giovedì 31 dicembre 2009

Il fantasma della libreria (II)

Precedenti: Il fantasma della libreria...

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"Ecco le frittelle... ed anche l'acqua..."

"Mamma... mi hai spaventato!"

"Ma come!?! Non hai appena detto che il nonno non sa raccontare storie paurose?

"Infatti... non é il nonno che mi ha spaventata, sei stata tu..."

Bene, se abbiamo finito io continuerei il racconto...

"Si nonno, scusa... prometto che non ti interromperò più!"


Niente promesse piccola mia... soprattutto quando sai che non le manterrai!

Dunque dicevo...
Mentre sfogliavo i volumi di uno scaffale più impolverato degli altri (seduto sulla panca che il mio amico Mario aveva messo apposta per me!) non m'accorsi che il nuovo commesso, chiudeva la libreria e andava via...

Nascosto dietro una fila di libri dalla copertina insapore, coperti da una polvere che doveva avere almeno vent'anni, avevo appena trovato un libro all'apparenza molto interessante...
uno di quei vecchi libri rilegati a mano, come facevano una volta!
Copertina in pelle marrone scuro, qualche strappo sul dorso, tante macchie di muffa che emanavano il tipico odore che ogni esploratore di librerie conosce bene...
Avevo sfogliato il libro come facevo sempre. Prima la copertina, usando i miei occhiali a mò di lente d'ingrandimento, poi le prime e le ultime pagine per scoprire casa editrice e data di pubblicazione... e questa fu la prima sorpresa: niente casa editrice, niente autore, niente date al di fuori di un - '97 - in alto a destra nella prima pagina, scritto a mano, probabilmente con un pennino ad inchiostro...

continua: Il fantasma della libreria (III)
Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

mercoledì 30 dicembre 2009

Plutarco e il mito

Precedenti:

Iside e Osiride... di PLUTARCO

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Sono sempre più incerto se proseguire, solitario, la lettura dei testi antichi... mi sembra che ogni volta che arrivo a quella che consideravo una meta mi rendo conto di essere semplicemente arrivato ad un nuovo inizio... ogni testo che leggo nella speranza di capire meglio ciò che gli antichi pensavano mi fa precipitare più in basso nella voragine dell'ignoranza! Forse la mia è una ricerca senza fine e in quanto tale deve essere interrotta?

"Perché questi dubbi, Alessandro?"

Chi?!? Plutarco, sei tu? Perdonami, non ti avevo riconosciuto...

"Figurati... almeno tu mi conosci, ormai nessuno si ricorda di me! Eppure credevo di aver raggiunto una certa notorietà!"

Ora sono io a doverti chiedere: perché questi dubbi?

"Si, forse hai ragione, lasciamo perdere i dubbi, che ne dici? Parliamo invece di miti se ti va! O per meglio dire ti dirò cosa penso ci sia dietro il mito, perchè l'uomo crea i miti, quale sia la loro funzione nella società."

Dimmi, ti ascolto...

"Credi possibile che ciò che viene raccontato sugli Dei da tutte le popolazioni del mondo, si sia realmente verificato?"

Non saprei... forse in alcuni casi ci si può credere, ma più in generale credo che i miti servano a trovare giustificazioni per fenomeni inspiegabili... o più semplicemente per tener buona la gente...

"E' impossibile credere, come sostengono alcuni, che i miti raccontati dai sacerdoti siano basati su avvenimenti reali. Mi spiego meglio, secondo me dietro la nascita dei miti é racchiuso il tentativo di spiegare i propri dubbi, le proprie esperienze, quei fenomeni che non si capiscono, come dicevi giustamente tu!
Per noi mortali il mito non é altro che il riflesso di una realtà trascendente, che obbliga la nostra intelligenza a rivolgersi verso altri oggetti..."

Perché ciò? Perché non riusciamo a capire ciò che ci circonda? Perché l'universo é così complesso? O siamo forse noi troppo stupidi per capire?

"Alessandro, mi chiedi troppo, ma ciò significa che sei sulla buona strada! Poniti domande e cerca risposte... se sei costante nella ricerca e, devo dire, anche un pò fortunato, le tue ricerche ti condurranno alla meta.
Mi auguro di esserti stato d'aiuto, ma ora ti devo lasciare..."

Grazie Plutarco, grazie per le tue parole e a presto dunque, torna quando vuoi!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

lunedì 28 dicembre 2009

Libero!

Il titolo...
ecco la sua unica preoccupazione! Sempre il titolo...
Io invece questo problema non l'ho mai avuto. Iniziavo a scrivere di getto, alcune volte addirittura senza pensare a niente, talvolta invece cercavo l'ispirazione in una parola, un oggetto, un odore, un sentimento...

