venerdì 30 novembre 2007

In catene... libero

Di parole privato,
incatenato al mondo...
prigioniero!

Di guerra vittima,
incatenato al muro...
prigioniero!

Da forze soverchianti schiacciato,
incatenato alla Terra...
Essere Umano!

Libero,
come il vuoto circonda la Terra,
come la Morte nella Guerra,
come l'eco di parole ricco...
come me... di pensiero!

Libero...

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO
(Aprilia, 30 novembre 2007)

UOMINI (1994)

Ho perduto un piede
Ed una mano cadendo
Dalle rovine dell’incertezza
Adesso così storpio valico
La linea d’ombra
Nasco di nuovo, o Padre
Partorito dal tuo dolore
Oltre il confine
Che ci fa uomini

Giuseppe MARCHI

domenica 18 novembre 2007

Il conflitto USA-IRAQ e la posizione dei paesi islamici.

La posizione dei paesi islamici, come nel caso dei paesi europei, non può essere ben definita, in quanto non esiste un’unica voce ma ogni Stato ha la sua posizione ufficiale che dipende essenzialmente dalla situazione interna e dal contesto internazionale in cui è inserito.
La posizione dei paesi islamici, spesso dipende dalla situazione religiosa interna, appare difficile per i governi giustificare di fronte al popolo in gran parte musulmano, la presa di posizione in favore dei paesi occidentali, per motivi differenti, spesso economici. Gli stessi governi non possono o non vogliono schierarsi apertamente contro gli Stati Uniti in quanto talvolta sono stati proprio gli Stati Uniti ad aver appoggiato l’ascesa al potere di dinastie considerate affidabili.
La situazione politica dell’area medio-orientale è instabile da sempre e sia gli Stati Uniti che il Regno Unito, come pure altre nazioni occidentali, hanno da sempre i loro interessi nella zona. Paesi quali la Giordania, l’Arabia Saudita, la Siria, il Libano e lo stesso Israele, a seguito dell’intervento contro l’Iraq, si troveranno di fronte ad un sostanziale cambiamento della situazione strategico-politica della zona. La sbandierata democrazia occidentale, che la guerra all’Iraq porterà nella regione, se agli stati occidentali può apparire un sottoprodotto positivo del conflitto, ai governi della regione suona come un pericolo in quanto quasi sempre è una piccola minoranza della popolazione a detenere il potere e governare con pugno di ferro (1). Anche per questo motivo non è possibile stabilire quali siano le reali intenzioni dei paesi arabi, al di là delle dichiarazioni ufficiali dei governi in carica.
Durante l’incontro del 9 febbraio 2003 tra il presidente egiziano Hosni Moubarak, il siriano Bachar Al-Assad e il Capo del governo libico Mouammar Kadhafi, il presidente Moubarak sostiene la necessità di dare più tempo agli ispettori dell’ONU per lo svolgimento del loro lavoro ma afferma che comunque gli arabi non possono far niente per prevenire la guerra (2).
Il ministro degli esteri dello Yemen, Abou Bakr Abdallah Al-Kourbi, sostiene che la posizione corretta è quella tenuta dalla Francia in quanto fondata sul rispetto della Carta delle Nazioni Unite e sul diritto internazionale.
Secondo l’Indonesia, il più grande paese musulmano al mondo, la guerra all’Iraq dichiarata dagli Stati Uniti e dal Regno Unito sarà considerata illegale in quanto non rispetta le regole del diritto internazionale.
In Pakistan, i movimenti islamici, hanno chiesto alla comunità internazionale di resistere alle pressioni americane e hanno accusato Bush di essere un guerrafondaio.
La Malaysia ha condannato come un atto d’aggressione illegale, la guerra contro l’Iraq.
Nonostante le dichiarazioni di condanna per la guerra contro l’Iraq, nessun paese ha preso alcuna iniziativa schierandosi apertamente a favore del governo di Saddam Hussein.
_____________
1 Alessandro Politi, “Iraq. Quale pace?”, in Rivista Aeronautica n.2/2003, pag. 19 e seguenti.
2 Tale affermazione ci dà l’idea dei problemi interni sia ai paesi arabi, sia all’interno delle organizzazioni arabe.
Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

venerdì 16 novembre 2007

A mio Padre...

Ti dico Grazie,
con tanti anni di ritardo, Grazie!

Ti voglio Bene,
l'ho capito tardi forse, ma ti voglio Bene!

C'é voluto un figlio... per Capire,
ma ho Capito!

Grazie... Pà,
per tutto, Grazie ancora!

Tuo figlio...

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

giovedì 15 novembre 2007

A SIENA 1995

Or voglio, ma l’anima ne freme dolcemente
Rammentarci di un pomeriggio presto
Prima ancora che l’estate sia il sole del Palio
Che salimmo in cima alla città e di quel giorno
Noi due ne siamo segreti testimoni.

Il Duomo, i tetti rossi e il Mangia
Oscillavano al vento insieme ai tuoi capelli
E lo sguardo non si stancava di viaggiare.

C’era il silenzio immaginario delle case
Viste di lontano e potei ascoltare almeno allora
Le parole non dette dalle tue labbra.
Or voglio ricordarmi, amica mia,
con l’anima rapita da un oceano chiuso
sporti da quell’angusto merlo di tre metri
in cima a Siena e in mezzo al cielo intero
ci siam sentiti liberi davvero.

