dal mare ma... "Non é ben chiaro, tuttavia, come avvenne il loro passaggio sul mare; come se non esistesse il mare, passarono su pietre, su pietre messe in fila sull'arena. Per questo motivo vennero chiamate Pietre in fila, Arene divelte, nomi che essi diedero loro quando attraversarono il mare, essendosi divise le acque quando essi passarono."
Quante strane coincidenze... uomini che vengono dall'Oriente, Diluvio, lingue che si mischiano e popoli bianchi e neri... mare che si apre, pietre in fila...
e se leggiamo ancora Gilgamesh, vi sembrerà sempre più possibile che lui abbia raggiunto quelle terre... e sia poi andato via...
E chissà che il Re Gucumatz (il re che diede inizio all'espansione del degno dei quichè) non sia altri che lo stesso Gilgamesh...
Forse, dopo queste righe, direte...
Tutte fantasie...
Eppure la storia... quella ufficiale, ci parla di un dio o di un uomo, Quetzalcoatl, dio degli aztechi, il cui nome significa serpente piumato...
Dio o uomo giunto dal mare e che andò via perché fu scacciato ma un giorno sarebbe tornato dal mare, a bordo di navi...
Ha, a proposito, non è che i serpenti urnu di Gilgamesh sono i serpenti piumati?
Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

mercoledì 19 dicembre 2007

Un nuovo Tuttologo, Patrick Galimberti


Cari amici dei Tuttologi, oggi ho il piace di presentarvi l'ultimo arrivato, Patrick Galimberti.

Patrick é nato il 25.07.1968 a Mendrisio (Svizzera) da padre italiano e madre tedesca. L'incontro di queste due culture e modi di vivere, ne caratterizzano la personalità ed il modo di essere. Patrick ha frequentato il Liceo Economico, per poi frequentare la facoltà di Giurisprudenza all'università Statale di Milano. Ha iniziato la carriera militare nel 1989, diventando ufficiale di milizie nel 1992. Nel 1998 si é laureato presso l'Accademia Militare di Zurigo in Scienze Militari ed ha lavorato per anni sulle piazza d'armi delle truppe di salvataggio. Le sue esperienze professionali lo hanno portato ad insegnare lingue, a diventare trainer del modello della personalità DISC e lavorare come coach.


Benvenuto Patrick, ora aspettiamo con ansia il tuo primo articolo.


Per i Tuttologi,

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

domenica 16 dicembre 2007

Milleottocentonovantanove

Quando mio nonno morì ero in vacanza al mare e non potei tornare per il suo funerale. I parenti pensarono che fossi il solito menefreghista, giovane scapestrato e ribelle, ma io ne fui veramente rammaricato, perchè perdevo una persona che amavo. In silenzio, da lontano, ci dividevano cento anni di storia.
So che era nato nel ’99, nel mese di novembre, in un tempo di un’Italia post-risorgimentale, preindustriale e contadina, a Prossedi, paesotto arroccato della Ciociaria. Non lontano da Roma, dove si finiva per migrare se le cose andavano male. Ma ad Arcangelo, questo il nome che gli avevano imposto, a lui andarono subito benissimo perchè il padre aveva la terra da lavorare e le pecore da pascolare, e quindi il pane per i figli lo portava e un pezzo di sigaro da fumarsi tranquillo la sera ci scappava sempre. Quando la stagione era buona e il clima dolce pigliava il ragazzo la chitarra e se ne andava per le vie cogli amici a stornellare, si faceva dare dal padre un capretto e c’era da mangiare e bere per tutti. Poi scoppiò la guerra, una guerra lontana fatta per terre che non se ne conosceva neanche l’esistenza, gli diedero un fucile, aveva diciassette anni. Nella trincea si stava col fango alle ginocchia, e gli scarponi erano di cartone, a turno si spulciavano le maglie di lana dai parassiti, però si stava vivi e si scriveva a casa, che era tanto lontana. Quando si andava in avanti, Arcangelo caricava il moschetto e girava la testa all’indietro mentre sparava verso il niente. La paura spingeva lui e i commilitoni più avanti. Poi furono a Caporetto e ancora adesso per antonomasia è una disfatta; ma erano i ragazzi del novantanove e così alla fine la vinsero la Grande Guerra! Di quell’eroismo si ricordarono nel ’73 quando lo fecero cavaliere con la medaglia, la croce ed il resto. Tornato dal fronte ebbe pure il tempo di andare a ventun’anni a fare il servizio militare e lo spedirono in Sardegna. Di quel tempo rimane una stropicciata cartolina illustrata spedita alla fidanzata Lisetta, mia nonna. Durante la leva si beccò la pleurite e svernò nell’ospedale militare di Cagliari. Certe volte si rivolgeva a mia madre con delle parole in sardo, che nessuno capiva, e allora mia nonna diceva “ Chi c’ha la lengua, va in sardegna”. Secondo me, ‘sto proverbio se l’ era inventato lei di sana pianta, così per ridere, intendendo che chi sa parlare va lontano, financo in Sardegna, o giù di lì. Non sono riuscito mai a farmelo spiegare bene, quel detto.
Quand’ero bambino , si sedeva silenzioso al tavolo ed io mi facevo, senza dir niente , quasi di soppiatto, vicino perchè temevo di dare fastidio; mio nonno faceva i solitari con le carte ed io stavo a guardare affascinato per imparare. E ancora adesso quando , nei rari momenti di tedio, mi ritrovo tra le dita un mazzo di carte e butto sul tavolino le fila di figure, penso a lui che in silenzio con gesti ponderati, me li ha insegnati.
Tornato dalla leva s’era sposato mia nonna Luisa, e adesso c’era lei a tenergli compagnia nelle corti notti estive davanti all’ovile. Se ne stava a poltrire sotto l’albero, mentre il gregge pascolava, in quel posto che chiamavano tre moschetti, e la vedeva salire col cesto in testa e si gustava la bella figurina che s’inerpicava fino a lì per portargli la cena, la più bella del paese, ed era sua moglie adesso. Quando calava la sera, chiudeva le bestie e si mangiavano assieme un boccone, poi via a far l’amore nella stalletta, in mezzo al fieno. Stavano abbracciati nel buio, a lungo, cullati dal suono delle cicale e dal vento che muoveva le foglie degli alberi, liberi e felici, di quella libertà che si gusta in segreto, che non va raccontata ma è preziosa e che nessuno avrebbe più potuto toglier loro. Neanche la più feroce e stolta dittatura, che marciava allora su Roma ma che non lambiva neppure quel loro mondo. Anzi gli portò il progresso della luce elettrica, di qualche macchina di passaggio e della bonifica delle paludi. Ma la vera faccia della medaglia si sarebbe vista più tardi, con la guerra.
Lisetta era rimasta incinta quasi subito e non saliva più ai tre moschetti, ma rimaneva giù in famiglia e il marito scendeva di rado per salutarla, lei col bambino che cresceva nel grembo. Ma nel paese cominciò a girar voce che il fratello di Luisetta era manesco, la trattava male e forse la picchiava. Era sordomuto, era sempre stato un po’ lo strano del villaggio, e quindi la voce si ingigantì, la moglie di Arcangelo le prendeva senza ragione dal fratello ed era pure gravida. La faccenda non tardò a raggiungere le orecchie ben aperte di mio nonno che una brutta mattina scese al paese e andò all’orto del cognato per capire come stavano le cose, prima gli parlò con le buone, ma lui rispondeva a gesti, con quei suoni strani che non vogliono dir niente, poi urlava e anche l’altro faceva lo stesso e alzava le mani al cielo come un ossesso, si guardarono in cagnesco e lui vide uno sguardo beffardo nel fondo di quegli occhi senza colore in quel rumore che copriva il silenzio della parola. E lo colpì con una vanga che trovò lì vicino, lo colpì più volte, non credo per ucciderlo ma io tendo sempre ad assolverlo, perchè gli volevo bene. Il giudice del tribunale di Latina la pensava diversamente e lo condannarono a sette anni per tentato omicidio. Come corollario dovette vendere le cento pecore per pagare un avvocato che non seppe difenderlo. La povera Lisetta si trovò travolta da un evento più grande di lei, da una parte il marito in galera dall’altra la sua famiglia che gli diceva di non testimoniare delle violenze subite dal fratello perchè altrimenti l’avrebbero internato come fosse matto. E non testimoniò. Tutte le mattine alle quattro colla cesta in testa andava al carcere di Ceccano a portare conforto al marito che stava lì rinchiuso e non capiva bene perchè, lui aveva solo difeso sua moglie e il suo bambino.
Una mattina che era ancora buio, da dietro un albero si fece contro un brigante colla doppietta : “ Dove te ne vai tutta sola di notte, bella fe” gli disse beffardamente. La bella Lisetta avvolta nel fazzoletto nero, sembrava ancora più piccola della sua età. Ma era forte ormai come una roccia: “Vada trovare lo marito mio, che sta a Ceccano”. Il bandito trasalì, conosceva bene quel posto, la galera, si lasciò scappare un sorriso sotto la barba sporca, e le disse “ Viene, signò, ti accompagno io fino laggiù, che a quest’ora del giorno c’è stà piricolo”. E sembrerà strano , ma il feroce bandito della Ciociaria, col suo schioppo e la sua carriera di rapine, si guadagnò la nostra gratitudine di posteri perché fu di aiuto a mia nonna quel giorno del millenovecentoventisette.