Ma lui no, era tormentato dalla ricerca del titolo, se non aveva in mente il titolo del suo racconto non iniziava neanche... così gli capitava di passare ore seduto, con le mani nei capelli e di fronte una pagina bianca!
Sperava forse che la tastiera del suo Toshiba iniziasse a scrivere da sola, come quei programmi che ti inventano un testo, solitamente senza senso, sulla base delle tue impostazioni iniziali...

Allora sentivo la necessità di soccorrerlo... arrivavo io, la sua musa, e gli accarezzavo i capelli dietro le orecchie... gli soffiavo sul collo quella fresca aria di cui tanto aveva bisogno... mormoravo parole che solo lui poteva sentire, parlandogli la lingua del cuore...

Come per magia allora poggiava le mani su quei tasti neri e rumorosi... non aveva mai imparato veramente a scrivere a macchina ma comunque usava quasi tutte le dita ed era diventato abbastanza veloce. Qualche volta scriveva senza guardare la tastiera, ma gli errori sempre troppo frequenti gli riportavano subito lo sguardo sui tasti.

Scriveva per passione... con passione, cercando sempre di raccogliere le parole da ogni cosa che lo circondava... spesso scriveva cose senza senso apparente... chissà poi perché! Una volta lo contattò una casa editrice, volevano che lui scrivesse per loro, volevano imbrigliarlo con redini d'inchiostro, costringerlo verso pagine già vergate, solo da rinverdire con la sua fantasia... per fare soldi, dicevano... tanti soldi! Ma non avevano capito niente, lui scriveva solo per passione... i soldi erano utili per vivere, ma per lui scrivere era come vivere... e doveva vivere libero!

Il titolo lo guidava a riempire pagine e pagine di quel bellissimo romanzo, senza fermarsi mai se non per riflettere, di fronte ad un bivio più scuro degli altri, su quale strada percorrere... fino alla fine... libero!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

domenica 27 dicembre 2009

Curiosità dai "racconti meravigliosi" di Aristotele

Uno dei libri letti durante questo Natale é del filosofo Aristotele... almeno così qualcuno dice, altri attribuiscono questa raccolta di curiosità a vari autori in tempi diversi. Poco importa... avendo già incontrato il titolo durante mie precedenti letture ho deciso di acquistare il libro e di leggerlo! Cosa che ho fatto la sera stessa...
Ero sicuro che ci avrei trovato alcune curiosità sulla Sardegna e altre sulle colonne d'Ercole e così é stato...

Si tratta di brevi appunti su stranezze del mondo che fu...

Di solito cominciano con "Dicono che..." oppure "Si racconta...", seguito da una breve descrizione del fatto e talvolta da un tentativo di spiegazione. Stranezze, stravaganze, credenze popolari... e, chissà, forse anche qualcosa di vero?!?

"Raccontano che in Egitto i trochili volino fin dentro le fauci dei coccodrilli e ne puliscano i denti, estraendo con il becco le carni che si sono conficcate loro all'interno della bocca; i coccodrilli ne traggono giovamento e non fanno ad essi del male."
Come negare la veridicità di questo racconto? Per chiunque abbia visto un documentario sui coccodrilli non v'é alcun dubbio sulla veridicità del fatto!

Ma arriviamo alle Colonne d'Ercole, para. 37, quando si parla dei fuochi spontanei, Aristotele ci riporta:
"Si narra che anche al di là delle Colonne d'Ercole vi siano luoghi infuocati; alcuni ardono in continuazione, altri solo di notte, come scrive Annone nel Periplo. E il fuoco di Lipari non risulta visibile e risplendente di giorno, ma solo di notte. Anche a Pitecusa dicono ci sia materia infuocata ed estremamente calda ma non ardente."
Dunque, Annone ci parla di Colonne d'Ercole in un testo chiamato Periplo... se chi ha scritto il testo é realmente Aristotele (384-322 a.C.) probabilmente parla di Annone il navigatore Cartaginese (630-530 a.C.), di lui ce ne da notizia Arriano nel suo libro Anabasi. Interessante... e da approfondire!

Andiamo avanti con le curiosità...Para 55: "Nello stretto che separa l'Italia dalla Sicilia le acque aumentano e calano insieme con le fasi lunari", chissà se gli studiosi del fenomeno delle maree del XVI e XVII secolo avevano avuto tra le mani il testo di Aristotele!

Ma proseguiamo senza sosta...al para 81 Aristotele ci dice che nelle isole Elettridi, che si trovano all'interno dell'Adriatico, furono innalzate due statue, una in stagno e una in bronzo, costruite secondo una tecnica arcaica... "secondo antiche tradizioni", forse opera di Dedalo. tali isole sarebbero state formate dai detriti del fiume Eridano... ovvero il Po?!? Sembrava inoltre che nei pressi vi fosse una palude di acqua calda e puzzolente, in quanto secondo gli abitanti del luogo vi cadde Fetonte colpito dal fulmine! Curioso...

