domenica 29 marzo 2009

galileo Galilei...

Solo poche righe per introdurci ad un grande genio, Galileo, sulle orme di un grande giornalista, Ettore Janni!

"Avendo oramai travagliato venti anni, e i migliori della mia età, in dispensare, come si dice, a minuto alle richieste d'ognuno quel poco di talento che da Dio e dalle mie fatiche mi é stato conceduto nella mia professione, mio pensiero sarebbe conseguir tanto d'ozio e di quiete che io potessi condurre a fine..."

Così Galileo scriveva al maestro di casa del mecenate, il principe Cosimo II di Toscana.
Era allora già famosissimo per le sue scoperte e lezioni.

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

Distillato di vita

Distillato di vita,
racchiuso nell’ampolla del tempo,
contiene i giorni del nostro passato
evidenziati in attimi sognanti.
Sono il mandante dell’amore,
un tramite per il futuro,
ignoro i sogni,
che legano la mia vita
al presente.
Cullata dalla dolcezza delle tue carezze
mi annullo nel tuo respiro
e le mie poesie
resteranno violate compagne
del mio silenzio,
come uniche eredi di un’esistenza,
che non ha più tempo.


Daniela MEGNA

sabato 28 marzo 2009

Tito Livio: la storia di Roma continua...

Precedenti:Tito Livio: storia di Roma
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Maestro, possiamo riprendere da dova abbiamo lasciato?
Le avevo posto alcune domande...

"Ricordo, volevi sapere chi si trovava nel Lazio all'arrivo di Enea.
E se non ricordo male ti dissi che il Lazio era abitato dagli Aborigeni, il cui re si chiamava Latino.
Esistono due versioni riguardo i primi tempi. Secondo alcuni Enea e Latino vennero allo scontro quasi subito e risolsero la questione con una grande battaglia campale, Enea uscì vincitore e Latino, dopo aver concordato la pace, decise di stringere rapporti di parentela con i nuovi arrivati. Lavinia, figlia di Latino, venne data in sposa ad Enea..."

Questa é la prima versione, la seconda?

"Sei impaziente? Lasciami pensare... sono vecchio!"

Perdonami maestro...

"Dicevo, secondo altri Latino ed Enea erano schierati in formazione di battaglia pronti ad affrontarsi quando Latino, spinto forse dalla curiosità, decise di capire chi fossero i suoi avversari. I re si parlarono ed Enea ebbe modo di spiegare chi fossero e per quale motivo si trovassero così lontano dalla loro patria, ormai distrutta da una terribile guerra".

"Latino, valutata la situazione, preferì imparentarsi con il nuovo arrivato dando in sposa la figlia Lavinia e concedendo la possibilità di fondare una città..."

Dunque così nacque Roma? Bellissima sto...

"Alessandro, abbi pazienza, se non hai voluto leggere i miei testi prima del nostro incontro, come ti avevo suggerito, almeno abbi la pazienza di ascoltarmi!"

"Non nacque Roma, ma Lavinio. Enea fondò Lavinio, dal nome della moglie Lavinia. Da matrimonio nacque un figlio, Ascanio..."

"Se ben ricordi la guerra di Troia ebbe inizio a causa di una donna, la bellissima Elena. Allo stesso modo Lavinia, seppure involontariamente, fu la causa di una nuova guerra... Prima dell'arrivo di Enea, infatti, era stata promessa a Turno, re dei Rutuli. Turno dichiarò guerra ad Enea e a Latino ma fu sconfitto. Turno si rivolse allora agli Etruschi di Cere e al loro re, Mesenzio".

"Intanto il popolo di Enea e quello degli Aborigeni di Latino diventano un unico popolo portatore di un unico diritto e di un unico nome, i Latini, così la loro città e la loro potenza cresceva...
Ma le cose non potevano durare, i vicini Etruschi ed i Rutuli infatti scesero in guerra ed Enea li affrontò in battaglia e vinse. Per Enea quella fu l'ultima battaglia. Dopo essere sopravvissuto alla guerra di Troia andò a morire in terra straniera. Le sue spoglie giacciono in riva al fiume Numico e viene chiamato Giove Indigete".

Che storia...

"Ma ora, ancora una volta, devo chiederti di pazientare... la mia età mi spinge a riposarmi!"