Giuseppe Marchi

I popoli del mare, il paese del mare e... Atlantide

Con il termine "i popoli del mare" ci si riferisce ad alcune popolazioni di cui si sa ben poco, citate dagli egizi nelle fonti del faraone Ramesse III (ufficialmente 1198-1166 a.C.).
Queste popolazioni probabilmente arrivarono via mare e invasero la Siria travolgendo Ugarit, Biblo, Tiro e Sidone. Pare che i Filistei fossero parte di un contingente dei popoli del mare, lasciati lungo la costa a controllare i territori conquistati.
Non si sa bene chi fossero ne da dove venissero ma dovevano essere molto bellicosi.
C'è da dire anche che la parte sud della Babilonia a partire dalla città di Nippur fino al golfo persico era conosciuta con il nome di Paese del Mare.
Non so se vi siano dei collegamenti tra popoli del mare e paese del mare.
In ogni caso l'ultimo re del paese del mare pare sia stato Eagamil, sconfitto dal cassita Ulamburiash intorno al 1.500 a.C..
Nei testi antichi vi sarebbero anche altri riferimenti a fantastici invasori del mare, sono i greci a parlarcene. Pare infatti che una popolazione arrivò dal mare e invase il mondo allora conosciuto, Egitto compreso. Furono i greci a salvare il Mediterraneo se diamo retta a questa storia.
Questa storia, raccontata nel Timeo da Platone nel capitolo III, a mio parere potrebbe essere ricollegata a quella dei popoli del mare.
Si tratta della storia di Atlantide. Non vi sto a raccontare tutto ma, in definitava, così parlò un sacerdote Egizio a Solone: "Molte grandi opere pertanto della città vostra quì trascritte si ammirano, ma a tutte una va di sopra e per grandezza e per valore; perocchè dice lo scritto di una immensa potenza cui la vostra città pose termine, la quale violentemente avea invaso insieme l'Europa tutta e l'asia, venendo di fuori dal mare Atlantico. Infatti allora [..] in questa isola Atlantide era sorto un grande e mirabile impero, il quale la dominava tutta quanta con molte altre isole e alcune parti pure del continente. Ed oltre di ciò anche delle regioni da questa parte nel mare interno signoreggiavano sulla Libia (Africa) fin verso l'Egitto e sull'Europa fino all'Etruria. Or tutta questa forza raccolta in uno tentò una volta con un impeto solo di soggiogare e i luoghi vostri ed i nostri e quanti altri sono di quà dello stretto. E fu allora, o Solone, che la potenza della città vostra diventò illustre presso tutti gli uomini e per valore e per vigoria..."
Dunque, i greci avrebbero salvato il mediterraneo da questa poderosa invasione.
Ma questa storia, se veramente accaduta, risale a prima del Diluvio, o almeno così ci dice sempre Platone per voce dello stesso sacerdote in un altro passo del Timeo:
"Perocchè fu una volta, o Solone, prima della grande distruzione per mezzo delle acque, quella che ora é la città degli ateniesi una città prestantissima, e per la guerra e per tutte le atre cose ben ordinata più che alcun'altra..."
Chiaramente gli storici non attribuiscono alcun valore a quanto raccontato da Platone, come non conta niente ciò che ha raccontato Erodoto oppure ciò che stà scritto nei testi religiosi...
Il Diluvio, nonostante sia presente in tantissimi testi antichi di popolazioni di tutto il mondo, non c'è mai stato...
Eppure, vien da riflettere...

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

sabato 15 dicembre 2007

Gilgamesh e la lunga vita

Ancora una volta, rileggere fa bene, permette di capire meglio e di più...
Dopo aver letto d'un fiato l'epopea di Gilgamesh, ora sto dedicando un po di tempo ad approfondire... e così comincio a vedere somiglianze che prima non avevo notato con altri testi antichi... parallelismi o stranezze comuni.
E' il caso della Bibbia, chi di voi non ricorda quei passi della Genesi in cui si parla della durata della vita dei patriarchi? Adamo, per esempio visse per novecento trenta anni, Set visse invece per novecento sette anni prima di morire.
E così le generazioni si susseguono fino ad arrivare a Noè.
Noè e forse, dopo Adamo, il più conosciuto dei patriarchi, per via del Diluvio cosiddetto Universale... Allora Noè aveva seicento anni e di li a poco sarebbe piovuto per quaranta giorni e quaranta notti di seguito! Il tempo passava e Noè visse in tutto novecento cinquanta anni!
Ma poi accade qualcosa... Sem, figlio di Noè visse "solo" seicento anni o giù di lì. Suo figlio Arpacsad 438 anni. E' poi la volta di Selach che visse 433 anni, poi Eber visse per 464 anni, Peleg, figlio di Eber, visse 239 anni, come suo figlio Reu. Serug visse 230 anni, suo figlio Nacor visse solo 148 anni e suo figlio Terach visse 205 anni e vide morire uno dei figli, Aran nella città di Ur...
la cosa interessante, oltre alla lunghezza della vita dei patriarchi è come essi, fino a Noè vissero tutti tra i settecento e i mille anni circa ed ebbero il primo figlio intorno ai cento anni o più...
Ma dopo il Diluvio non è più così, la lunghezza della vita si accorcia sempre più e si comincia ad avere figli sempre prima, fino a che la vita si accorcia e diventa più umana...
Ma perché, vi chiederete, vi sono somiglianze con Gilgamesh, Re di Uruk città sul fiume Eufrate, sopravvissuta al Diluvio?
Ebbene, Gilgamesh era il quinto re della città del tempo postdiluviano... e regnò per 126 anni! Non ho notizie di quanti anni in tutto visse, fatto sta che dopo di lui la vita e i regni ebbero durata umana... così si racconta!
Uno dei suoi predecessori, Lugalbanda il terzo re di Uruk dopo il Diluvio, regnò per 1.200 anni!
Si stima che Gilgamesh probabilmente visse intorno al 2.700 a.C., dunque il Diluvio, se si tratta dello stesso di cui ci parla la Bibbia, avvenne quanto meno 4.000 anni prima di Cristo!
La considerazione che posso fare e che, se ciò che leggiamo fosse vero, prima del Diluvio o per lo meno a cavallo del Diluvio, la vita dell'Uomo era più lunga di quanto non è oggigiorno, poi qualcosa ha fatto si che la vita si accorciasse fino ai livelli attuali.
Erodoto ci parla di popolazioni dell'Africa (che lui chiama Libia) che vivevano fino a 120 anni... ma già ai suoi tempi la vita media era molto più corta.
Ma vediamo di fare un passo avanti e a tal fine poniamoci delle domande:
Cosa potrebbe essere accaduto?
Esistono fenomeni fisici o chimico-fisici che possono allungare la vita?
Potrebbe essere il Diluvio, o le sue cause, ad aver provocato dei cambiamenti nella lunghezza della vita Umana?
Se invece dovessimo considerare che le genealogie tramandateci fossero semplici fantasie, allora potremo evitare di farci domande, ma io preferisco pensare che non ci sarebbe stato alcun motivo per inventare vite di centinaia di anni, allora, quale altra spiegazione potrebbe esserci?
Una spiegazione potrebbe essere che a cavallo del diluvio (o poco dopo) vi fu un cambiamento nel modo di calcolare gli anni... ma anche ciò è molto strano. Chi ci tramandò questi nomi sapeva di avere una grande responsabilità sulle spalle, perché non avrebbe dato indicazioni del cambio di calendario?
Bene, io non so cosa sia potuto accadere ne quale sia la verità, ma credo che valga la pena cercare di rispondere alle domande che mi sono posto, scientificamente ma senza pregiudizi...
nella considerazione che dire "é impossibile" spesso è sbagliato e serve solo a nascondere la nostra ignoranza, la nostra mancanza di capacità di comprensione.
Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

domenica 9 dicembre 2007

Udine... in foto

Solo pochi scatti...
per ricordare una gita di tanti anni fa,
In una piccola ma graziosa città del nord Italia

Tutto in ordine,
tutto al suo posto...

E cibi saporiti,

e grappe sanguigne...


Semplicemente Udine!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

sabato 8 dicembre 2007

Lucrezio e gli atomi

Tito Lucrezio Caro (98-54 a.C.) ci parla delle conoscenze di alcuni secoli prima, ci parla di tante cose e tra queste degli atomi... ma prima di tutto ci dice...

(Della Natura I, La materia, 149 e seg.)
"che nulla sorge dal nulla per dono divino mai [..] nulla può mai in alcun modo crearsi dal nulla [..] Natura inoltre dissolve di nuovo le cose nei propri elementi e non le disperde nel niente [..] ogni corpo è composto d'eterna materia, fin quando non giunga una forza a colpirlo da fuori, a romperlo, o penetri dentro pei vuoti e riesca a scomporlo [..] Il tempo infinito, trascorso finora, avrebbe consunto ogni cosa mortale; ché se invece per tutto quel tempo passato gli elementi di cui l'universo è composto han potuto durare, vuol dire che certo son fatti d'eterna materia [..] avvinte tra loro con nessi più stretti o più lenti.

In poche pagine Lucrezio ci parla della materia e del vuoto, del fatto che è composta da atomi che durano in eterno, delle forze di diversi tipi che tengono uniti i corpi... e del tempo eterno...

(Della Natura I, La materia, 417 e seg.)
Or dirò completando l'ordito iniziato che gli esseri tutti, esistenti per sé, risultan composti di queste due cose: di vuoto e materia; e accolta nel vuoto sta la materia e pe'l vuoto si muove volgendosi a luoghi diversi.

Dunque tutti gli esseri sono composti da materia e da vuoto. E' il vuoto ad accogliere la materia, che nel vuoto si muove...

(Della Natura I, La materia, 459 e seg.)
Il tempo per se non esiste, ma sono le cose stesse a far nascere il senso del tempo, il pensiero di ciò ch'é compiuto, trascorso da noi, e di ciò ch'é presente e infine di ciò che sarà.

E' interessante questa riflessione sul tempo che non esiste in assenza di cose, di materia...

(Della Natura I, La materia, 482 e seg.)
I corpi del mondo parte son atomi, parte aggregati di atomi; ma questi, eterni primordi dell'essere, forza non c'è che li possa distruggere [..] Non sembra che esistano quindi cose compatte. Eppure, se dentro guardiamo all'essenza del mondo, vedremo che esistono solidi corpi d'eterna sostanza: e tali ora mostro che i semi son delle cose, gli atomi, di cui l'universo risulta formato.

Quindi tutti corpi presenti nell'universo sono composti da atomi e da loro aggregati...