Ancora sulle Colonne d'Ercole, al para 84 si dice che i Cartaginesi abbiano scoperto un'isola deserta, oltre le Colonne d'Ercole, completamente ricoperta di foreste e dotata di fiumi navigabili, splendida anche per varietà di frutti. L'isola distava diversi giorni di navigazione e i Cartaginesi vi si recavano spesso e cercarono di tenerne nascosta l'ubicazione! Chissà di quale isola si trattava... la stessa indicata da Annone? Chissà...

Eracle... sempre lui! Sembra che attraversò l'Italia diretto nel territorio dei Celti ma anche in Iberia, dove Ercole condusse una guerra di conquista! In effetti, a ben guardare, il Mediterraneo é pieno di toponimi che lasciano pensare al passaggio di Eracle...

E della Sibilla, che dire? A Cuma sembra esistesse un antro sotterraneo in cui abitava la Sibilla, originaria di Eritre, chiamata dagli Italiani Cumana, da altri Melancrera.

Al para. 100 ecco che finalmente si parla della Sardegna... Aristotele ci dice che pare che sull'isola vi siano degli edifici costruiti secondo l'antico uso greco... Si narrava che fossero stati edificati da Iolao, figlio di Ificle, mentre alla testa dei figli di Eracle vi andò per fondarvi delle colonie. L'isola era chiamata Icnussa a causa della sua forma, simile a quella di un piede umano... L'isola di Sardegna era molto fertile, ma da quando passò sotto il dominio dei Cartaginesi non lo era più... secondo il racconto i Cartaginesi tagliarono tutti i frutti utili per l'alimentazione e decretarono la pena di morte per gli abitanti del luogo che intendessero praticare la coltivazione! Perché mai? Che senso ha una tale decisione? Era forse una questione strategica?

E che dire dei Fenici? Aristotele ci parla anche di questo popolo... secondo il racconto i Fenici presero il nome da un termine della lingua dei Perrebi che significa "spargere sangue" cioè "phoinixai"... Tale popolo abitava in Siria, lungo i litorali e dovunque si recasse aveva la cattiva abitudine di sterminare tutti! Cosa c'é di vero? Ciò che é testimoniato anche da altri é la crudeltà di alcuni riti Fenici...

Ancora Eracle... sembra che nella città di Ipate (?) nella regione Eniaca, venne trovata un'antica stele con una iscrizione in lingua arcaica... La stele venne inviata a Tebe perché fosse decifrata in quanto presso il tempio sembrava vi fossero delle dediche antiche con la stessa scrittura. La traduzione diceva che Ercole dedicò il tempio alla splendida dea di Citera, quando portò le greggi di Gerione ed Eritea. Eritea gli generò un figlio che chiamò Erithon. Ercole in cambio le donò il terreno sotto l'ombrosa quercia... Interessante... ma dove si trova Ipate?

E per finire alcune curiosità sui Fenici, fondatori della città di Utica di 287 anni più vecchia di Cartagine, che arrivarono fino a Tartesso, dove portarono olio ricevendo in cambio tanto argento da costruirsi anche le ancore delle navi di quel prezioso metallo! Sempre i Fenici abitavano Gades, città nei pressi delle Colonne d'Ercole...

Aristotele... che cose mirabili ci hai tramandato!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

sabato 26 dicembre 2009

Buoni propositi...

Cari amici,
Tuttologi e lettori,

quest'anno é ormai agli sgoccioli e occorre tirar le somme ma anche decidere cosa fare l'anno prossimo!

Quest'anno mi sono impegnato in prima persona, come anche lo scorso anno d'altronde, per portare avanti l'Accademia, dedicandovi buona parte del mio tempo libero...
Nessuno me l'ha chiesto, direte voi... vero, leggere e scrivere sono le mie due passioni per cui non occorre alcuno stimolo esterno!

Leggo e scrivo per il piacere di imparare, per conoscere il mondo e per conoscere meglio la natura umana...

Eppure, perché un'Accademia abbia un senso occorre qualcosa di più, occorre che vi siano altri disposti a dedicare parte del loro tempo libero... occorre discutere e condividere!
Da questo punto di vista credo proprio si sia fatto poco!
Ma comunque qualcosa é stato fatto, per cui grazie...

Grazie a tutti coloro che in qualche modo mi hanno aiutato, grazie a tutti coloro che hanno semplicemente letto, grazie a tutti coloro che hanno mandato suggerimenti, commenti o libri!