Giuseppe MARCHI
“già pubblicata su Raccolta Ansol 2000- Milano”

Sa domu 'e su para - La casa del frate

Percorrendo la nuova strada Gesico-Villamar, a circa cinque chilometri da Gesico, ma in territorio di Guamaggiore, nascosta nella valle del Rio Salliu, “s’Arriu Sabiu” (fiume salato), si trova una vecchia costruzione ormai diroccata e che va via via scomparendo sepolta da pietre e terra. Per chi conosce la zona non é difficile arrivarci, infatti sulla sinistra, all’altezza de “is contrasa de Leunessi” (contrada di Leunessi), si trova una strada campestre che fiancheggia s’Arriu Sabiu e che dopo circa un chilometro permette di raggiungere “sa domu ‘e su Para”.
Alcuni anziani ricordano ancora quella piccola costruzione che di tanto in tanto veniva utilizzata come riparo, ma ora non restano che poche rovine a testimoniare la sua esistenza. Lungo la strada il paesaggio desolato ci porta a pensare a chi, cinquanta e più anni fa, pernottava presso “is domus de Peppi Pai” (le case di Peppi Pai), anche di queste non restano che vecchi ruderi visibili alla nostra sinistra. In quei tempi i bambini di cinque o sei anni venivano portati in campagna e lasciati a custodire il gregge. Questi piccoli uomini avevano paura, specialmente la notte, ma allora così era la vita. Per raggiungere le rovine bisogna camminare lungo il sentiero per circa venti minuti, tra cespugli di “tramatzu” e di “moddizzi”, ammirando splendidi pennacchi di “cruccuri” per giungere “assa domu ‘e su Para”. Alla sinistra, poco sotto Bruncu Murcioni, possiamo vedere Nuraxi ‘e Accasa”, ma noi ci fermiamo prima, quando vediamo le prime tracce di pietra lavorata.
Di fronte a noi si apre un foro circolare di circa tre metri di diametro e profondo circa un metro e cinquanta. Si tratta dei resti di una costruzione in pietra lavorata, di forma circolare, che presenta un ingresso sul lato Ovest. Il pavimento é stato rimosso e si può notare che la costruzione é poggiata su una fila di pietre non lavorate. Su di queste si trovano tre file di pietre lavorate. Le mura sono spesse circa ottanta centimetri e, ad un esame sommario, sembra che siano costituite da due file di pietre lavorate a T, la fila esterna presenta la faccia convessa lavorata mentre la fila interna presenta la faccia concava. Tra le due file si trovano delle pietre di dimensione ridotta legate con fango e terra. Per poter essere certi del metodo costruttivo e quindi risalire allo stile architettonico e cercare di datare la costruzione bisognerebbe intraprendere degli scavi in tutta la zona. Pietre lavorate si possono notare un po’ ovunque, dentro e fuori la costruzione. A circa dieci metri di distanza si trovano i resti di una seconda costruzione di diversa fattura. Le mura sono costituite da pietre di dimensioni inferiori, rispetto alla prima, e non lavorate, legate tra loro con terra. Di questa seconda costruzione resta solo una parte a forma di cupola. Dalla forma si potrebbe pensare si trattasse di un forno o di una cisterna, ma , come già detto, solo degli scavi accurati potrebbero portare alla luce elementi determinanti e chiarificatori. La leggenda popolare racconta che queste costruzioni erano abitate da un frate che viveva nella zona ma non si conoscono altri particolari. Al di là delle rovine de “sa domu ‘e su Para”, che già di per se possono offrire una valida motivazione ad affrontare il viaggio per Gesico e le sue campagne, la zona presenta delle sue caratteristiche peculiari per le quali vale la pena dedicarvi una giornata. Si può raggiungere a piedi o a cavallo, facendo bene attenzione a non recar fastidio alle greggi e chiedendo l’autorizzazione ad attraversare i terreni ai legittimi proprietari al fine di evitare danneggiamenti. Nel periodo piovoso si può assaggiare l’acqua salata de “s’arriu Sabiu”, negli altri periodi dell’anno il ruscello é asciutto. Questo ruscello dall’acqua salata, in passato , si credeva fosse ciò che restava di un antico mare e qualcuno racconta di aver visto degli anelli in ferro infissi nella roccia che dovevano essere utilizzati come attracchi per le imbarcazioni. Nessuno mi ha saputo indicare l’ubicazione di questi anelli, probabilmente perché non sono mai esistiti. Sembra improbabile credere alla storia del mare come a quella degli anelli di ferro,é più facile ipotizzare un deposito di sale a monte della sorgente. Tutta la zona é ricoperta di cespugli di moddizzi, (Lentisco) di questi in passato venivano raccolte le bacche utilizzate per la produzione de “s’ollu e stinci”, usato al posto dell’olio d’oliva; si trova anche qualche cespuglio di tramatzu (Tamerice) i cui rami venivano tenuti nei pollai per allontanare le pulci delle galline. Rientrando possiamo immaginare la vita di quel piccolo pastorello che cinquanta e più anni fa si aggirava intimorito per queste campagne, possiamo quasi vederlo mentre raccoglie le bacche da un cespuglio di “arruabi” per placare la fame e la sete. Potete farlo anche voi se volete, i cespugli di “arruabi” ci sono ancora ed in settembre le bacche sono mature e saporite.

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO
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Da quando ho visitato il posto l'ultima volta sono passati diversi anni... chissà se il tempo (e i vandali) ha modificato le cose...

mercoledì 14 novembre 2007

Erodoto di Turi - Dario e il governo popolare

Dario e i sei suoi alleati, dopo aver fatto strage dei Magi che avevano usurpato il potere, sedato il tumulto e trascorsi cinque giorni durante i quali fu sospesa la legge, decisero di riunirsi per discutere sulla forma di governo che avrebbe dovuto adottare i Persiani.

Otane, uno dei sette,
"consigliava di introdurre fra i Persiani il governo popolare, adducendo queste ragioni: Io sono del parere che non debba più uno di noi farsi padrone assoluto, poiché non è cosa ne bella ne buona. Voi, infatti, avete visto fino a qual punto è arrivata la tracotanza di Cambise e avete sperimentato anche la prepotenza del Mago. E come potrebbe essere un governo ben ordinato il dominio d'un solo, se egli può fare quello che vuole, senza rendere conto ad alcuno? Poiché anche l'uomo migliore del mondo, investito di questa autorità, si troverà al di fuori del consueto modo di pensare. Per l'abbondanza dei beni che lo circondano, mette radici in lui l'orgoglio, mentre in ogni uomo è radicata per natura l'invidia fin dalla prima origine e quando uno possiede questi due vizi, racchiude in sé ogni perversità [..] Invece quando è il popolo che detiene il comando, in primo luogo il governo ha il nome più bello d'ogni altro: uguaglianza di diritti; poi, non commette nessuno di quei soprusi che compie il monarca; le cariche pubbliche si ottengono per sorteggio; il governo è soggetto a rendiconto e tutte le decisioni sono prese in comune. Io propongo quindi che noi rinunciamo alla monarchia, per dare forza al governo popolare poiché nella maggioranza c'è la fonte di ogni diritto".
Così si espresse Otane, per il governo popolare, per la democrazia, avrebbero detto i greci, e dunque contro la monarchia...
Si, democrazia avrebbero detto i greci... greci... ma Otane era Persiano...
E come ne parla, non sembra stia improvvisando al momento... vi è dietro un pensiero già formato... studiato e conosciuto... nel 500 a.C.!