Bene, abbiamo avuto una bella lezione di fisica... da allora sono passati poco più di duemila anni se pensiamo a Lucrezio, circa 2.300 anni se pensiamo a Epicuro, da cui Lucrezio ha ripreso i concetti, circa 2.500 anni se pensiamo invece a Democrito e all'atomismo... cui Epicuro attinse... ma siamo sicuri che ci si debba fermare qui?
Non possiamo andare più indietro nel tempo e trovare ancora conoscenze così avanzate?

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

mercoledì 5 dicembre 2007

Aristotele e le cause prime

Le cause prime sono quattro e analisi delle dottrine dei predecessori a prova della tesi... questo recita il titolo del paragrafo in cui si analizzano le dottrine degli antichi...
Durante la sua analisi delle antiche dottrine, Aristotele ci fa sapere che...
Metafisica (Libro A, 3)
"La maggior parte di coloro che primi filosofarono pensarono che principi di tutte le cose fossero solo quelli materiali. Infatti essi affermano che ciò di cui tutti gli esseri sono costituiti e ciò da cui derivano originariamente e in cui si risolvono da ultimo, è elemento ed è principio degli esseri, in quanto è una realtà che permane identica pur nel trasmutarsi delle sue affezioni. E per questa ragione, essi credono che nulla si generi e che nulla si distrugga, dal momento che una tale realtà si conserva sempre."
Dunque, gli antichi filosofi, non Aristotele sia chiaro, parlano di sotanza alla base degli esseri, sostanza che rimane identica pur cambiando apparentemente...
Dunque gli antichi filosofi credevano che nulla venisse generato e nulla si distruggesse... ricordiamoci sempre che non è Aristotele che crede queste cose ma gli antichi...
ma chi sono questi antichi filosofi?
Aristotele parte da Talete... e ci racconta di quale fosse per lui il principio, l'acqua!
Anassimene e Diogene consideravano l'aria quale elemento primo. Ipparco di Metaponto ed Eraclito di Efeso pensavano fosse il fuoco... Empedocle invece poneva tutti e quattro gli elementi alla base degli esseri... Ma c'era qualcuno che la pensava diversamente...
Metafisica (Libro A, 3)
"Anassagora di Clazomene, che per età viene prima di Empedocle ma è posteriore per le opere, afferma che i principi sono infiniti: infatti egli dice che pressocchè tutte le omeomerie si generano e si corrompono unicamente in quanto si riuniscono e si disgiungono così come avviene per l'acqua o per il fuoco, mentre in altro modo non si generano ne si corrompono, ma permangono eterne."
Per Anassagora di Clazomene (500-428 a.C.) dunque un secolo prima di Aristotele, gli elementi erano infiniti... e ci parla di omeomerie che vengono generate e poi si scompongono... dunque le omeomerie non sono elementi come tanti sostengono... potrebbero essere molecole, se a quei tempi avessero saputo di cosa parlo... o forse lo sapevano?
Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

lunedì 3 dicembre 2007

Giamblico e la forza di gravità

Giamblico, nei "misteri dell'Egitto" ci parla della divinazione e nel discutere parla del volo degli uccelli...

"Quanto agli uccelli, essi si muovono per impulso della loro anima particolare, ma anche dal demone protettore degli esseri viventi, come pure dai moti dell'aria e dalla potenza che cala dal cielo nell'aria (medesima): tutto questo muove (gli uccelli ) conformemente alle intenzioni degli dei".

Ebbene, come è possibile spiegare "la potenza che cala dal cielo nell'aria"?
Credo sia chiaro che si parla della forza di gravità... ma come è possibile?
Giamblico visse infatti in Siria nel III secolo dopo Cristo...


Alessandro Giovanni Paolo Rugolo

VITA (1995)

Dio o de io,
ovunque la vita mi porti
dubbi o certezze di pioggia
amo e d’amor vivo
divoratore di sogni
ancora un minuto
di libertà

Giuseppe Marchi

Scioperi, tasse, imposte, aumenti e chi più ne ha più ne metta

Siamo appena passati da un venerdì di passione per il trasporto pubblico e già si preannunciano rincari sulle bollette e sulla benzina per l’anno prossimo.
E gli stipendi … beh quelli non si toccano !!
La storia insegna che nel 1999, quando nasceva l’euro, 1 euro valeva 1,16675 dollari , oggi 1 euro vale 1,4850 dollari. Il dollaro, principale moneta di scambio al mondo si è deprezzato di ben 27% nei confronti dell’euro. Ma ciò non è del tutto positivo, perché se guardiamo l’economia del mondo intero vuol dire che comprare la merce in dollari conviene e comprare la merce in euro non conviene.
Riportato in Europa e ovviamente anche in Italia, le importazioni superano di gran lunga le esportazioni, e quindi gli stati per portare in pareggio i bilanci devono alzare il costo della vita. In effetti, se ci guardiamo in giro, da quando è stato introdotto l’euro anche i vari prezzi hanno avuto un aumento simile se non maggiore. Si badi bene, non è colpa dell’introduzione dell’euro in senso stretto, (anche con la lira sarebbe accaduto una cosa simile); il problema è che gli stati non sono riusciti a fare una politica economica per contenere tale disavanzo.
… e cosa dire dei salari?!, secondo voi i salari hanno subito un aumento del 27% per restare al pari col costo della vita ed avere lo stesso potere di acquisto ??
A livello statistico provate a vedere tra amici e parenti e scoprirete che gli unici stipendi aumentati sono quelli di senatori e deputati. Sono i soli che hanno mantenuto lo stesso potere di acquisto.
E noi si continua con scioperi, aumento delle tasse, imposte.
Ma proviamo ad analizzare un giorno di ordinario sciopero.
Con lo sciopero dei trasporti pochi hanno la possibilità di andare a lavorare …inclusi maestri ed insegnanti. Allora i genitori, da bravi genitori, piuttosto che affidare i figli alla strada ed inviarli in balia di chissacchì decidono di tenere i figli a casa, perché alla fine un venerdì di assenza non ha mai fatto male a nessuno. Però visto che c’è sciopero, anche i genitori non vanno a lavorare e magari prendono 1 giorno di ferie per allungare il ponte. E fin qui tutto regolare.
Quindi tutta la famiglia (che può aderire indirettamente allo sciopero), si alza più tardi, si fa colazione tutti assieme finalmente e ci si organizza per la giornata … come … un giro al parco, si incontrano amici e parenti che non si vedono da tanto tempo e … si va a fare spesa, ma si un po’ di sano shopping non fa di certo male. …magari si pranza fuori casa con un pranzo veloce e si va all’OUTLET perché si dice che lì i prezzi sono più bassi.
Proviamo a fare le tirare della giornata.
Premetto che il diritto di sciopero è sacrosanto perché è una conquista dei lavoratori e che se un lavoratore sciopera, rinunciando ad una giornata di salario un motivo lo avrà (giusto o sbagliato).
Vediamo una famiglia di 3 persone che si muove. Chi ha aderito allo sciopero ha speso almeno 30 euro per il pranzo e per sfizi vari di giornata, almeno 50 euro per regalini e pensierini vari per se e per la tribù di figli che si è portato appresso e non dimentichiamoci di un 10 euro di benzina. Se poi si ha la possibilità di abbondare, il pranzo al ristorante fa 70 euro; le spese almeno 200 e almeno 30 di carburante perché l’OUTLET più in là ha i prezzi più bassi.
In ogni caso 1 giorno di ferie in meno, si pagate ma sempre 1 giorno in meno da fare la prossima estate … per chi le ferie se le potrà ancora permettere.
Quindi alla fine della giornata
Chi ha scioperato ci ha rimesso parte del salario
Chi ha dovuto aderire allo sciopero ci ha rimesso dai 100 ai 300 euro ed oltre.
non male per un paese che si lamenta di tasse, imposte, aumenti ecc ecc
Il governo dice … beh così gira la moneta e l’economia si riprende.
È vero che se gira la moneta si riprende l’economia, ma c’è bisogno di un venerdì di passione per far girare l’economia !! …
Ma allora, il governo piuttosto di accettare questa situazione perché non previene gli scioperi … per esempio stando al pari con il rinnovo dei contratti e mantenendo il potere di acquisto dei salari dei propri lavoratori ???
Tanto se uno i soldi li ha li spende lo stesso e se non li ha non li spende lo stesso.
Ma più soldi si hanno, più se ne spendono e più se ne spendono più gira la moneta e girando la moneta aumenta l’economia. Pensate un po’ si ottiene lo stesso effetto di uno sciopero, ma siamo tutti più contenti.
Sarà questo concetto troppo difficile da far capire a chi ci governa???
Paolo Cartillone

domenica 2 dicembre 2007

Le scienze...

"Vai a comprare la frutta..."

Disse mia madre...