Grazie di cuore... e sperando che l'anno prossimo sia ancora più fruttuoso uguro a tutti Buon Natale e un felice Anno 2010!


Per L'Accademia dei Tuttologi

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

venerdì 25 dicembre 2009

Alessandro Magno... secondo Nezami

Nezami, poeta mistico persiano del XII secolo, scrisse diverse opere sulla figura di Alessandro Magno.
Ecco alcune frasi che mi hanno colpito, tratte dal suo "Libro della Fortuna di Alessandro"... libro che vale la pena di leggere per intero!

Sul valore del Saggio e della virtù.

"...il giorno che Alessandro s'assise sul trono dall'alto di quel suo nobile scranno fu così proclamato: Solo il saggio ha valore presso di noi. Nessuno deve cercare di prevalere sul prossimo, se non sulla via dell'incoraggiamento alla virtù. Per quanto elevato sia il rango di chicchessia, quello del virtuoso sempre lo supera..."

Maria la Copta e la Pietra Filosofale.
"Quando il saggio visir comprese che senza denari non si diventa principi, a quel suo amatissimo gioiello concesse un dorato elisir, grazie a cui la rese una perfetta alchimista, e fu in virtù di quella pietra che Maria poté tornare sovrana e guadagnarsi il titolo di alchimista..."

Sulla superiorità di Platone verso Aristotele.
Aristotele riusciva a svettare su tutti... diceva di essere il sostegno dei sapienti in quanto non aveva bisogno della scienza altrui. "Io ho messo in circolazione la moneta della sapienza, nella quale su tutti vanto il primato. La tal scienza di sicuro l'ho inventata io, quel tale usa l'argomento che ha sentito da me! E non dico menzogne in questa disputa, ché a ragione io possa vantare il mio prestigio!". Platone se la ebbe a male ma non lo diede a vedere... si ritirò a studiare il cielo alla ricerca delle tracce "della sublime armonia delle sette cupole dell'universo. Colui che sa udire l'armonia di quelle alte sfere che ammaliano il cuore, ha la voce raddolcita - per una segreta risonanza - da quella di ciascuna celeste cupola..." Fatto sta che Platone "avendo preso posto nella botte celeste per seguire il moto della Ruota e degli Astri, riportò quaggiù un esemplare delle sublimi armonie che aveva colà udito..."
Aristotele, saputo cosa Platone aveva fatto, preso da invidia si ritirò a sua volta a meditare e quando pensò di aver raggiunto gli stessi risultati mostrò a tutti ciò che aveva ottenuto... ma si accorse di non riuscire a raggiungere Platone e "Infine sfibrato dalla mancata riuscita, comprese che non avrebbe dovuto allontanarsi dal suo vecchio maestro Platone".
Platone spiegò lui tutti i suoi segreti e "rinnovò la fedeltà al magistero del maestro e per lui mostrò considerazione oltre ogni limite."

Sulle miserie della ricchezza!
"O tu, sappi che con l'accumulazione di beni su beni la testa accumula soltanto capogiri, perciò se hai bisogno di usar la testa, gira al largo da simili miserie!"

Sulla superiorità di Socrate verso Alessandro Magno.
Socrate spiegò di avere un servo, chiamato "Passione" che riceveva ordini dal suo cuore. "Tu invece [Alessandro] sei colui che a codesto servo é servo, tu sei ubbidiente a colui che mi ubbidisce!"

Questi e altri argomenti furono trattati da Nezami... e meritano ancora oggi di essere letti, studiati e capiti!
A voi ripercorrerne la strada, e magari saremo compagni di viaggio!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

domenica 20 dicembre 2009

Avencast

Cari amici e lettori,

oggi vi presentiamo un videogioco di azione, ruolo, avventura e magia.

Un vecchio mago ci racconta la storia del suo unico allievo...

"Un giorno di tanti anni fa trovai un bambino appena nato sulla sponda di un fiume... lo educai come fosse mio figlio...
mi accorsi subito del suo talento per la magia...
gli insegnai tutto ciò che sapevo...
ma non riuscii a placare la sua sete di conoscenza così decise di partire per la prestigiosa Accademia di Magia di Avencast..."

Così inizia la nostra avventura che ci porterà attraverso spazio e tempo a combattere contro maghi e demoni al servizio del male, Morgath, il distruttore dei mondi.

Il nostro mago dovrà essere fornito di tutto ciò che gli può servire: il bastone da mago, l'armatura, potenti magie... ma ciò che farà la differenza sarà la vostra capacità di guidarlo e di aiutarlo nella soluzione di enigmi che di volta in volta si presenteranno lungo il cammino verso Morgath!

Così dovrete affrontare delle creature malvagie, insetti, creature demoniache, scheletri e fantasmi mostri e maghi di potenza sempre crescente, posseduti dal male...