Ma poi, per farla breve, decidono per la Monarchia!
Ma questa è un'altra storia...

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

lunedì 12 novembre 2007

GATTI

GATTI
Dopo le nove di sera
siamo tutti dei gatti

quelli che fuggono
alla ricerca
dell'avventura della notte

e quelli che s'accovacciano
bisognosi di tenere
carezze d'amore
Giovanni Bernardi (1996)

domenica 11 novembre 2007

VIRGILIO - Georgiche... e parlano le bestie

Virgilio compose il suo "Georgiche" intorno al 37 a.C., in lingua latina, facendo riferimento alle sue conoscenze e a testi e autori più antichi... tra questi Lucrezio e Esiodo.Ma non voglio certo annoiarvi con dati che potete trovare ovunque, ciò che mi preme è mettere in evidenza alcune parti che mi hanno colpito...
Virgilio sta parlando dell'Etna e delle sue numerose eruzioni, quindi dei terremoti delle Alpi quando...
(Libro I, 475-490)
E un alto grido, da tutti udito, corse in mezzo ai boschi silenziosi, e si videro fantasmi pallidi in strani atteggiamenti al buio della notte e parlano le bestie, terribile! Si ferman l'acque e s'aprono le terre, e mesti piangono nei templi gli avori e i bronzi sudano. Travolti con l'infuriata piena i boschi, scorse l'Eridano, dei fiumi il re, dovunque per le campagne trascinando armenti e stalle. In quello stesso tempo infauste fibre nei tristi visceri si videro nè cessò di sgorgar sangue nei pozzi: e nella notte l'ululu dei lupi entro l'alte città sempre echeggiava. Mai più che allora, nel sereno cielo saettarono folgori e comete funeste fiammeggiarono.
Cosa accadde?
Un alto grido...
Fantasmi pallidi...
E parlano le bestie...
Piangono gli avori e i bronzi sudano...
Infauste fibre nei tristi visceri si videro...
Sgorgar sangue nei pozzi...
Fenomeni naturali estremi accomunati a manifestazioni particolari...
Invenzioni e immaginazione?
Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

La posizione dell'Unione Europea nel conflitto USA-IRAQ

In seno all’Unione Europea bisogna rilevare la solita spaccatura interna dovuta alla mancanza di una politica estera comune nonostante i passi avanti fatti in questi ultimi anni nel campo della PESD.
Come abbiamo già accennato, gli Stati europei seguitano a prendere posizione seguendo la propria linea di politica estera e non secondo una comune linea di politica estera europea, spesso influenzati in ciò da interessi industriali, accordi commerciali, problemi interni di natura religiosa dovuti alla presenza di immigrati dai paesi musulmani, per citarne solo alcuni.
La mancanza della politica estera comune e più in generale, di coordinamento, provoca spaccature interne che hanno ripercussioni soprattutto sullo sviluppo delle istituzioni europee ma che nell’immediato provocano la sensazione dell’inesistenza politica dell’Europa come struttura politica in grado di affrontare situazioni di crisi in maniera unitaria, nel rispetto di regole comuni.
In un primo tempo la presidenza greca dell’Unione Europea, resasi conto della situazione ha agito troppo tardi fissando per il diciassette del mese di febbraio un summit dei capi di Stato e di governo dell’UE sulla questione Iraq.
Alla data fissata per il summit lo schieramento delle truppe statunitensi e britanniche era già in stato avanzato, dunque, qualunque decisione o presa di posizione avrebbe comunque incontrato troppi ostacoli.
Durante il summit i quindici paesi dell’Unione Europea, alla presenza del Segretario Generale dell’ONU, hanno cercato di raggiungere un compromesso che evitasse, nel contempo, di approfondire le spaccature esistenti all’interno dell’Europa e tra Europa e Stati Uniti. Durante il summit il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, ha espresso la sua preoccupazione per le tensioni esistenti tra le nazioni e per le tensioni esistenti nelle relazioni transatlantiche (1).
Al termine del summit, gli Stati partecipanti sono addivenuti ad una dichiarazione in cui si è stabilito che l’obiettivo dell’Unione Europea è quello dell’effettivo e totale disarmo dell’Iraq, obiettivo che deve essere raggiunto pacificamente. D’altro canto le ispezioni non potranno proseguire all’infinito in assenza della totale collaborazione dell’Iraq.
In ogni caso, l’uso della forza deve essere preso in considerazione esclusivamente come ultima risorsa.
La dichiarazione di principio appare essere un mero compromesso politico totalmente privo di qualunque utilità.
Per il presidente della Commissione Europea, Romano Prodi, il piano Franco-Tedesco (tendente ad aumentare il numero degli ispettori e a dotarli di più potenti strumenti) va nella giusta direzione tenendo nella giusta considerazione le norme di diritto internazionale e le competenze delle Nazioni Unite.
Per il deputato francese al Parlamento Europeo Jean-Louis Bourlanges esistono due condizioni fondamentali affinchè l’Europa possa dire e dimostrare con i fatti di esistere: in primo luogo occorre che Francia e Germania siano essere d’accordo sui veri obiettivi comuni, in secondo luogo occorre che tale accordo Franco-Tedesco sia accettabile dalla maggioranza degli altri stati europei. Secondo Bourlanges, se si analizza la questione irachena secondo le due condizioni fondamentali appena illustrate ci si rende conto del fatto che queste non sono soddisfatte, infatti non solo l’accordo franco-tedesco non è ben definito ma questo, comunque, non risponde alle necessità degli altri stati europei, che ritengono più importante appoggiare l’alleato d’oltre oceano.
Gli europei desiderano la pace e rifiutano l’unilateralismo degli americani ma allo stesso tempo non desiderano rompere i rapporti con gli Stati Uniti, sia in considerazione dei trascorsi bellici, sia in considerazione della realtà oggettiva del momento storico che vede gli Stati Uniti come unica superpotenza mondiale.
Il presidente Jaques Chirac inizialmente ha insistito sulla impossibilità di fare una guerra senza mandato dell’ONU e sul fatto che non vi possa essere un mandato ONU senza prove di colpevolezza. L’appoggio dei tedeschi, contrari alla guerra anch’essi, ha portato all’irrigidimento sulle proprie posizioni e alla fine alla frattura dell’Unione Europea in due opposti schieramenti.
E’ chiaro che una situazione simile non può che far comodo a chi, nella più completa mancanza di accordo politico internazionale, decida di comportarsi come meglio crede anche in forza della superiorità economica e militare.
____________________
1) Le figaro.fr, Pierre Bocev e Philippe Gélie, “Les Quinze n’excluent plus un recours à la force”, 18 febbraio 2003.
Alessandro Giovanni PAolo RUGOLO