"Cerca di fare presto che tra poco si pranza!
Vai in bicicletta nel negozio all'angolo, quello vicino al mercato civico..."
Ma c'è il fruttivendolo affianco a casa...
"Ma la frutta è più bella di là... e poi costa meno... e muoviti, non perderti in chiacchiere!"
Inutile discutere, pensai, meglio sbrigarsi...
Così inforcai la mia vecchia "Graziella" e senza perdere tempo mi diressi verso il fruttivendolo più lontano da casa mia che ci fosse in paese!
Arrivai un po affannato... chi ha pedalato con una Graziella sa cosa intendo, poggiai la bici al muro cercando di evitare graffi e entrai nel negozio.
Casse di frutta disposte su due file si stendevano di fronte a me, sulla destra le verdure...
Ordinai qualche pera gialla e succosa e non ricordo altro.
La fruttivendola prese un foglio di carta e vi avvolse le pere...
Avevo dimenticato la busta a casa così il ritorno fu peggiore dell'andata... reggevo il manubrio con una mano e con l'altra la frutta avvolta nella carta...
Bei tempi quelli... come racconto mi tornano alla mente particolari che credevo perduti per sempre!
Mentre pedalavo gli occhi correvano sul foglio impiegato per avvolgere la frutta... vi erano delle foto e parole, tante parole... difficili per un bambino di undici anni...
Arrivato a casa, in ritardo come era prevedibile, mia madre mi accolse con un bel
"ce l'hai fatta finalmente... su, lavati le mani e subito a tavola che tuo padre è già seduto"
Scartai la frutta e mi infilai in tasca il foglio di giornale, volevo guardare con calma le immagini e leggere quelle parole che mi sembravano così difficili...
volevo capire...
Solo più tardi, nella cameretta in cui dormivo con i miei fratelli, seduto per terra, potei soddisfare la mia curiosità. La carta era liscia e lucida e vi erano delle foto di animali... lessi la parte di articolo che vi si trovava e capii veramente poco... il giornale da cui era stato strappato il foglio si chiamava "Le scienze" ed ancora oggi è una rivista scientifica, forse la più importante in Italia... Rimasi affascinato da quel poco che capii...
Rimasi così affascinato che da allora, quando mia madre mi mandava a comprare la frutta, andavo sempre dal fruttivendolo che si trovava vicino al mercato civico, nella speranza di aver la possibilità di leggere ancora tante cose difficili, belle e affascinanti...
Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

sabato 1 dicembre 2007

STORIE DI AIUTANTI …

Siamo ad Ardauli, piccolo paese della provincia di Oristano, tra queste case nel 1954 nacque un bimbo nella famiglia Deidda, lo chiamarono Damiano.
Oggi, qui a Sarajevo, é Aiutante e si ricorda i tempi di quando era bambino. In questi momenti é facile entrare in confidenza e ci si ritrova a parlare della propria infanzia " …avevo solo cinque anni quando mi mandavano a portare il latte in paese …".
Parole strane e che per i giovani hanno poco senso, spesso abituati a farsi dare i soldi dai genitori per andare al bar, per comprarsi le sigarette e per andare in discoteca il sabato sera …
"All'età di tredici anni mio padre mi fece provare a mungere, io ero piccolino e non riuscivo a cavalcare la pecora, così imparai a mungere di fianco, mio padre mi disse che ero bravo e così da quel giorno mandò me a mungere".
Le parole scorrono lentamente dalle sue labbra ma senza interruzioni, i ricordi sono sempre chiari, é difficile dimenticarsi la gioventù passata quando si sono fatte tante cose, quando si é faticato … "Cominciavo ad avere qualche capo di bestiame di mia proprietà che pascolavo con il resto del gregge, la notte facevo il pastore e il giorno andavo a spaccare pietre …"
Lavoro sempre lavoro, a quei tempi difficilmente si aveva tempo per giocare o per uscire con la ragazza "… tornavo dalla campagna a cavallo per vedere la mia ragazza, quella che adesso é mia moglie, non riuscivamo a stare insieme per più di un'ora al giorno, un giorno per la fretta, per poco non ammazzavo il cavallo …"
Altri tempi, tempi in cui il fine settimana con cento lire si andava al cinema, ci compravi le noccioline e ne avanzava per il resto della settimana …
"Poi, un giorno mi convinsero a fare il concorso per sottufficiale ed ora eccomi qui, a raccontare la mia storia, chi l'avrebbe mai pensato …"
Ora l'Aiutante lavora in ufficio, al caldo perché l'età fa sentire i primi acciacchi, i capelli sono quasi spariti e il pizzetto ingrigisce ma lo spirito é del giovane che correva a cavallo per andare a trovare la futura moglie, uno spirito libero, indipendente, da vero sardo!
Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO
(già pubblicato su Dalla Sardegna alla Bosnia-1999 )
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P.S. A te e alla tua famiglia, un saluto affettuoso...

venerdì 30 novembre 2007

In catene... libero

Di parole privato,
incatenato al mondo...
prigioniero!

Di guerra vittima,
incatenato al muro...
prigioniero!

Da forze soverchianti schiacciato,
incatenato alla Terra...
Essere Umano!

Libero,
come il vuoto circonda la Terra,
come la Morte nella Guerra,
come l'eco di parole ricco...
come me... di pensiero!

Libero...

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO
(Aprilia, 30 novembre 2007)

UOMINI (1994)

Ho perduto un piede
Ed una mano cadendo
Dalle rovine dell’incertezza
Adesso così storpio valico
La linea d’ombra
Nasco di nuovo, o Padre
Partorito dal tuo dolore
Oltre il confine
Che ci fa uomini

Giuseppe MARCHI

domenica 18 novembre 2007

Il conflitto USA-IRAQ e la posizione dei paesi islamici.

La posizione dei paesi islamici, come nel caso dei paesi europei, non può essere ben definita, in quanto non esiste un’unica voce ma ogni Stato ha la sua posizione ufficiale che dipende essenzialmente dalla situazione interna e dal contesto internazionale in cui è inserito.
La posizione dei paesi islamici, spesso dipende dalla situazione religiosa interna, appare difficile per i governi giustificare di fronte al popolo in gran parte musulmano, la presa di posizione in favore dei paesi occidentali, per motivi differenti, spesso economici. Gli stessi governi non possono o non vogliono schierarsi apertamente contro gli Stati Uniti in quanto talvolta sono stati proprio gli Stati Uniti ad aver appoggiato l’ascesa al potere di dinastie considerate affidabili.
La situazione politica dell’area medio-orientale è instabile da sempre e sia gli Stati Uniti che il Regno Unito, come pure altre nazioni occidentali, hanno da sempre i loro interessi nella zona. Paesi quali la Giordania, l’Arabia Saudita, la Siria, il Libano e lo stesso Israele, a seguito dell’intervento contro l’Iraq, si troveranno di fronte ad un sostanziale cambiamento della situazione strategico-politica della zona. La sbandierata democrazia occidentale, che la guerra all’Iraq porterà nella regione, se agli stati occidentali può apparire un sottoprodotto positivo del conflitto, ai governi della regione suona come un pericolo in quanto quasi sempre è una piccola minoranza della popolazione a detenere il potere e governare con pugno di ferro (1). Anche per questo motivo non è possibile stabilire quali siano le reali intenzioni dei paesi arabi, al di là delle dichiarazioni ufficiali dei governi in carica.
Durante l’incontro del 9 febbraio 2003 tra il presidente egiziano Hosni Moubarak, il siriano Bachar Al-Assad e il Capo del governo libico Mouammar Kadhafi, il presidente Moubarak sostiene la necessità di dare più tempo agli ispettori dell’ONU per lo svolgimento del loro lavoro ma afferma che comunque gli arabi non possono far niente per prevenire la guerra (2).
Il ministro degli esteri dello Yemen, Abou Bakr Abdallah Al-Kourbi, sostiene che la posizione corretta è quella tenuta dalla Francia in quanto fondata sul rispetto della Carta delle Nazioni Unite e sul diritto internazionale.
Secondo l’Indonesia, il più grande paese musulmano al mondo, la guerra all’Iraq dichiarata dagli Stati Uniti e dal Regno Unito sarà considerata illegale in quanto non rispetta le regole del diritto internazionale.
In Pakistan, i movimenti islamici, hanno chiesto alla comunità internazionale di resistere alle pressioni americane e hanno accusato Bush di essere un guerrafondaio.
La Malaysia ha condannato come un atto d’aggressione illegale, la guerra contro l’Iraq.
Nonostante le dichiarazioni di condanna per la guerra contro l’Iraq, nessun paese ha preso alcuna iniziativa schierandosi apertamente a favore del governo di Saddam Hussein.
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1 Alessandro Politi, “Iraq. Quale pace?”, in Rivista Aeronautica n.2/2003, pag. 19 e seguenti.
2 Tale affermazione ci dà l’idea dei problemi interni sia ai paesi arabi, sia all’interno delle organizzazioni arabe.
Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

venerdì 16 novembre 2007

A mio Padre...

Ti dico Grazie,
con tanti anni di ritardo, Grazie!

Ti voglio Bene,
l'ho capito tardi forse, ma ti voglio Bene!

C'é voluto un figlio... per Capire,
ma ho Capito!

Grazie... Pà,
per tutto, Grazie ancora!

Tuo figlio...

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

giovedì 15 novembre 2007

A SIENA 1995

Or voglio, ma l’anima ne freme dolcemente
Rammentarci di un pomeriggio presto
Prima ancora che l’estate sia il sole del Palio
Che salimmo in cima alla città e di quel giorno
Noi due ne siamo segreti testimoni.

Il Duomo, i tetti rossi e il Mangia
Oscillavano al vento insieme ai tuoi capelli
E lo sguardo non si stancava di viaggiare.

C’era il silenzio immaginario delle case
Viste di lontano e potei ascoltare almeno allora
Le parole non dette dalle tue labbra.
Or voglio ricordarmi, amica mia,
con l’anima rapita da un oceano chiuso
sporti da quell’angusto merlo di tre metri
in cima a Siena e in mezzo al cielo intero
ci siam sentiti liberi davvero.