Buona fortuna giovane mago... e che il potere della magia ti accompagni!


Francesco e Alessandro RUGOLO

(fxinteractive.com per ulteriori informazioni sul gioco)

Elementi di Euclide, a cura di Niccolò Tartaglia

Cari amici,
oggi voglio farvi partecipi della mia nuova impresa, inizio la lettura di Euclide (detto da alcuni Megarense, da altri d'Alessandria), conosciuto principalmente come l'autore degli Elementi.
L'approccio é stato il solito, dopo aver deciso di leggere il testo mi sono recato in libreria per acquistarlo, per scoprire che come al solito non esiste una versione recente e magari economica, ma solo una versione da 90 euro e che é pure molto difficile da reperire...
Ecco dunque che come già fatto in precedenza mi rivolgo ad internet, così mi scarico diverse versioni, in italiano ed inglese.
La versione in italiano mi colpisce subito perchè si tratta della versione di un grande matematico, Niccolò Tartaglia (Nicolo Tartalea Brisciano) pubblicata a Venezia nel 1565.

Ecco dunque il preambolo...
E se vorrete seguirmi in questa impresa, di tanto in tanto lascerò qualche commento, e inizio subito:

"Sicut aurum probatur ingni, & ingenium Mathematicis: cioè che si come la bontà de l'oro uien conosciuta, & approbata con il fuoco, così l'ingegno dell'huomo uien conosciuto & approvato con le Discipline Mathematice."

...ed io concordo appieno!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

sabato 19 dicembre 2009

Iside e Osiride... di PLUTARCO

Plutarco nacque a Cheronea, in Grecia, nel 47 d.C. e morì presumibilmente nel 127 d.C.
E considerato uno dei più grandi scrittori del tempo e la sua produzione é veramente immensa.
Mi sono appena avvicinato alle sue opere e per iniziare ho deciso di leggere il testo in cui Plutarco ci racconta la religione Egizia: Iside e Osiride.

Come ho fatto altre volte cercherò di intervistare direttamente l'autore, abbiamo appuntamento per oggi e dovrebbe essere qua da un momento all'altro...

Buon Giorno Maestro, ben arrivato nella mia casa...

"Buon giorno a te, Alessandro... come mi hai trovato?"

Mi sono lasciato guidare, come faccio sempre, da Curiosità, maestro... così mi sono imbattuto in una sua opera relativa alla giustizia divina e da li ho poi intrapreso la strada della ricerca...

"Bravo Alessandro, asseconda le tue curiosità, é il modo migliore per raggiungere la conoscenza... ma dimmi, perché mi hai cercato? Ti serve qualche chiarimento sulle mie opere o sul mio pensiero?"

Si Maestro, Iside e Osiride é l'argomento che vorrei trattare, mi può aiutare?

"Mmh... si, ti posso aiutare... ma non so se potrò dirti tutto ciò che desideri. Cercherò di essere chiaro ma é un argomento difficile anche per me... come lo é stato per i miei predecessori! Ma in ogni caso cercherò di essere il più chiaro possibile!"

Bene Maestro, grazie... allora la mia prima domanda é la più semplice, chi era Iside?

"Questa sarebbe una domanda semplice?!? Alessandro, il tuo concetto di semplice é molto differente dal mio... per me questa é un domanda difficile!
Iside é per tutti semplicemente la moglie di Osiride... colei che andò alla ricerca dei pezzi del marito, sparpagliati per il mondo dal suo nemico Tifone... ma queste sono solo favolette per il popolo che non é in grado di capire concetti difficili. Iside é un nome greco che fa riferimento alla sapienza e al desiderio di conoscenza per alludere alla sua natura di movimento animato e intelligente. Noi greci facciamo derivare la parola Iside dall'unione di scienza e movimento! In quanto alla favoletta di Tifone che avrebbe fatto a pezzi il marito, ci devi leggere che Tifone, nemico di Iside in quanto gonfio di inganni e di ignoranza straccia e cancella le sacre scritture, Iside le ricerca, ne ricompone i pezzi e le trasmette agli iniziati che possono capire e trasmettere..."

Ora capisco perché mi hai detto che la mia domanda non era per niente semplice... non avrei mai immaginato!

"Non ti preoccupare, é normale... la strada da percorrere verso la conoscenza é lunga... potrei dire infinitamente lunga. Solo pochi sono in grado di trovarne l'ingresso, ancora meno sono in grado di percorrerne una parte, credo che nessuno sia mai arrivato alla fine!
Ma ora devo andare..."

Ti ringrazio, Maestro... e se non chiedo troppo vorrei poterti rivedere, sono sicuro che avrò altre domande da porti sullo stesso argomento... se non disturbo troppo!