sabato 10 novembre 2007

Costantino e la religione...

Leggendo un trattato sul calendario (The Calendar di David Ewing DUNCAN) mi sono imbattuto su una curiosità storica sul Concilio di Nicea... che mi piace condividere con voi...

Costantino indice un concilio al quale sono invitati tutti i Vescovi della chiesa Cristiana, li nutre e li intrattiene fino al suo arrivo...

"Constantine arrived at Nicaea on about 19 June 325, and was immediately handed a thick packet of papers detailing controversies large and small among the attendees. He carried the packet with him into the audience hall of his palace, where officially opened the council wearing a robe of gold and draped with jewels like a Persian King. Sitting on a golden throne in front of the prelates..."

Nonostante il mio scadente inglese, mi sembra di capire che al suo arrivo gli fù consegnato un voluminoso pacco di documenti, nei quali sono riportate le principali problematiche discusse dai religiosi e padri della chiesa...

"Ordering the bishops to set aside their arguments, he took the packet and dropped it into the flames of a brazier. As it burned he told his audience that they must use this council to establish a uniform doctrine they all would follow - an imperative that became the guiding force behind the Catholic churc for centuries to come and would profoundly affect all aspects of life, including attitudes toward measuring time"

Questi signori non avevano ben capito che il concilio non era un semplice momento di discussione ma una opportunità che gli venne offerta... e che, visto i risultati, seppero acchiappare al volo!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

venerdì 9 novembre 2007

Erodoto di Turi e la fonte della lunga vita

Erodoto ci racconta come Cambise riuscì nella conquista dell'Egitto, quindi come esso, dopo tante inutili crudeltà, provò a conquistare il regno degli Etiopi... e, manda un gruppo di esploratori provenienti da Elefantina, chiamati Ittiofagi, a parlare con il re degli Etiopi e ad osservare... e così si intrattengono nello scambio dei doni e nel discutere. Il re degli etiopi...

(Libro III, 22)
Quando però si venne al vino e fu informato sul modo di produrlo, rimase incantato per questa bevanda: chiese allora di cosa si cibasse il re e quale fosse, per un persiano, la durata più lunga della vita. Gli Ittiofagi dissero che il re si nutriva di pane, spiegandogli come nascesse il grano e che, per un uomo, il termine massimo della vita era ottanta anni. Al che l'Etiope osservò che non c'era nulla da meravigliarsi se essi, nutrendosi di letame, vivevano pochi anni, anzi neppure quei pochi sarebbero in grado di viverli, se non avessero il ristoro d'una tale bevanda, intendendo il vino, in questo, senza dubbio, gli etiopi erano separati dai persiani.

(Libro III, 23)
Alle domande, poi, che a loro volta gli Ittiofagi gli rivolsero intorno alla durata della vita e al sistema alimentare degli etiopi, il re disse che la maggior parte di loro giungeva fino a centoventi anni, anzi alcuni li superavano. Il loro nutrimento era costituito da carni cotte e la bevanda era il latte. E siccome gli osservatori si meravigliavano per il gran numero di anni, li avrebbero condotti a una fonte, nella quale si bagnavano e ne uscivano più lucidi, come se fosse d'olio: emanava, poi, da essa un profumo come di viole. L'acqua di questa fonte era così leggera. Dicevano sempre gli osservatori, che nessuna cosa vi poteva sopra galleggiare, né schegge di legno, né quanto è più leggero del legno; tutto ciò colava a fondo. Se veramente essi possiedono quest'acqua, tale quale si dice, è per questo, forse, che, facendone uso costante, sono cosi longevi.
Che dire... poco credibile la storia della fonte...
chissà se é mai esistita una tal fonte miracolosa...
Ma cosa pensare della dieta e di quanto sostenuto dal re degli etiopi?
Carne cotta e latte...
Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

ACCADE (1995)

Accade di remare il vento
Come se fastidiosi punti di luce ovattassero
Quello che resta della città
Il centro della notte scorre via
Appagato di leggera brezza della vita.

Accade di calpestare le orme
del deja come librato volo
di noi sopra le cose tangibili
quello che resta della memoria.

Rigurgitato fuori dal buio prepotenza
Dei ricordi e dei sogni sul presente
L’invisibile ricerca in fondo alle mani
Quel che resta dell’impossibile amore

Giuseppe MARCHI
“già pubblicata su Raccolta Ansol 2000- Milano”

giovedì 8 novembre 2007

Erodoto e l'Egitto

Erodoto, nel libro secondo ci parla, tra l'altro degli Egizi. Ci informa che le sue descrizioni sono raccolte spesso di persona intervistando i sacerdoti dei tempi di Menfi, di Tebe, di Sais e altri...