Giuseppe MARCHI
“già pubblicata su Raccolta Ansol 2000- Milano”

Sa domu 'e su para - La casa del frate

Percorrendo la nuova strada Gesico-Villamar, a circa cinque chilometri da Gesico, ma in territorio di Guamaggiore, nascosta nella valle del Rio Salliu, “s’Arriu Sabiu” (fiume salato), si trova una vecchia costruzione ormai diroccata e che va via via scomparendo sepolta da pietre e terra. Per chi conosce la zona non é difficile arrivarci, infatti sulla sinistra, all’altezza de “is contrasa de Leunessi” (contrada di Leunessi), si trova una strada campestre che fiancheggia s’Arriu Sabiu e che dopo circa un chilometro permette di raggiungere “sa domu ‘e su Para”.
Alcuni anziani ricordano ancora quella piccola costruzione che di tanto in tanto veniva utilizzata come riparo, ma ora non restano che poche rovine a testimoniare la sua esistenza. Lungo la strada il paesaggio desolato ci porta a pensare a chi, cinquanta e più anni fa, pernottava presso “is domus de Peppi Pai” (le case di Peppi Pai), anche di queste non restano che vecchi ruderi visibili alla nostra sinistra. In quei tempi i bambini di cinque o sei anni venivano portati in campagna e lasciati a custodire il gregge. Questi piccoli uomini avevano paura, specialmente la notte, ma allora così era la vita. Per raggiungere le rovine bisogna camminare lungo il sentiero per circa venti minuti, tra cespugli di “tramatzu” e di “moddizzi”, ammirando splendidi pennacchi di “cruccuri” per giungere “assa domu ‘e su Para”. Alla sinistra, poco sotto Bruncu Murcioni, possiamo vedere Nuraxi ‘e Accasa”, ma noi ci fermiamo prima, quando vediamo le prime tracce di pietra lavorata.
Di fronte a noi si apre un foro circolare di circa tre metri di diametro e profondo circa un metro e cinquanta. Si tratta dei resti di una costruzione in pietra lavorata, di forma circolare, che presenta un ingresso sul lato Ovest. Il pavimento é stato rimosso e si può notare che la costruzione é poggiata su una fila di pietre non lavorate. Su di queste si trovano tre file di pietre lavorate. Le mura sono spesse circa ottanta centimetri e, ad un esame sommario, sembra che siano costituite da due file di pietre lavorate a T, la fila esterna presenta la faccia convessa lavorata mentre la fila interna presenta la faccia concava. Tra le due file si trovano delle pietre di dimensione ridotta legate con fango e terra. Per poter essere certi del metodo costruttivo e quindi risalire allo stile architettonico e cercare di datare la costruzione bisognerebbe intraprendere degli scavi in tutta la zona. Pietre lavorate si possono notare un po’ ovunque, dentro e fuori la costruzione. A circa dieci metri di distanza si trovano i resti di una seconda costruzione di diversa fattura. Le mura sono costituite da pietre di dimensioni inferiori, rispetto alla prima, e non lavorate, legate tra loro con terra. Di questa seconda costruzione resta solo una parte a forma di cupola. Dalla forma si potrebbe pensare si trattasse di un forno o di una cisterna, ma , come già detto, solo degli scavi accurati potrebbero portare alla luce elementi determinanti e chiarificatori. La leggenda popolare racconta che queste costruzioni erano abitate da un frate che viveva nella zona ma non si conoscono altri particolari. Al di là delle rovine de “sa domu ‘e su Para”, che già di per se possono offrire una valida motivazione ad affrontare il viaggio per Gesico e le sue campagne, la zona presenta delle sue caratteristiche peculiari per le quali vale la pena dedicarvi una giornata. Si può raggiungere a piedi o a cavallo, facendo bene attenzione a non recar fastidio alle greggi e chiedendo l’autorizzazione ad attraversare i terreni ai legittimi proprietari al fine di evitare danneggiamenti. Nel periodo piovoso si può assaggiare l’acqua salata de “s’arriu Sabiu”, negli altri periodi dell’anno il ruscello é asciutto. Questo ruscello dall’acqua salata, in passato , si credeva fosse ciò che restava di un antico mare e qualcuno racconta di aver visto degli anelli in ferro infissi nella roccia che dovevano essere utilizzati come attracchi per le imbarcazioni. Nessuno mi ha saputo indicare l’ubicazione di questi anelli, probabilmente perché non sono mai esistiti. Sembra improbabile credere alla storia del mare come a quella degli anelli di ferro,é più facile ipotizzare un deposito di sale a monte della sorgente. Tutta la zona é ricoperta di cespugli di moddizzi, (Lentisco) di questi in passato venivano raccolte le bacche utilizzate per la produzione de “s’ollu e stinci”, usato al posto dell’olio d’oliva; si trova anche qualche cespuglio di tramatzu (Tamerice) i cui rami venivano tenuti nei pollai per allontanare le pulci delle galline. Rientrando possiamo immaginare la vita di quel piccolo pastorello che cinquanta e più anni fa si aggirava intimorito per queste campagne, possiamo quasi vederlo mentre raccoglie le bacche da un cespuglio di “arruabi” per placare la fame e la sete. Potete farlo anche voi se volete, i cespugli di “arruabi” ci sono ancora ed in settembre le bacche sono mature e saporite.

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO
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Da quando ho visitato il posto l'ultima volta sono passati diversi anni... chissà se il tempo (e i vandali) ha modificato le cose...

mercoledì 14 novembre 2007

Erodoto di Turi - Dario e il governo popolare

Dario e i sei suoi alleati, dopo aver fatto strage dei Magi che avevano usurpato il potere, sedato il tumulto e trascorsi cinque giorni durante i quali fu sospesa la legge, decisero di riunirsi per discutere sulla forma di governo che avrebbe dovuto adottare i Persiani.

Otane, uno dei sette,
"consigliava di introdurre fra i Persiani il governo popolare, adducendo queste ragioni: Io sono del parere che non debba più uno di noi farsi padrone assoluto, poiché non è cosa ne bella ne buona. Voi, infatti, avete visto fino a qual punto è arrivata la tracotanza di Cambise e avete sperimentato anche la prepotenza del Mago. E come potrebbe essere un governo ben ordinato il dominio d'un solo, se egli può fare quello che vuole, senza rendere conto ad alcuno? Poiché anche l'uomo migliore del mondo, investito di questa autorità, si troverà al di fuori del consueto modo di pensare. Per l'abbondanza dei beni che lo circondano, mette radici in lui l'orgoglio, mentre in ogni uomo è radicata per natura l'invidia fin dalla prima origine e quando uno possiede questi due vizi, racchiude in sé ogni perversità [..] Invece quando è il popolo che detiene il comando, in primo luogo il governo ha il nome più bello d'ogni altro: uguaglianza di diritti; poi, non commette nessuno di quei soprusi che compie il monarca; le cariche pubbliche si ottengono per sorteggio; il governo è soggetto a rendiconto e tutte le decisioni sono prese in comune. Io propongo quindi che noi rinunciamo alla monarchia, per dare forza al governo popolare poiché nella maggioranza c'è la fonte di ogni diritto".
Così si espresse Otane, per il governo popolare, per la democrazia, avrebbero detto i greci, e dunque contro la monarchia...
Si, democrazia avrebbero detto i greci... greci... ma Otane era Persiano...
E come ne parla, non sembra stia improvvisando al momento... vi è dietro un pensiero già formato... studiato e conosciuto... nel 500 a.C.!

Ma poi, per farla breve, decidono per la Monarchia!
Ma questa è un'altra storia...

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

lunedì 12 novembre 2007

GATTI

GATTI
Dopo le nove di sera
siamo tutti dei gatti

quelli che fuggono
alla ricerca
dell'avventura della notte

e quelli che s'accovacciano
bisognosi di tenere
carezze d'amore
Giovanni Bernardi (1996)

domenica 11 novembre 2007

VIRGILIO - Georgiche... e parlano le bestie

Virgilio compose il suo "Georgiche" intorno al 37 a.C., in lingua latina, facendo riferimento alle sue conoscenze e a testi e autori più antichi... tra questi Lucrezio e Esiodo.Ma non voglio certo annoiarvi con dati che potete trovare ovunque, ciò che mi preme è mettere in evidenza alcune parti che mi hanno colpito...
Virgilio sta parlando dell'Etna e delle sue numerose eruzioni, quindi dei terremoti delle Alpi quando...
(Libro I, 475-490)
E un alto grido, da tutti udito, corse in mezzo ai boschi silenziosi, e si videro fantasmi pallidi in strani atteggiamenti al buio della notte e parlano le bestie, terribile! Si ferman l'acque e s'aprono le terre, e mesti piangono nei templi gli avori e i bronzi sudano. Travolti con l'infuriata piena i boschi, scorse l'Eridano, dei fiumi il re, dovunque per le campagne trascinando armenti e stalle. In quello stesso tempo infauste fibre nei tristi visceri si videro nè cessò di sgorgar sangue nei pozzi: e nella notte l'ululu dei lupi entro l'alte città sempre echeggiava. Mai più che allora, nel sereno cielo saettarono folgori e comete funeste fiammeggiarono.
Cosa accadde?
Un alto grido...
Fantasmi pallidi...
E parlano le bestie...
Piangono gli avori e i bronzi sudano...
Infauste fibre nei tristi visceri si videro...
Sgorgar sangue nei pozzi...
Fenomeni naturali estremi accomunati a manifestazioni particolari...
Invenzioni e immaginazione?
Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