Va bene Maestro, a presto dunque e grazie per ora!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

venerdì 27 marzo 2009

Premio Letterario Nazionale Giuseppe Dessì

Cari amici,
oggi vi rubo qualche minuto per presentarvi una grande iniziativa, il Premio Letterario Nazionale Giuseppe Dessì giunto alla XXIV edizione.
Il Concorso Letterario Nazionale é organizzato dalla Fondazione Dessì e dal Comune di Villacidro, d’intesa col Comitato Promotore, e col patrocinio del Consiglio Regionale della Sardegna, dell’Assessorato Regionale alla Pubblica Istruzione, del Ministero per i Beni e le Attività culturali, dell’Amministrazione provinciale del Medio Campidano, del Consorzio Industriale di Villacidro.
Possono partecipare al concorso opere di narrativa e di poesia che rispettino i requisiti previsti dal bando.
La richiesta del bando e le informazioni inerenti al Premio, vanno indirizzate a:
Segreteria organizzativa
Fondazione Giuseppe Dessì
Via Roma n.65 – 09039 - Villacidro
Tel. O709314387 – 3406660530 - 3495456432
Fax. 1782218462
http// www.fondazionedessi.it
E-mail: premio.dessi@tiscali.it - fondessi@tiscali.it

In bocca ala lupo agli organizzatori e a tutti i partecipanti!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

domenica 22 marzo 2009

Tito Livio: storia di Roma

Chi non ha mai sentito parlare di Tito Livio? Autore di una "Storia di Roma", Ab Urbe condita, per gli amanti del Latino.
Livio nasce forse intorno al 59 a.C. a Patavium, cioè a Padova.
La sua opera consisteva di 142 (o 144 per alcuni!) libri che coprono la storia di Roma dalle origini al 9 a.C, alla morte di Druso. Della sua immensa opera resta poco, i primi 10 libri e poi quelli dal 21 al 45, attraverso i quali é però possibile farsi una idea della storia di Roma.
Come al solito non voglio raccontarvi ciò che ho letto, ma solo stimolare la curiosità. Chi vuole potrà trovare i libri in qualunque biblioteca o in libreria...
Attraverso delle curiosità proveremo a percorrere i primi cinque libri della "Storia di Roma".
Livio inizia dalla guerra di Troia, ma proviamo a chiedere a lui direttamente, se é disponibile, di raccontarci la storia della nascita di Roma...

Maestro, possiamo disturbarLa?

"Dimmi Alessandro, sii breve però, sono molto impegnato..."

Certo, cercherò di essere breve, avrei alcune domande per Lei, ho letto alcuni libri della sua opera e...

"E ti sei incuriosito, vero? E' ciò che volevo, incuriosirti, cosicché tu e i tuoi amici dedichiate parte del vostro tempo allo studio della Storia!"

Posso farle, dunque, alcune domande? Se per lei va bene iniziamo dall'inizio... é mai possibile che Roma abbia avuto tra i fondatori proprio i profughi dalla distruzione di Troia?

"Iniziamo bene... Devi capire che tutto ciò che é così remoto, non può essere raccontato con certezza, la tradizione ci dice che le cose andarono proprio così.
Enea e Antenore, e con loro parte del popolo, si salvò dalla distruzione di Troia. Partirono alla volta di quella che oggi chiamate penisola italiana. Antenore sbarcò nel territorio degli Euganei, nelle coste bagnate dall'Adriatico. Antenore era a capo dei superstiti del suo popolo, gli Eneti. Una volta sbarcati, allontanarono gli Euganei e si stanziarono. Così i nuovi popoli presero il nome di Veneti e chiamarono col nome della antica città ormai distrutta il nuovo territorio".

Dunque i Veneti sarebbero i discendenti degli Eneti?

"Tu l'hai detto!"

Ed Enea, che cosa ne fu di lui?

"Enea sbarcò prima in Macedonia, quindi si spostò in Sicilia e poi ancora verso nord, nell'agro Laurente, in quello che oggi voi chiamate Lazio, a sud di Roma, ma allora Roma ancora non esisteva. Enea, chiamò il territorio Troia".

Ma nel Lazio non vi era nessuno in quel periodo?
Nessuna popolazione precedente?
Possibile che Enea sbarchi nelle coste del Lazio nessuno dica niente?

"Infatti non andò così! La terra era abitata dagli Aborigeni e il loro re si chiamava Latino...
Ma ora non posso proseguire, ti dispiace se ne parliamo domani? Così magari anche tu hai modo di leggere i miei libri ed approfondire..."