"Figurati Alessandro, é un piacere, chiamami quando vuoi..."

Allora a presto...

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

sabato 12 dicembre 2009

Alla ricerca della "prisca sapientia"...

Aggiungo un tassello alle mie conoscenze e, spero, anche a quelle di chi legge...

Mentre leggo la biografia di Isaac Newton (by Michael White) mi accorgo che lui, come me, passò la vita alla ricerca di qualcosa di antico, di sfuggevole e misterioso, definito da White "prisca sapientia" ovvero la sapienza degli antichi.

Sono sempre stato convinto del fatto che l'umanità abbia acquisito e poi perduto chissà a seguito di quale rivolgimento, la sapienza, la conoscenza... forse anche scientifica, ma non avevo mai letto delle parole così chiare in precedenza.

White dice:
"Insieme a molti altri intellettuali prima di lui, Newton credeva che un tempo l'umanità avesse posseduto questa sintesi - la leggendaria prisca sapientia [..] La raison d'etre di Newton era proprio quella di riscoprire questa struttura della natura"...

Newton... una vita passata sui testi antichi per fondare (o riportare alla luce) la scienza moderna!?!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

sabato 21 novembre 2009

Ciropedia... sull'assistenza ai malati

Precedenti:

Ciropedia, ovvero "Sulla educazione di Ciro", di Senofonte

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Alcune volte si pensa che solo oggi la civiltà umana é riuscita a creare delle istituzioni volte a proteggere i più deboli... penso alla Sanità e alle pensioni. Ma siamo sicuri che sia cosi?
Ancora una volta voglio provare a intervistare un amico, un Maestro che dal passato di tanto in tanto mi viene a trovare dopo che io per primo gli ho aperto la porta.
Parlo di Senofonte...

"Eccomi, sono già qua, ti aspettavo..."

Come sapevi... perdonami, domanda stupida!

"Non preoccuparti Alessandro, chiedi ciò che vuoi, non esistono domande stupide ma solo stupide risposte!"

Grazie Maestro...

"Senofonte!"

Certo, Senofonte... pensavo alle conquiste dei nostri tempi nei campi dell'assistenza ai malati, pensavo che forse ai tuoi tempi le cose erano diverse, molto più difficili...

"Si, la vita era molto più complicata... e allo stesso tempo molto più semplice. Ma rispetto alla tua idea che voi "moderni" abbiate inventato l'assistenza ai più deboli, beh... devo dire che non é proprio così! Ancora una volta ti parlerò di Ciro e della sua saggezza e lungimiranza.
Devi sapere che Ciro osservava il suo popolo, i suoi amici e le loro esigenze, sempre alla ricerca del modo migliore per fare loro del bene, che poi corrisponde al fare del bene a se stessi perché se si fa del bene agli amici si riceve in cambio rispetto e aiuto in caso di necessità..."

Certo...

"e così gli ci volle poco a capire che la maggior parte degli uomini pensa a vivere bene la propria vita senza pensare al fatto che occorre mettere da parte qualcosa per i periodi di malattia e di difficoltà. Ciro, resosi conto di questo, decise di impiegare la sua forza e i suoi beni, ma soprattutto il suo acume e la lungimiranza, per tentare di risolvere questo problema."

Stai dicendo che creò una struttura diretta a garantire la salute?

"Si, forse non come la intendete oggi voi, ma sicuramente utile ed efficace!
Ciro radunò intorno a se i migliori medici, grazie alla paga che era in grado di garantire e si procurò ogni cosa potesse essere utile, strumenti, medicine, pozioni... tutto ciò era accentrato nella reggia e lui cercava di usare quanto aveva per curare gli amici e coloro che potevano essere utili allo Stato...
Certo, non tutti potevano accedere alla Sanità creata da Ciro, ma in molti ne usufruirono!"

Come al solito, mi rendo conto della mia ignoranza solo quando scruto nel passato... difficilmente il presente me ne da occasione!
Senofonte, a nome mio e dei miei amici grazie, per averci aperto gli occhi!

"Figurati, é un piacere parlare con te... torna presto a trovarmi, abbiamo tante cose di cui discutere ancora!"

Non tarderò, te lo prometto...

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

sabato 14 novembre 2009

Ciropedia, ovvero "Sulla educazione di Ciro", di Senofonte

Senofonte, storico, politico e militare greco vissuto tra il 430 e il 355 a.C. (il circa é però d'obbligo!) ci farà da guida nel mondo dei persiani del VII e VI secolo a.C..
In uno dei suoi numerosi trattati ci parla infatti della educazione e delle imprese di Ciro, figlio di Cambise (re dei persiani del VI sec. a.C.) e di Mandane (figlia di Astiage, re dei Medi).