La posizione dell'Unione Europea nel conflitto USA-IRAQ

In seno all’Unione Europea bisogna rilevare la solita spaccatura interna dovuta alla mancanza di una politica estera comune nonostante i passi avanti fatti in questi ultimi anni nel campo della PESD.
Come abbiamo già accennato, gli Stati europei seguitano a prendere posizione seguendo la propria linea di politica estera e non secondo una comune linea di politica estera europea, spesso influenzati in ciò da interessi industriali, accordi commerciali, problemi interni di natura religiosa dovuti alla presenza di immigrati dai paesi musulmani, per citarne solo alcuni.
La mancanza della politica estera comune e più in generale, di coordinamento, provoca spaccature interne che hanno ripercussioni soprattutto sullo sviluppo delle istituzioni europee ma che nell’immediato provocano la sensazione dell’inesistenza politica dell’Europa come struttura politica in grado di affrontare situazioni di crisi in maniera unitaria, nel rispetto di regole comuni.
In un primo tempo la presidenza greca dell’Unione Europea, resasi conto della situazione ha agito troppo tardi fissando per il diciassette del mese di febbraio un summit dei capi di Stato e di governo dell’UE sulla questione Iraq.
Alla data fissata per il summit lo schieramento delle truppe statunitensi e britanniche era già in stato avanzato, dunque, qualunque decisione o presa di posizione avrebbe comunque incontrato troppi ostacoli.
Durante il summit i quindici paesi dell’Unione Europea, alla presenza del Segretario Generale dell’ONU, hanno cercato di raggiungere un compromesso che evitasse, nel contempo, di approfondire le spaccature esistenti all’interno dell’Europa e tra Europa e Stati Uniti. Durante il summit il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, ha espresso la sua preoccupazione per le tensioni esistenti tra le nazioni e per le tensioni esistenti nelle relazioni transatlantiche (1).
Al termine del summit, gli Stati partecipanti sono addivenuti ad una dichiarazione in cui si è stabilito che l’obiettivo dell’Unione Europea è quello dell’effettivo e totale disarmo dell’Iraq, obiettivo che deve essere raggiunto pacificamente. D’altro canto le ispezioni non potranno proseguire all’infinito in assenza della totale collaborazione dell’Iraq.
In ogni caso, l’uso della forza deve essere preso in considerazione esclusivamente come ultima risorsa.
La dichiarazione di principio appare essere un mero compromesso politico totalmente privo di qualunque utilità.
Per il presidente della Commissione Europea, Romano Prodi, il piano Franco-Tedesco (tendente ad aumentare il numero degli ispettori e a dotarli di più potenti strumenti) va nella giusta direzione tenendo nella giusta considerazione le norme di diritto internazionale e le competenze delle Nazioni Unite.
Per il deputato francese al Parlamento Europeo Jean-Louis Bourlanges esistono due condizioni fondamentali affinchè l’Europa possa dire e dimostrare con i fatti di esistere: in primo luogo occorre che Francia e Germania siano essere d’accordo sui veri obiettivi comuni, in secondo luogo occorre che tale accordo Franco-Tedesco sia accettabile dalla maggioranza degli altri stati europei. Secondo Bourlanges, se si analizza la questione irachena secondo le due condizioni fondamentali appena illustrate ci si rende conto del fatto che queste non sono soddisfatte, infatti non solo l’accordo franco-tedesco non è ben definito ma questo, comunque, non risponde alle necessità degli altri stati europei, che ritengono più importante appoggiare l’alleato d’oltre oceano.
Gli europei desiderano la pace e rifiutano l’unilateralismo degli americani ma allo stesso tempo non desiderano rompere i rapporti con gli Stati Uniti, sia in considerazione dei trascorsi bellici, sia in considerazione della realtà oggettiva del momento storico che vede gli Stati Uniti come unica superpotenza mondiale.
Il presidente Jaques Chirac inizialmente ha insistito sulla impossibilità di fare una guerra senza mandato dell’ONU e sul fatto che non vi possa essere un mandato ONU senza prove di colpevolezza. L’appoggio dei tedeschi, contrari alla guerra anch’essi, ha portato all’irrigidimento sulle proprie posizioni e alla fine alla frattura dell’Unione Europea in due opposti schieramenti.
E’ chiaro che una situazione simile non può che far comodo a chi, nella più completa mancanza di accordo politico internazionale, decida di comportarsi come meglio crede anche in forza della superiorità economica e militare.
____________________
1) Le figaro.fr, Pierre Bocev e Philippe Gélie, “Les Quinze n’excluent plus un recours à la force”, 18 febbraio 2003.
Alessandro Giovanni PAolo RUGOLO

sabato 10 novembre 2007

Costantino e la religione...

Leggendo un trattato sul calendario (The Calendar di David Ewing DUNCAN) mi sono imbattuto su una curiosità storica sul Concilio di Nicea... che mi piace condividere con voi...

Costantino indice un concilio al quale sono invitati tutti i Vescovi della chiesa Cristiana, li nutre e li intrattiene fino al suo arrivo...

"Constantine arrived at Nicaea on about 19 June 325, and was immediately handed a thick packet of papers detailing controversies large and small among the attendees. He carried the packet with him into the audience hall of his palace, where officially opened the council wearing a robe of gold and draped with jewels like a Persian King. Sitting on a golden throne in front of the prelates..."

Nonostante il mio scadente inglese, mi sembra di capire che al suo arrivo gli fù consegnato un voluminoso pacco di documenti, nei quali sono riportate le principali problematiche discusse dai religiosi e padri della chiesa...

"Ordering the bishops to set aside their arguments, he took the packet and dropped it into the flames of a brazier. As it burned he told his audience that they must use this council to establish a uniform doctrine they all would follow - an imperative that became the guiding force behind the Catholic churc for centuries to come and would profoundly affect all aspects of life, including attitudes toward measuring time"

Questi signori non avevano ben capito che il concilio non era un semplice momento di discussione ma una opportunità che gli venne offerta... e che, visto i risultati, seppero acchiappare al volo!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

venerdì 9 novembre 2007

Erodoto di Turi e la fonte della lunga vita

Erodoto ci racconta come Cambise riuscì nella conquista dell'Egitto, quindi come esso, dopo tante inutili crudeltà, provò a conquistare il regno degli Etiopi... e, manda un gruppo di esploratori provenienti da Elefantina, chiamati Ittiofagi, a parlare con il re degli Etiopi e ad osservare... e così si intrattengono nello scambio dei doni e nel discutere. Il re degli etiopi...

(Libro III, 22)
Quando però si venne al vino e fu informato sul modo di produrlo, rimase incantato per questa bevanda: chiese allora di cosa si cibasse il re e quale fosse, per un persiano, la durata più lunga della vita. Gli Ittiofagi dissero che il re si nutriva di pane, spiegandogli come nascesse il grano e che, per un uomo, il termine massimo della vita era ottanta anni. Al che l'Etiope osservò che non c'era nulla da meravigliarsi se essi, nutrendosi di letame, vivevano pochi anni, anzi neppure quei pochi sarebbero in grado di viverli, se non avessero il ristoro d'una tale bevanda, intendendo il vino, in questo, senza dubbio, gli etiopi erano separati dai persiani.

(Libro III, 23)
Alle domande, poi, che a loro volta gli Ittiofagi gli rivolsero intorno alla durata della vita e al sistema alimentare degli etiopi, il re disse che la maggior parte di loro giungeva fino a centoventi anni, anzi alcuni li superavano. Il loro nutrimento era costituito da carni cotte e la bevanda era il latte. E siccome gli osservatori si meravigliavano per il gran numero di anni, li avrebbero condotti a una fonte, nella quale si bagnavano e ne uscivano più lucidi, come se fosse d'olio: emanava, poi, da essa un profumo come di viole. L'acqua di questa fonte era così leggera. Dicevano sempre gli osservatori, che nessuna cosa vi poteva sopra galleggiare, né schegge di legno, né quanto è più leggero del legno; tutto ciò colava a fondo. Se veramente essi possiedono quest'acqua, tale quale si dice, è per questo, forse, che, facendone uso costante, sono cosi longevi.
Che dire... poco credibile la storia della fonte...
chissà se é mai esistita una tal fonte miracolosa...
Ma cosa pensare della dieta e di quanto sostenuto dal re degli etiopi?
Carne cotta e latte...
Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

ACCADE (1995)

Accade di remare il vento
Come se fastidiosi punti di luce ovattassero
Quello che resta della città
Il centro della notte scorre via
Appagato di leggera brezza della vita.

Accade di calpestare le orme
del deja come librato volo
di noi sopra le cose tangibili
quello che resta della memoria.

Rigurgitato fuori dal buio prepotenza
Dei ricordi e dei sogni sul presente
L’invisibile ricerca in fondo alle mani
Quel che resta dell’impossibile amore

Giuseppe MARCHI
“già pubblicata su Raccolta Ansol 2000- Milano”

giovedì 8 novembre 2007

Erodoto e l'Egitto

Erodoto, nel libro secondo ci parla, tra l'altro degli Egizi. Ci informa che le sue descrizioni sono raccolte spesso di persona intervistando i sacerdoti dei tempi di Menfi, di Tebe, di Sais e altri...

[Libro II, Euterpe, 2]
Gli egiziani prima che Psammetico salisse al potere, erano convinti di essere essi i primi uomini comparsi sulla Terra; ma da quando Psammetico, divenuto re, volle indagare chi fossero davvero i primi uomini, da allora riconoscono che prima di loro vennero al mondo i Frigi; poi comparvero essi prima di tutti gli altri.

Ma il modo in cui fu stabilito che i Frigi vennero prima non credo possa essere ritenuto scientifico...Gli egizi riferiscono ad Erodoto che...

[Libro II, Euterpe, 4]
...primi fra tutti gli uomini, furono gli egiziani a scoprire l'anno, avendo diviso il ciclo delle stagioni in dodici parti, e l'avevano scoperto, a quel che dicevano, osservando gli astri.
E' interessante la descrizione e il calcolo degli anni e delle generazioni...

[Libro II, Euterpe, 5]
Mi dissero pure che il primo re d'Egitto, che fosse uomo, era stato Mina, e che ai suoi tempi tutto l'Egitto, eccetto la regione di Tebe, era una palude e nulla emergeva da quei territori che ora sono a valle del lago Meri, al quale si giunge dal mare, risalendo la corrente del fiume, con sette giorni di navigazione.
Il primo re d'Egitto è stato Mina, altre volte chiamato Mene, probabilmente Erodoto si riferisce a Menes...

[Libro II, Euterpe, 99]
Dunque, mi raccontavano i sacerdoti che Mene, primo re d'Egitto, difese con degli argini il territorio di Menfi: il fiume, scorreva in tutta la sua larghezza lungo la catena sabbiosa dalla parte della Libia; Mene, a monte, a circa cento stadi da Menfi, verso sud, avendo costretto il fiume con degli sbarramenti a formare un'ansa mise a secco l'antico alveo, e incanalò il fiume in modo che scorresse in mezzo alle due catene montuose.

Grandi opere... per i tempi a cui ci si riferisce... deviare il corso del fiume... del Nilo...

[Libro II, Euterpe, 100]
Dopo Mene i sacerdoti, consultando un loro libro, elencavano i nomi di altri 330 re; e in tante generazioni umane c'erano stati 18 etiopi, e una donna indigena: tutti gli altri erano uomini ed egiziani.

[Libro II, Euterpe, 141]
Dopo il cieco, salì al trono dicevano, il sacerdote di Efesto che si chiamava Setone.

Questo Setone visse al tempo in cui re degli Arabi e degli Assiri era Sennacherib...
Potrebbe trattarsi di Sethi?