Va bene Maestro, come preferisci, a presto dunque e grazie per ora!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

sabato 7 marzo 2009

Licaone, l'uomo e il lupo!

Licaone... empio sovrano d'Arcadia!

Ovidio, Metamorfosi, I,198,221; II,526; I,165; II,496.
"... si narra che i Giganti aspirarono ad impadronirsi del regno celeste e che ammucchiarono i monti innalzandoli fino alle stelle...".

Così Ovidio ci introduce alla stirpe umana nata dalla terra, bagnata dal sangue dei giganti ,schiacciati sotto la terra che loro stessi avevano sollevato. Ma la nuova stirpe umana "divenne sprezzante degli dei e avidissima di strage spietata e violenta".

Così Giove "quando vide tale scelleratezze dall'alto dei cieli se ne dolse e, ripensando ai ributtanti banchetti della reggia di Licaone, imbanditi di recente e per questo non ancora divulgati concepisce nell'animo un'ira tremenda e degna di lui e convoca un concilio..."

"Pensate forse, o dei superni, che essi [Semidei, Ninfe, Fauni, Satiri...] non corrano pericoli?, dal momento che Licaone, noto per la sua ferocia, ha teso insidie a me, che pure sono armato del fulmine e tengo voi sotto il mio potere?". Così Giove apostrofa gli dei...

Per gli uomini sarà l'inizio della fine, Giove e gli dei puniranno la stirpe umana, che oramai non ha più alcun rispetto per loro, con il Diluvio...

Ma é arrivato il momento di capire di cosa é accusato Licaone per aver provocato l'ira degli Dei... ascoltiamo Giove come testimone:

"L'ignominia del tempo era giunta alle nostre orecchie, augurandomi che essa non fosse vera, scendo dal sommo Olimpo e, pur dio, esploro le terre sotto sembianza umana. Sarebbe lungo descrivere quanta malvagità abbia trovato in ogni luogo: la cattiva fama era inferiore al vero".

Giove attraversò la terra di Arcadia, su cui regnava Licaone. Mandò un segno del suo arrivo e il popolo cominciò a pregare... ma non Licaone che deride chi prega! Non contento decide di mettere alla prova Giove...

"proverò di sapere, con un esperimento palese, se sia un dio o un uomo; la verità della prova potrà essere messa in discussione".

Questo pensa Licaone, e si prepara ad uccidere il Padre degli dei nel sonno. Ma la sua crudeltà non ha limiti e così decide di servire al suo ospite cibo umano quindi, sgozzato con la spada un ostaggio mandato dai Molossi...

"butta nell'acqua bollente parte delle membra ancora palpitanti, e parte le abbrustolisce sul fuoco".

Giove, quando gli venne servito il banchetto, riconobbe Licaone colpevole e fece crollare la sua casa. Licaone scappò e raggiunta la campagna...

"comincia ad ululare e invano tenta di parlare; la bocca raccoglie da lui stesso la rabbia e sfoga la brama della strage, per lui abituale, sugli armenti, e ancora oggi gode del sangue. La veste si muta in un vello, le braccia in zampe; diventa lupo e mantiene le tracce dell'antico aspetto; identico il colore grigiastro, identica la ferocia del volto; guizzano minacciosi gli stessi occhi, immutata l'aria di crudeltà".

Questa la punizione per Licaone, ma é solo l'inizio...
Giove e il consiglio degli dei si apprestano infatti a distruggere la stirpe umana con i fulmini ma poi, per paura che "a causa di tanti fuochi il sacro etere si infiammasse e bruciasse il lungo asse terrestre" e con esso, oltre la terra e il mare anche la reggia celeste, decide di "distruggere la stirpe dei mortali con un'inondazione e mandare un diluvio da ogni parte del cielo".