[Libro II, Euterpe, 2]
Gli egiziani prima che Psammetico salisse al potere, erano convinti di essere essi i primi uomini comparsi sulla Terra; ma da quando Psammetico, divenuto re, volle indagare chi fossero davvero i primi uomini, da allora riconoscono che prima di loro vennero al mondo i Frigi; poi comparvero essi prima di tutti gli altri.

Ma il modo in cui fu stabilito che i Frigi vennero prima non credo possa essere ritenuto scientifico...Gli egizi riferiscono ad Erodoto che...

[Libro II, Euterpe, 4]
...primi fra tutti gli uomini, furono gli egiziani a scoprire l'anno, avendo diviso il ciclo delle stagioni in dodici parti, e l'avevano scoperto, a quel che dicevano, osservando gli astri.
E' interessante la descrizione e il calcolo degli anni e delle generazioni...

[Libro II, Euterpe, 5]
Mi dissero pure che il primo re d'Egitto, che fosse uomo, era stato Mina, e che ai suoi tempi tutto l'Egitto, eccetto la regione di Tebe, era una palude e nulla emergeva da quei territori che ora sono a valle del lago Meri, al quale si giunge dal mare, risalendo la corrente del fiume, con sette giorni di navigazione.
Il primo re d'Egitto è stato Mina, altre volte chiamato Mene, probabilmente Erodoto si riferisce a Menes...

[Libro II, Euterpe, 99]
Dunque, mi raccontavano i sacerdoti che Mene, primo re d'Egitto, difese con degli argini il territorio di Menfi: il fiume, scorreva in tutta la sua larghezza lungo la catena sabbiosa dalla parte della Libia; Mene, a monte, a circa cento stadi da Menfi, verso sud, avendo costretto il fiume con degli sbarramenti a formare un'ansa mise a secco l'antico alveo, e incanalò il fiume in modo che scorresse in mezzo alle due catene montuose.

Grandi opere... per i tempi a cui ci si riferisce... deviare il corso del fiume... del Nilo...

[Libro II, Euterpe, 100]
Dopo Mene i sacerdoti, consultando un loro libro, elencavano i nomi di altri 330 re; e in tante generazioni umane c'erano stati 18 etiopi, e una donna indigena: tutti gli altri erano uomini ed egiziani.

[Libro II, Euterpe, 141]
Dopo il cieco, salì al trono dicevano, il sacerdote di Efesto che si chiamava Setone.

Questo Setone visse al tempo in cui re degli Arabi e degli Assiri era Sennacherib...
Potrebbe trattarsi di Sethi?

[Libro II, Euterpe, 142]
... dal primo re fino a questo sacerdote di Efesto [..] si contano 341 generazioni [..] 11340 anni...
Così, essi dicevano, in 11340 anni, nessun Dio era stato tra loro in forma umana. Nemmeno prima del resto, come neppure dopo, tra gli altri re che regnarono in Egitto, s'era verificato, a sentir loro, alcunché di simile.
In questo periodo di tempo, raccontavano, il sole si sviò quattro volte dall'usato suo corso: due volte sarebbe spuntato di là dove ora tramonta; e dove ora sorge, ivi due volte sarebbe tramontato: nulla in Egitto, per tutto questo tempo, ebbe a subire mutamenti: né i prodotti della terra, ne quanto veniva dato dal fiume, ne il decorso delle malattie o le cause di morte.

11.340 anni... certo che se fosse vero...
Ma cosa significa che "il Sole si sviò quattro volte dall'usato suo corso"?
Non so... non capisco... o forse...

Credo che sia il caso che chi conosce il greco mi dia una mano... è corretta la traduzione sulla quale sto lavorando?

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

martedì 6 novembre 2007

SRIMAD BHAGAVATAM - Uttara e la freccia di ferro infuocata

Ho già accennato alle armi per così dire, non convenzionali per i tempi, presenti nello SRIMAD BHAGAVATAM, ed ecco ancora una stranezza...
(Canto 1, Cap. 8, verso 9)
Uttara disse:O Signore dei signori, maestro dell'universo! Tu che sei il più grande degli yogi, proteggimi, Ti prego, perchè nessun altro può salvarmi dalla morte in questo mondo di dualità.
(Canto 1, Cap. 8, verso 10)
O Signore onnipotente, una freccia di ferro infuocata si sta dirigendo verso di me a grande velocità. Che io sia pure ridotta in cenere, se questo è il Tuo desiderio, ma Ti prego, non lasciare che uccida il figlio che porto in me. O mio Signore, Ti supplico, concedimi questa grazia.
Come possiamo vedere, Uttara è preoccupata perché "una freccia di ferro infuocata" la sta per raggiungere "a gran velocità"... Di che si tratta? Il versetto successivo ci spiega che é Asvatthama che, non ancora contento, lancia un altro brahmastra contro l'ultimo discendente dei Pandava. Alla vista del radiante brahmastra i cinque Pandava afferrano le loro armi. Il loro Signore, allora...
(Canto 1, Cap. 8, verso 13)
Vedendo in pericolo i Suoi puri devoti, anime completamente sottomesse a Lui, il Signore onnipotente, Sri Krsna, afferra subito il Suo disco Sudarsana per proteggerli.Dunque, contro un'arma terribile occorre un rimedio potente, come dire, contro un missile occorre un sistema antimissile... e così il brahmastra, seppure era un'arma implacabile viene neutralizzata!
Solo ora il Signore può partire...
Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

domenica 4 novembre 2007

Erodoto, Glauco di Chio e le saldature, i giganti

Erodoto, di Jean-Guillaume Moitte - Louvre
Storie, di Erodoto, è uno dei testi più interessanti che abbia mai letto...anche perchè sconvolge le mie conoscenze...
Per esempio:

(Libro I, 25)
Aliatte di Lidia, quello che aveva portato alla fine la guerra contro i Milesi, venne in seguito a morire, dopo aver regnato 57 anni.
Egli fu il secondo di questa famiglia, che guarito da una malattia, dedicò in Delfi un grande cratere d'argento, col suo basamento in ferro le cui parti erano saldate, offerta degna di essere vista più di tutte quelle che sono in Delfi;
opera di Glauco di Chio, l'unico uomo al mondo che abbia trovato il modo di saldare il ferro.
Dunque, almeno 500 anni prima di Cristo si era in grado di saldare il ferro! Ma questa tecnologia, da dove arriva? Oppure si tratta di un caso unico?