[Libro II, Euterpe, 142]
... dal primo re fino a questo sacerdote di Efesto [..] si contano 341 generazioni [..] 11340 anni...
Così, essi dicevano, in 11340 anni, nessun Dio era stato tra loro in forma umana. Nemmeno prima del resto, come neppure dopo, tra gli altri re che regnarono in Egitto, s'era verificato, a sentir loro, alcunché di simile.
In questo periodo di tempo, raccontavano, il sole si sviò quattro volte dall'usato suo corso: due volte sarebbe spuntato di là dove ora tramonta; e dove ora sorge, ivi due volte sarebbe tramontato: nulla in Egitto, per tutto questo tempo, ebbe a subire mutamenti: né i prodotti della terra, ne quanto veniva dato dal fiume, ne il decorso delle malattie o le cause di morte.

11.340 anni... certo che se fosse vero...
Ma cosa significa che "il Sole si sviò quattro volte dall'usato suo corso"?
Non so... non capisco... o forse...

Credo che sia il caso che chi conosce il greco mi dia una mano... è corretta la traduzione sulla quale sto lavorando?

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

martedì 6 novembre 2007

SRIMAD BHAGAVATAM - Uttara e la freccia di ferro infuocata

Ho già accennato alle armi per così dire, non convenzionali per i tempi, presenti nello SRIMAD BHAGAVATAM, ed ecco ancora una stranezza...
(Canto 1, Cap. 8, verso 9)
Uttara disse:O Signore dei signori, maestro dell'universo! Tu che sei il più grande degli yogi, proteggimi, Ti prego, perchè nessun altro può salvarmi dalla morte in questo mondo di dualità.
(Canto 1, Cap. 8, verso 10)
O Signore onnipotente, una freccia di ferro infuocata si sta dirigendo verso di me a grande velocità. Che io sia pure ridotta in cenere, se questo è il Tuo desiderio, ma Ti prego, non lasciare che uccida il figlio che porto in me. O mio Signore, Ti supplico, concedimi questa grazia.
Come possiamo vedere, Uttara è preoccupata perché "una freccia di ferro infuocata" la sta per raggiungere "a gran velocità"... Di che si tratta? Il versetto successivo ci spiega che é Asvatthama che, non ancora contento, lancia un altro brahmastra contro l'ultimo discendente dei Pandava. Alla vista del radiante brahmastra i cinque Pandava afferrano le loro armi. Il loro Signore, allora...
(Canto 1, Cap. 8, verso 13)
Vedendo in pericolo i Suoi puri devoti, anime completamente sottomesse a Lui, il Signore onnipotente, Sri Krsna, afferra subito il Suo disco Sudarsana per proteggerli.Dunque, contro un'arma terribile occorre un rimedio potente, come dire, contro un missile occorre un sistema antimissile... e così il brahmastra, seppure era un'arma implacabile viene neutralizzata!
Solo ora il Signore può partire...
Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

domenica 4 novembre 2007

Erodoto, Glauco di Chio e le saldature, i giganti

Erodoto, di Jean-Guillaume Moitte - Louvre
Storie, di Erodoto, è uno dei testi più interessanti che abbia mai letto...anche perchè sconvolge le mie conoscenze...
Per esempio:

(Libro I, 25)
Aliatte di Lidia, quello che aveva portato alla fine la guerra contro i Milesi, venne in seguito a morire, dopo aver regnato 57 anni.
Egli fu il secondo di questa famiglia, che guarito da una malattia, dedicò in Delfi un grande cratere d'argento, col suo basamento in ferro le cui parti erano saldate, offerta degna di essere vista più di tutte quelle che sono in Delfi;
opera di Glauco di Chio, l'unico uomo al mondo che abbia trovato il modo di saldare il ferro.
Dunque, almeno 500 anni prima di Cristo si era in grado di saldare il ferro! Ma questa tecnologia, da dove arriva? Oppure si tratta di un caso unico?

(Libro I, 68)
Certo, io penso o straniero, che molto saresti meravigliato, se avessi visto quello che ho visto io [..] nel lavoro di scavo mi imbattei in una bara lunga sette cubiti (cioè circa 3,15 metri!) e, siccome non volevo credere che fossero mai esistiti degli uomini più grandi di quelli che ci sono ora, la scoperchiai e vidi un cadavere delle stesse dimensioni della bara..
Così parla un fabbro a Lica, spartano, che era alla ricerca della tomba di Oreste...
Non so se ciò che aveva trovato fosse la tomba di Oreste o meno... certo che se fossero però corrette le dimensioni... doveva trattarsi di un vero e proprio gigante!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

Balai, 1° novembre 2007

E' arrivato l'autunno...
Con il suo tempo, il freddo, il vento,
si è portato via i resti di quella splendida estate...
che è stata!





Dove c'era la spiaggia e i bagnanti ora c'è solo acqua...
spumeggiante della sua forza.
E sopra, un cielo terso dallo sferzar dei venti,
ha sostituito la tepida calura di settembre!
Anche le rocce scricchiolano,
sotto i colpi possenti...
e si spaccano
e si sciolgono in sabbia.


E dove c'erano rocce nasce la spiaggia,
per i nuovi bagnanti... di un mondo nuovo!

E poi un'onda più forte delle altre spazza via tutto!
foto di Paola e Gavino FADDA
testi di Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO






sabato 3 novembre 2007

Su mobenti (l'asino)

Talvolta la realtà supera la fantasia... e quando si ascoltano i racconti dei nostri vecchi, si scoprono cose dell'altro mondo... che ci fanno sorridere...
Tanti anni fa era usanza l'accompagnare i fidanzati ogni volta che uscivano a passeggio per evitare che facessero danni...
Il compito spettava ai fratelli della donna oppure ai nonni. Talvolta i parenti della donna, quando parlavano del fidanzato, per non farsi capire, usavano dei nomi in codice... in questa storia, per esempio, il fidanzato era chiamato « mobenti » cioè asino.
Era sera e i due fidanzatini erano appena tornati, accompagnati dalla solita scorta, dalla passeggiata, quando cominciò a piovere a dirotto. Il tempo passava ma non accennava a smettere così, ad un certo punto, la padrona di casa decise di far stare il ragazzo a casa loro per la notte... La casa era piccola e la famiglia era grande... così il fidanzato fu sistemato nel loggiato, nella stanza adiacente dormivano i genitori della ragazza e nell'ultima stanza dormivano le donne e il nonno.
Il nonno, che tra l'altro era la loro scorta, non si fidava troppo del giovane e così parlò con il padre di lei che era già andato a letto, avvisandolo della presenza dell'ospite e raccomandandogli di far bene la guardia alle donne. Siccome il padre della ragazza ci vedeva da un occhio solo, il nonno gli disse di sistemarsi in modo da poter vedere cosa accadeva nel passaggio tra una camera e l'altra. Le camere erano infatti comunicanti e per andare in bagno o in cucina si doveva attraversare tutte le stanze...
Il nonno, sospettoso per natura temeva infatti che « su mobenti » tentasse di raggiungere la ragazza durante la notte. Così, mentre tutti dormivano, il padre della ragazza si svegliò per la sete e alzatosi avanzò a tentoni, senza accendere la luce per non svegliare nessuno, alla ricerca della bottiglia dell'acqua che solitamente si trovava sul comodino del nonno... Così, per errore, lo toccò e il nonno, svegliato di soprassalto e ricordandosi della presenza del fidanzato della nipote cominciò ad urlare: « Su mobenti s'est fuiu... su mobenti s'est fuiu... » (l'asino è scappato...) svegliando tutti quanti, ospite compreso, per un semplice bicchier d'acqua!
Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