Ma sentiamo ora Apollodoro, anche lui ci ha tramandato con la sua opera, la Biblioteca, la storia di Licaone e della sua empietà.
Secondo Apollodoro Licaone era figlio di Pelasgo e di Melibea (o, secondo altre fonti, della ninfa Cillene). Durante il suo regno in Arcadia ebbe cinquanta figli da diverse donne, fra tutti gli uomini essi erano i più arroganti ed empi.
"Zeus allora volle mettere alla prova la loro empietà e si presentò a loro dopo avere assunto l'aspetto di un povero. Essi lo accolsero come ospite e, dopo aver ucciso un bambino della regione, mescolarono le sue viscere a quelle di una vittima sacrificale e gliele offrirono: li aveva esortati a ciò il fratello maggiore, Menalo. Allora Zeus disgustato rovesciò la mensa, nel luogo che ora é chiamato Trapezunte, e fulminò Licaone insieme ai suoi figli, ad eccezione del più giovane, Nittimo [..] Fu durante il regno di Nittimo che si verificò il diluvio di Deucalione e alcuni dicono che esso avvenne proprio a causa dell'empietà dei figli di Licaone".

In questa versione non é Licaone l'empio, ma i figli, essi furono l'origine della rovina... ma in Apollodoro non si parla di trasformazione in lupo!
Questa stessa versione é tramandata da Nicola Damasceno e grazie alle note ad Apollodoro, opera di J. G. Frazer, sappiamo che Licaone mantenne le abitudini rette del padre Pelasgo. Egli usava raccontare ai suoi sudditi che Zeus veniva a visitarlo sotto l'aspetto di uno straniero allo scopo di verificare la giustizia e l'iniquità. Una volta, mentre aspettava l'arrivo di Zeus, compì un sacrificio al quale presenziarono anche alcuni dei suoi figli. Furono questi che, allo scopo di sapere se colui che sarebbe arrivato era veramente un dio, immolarono un fanciullo e mescolarono le sue carni a quelle della vittima convinti che la loro azione sarebbe stata svelata solo da un dio. Ma il dio causò una tempesta e gli autori del delitto perirono. Anche in questo caso nessun riferimento alla trasformazione di Licaone da uomo in lupo.

Anche Igino, Pausania e altri autori antichi trattano l'argomento introducendo diverse piccole varianti sul tema, ma mi sembra interessante riportare anche le considerazioni di Frazer che prendono forse spunto dalla versione di Pausania.
Per Pausania Licaone offrì un neonato umano all'altare di Zeus Licio e fu immediatamente trasformato in lupo.

Per Frazer "queste tradizioni erano raccontate per spiegare i riti selvaggi e crudeli che pare siano stati celebrati in onore di Zeus Licio, sul monte Liceo, fino al II secolo d.C. o anche più tardi. Sembra che una vittima umana fosse sacrificata e che le sue viscere, mescolate con quelle di vittime animali, fossero divise in una sorta di banchetto cannibalico tra i fedeli, e chi di loro aveva in sorte di assaggiare carne umana si diceva si trasformasse in lupo e vivesse in questa forma per otto anni, per recuperare aspetto umano al nono, a condizione che nel frattempo si fosse astenuto dal mangiare carne di uomo".
Secondo Frazer il ricorso al ciclo di otto anni fa pensare che il sacrificio fosse offerto a queste scadenze temporali.
La cosa é plausibile se si considera che il ciclo di otto anni, questa volta chiedendo aiuto a Newton, fu introdotto in Grecia ed a Creta ad opera dei Fenici in epoche antiche. Sempre secondo Newton questo ciclo di otto anni era il "Grande anno" di Cadmo e Minosse e aveva grande importanza nelle celebrazioni religiose.

Licaone... uomo, lupo, o entrambi?
Forse solo ricordi di una antica crudele religione Fenicia?
E i sacrifici umani Egizi? Idem?
E i sacrifici umani Atzechi e Maya?


Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

venerdì 6 marzo 2009

Apollodoro: il Palladio che piovve dal cielo e la fondazione di Ilio!

Tutto ebbe inizio migliaia di anni fa... quando Ilo, appena trasferitosi in Frigia vinse la gara di lotta ai giochi della regione.
Il suo premio, si dice fosse di cinquanta giovani e altrettante donne.
Il Re gli donò anche una giovenca pezzata, dove questa si sarebbe sdraiata, Ilo avrebbe dovuto fondare una città... Ilio.

La giovenca, giunta sul monte Ate Frigio, si distese a terra.
Ilo chiese a Zeus di avere un segno.
In pieno giorno vide "davanti alla sua tenda il Palladio, che giaceva li dopo essere caduto dal cielo. Era grande tre cubiti, aveva i piedi tra loro accostati e teneva nella mano destra una lancia brandita, mentre nell'altra aveva una conocchia e un fuso".