"Senofonte, posso avere il piacere di parlare con te sulla natura umana e in particolare su Ciro?"

Alessandro, ben trovato... ti aspettavo! Mi chiedevo infatti quando saresti arrivato a me attraverso i miei scritti. So che hai già conosciuto Erodoto, Platone, Socrate, che conobbi anche io...

"Perdonami Maestro, cerco di dedicare tutto il tempo libero ai miei studi... ma il mio maestro è 'Tempo' e la mia guida é 'Curiosità'... per cui non sempre arrivo dove dovrei e nel tempo previsto...!"

Figurati... io e i miei amici ti conosciamo da tanto tempo ormai, non devi giustificarti.

"Grazie Maestro... posso chiederti per iniziare di parlarmi della natura umana e dell'attitudine o meno all'ubbidienza?"

Sai Alessandro, in primo luogo smetti di chiamarmi Maestro, io non lo sono... e poi altrimenti mi costringi a cercare un appellativo anche per te!
Veniamo alla domanda che mi hai fatto. So bene che hai appena finito di leggere il mio scritto "Sull'Educazione di Ciro" per cui ti risponderò volentieri, convinto come sono che discutere sopra ciò che si é letto fa bene e aiuta a capire meglio... Come ben sai tutti coloro che chiamiamo "pastori" possono essere considerati dei capi, i bovari per i buoi, i palafrenieri per i cavalli e così via. Ebbene, il mio libro su Ciro nasce proprio mentre discutevo e riflettevo sul fatto che gli animali sono sempre ben disposte ad obbedire al loro pastore, molto più di quanto gli uomini non siano disposti ad obbedire ai propri capi. Anzi sembrava proprio che gli uomini cospirino soprattutto contro chi aspiri a diventare loro capo. Ecco perché asserisco che la natura umana é tale per cui ad un uomo riesce più facile comandare su tutti gli animali che non sui suoi simili! E' chiaro che questa é una regola generale e prova ne é, ed io la chiamo a testimone 'Storia'! E sempre 'Storia' chiamo a testimone per raccontarci di una eccezione, un uomo che riuscì non solo a comandare con correttezza i popoli sottomessi ma a far si che molti fossero coloro che preferivano avere lui come capo che 'Libertà'!

"Tu parli di Ciro, Senofonte, é corretto?"

Si Alessandro, parlo di Ciro, figlio e nipote di re, e re a sua volta...
Ciro fu capace di governare su tutti i popoli dell'Asia e ciò avvenne, secondo me, per le sue doti naturali ma anche grazie all'educazione che ricevette. Ciro infatti fu educato secondo le leggi della Persia in quanto persiano ma ricevette anche gli insegnamenti dei Medi, grazie a suo nonno Astiage. Ciro fu educato secondo le leggi persiane, leggi che dato il loro carattere preventivo si preoccupano che i cittadini sin dall'inizio della loro formazione siano incapaci di desiderare di compiere azioni malvagie o disonorevoli. Almeno così era ai tempi di Ciro, già quando vissi io le cose erano purtroppo molto diverse, ma questa é un'altra storia!
Devi sapere, Alessandro, che in quei tempi il popolo di Persia era diviso in quattro classi sulla base dell'età e della preparazione. Vi erano i fanciulli, gli efebi, gli adulti e gli anziani... ogni classe aveva i suoi compiti da svolgere e tutti crescevano forti e saggi. A dir la verità, non tutti... perché non tutti potevano studiare, la vita era difficile e per vivere occorreva lavorare. Ma anche oggi é così, mi sembra almeno!

"Si Senofonte, anche oggi é così..."

Capisco...
I giovani venivano educati a rispettare gli anziani, a combattere, ad allontanare l'ingratitudine dal loro cuore. Pensa che chi era in grado di ricambiare un favore e non lo faceva, veniva punito. Questo perché l'ingratitudine era considerata alla base della trascuratezza verso gli Dei, i genitori, la Patria e gli amici!
La caccia era alla base della preparazione fisica e della guerra e doveva essere esercitata tanto dal re che da tutti gli efebi. La caccia serviva a temprare il fisico e gli animi.
Anche sul mangiare i persiani erano moderati, essi mangiavano solo dopo aver fatto attività fisica e si nutrivano per vivere e non per provare piacere. Da questo punto di vista erano esattamente l'opposto dei Medi di Astiage...

"Quindi Ciro fu educato secondo questi principi... ma chi fu il suo educatore?"