(Libro I, 68)
Certo, io penso o straniero, che molto saresti meravigliato, se avessi visto quello che ho visto io [..] nel lavoro di scavo mi imbattei in una bara lunga sette cubiti (cioè circa 3,15 metri!) e, siccome non volevo credere che fossero mai esistiti degli uomini più grandi di quelli che ci sono ora, la scoperchiai e vidi un cadavere delle stesse dimensioni della bara..
Così parla un fabbro a Lica, spartano, che era alla ricerca della tomba di Oreste...
Non so se ciò che aveva trovato fosse la tomba di Oreste o meno... certo che se fossero però corrette le dimensioni... doveva trattarsi di un vero e proprio gigante!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

Balai, 1° novembre 2007

E' arrivato l'autunno...
Con il suo tempo, il freddo, il vento,
si è portato via i resti di quella splendida estate...
che è stata!





Dove c'era la spiaggia e i bagnanti ora c'è solo acqua...
spumeggiante della sua forza.
E sopra, un cielo terso dallo sferzar dei venti,
ha sostituito la tepida calura di settembre!
Anche le rocce scricchiolano,
sotto i colpi possenti...
e si spaccano
e si sciolgono in sabbia.


E dove c'erano rocce nasce la spiaggia,
per i nuovi bagnanti... di un mondo nuovo!

E poi un'onda più forte delle altre spazza via tutto!
foto di Paola e Gavino FADDA
testi di Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO






sabato 3 novembre 2007

Su mobenti (l'asino)

Talvolta la realtà supera la fantasia... e quando si ascoltano i racconti dei nostri vecchi, si scoprono cose dell'altro mondo... che ci fanno sorridere...
Tanti anni fa era usanza l'accompagnare i fidanzati ogni volta che uscivano a passeggio per evitare che facessero danni...
Il compito spettava ai fratelli della donna oppure ai nonni. Talvolta i parenti della donna, quando parlavano del fidanzato, per non farsi capire, usavano dei nomi in codice... in questa storia, per esempio, il fidanzato era chiamato « mobenti » cioè asino.
Era sera e i due fidanzatini erano appena tornati, accompagnati dalla solita scorta, dalla passeggiata, quando cominciò a piovere a dirotto. Il tempo passava ma non accennava a smettere così, ad un certo punto, la padrona di casa decise di far stare il ragazzo a casa loro per la notte... La casa era piccola e la famiglia era grande... così il fidanzato fu sistemato nel loggiato, nella stanza adiacente dormivano i genitori della ragazza e nell'ultima stanza dormivano le donne e il nonno.
Il nonno, che tra l'altro era la loro scorta, non si fidava troppo del giovane e così parlò con il padre di lei che era già andato a letto, avvisandolo della presenza dell'ospite e raccomandandogli di far bene la guardia alle donne. Siccome il padre della ragazza ci vedeva da un occhio solo, il nonno gli disse di sistemarsi in modo da poter vedere cosa accadeva nel passaggio tra una camera e l'altra. Le camere erano infatti comunicanti e per andare in bagno o in cucina si doveva attraversare tutte le stanze...
Il nonno, sospettoso per natura temeva infatti che « su mobenti » tentasse di raggiungere la ragazza durante la notte. Così, mentre tutti dormivano, il padre della ragazza si svegliò per la sete e alzatosi avanzò a tentoni, senza accendere la luce per non svegliare nessuno, alla ricerca della bottiglia dell'acqua che solitamente si trovava sul comodino del nonno... Così, per errore, lo toccò e il nonno, svegliato di soprassalto e ricordandosi della presenza del fidanzato della nipote cominciò ad urlare: « Su mobenti s'est fuiu... su mobenti s'est fuiu... » (l'asino è scappato...) svegliando tutti quanti, ospite compreso, per un semplice bicchier d'acqua!
Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