Il Palladio era dunque una statua... una statua molto particolare, famosa e con una storia dietro e Apollodoro ce la racconta!

E' una storia di due donne guerriere, Atena e Pallade. Erano entrambe guerriere e un giorno si sfidarono.
"Pallade era sul punto di colpire l'amica quando Zeus spaventato la protesse con l'egida [scudo che gli dei greci portavano in battaglia], cosicché quella, sorpresa, fissò gli occhi su di essa e in tal modo venne colpita da Atena e morì.
Atena si addolorò moltissimo per l'amica; fabbricò una statua di legno identica a lei, le coprì il petto con l'egida che l'aveva spaventata e dopo averla collocata accanto a Zeus le rendeva onore. In seguito, quando Elettra fu violentata, si rifugiò accanto alla statua, cosicché Zeus scagliò sia il Palladio che Ate nella regione di Ilio e Ilo costruì un tempio per onorare il Palladio".

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

giovedì 5 marzo 2009

Iliade e Odissea...

Due delle più belle opere che abbia mai letto...
I poemi attribuiti ad Omero, la guerra di Troia e il ritorno travagliato degli eroi alle loro case, alle loro mogli...
Chi non ha letto almeno qualche frase durante i propri studi?
Io ho letto le due opere, durante i miei studi personali, anni dopo aver terminato gli studi... così le ho lette con interesse e stupore e curiosità... niente noia o compiti da fare obbligatoriamente!
Ma da allora, quella prima volta, Iliade ed Odissea mi seguono nei miei spostamenti e di tanto in tanto riapro i due volumi e rileggo qualche frase che mi ha colpito... fantastico, immagino... ricollego fatti, eventi e storie dei personaggi...
Così quando, durante la lettura di "The Cronology of ancient kingdoms amended" di Isaac Newton, ho avuto la fortuna di imbattermi su una frase che tirava in ballo il grande Poeta, l'ho letta e riletta diverse volte...
La voglio condividere con voi:
"Now Polydectes King of Sparta, being slain before the birth of his son Charillus or Charilaus, left the Kingdom to Lycurgus his brother; and Lycurgus, upon the birth of Charillus, became tutor to the child; and after about eight months travelled into Crete and Asia, till the child grew up, and brought back with him the poems of Homer; and soon after published his laws, suppose upon the 22d or 23d Olympiad..."
Perdonate ora la mia traduzione approssimativa ma non sono molto bravo in inglese:
"Polydectes, Re di Sparta, assassinato prima della nascita del figlio Charillus o Charilaus, lasciò il regno a suo fratello Licurgo. Licurgo, alla nascita di Charillus divenne tutor del ragazzo; dopo otto mesi si mise in viaggio per Creta e l'Asia e quando il ragazzo crebbe, portò indietro con se i poemi di Omero. Poco tempo dopo pubblicò le sue leggi, ciò avvenne tra la 22 e la 23esima olimpiade..."
Cosa significa?
Cosa significa "portò indietro con se i poemi di Omero?"
Dove li prese?
E in che periodo siamo?
Secondo lo stesso Newton Licurgo portò Iliade ed Odissea dall'Asia, nel 710 a.C....

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

martedì 3 marzo 2009

Ancora sul diluvio di Deucalione...

Solo poche righe per aggiungere un piccolissimo riferimento storico a chi studia il diluvio di Deucalione...

[Apollodoro, Biblioteca, Libro III, 8]
Fu durante il regno di Nittimo che si verificò il diluvio di Deucalione e alcuni dicono che esso avvenne proprio a causa dell'empietà dei figli di Licaone".

Poco più avanti un altro riferimento:
[Apollodoro, Biblioteca, Libro III, 14]
Dopo la morte di Cecrope, divenne re Cranao, che era nato dalla terra; fu ai suoi tempi (si dice) che ebbe luogo il diluvio di Deucalione".

Licaone e suo figlio Nittimo, sovrani della regione Arcadia, Cecrope e il suo successore al trono di Atene, Cranao, mitiche figure o personaggi storici?
Di Licaone sappiamo ciò che ci ha raccontato Ovidio nelle Metamorfosi... e i miti sugli uomini lupo.
Ma di che periodo parliamo?
Secondo alcuni si tratta del 1500 a.C.... e questi pongono dunque in quel periodo il diluvio, ma non esiste niente di certo!

Un altro piccolo tassello a quanto già sappiamo sul diluvio...

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

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