venerdì 2 novembre 2007

La posizione di Francia, Germania, Cina, Russia nel conflitto USA-IRAQ

I mass media hanno dato molto risalto alla posizione presa dalla Francia nel conflitto iracheno, contraria all’intervento unilaterale degli Stati Uniti in mancanza di prove certe di colpevolezza e dell’autorizzazione all’uso della forza da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
La posizione della Francia è facilmente individuabile sia dai discorsi del presidente Jaques Chirac, sia dalla linea politica sostenuta dai rappresentanti francesi in seno al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, della NATO e dell’Unione europea, posizione sostenuta in forza del potere di veto posseduto in seno al Consiglio di Sicurezza.
Secondo il presidente francese Jaques Chirac, l’ONU è l’unica organizzazione internazionale che può decidere e quindi autorizzare l’uso della forza per la soluzione di problemi internazionali al fine di mantenere la pace e la stabilità. Per portare stabilità in Iraq gli strumenti da utilizzare sono il diritto, il dialogo tra culture, il rispetto del prossimo, il rispetto dei valori umani, la solidarietà e la ricerca di soluzioni politiche e soprattutto pacifiche.
La Francia ha trovato nella Germania un ottimo alleato nella sua linea di condotta. Francia e Germania hanno approfittato di ogni occasione per ribadire il loro punto di vista e per affermare che non permetteranno la legittimazione della guerra all’Iraq se non dopo aver avuto delle prove certe sia dell’esistenza di armi batteriologiche sia dell’esistenza di un programma segreto di armamenti di distruzione di massa, prove che devono essere ottenute tramite le ispezioni ONU e che devono essere valutate dall’ONU e non, unilateralmente, da uno Stato o gruppo di stati.
In seguito alla presentazione al Consiglio di Sicurezza dell’ONU delle “prove” della colpevolezza dell’Iraq, ad opera di Colin Powell, la Francia ha sostenuto la necessità di rafforzare la missione degli ispettori affermando l’urgenza di fornire a Blix ed a ElBaradei tutti i mezzi e le informazioni necessari per verificare la veridicità delle presunte “prove” presentate da Powell al Consiglio di Sicurezza.
Francia e Germania, schierandosi apertamente contro gli Stati Uniti, hanno provocato la reazione indignata dei paesi europei più strettamente legati alla superpotenza. In particolare della Spagna, l’Italia e i paesi in corsa per accedere alla NATO.
Conseguenza indiretta di questa spaccatura nella linea di pensiero e nella condotta della politica estera tra i paesi europei, nei confronti del conflitto, ha causato la più totale impossibilità d’azione da parte dell’Unione europea, che ha dimostrato ancora una volta di non essere in grado di esprimere un peso politico rilevante in campo internazionale risentendo ancora troppo delle politiche estere nazionali.
La Francia rischia di rimanere isolata dall’Europa, anche per la scelta di stringere legami particolaristici con la Germania pacifista di Schroeder, anche dietro la spinta interessata della campagna mediatica condotta dai sostenitori degli Stati Uniti.
A dimostrazione di ciò si può considerare la dichiarazione di solidarietà, verso gli Stati Uniti, da parte di molti paesi europei a seguito delle dichiarazioni fatte durante i festeggiamenti del 40° anniversario del trattato Franco-Tedesco.
Nonostante il rischio di isolamento dovuto alla posizione anti interventista, l’analisi effettuata dalla Francia sui rischi di una guerra in Iraq si basa su considerazioni certamente non insensate e che possono essere riassunte fondamentalmente in alcune brevi considerazioni:
la guerra implica la morte di persone, civili e militari, Irachene e non;
la guerra implica distruzione;
la guerra potrebbe causare il collasso del paese, già in ginocchio da un trentennio di governo sconsiderato;
la guerra potrebbe contribuire alla destabilizzazione della regione mediorientale, già in fermento per i problemi noti.
Inoltre, gli effetti positivi che secondo gli Stati Uniti la guerra potrebbe avere sul paese e di riflesso sulla regione medio orientale in generale, vale a dire l’avvento della democrazia (stile occidentale) come conseguenza dell’allontanamento dal potere del governo di Saddam Hussein (con ripercussioni positive sul problema del terrorismo internazionale), non possono essere considerati certi in quanto si deve tenere in debito conto che le correnti religiose sciite potrebbero portare ad un avvicinamento dell’Iraq all’Iran, vanificando il tentativo degli Stati Uniti di portare la democrazia occidentale e rischiando di provocare più danni che benefici per il medio oriente.
La posizione della Francia appare essere, dunque, non quella del pacifista né quella dell’antiamericano, né diretta a salvare il regime di Saddam Hussein, ma dettata da considerazioni razionali di utilità, senza peraltro dimenticare gli interessi nazionali francesi nella zona e il problema dell’elevata percentuale di popolazione francese di religione musulmana.
La Francia ritiene in linea di massima che sia scorretto fare una guerra, tra le altre motivazioni, a causa di un errore di valutazione commesso dagli americani che, avendo già inviato sul posto 150.000 soldati, difficilmente possono tornare indietro senza provocare conseguenze politiche(1).
La Francia si dice pronta ad utilizzare il diritto di veto, in seno al Consiglio di Sicurezza, per impedire il progetto di risoluzione che legittimi l’intervento armato in Iraq, posizione sostenuta anche in seno alla NATO, dove la Francia si è opposta di fronte alle richieste degli Stati Uniti di fornire appoggio alla Turchia in vista della guerra, in quanto la NATO è una Organizzazione regionale avente carattere difensivo.
Alla stessa stregua di Francia e Germania, anche la Russia sostiene la necessità di proseguire la missione degli ispettori ONU, in tale contesto afferma che non vi è alcun motivo di parlare di una risoluzione che legittimi l’intervento armato in Iraq in quanto la situazione non desta particolare preoccupazione ma soprattutto perché un intervento con la forza sarebbe un grave errore sul piano politico nazionale e internazionale. Il capo della diplomazia Russa, Igor Ivanov, durante i colloqui con il capo della diplomazia finlandese ha affermato che:

“La Russie se prononce pour la continuation du travail des inspecteurs internationaux. S’il s’avère nècessaire d’offrir un soutien supplèmentaire aux inspecteurs au moyen d’une résolution, nous sommes prets à examiner cette question. [..] L’utilisation de la force contre l’Irak serait une misure extreme entrainant de lourdes conséquences, tant pour ce pays que sur le plan international. Il faut y avoir recours dans des cas extremes. [..] Le problème des armes de destruction massive en Irak pouvait réellement etre réglé par des moyens politiques et qu’il y avait aujourd’hui toutes les possibilités pour cela.” (2)

Francia, Germania e Russia, con il sostegno della Cina, il 25 febbraio 2003 presentano un memorandum al Consiglio di Sicurezza, articolato su quattro punti principali per mezzo del quale è possibile comprendere il punto di vista di questi paesi, con il quale propongono una loro linea d’azione basata su quattro punto cardine:
Disarmare l’Iraq. L’obiettivo imperativo della comunità internazionale è il disarmo reale e completo dell’Iraq. E’ nostra priorità far si che tale obiettivo sia raggiunto pacificamente per mezzo del regime delle ispezioni. Il ricorso all’uso della forza deve essere l’ultima possibilità;
L’uso della forza non è necessario. Nonostante l’esistenza di sospetti, nessuna prova è stata portata a favore della tesi che l’Iraq possieda delle armi di distruzione di massa. Le ispezioni hanno raggiunto un buon ritmo e proseguono senza ostacoli, hanno gà prodotto dei risultati significativi. La cooperazione irachena è migliorata, come indicato nel rapporto dei capi ispettori, anche se non è del tutto soddisfacente;
Rafforzare le ispezioni. La risoluzione 1441 ha stabilito un sistema rafforzato di ispezioni intrusive. In questo campo però non tutte le possibilità sono state utilizzate. Altre misure potrebbero essere prese, per esempio: l’aumento e la diversificazione del personale esperto; la creazione di unità mobili destinate in particolare al controllo dei convogli stradali; l’impiego di un nuovo sistema di controllo aereo; l’analisi sistematica delle informazioni fornite dal sistema di sorveglianza aerea;
Stabilire un calendario rigoroso. Nel quadro delle risoluzioni 1284 e 1441 i l programma di lavoro dovrà seguire un calendario realistico e rigoroso. Gli ispettori dovranno sottomettere i loro programmi di lavoro con l’indicazione dei principali compiti che l’Iraq dovrà assolvere, in relazione ai missili, alle armi chimiche, biologiche e nucleari durante la presentazione del rapporto del 1° marzo 2003. Perché una soluzione pacifica sia possibile, le ispezioni dovranno poter beneficiare dei tempi e delle risorse necessarie.
Il memorandum, chiaramente, andava contro gli interessi degli Stati Uniti che, nonostante contro il parere delle Nazioni Unite proseguirono nelle operazioni di dispiegamento delle forze.
Il presidente francese Jaques Chirac, a seguito dell’ultimatum americano del 17 marzo, ha riassunto con una dichiarazione alla stampa il suo pensiero sulla vicenda.
Secondo Chirac la Francia si è sempre preoccupata di rendere possibile il necessario disarmo dell’Iraq nel rispetto dell’autorità delle Nazioni Unite. In questo senso ha spinto affinché si provvedesse a intensificare le ispezioni per rendere possibile il disarmo, cosa che si è realizzata grazie all’azione degli ispettori delle Nazioni Unite.
L’azione della Francia è sempre stata improntata al rispetto del diritto e in virtù della propria concezione dei rapporti tra i popoli e tra le nazioni.
La Francia, fedele allo spirito della Carta delle Nazioni Unite, che considera come comune legge dei popoli della terra, ritiene che il ricorso all’uso della forza nei rapporti internazionali debba essere l’ultima spiaggia, da perseguire esclusivamente quando tutte le altre possibili linee d’azione si siano dimostrate inefficaci.
La posizione della Francia è condivisa dalla maggioranza della comunità internazionale e gli ultimi dibattiti hanno chiaramente mostrato che il Consiglio di Sicurezza non sarebbe stato disposto, viste le circostanze, a legittimare l’entrata precipitosa in guerra.
Per Chirac,

“Gli Stati Uniti hanno posto un ultimatum all’Iraq. Che si tratti, lo ripeto ancora una volta, del necessario disarmo dell’Iraq o del desiderabile cambio del regime nel paese, non è giustificabile il ricorso alla guerra attraverso una decisione unilaterale. Qualunque sia lo sviluppo successivo degli avvenimenti, quest’ultimatum mette in discussione l’idea che noi abbiamo delle relazioni internazionali. Ciò riguarda l’avvenire di un popolo, l’avvenire di una regione, la stabilità del mondo. E’ una decisione grave, in quanto il disarmo dell’Iraq è in corso e le ispezioni hanno dimostrato di essere una valida alternativa per il disarmo del paese. E’ una decisione che compromette per l’avvenire i metodi di regolamentazione pacifica delle crisi legate alla proliferazione delle armi di distruzione di massa. L’Iraq non rappresenta, oggigiorno, una minaccia tale da giustificare una guerra immediata. La Francia fa appello alla responsabilità di ognuno affinché la legalità internazionale sia rispettata. Fa appello affinché sia preservata l’unità del Consiglio di Sicurezza nel restare all’interno del quadro fissato dalla risoluzione 1441. Affrancarsi dalla legittimità delle Nazioni Unite, privilegiare la forza al Diritto, significherà assumersi una sporca responsabilità.”(3)

Il discorso sottolinea, ancora una volta, il punto di vista francese riassumibile in breve:
la necessità di disarmare l’Iraq sotto la responsabilità delle Nazioni Unite;
la Francia considera che il ricorso alla forza sia l’ultima spiaggia;
il Consiglio di Sicurezza non legittimerà l’entrata precipitosa in guerra;
non è giustificabile il ricorso alla guerra attraverso la decisione unilaterale degli Stati Uniti;
l’ultimatum mette in discussione l’idea delle relazioni internazionali basate sul Diritto Internazionale;
tale modo d’agire potrà influire i metodi di regolamentazione pacifica delle crisi legate alla proliferazione delle armi di distruzione di massa;
gli Stati Uniti, privilegiando l’uso della forza al Diritto, si assumono una grave responsabilità.
Dello stesso avviso Germania, Russia, Cina e molti altri paesi, principalmente islamici ma non solo.
1. www.lefigaro.fr, 07 febbraio 2003, “Jaques Chirac maintient ses positions”, di Pierre Rousselin.
2. www.lefigaro.fr, 07 febbraio 2003, “Moscou reste favorable aux inspections”.
3. www.lefigaro.fr, “Ultimatum: Chirac dénonce une décision grave”, 18 marzo 2003.
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Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

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