venerdì 2 novembre 2007

La posizione di Francia, Germania, Cina, Russia nel conflitto USA-IRAQ

I mass media hanno dato molto risalto alla posizione presa dalla Francia nel conflitto iracheno, contraria all’intervento unilaterale degli Stati Uniti in mancanza di prove certe di colpevolezza e dell’autorizzazione all’uso della forza da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
La posizione della Francia è facilmente individuabile sia dai discorsi del presidente Jaques Chirac, sia dalla linea politica sostenuta dai rappresentanti francesi in seno al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, della NATO e dell’Unione europea, posizione sostenuta in forza del potere di veto posseduto in seno al Consiglio di Sicurezza.
Secondo il presidente francese Jaques Chirac, l’ONU è l’unica organizzazione internazionale che può decidere e quindi autorizzare l’uso della forza per la soluzione di problemi internazionali al fine di mantenere la pace e la stabilità. Per portare stabilità in Iraq gli strumenti da utilizzare sono il diritto, il dialogo tra culture, il rispetto del prossimo, il rispetto dei valori umani, la solidarietà e la ricerca di soluzioni politiche e soprattutto pacifiche.
La Francia ha trovato nella Germania un ottimo alleato nella sua linea di condotta. Francia e Germania hanno approfittato di ogni occasione per ribadire il loro punto di vista e per affermare che non permetteranno la legittimazione della guerra all’Iraq se non dopo aver avuto delle prove certe sia dell’esistenza di armi batteriologiche sia dell’esistenza di un programma segreto di armamenti di distruzione di massa, prove che devono essere ottenute tramite le ispezioni ONU e che devono essere valutate dall’ONU e non, unilateralmente, da uno Stato o gruppo di stati.
In seguito alla presentazione al Consiglio di Sicurezza dell’ONU delle “prove” della colpevolezza dell’Iraq, ad opera di Colin Powell, la Francia ha sostenuto la necessità di rafforzare la missione degli ispettori affermando l’urgenza di fornire a Blix ed a ElBaradei tutti i mezzi e le informazioni necessari per verificare la veridicità delle presunte “prove” presentate da Powell al Consiglio di Sicurezza.
Francia e Germania, schierandosi apertamente contro gli Stati Uniti, hanno provocato la reazione indignata dei paesi europei più strettamente legati alla superpotenza. In particolare della Spagna, l’Italia e i paesi in corsa per accedere alla NATO.
Conseguenza indiretta di questa spaccatura nella linea di pensiero e nella condotta della politica estera tra i paesi europei, nei confronti del conflitto, ha causato la più totale impossibilità d’azione da parte dell’Unione europea, che ha dimostrato ancora una volta di non essere in grado di esprimere un peso politico rilevante in campo internazionale risentendo ancora troppo delle politiche estere nazionali.
La Francia rischia di rimanere isolata dall’Europa, anche per la scelta di stringere legami particolaristici con la Germania pacifista di Schroeder, anche dietro la spinta interessata della campagna mediatica condotta dai sostenitori degli Stati Uniti.
A dimostrazione di ciò si può considerare la dichiarazione di solidarietà, verso gli Stati Uniti, da parte di molti paesi europei a seguito delle dichiarazioni fatte durante i festeggiamenti del 40° anniversario del trattato Franco-Tedesco.
Nonostante il rischio di isolamento dovuto alla posizione anti interventista, l’analisi effettuata dalla Francia sui rischi di una guerra in Iraq si basa su considerazioni certamente non insensate e che possono essere riassunte fondamentalmente in alcune brevi considerazioni:
la guerra implica la morte di persone, civili e militari, Irachene e non;
la guerra implica distruzione;
la guerra potrebbe causare il collasso del paese, già in ginocchio da un trentennio di governo sconsiderato;
la guerra potrebbe contribuire alla destabilizzazione della regione mediorientale, già in fermento per i problemi noti.
Inoltre, gli effetti positivi che secondo gli Stati Uniti la guerra potrebbe avere sul paese e di riflesso sulla regione medio orientale in generale, vale a dire l’avvento della democrazia (stile occidentale) come conseguenza dell’allontanamento dal potere del governo di Saddam Hussein (con ripercussioni positive sul problema del terrorismo internazionale), non possono essere considerati certi in quanto si deve tenere in debito conto che le correnti religiose sciite potrebbero portare ad un avvicinamento dell’Iraq all’Iran, vanificando il tentativo degli Stati Uniti di portare la democrazia occidentale e rischiando di provocare più danni che benefici per il medio oriente.
La posizione della Francia appare essere, dunque, non quella del pacifista né quella dell’antiamericano, né diretta a salvare il regime di Saddam Hussein, ma dettata da considerazioni razionali di utilità, senza peraltro dimenticare gli interessi nazionali francesi nella zona e il problema dell’elevata percentuale di popolazione francese di religione musulmana.
La Francia ritiene in linea di massima che sia scorretto fare una guerra, tra le altre motivazioni, a causa di un errore di valutazione commesso dagli americani che, avendo già inviato sul posto 150.000 soldati, difficilmente possono tornare indietro senza provocare conseguenze politiche(1).
La Francia si dice pronta ad utilizzare il diritto di veto, in seno al Consiglio di Sicurezza, per impedire il progetto di risoluzione che legittimi l’intervento armato in Iraq, posizione sostenuta anche in seno alla NATO, dove la Francia si è opposta di fronte alle richieste degli Stati Uniti di fornire appoggio alla Turchia in vista della guerra, in quanto la NATO è una Organizzazione regionale avente carattere difensivo.
Alla stessa stregua di Francia e Germania, anche la Russia sostiene la necessità di proseguire la missione degli ispettori ONU, in tale contesto afferma che non vi è alcun motivo di parlare di una risoluzione che legittimi l’intervento armato in Iraq in quanto la situazione non desta particolare preoccupazione ma soprattutto perché un intervento con la forza sarebbe un grave errore sul piano politico nazionale e internazionale. Il capo della diplomazia Russa, Igor Ivanov, durante i colloqui con il capo della diplomazia finlandese ha affermato che:

“La Russie se prononce pour la continuation du travail des inspecteurs internationaux. S’il s’avère nècessaire d’offrir un soutien supplèmentaire aux inspecteurs au moyen d’une résolution, nous sommes prets à examiner cette question. [..] L’utilisation de la force contre l’Irak serait une misure extreme entrainant de lourdes conséquences, tant pour ce pays que sur le plan international. Il faut y avoir recours dans des cas extremes. [..] Le problème des armes de destruction massive en Irak pouvait réellement etre réglé par des moyens politiques et qu’il y avait aujourd’hui toutes les possibilités pour cela.” (2)

Francia, Germania e Russia, con il sostegno della Cina, il 25 febbraio 2003 presentano un memorandum al Consiglio di Sicurezza, articolato su quattro punti principali per mezzo del quale è possibile comprendere il punto di vista di questi paesi, con il quale propongono una loro linea d’azione basata su quattro punto cardine:
Disarmare l’Iraq. L’obiettivo imperativo della comunità internazionale è il disarmo reale e completo dell’Iraq. E’ nostra priorità far si che tale obiettivo sia raggiunto pacificamente per mezzo del regime delle ispezioni. Il ricorso all’uso della forza deve essere l’ultima possibilità;
L’uso della forza non è necessario. Nonostante l’esistenza di sospetti, nessuna prova è stata portata a favore della tesi che l’Iraq possieda delle armi di distruzione di massa. Le ispezioni hanno raggiunto un buon ritmo e proseguono senza ostacoli, hanno gà prodotto dei risultati significativi. La cooperazione irachena è migliorata, come indicato nel rapporto dei capi ispettori, anche se non è del tutto soddisfacente;
Rafforzare le ispezioni. La risoluzione 1441 ha stabilito un sistema rafforzato di ispezioni intrusive. In questo campo però non tutte le possibilità sono state utilizzate. Altre misure potrebbero essere prese, per esempio: l’aumento e la diversificazione del personale esperto; la creazione di unità mobili destinate in particolare al controllo dei convogli stradali; l’impiego di un nuovo sistema di controllo aereo; l’analisi sistematica delle informazioni fornite dal sistema di sorveglianza aerea;
Stabilire un calendario rigoroso. Nel quadro delle risoluzioni 1284 e 1441 i l programma di lavoro dovrà seguire un calendario realistico e rigoroso. Gli ispettori dovranno sottomettere i loro programmi di lavoro con l’indicazione dei principali compiti che l’Iraq dovrà assolvere, in relazione ai missili, alle armi chimiche, biologiche e nucleari durante la presentazione del rapporto del 1° marzo 2003. Perché una soluzione pacifica sia possibile, le ispezioni dovranno poter beneficiare dei tempi e delle risorse necessarie.
Il memorandum, chiaramente, andava contro gli interessi degli Stati Uniti che, nonostante contro il parere delle Nazioni Unite proseguirono nelle operazioni di dispiegamento delle forze.
Il presidente francese Jaques Chirac, a seguito dell’ultimatum americano del 17 marzo, ha riassunto con una dichiarazione alla stampa il suo pensiero sulla vicenda.
Secondo Chirac la Francia si è sempre preoccupata di rendere possibile il necessario disarmo dell’Iraq nel rispetto dell’autorità delle Nazioni Unite. In questo senso ha spinto affinché si provvedesse a intensificare le ispezioni per rendere possibile il disarmo, cosa che si è realizzata grazie all’azione degli ispettori delle Nazioni Unite.
L’azione della Francia è sempre stata improntata al rispetto del diritto e in virtù della propria concezione dei rapporti tra i popoli e tra le nazioni.
La Francia, fedele allo spirito della Carta delle Nazioni Unite, che considera come comune legge dei popoli della terra, ritiene che il ricorso all’uso della forza nei rapporti internazionali debba essere l’ultima spiaggia, da perseguire esclusivamente quando tutte le altre possibili linee d’azione si siano dimostrate inefficaci.
La posizione della Francia è condivisa dalla maggioranza della comunità internazionale e gli ultimi dibattiti hanno chiaramente mostrato che il Consiglio di Sicurezza non sarebbe stato disposto, viste le circostanze, a legittimare l’entrata precipitosa in guerra.
Per Chirac,

“Gli Stati Uniti hanno posto un ultimatum all’Iraq. Che si tratti, lo ripeto ancora una volta, del necessario disarmo dell’Iraq o del desiderabile cambio del regime nel paese, non è giustificabile il ricorso alla guerra attraverso una decisione unilaterale. Qualunque sia lo sviluppo successivo degli avvenimenti, quest’ultimatum mette in discussione l’idea che noi abbiamo delle relazioni internazionali. Ciò riguarda l’avvenire di un popolo, l’avvenire di una regione, la stabilità del mondo. E’ una decisione grave, in quanto il disarmo dell’Iraq è in corso e le ispezioni hanno dimostrato di essere una valida alternativa per il disarmo del paese. E’ una decisione che compromette per l’avvenire i metodi di regolamentazione pacifica delle crisi legate alla proliferazione delle armi di distruzione di massa. L’Iraq non rappresenta, oggigiorno, una minaccia tale da giustificare una guerra immediata. La Francia fa appello alla responsabilità di ognuno affinché la legalità internazionale sia rispettata. Fa appello affinché sia preservata l’unità del Consiglio di Sicurezza nel restare all’interno del quadro fissato dalla risoluzione 1441. Affrancarsi dalla legittimità delle Nazioni Unite, privilegiare la forza al Diritto, significherà assumersi una sporca responsabilità.”(3)

Il discorso sottolinea, ancora una volta, il punto di vista francese riassumibile in breve:
la necessità di disarmare l’Iraq sotto la responsabilità delle Nazioni Unite;
la Francia considera che il ricorso alla forza sia l’ultima spiaggia;
il Consiglio di Sicurezza non legittimerà l’entrata precipitosa in guerra;
non è giustificabile il ricorso alla guerra attraverso la decisione unilaterale degli Stati Uniti;
l’ultimatum mette in discussione l’idea delle relazioni internazionali basate sul Diritto Internazionale;
tale modo d’agire potrà influire i metodi di regolamentazione pacifica delle crisi legate alla proliferazione delle armi di distruzione di massa;
gli Stati Uniti, privilegiando l’uso della forza al Diritto, si assumono una grave responsabilità.
Dello stesso avviso Germania, Russia, Cina e molti altri paesi, principalmente islamici ma non solo.
1. www.lefigaro.fr, 07 febbraio 2003, “Jaques Chirac maintient ses positions”, di Pierre Rousselin.
2. www.lefigaro.fr, 07 febbraio 2003, “Moscou reste favorable aux inspections”.
3. www.lefigaro.fr, “Ultimatum: Chirac dénonce une décision grave”, 18 marzo 2003.
_________________
Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

giovedì 1 novembre 2007

Infine, la Morte

Gioire di un pezzo di pane
offerto senza pretendere niente in cambio...

Pane di grano duro,
cresciuto nella mia Sardegna...
senz'acqua...

Acqua amica e nemica terribile,
di questa Terra!
Una Terra distrutta,
che tante volte ci ha visti morire...
dopo essere assurti a Stella luminosa lassù,
nell'Universo.

Alessandro Giovanni Paolo Rugolo
30 ottobre 2007

MILANO (1995)

Il vero viaggio è quello senza ritorno
Lungo la strada disegnata dalle stelle
Incendiare i giorni della memoria
I muri dipinti dai sogni nostri
Milano è una ragnatela
Di fili d’acciaio
Il tram si inerpica nel dedalo
Dei palazzi nuovi.

Una notte portata via dal Naviglio
Ho visto il cuore immenso della città
Accesa di mille luci fluorescenti
Pulsava nascosto lontano dagli occhi
Indiscreti dei sentimenti.

Una vera città del futuro.

Sono stato felice un sospiro
Di attimo dimenticato
Il necessario ritorno
Alla fine d’ogni gesto.

Giuseppe MARCHI
“già pubblicata su Raccolta Ansol 2000- Milano”

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