Ciro Era figlio di Re e nipote di Re... i suoi educatori furono tanti, alcuni se li procurava lui stesso, ma i migliori educatori furono i suoi genitori e il nonno.
Il padre Cambise fu il suo insegnante di strategia... almeno dal momento in cui si rese conto che l'insegnante che il giovane Ciro pagava non era un granché! Un giorno Ciro chiese al padre dei soldi per pagare gli insegnamenti di strategia che aveva ricevuto e il padre saggiamente lo interrogò più o meno in questi termini: "Figliolo, l'uomo al quale paghi l'onorario in materia di strategia ti ha dato qualche infarinatura di economia? Ti ha parlato di salute e di forza? Ti ha spiegato come infondere coraggio nelle truppe? Ti ha parlato dell'obbedienza e di come ottenerla dagli uomini?"
Ciro rispose che queste cose non gli erano state spiegate e disse che gli era stata spiegata solo la tattica.
Il padre allora chiese: "Dimmi, a cosa serve la tattica se non ci sono provvigioni, se non c'é la salute, se non si conoscono gli stratagemmi per condurre la guerra... Quanto può valere la tattica se non c'é l'obbedienza?"

"Sembra proprio che Cambise fosse un uomo molto saggio... un vero Re!"

Si, doveva esserlo, e suo figlio sarebbe diventato molto più grande, forse perché ascoltò i suoi insegnamenti! Cambise spiegò al figlio che occorre sempre prevenire le malattie con una vita corretta e con il movimento per evitare che le truppe si ammalino, gli spiegò che un capo deve preservare la sua credibilità astenendosi sempre dal parlare di cose che non si conoscono o non sono sicure e che infine occorre sempre incentivare l'obbedienza con riconoscimenti, lodi e onori e punire la disobbedienza con disonore e biasimo! E ancora gli spiegò che l'obbedienza può ottenersi con la forza ma che é molto meglio ottenerla spontaneamente...

"gli uomini infatti obbediscono molto più volentieri a chi appaia più accorto di loro quando si tratta dei loro stessi interessi... dunque per ottenere obbedienza occorre apparire più saggio di chi deve obbedire e il modo migliore per apparire più saggio degli altri é esserlo!"

Queste furono le parole di Cambise al figlio Ciro...

"Grazie Senofonte... grazie per ciò che hai voluto raccontare... grazie per i tuoi insegnamenti, Maestro! E se me lo permettete voglio ringraziare anche 'Tempo' e 'Storia' per il loro intervento a mio favore. Ora devo andare Senofonte, ma tornerò presto a trovarti ora che conosco la strada."

Grazie a te Alessandro per avermi dato la parola e ti aspetto... non tardare troppo però, ho ancora tante cose da raccontare!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

domenica 1 novembre 2009

L'enigma della lingua Etrusca... prime curiosità!

Precedenti:

Necropoli di Cerveteri

Mostra "Gli Etruschi e la Sardegna"

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Ieri ho iniziato a leggere un libro comprato l'anno scorso durante la visita ad una mostra sugli Etruschi, mostra che si teneva in Sardegna... Sardi ed Etruschi accomunati dal mistero del loro passato!

Il libro ci parla della lingua Etrusca e dei testi sopravvissuti al tempo. Spesso si tratta di testi funerari e le parole usate sono quasi sempre le stesse... ma meglio che niente!
Dall'Egitto arriva il cosiddetto "libro di Zagabria"... un rotolo di lino scritto in Etrusco usato per avvolgere una mummia di una donna Egizia risalente ad un periodo tra il I° secolo a.C. e il I secolo d. C., ora custodita a Zagabria.
Alcuni testi bilingue aiutano la traduzione... uno di questi é conosciuto col nome di "lamina di Pyrgi" e vi si può leggere una iscrizione in Etrusco e Fenicio.
Da una tavoletta per la scrittura, detta Marsiliana d'Albegna, sappiamo che l'alfabeto Etrusco aveva 26 lettere...
Generalmente i testi si scrivevano (e leggevano) da destra a sinistra, anche se vi sono delle eccezioni!
Sembra che nell'Isola di Lemno vi fosse un gruppo che usava una lingua molto simile all'Etrusco. Esistono anche delle testimonianze antiche che fanno risalire gli Etruschi ad una popolazione proveniente dall'area greco/turca... ne parlarono Erodoto, che li chiamava Tirreni, Tucidide e Dionigi di Alicarnasso che ci riferisce di una leggenda che vede gli Etruschi partire da Lemno per arrivare prima a Crotone, ora Cortona, per poi occupare buona parte della penisola... secondo i racconti riportati da vari storici che lo precedettero gli Etruschi o Tirreni sarebbero quelli che i greci conoscono come Pelasgi. Dionigi di Alicarnasso però non condivide questa teoria e afferma che gli Etruschi o Tusci, così chiamati dai Romani, si davano il nome di "Rasenna", da uno dei loro capi.
Potrei continuare citando altre curiosità sia sulla lingua che sulla storia ma per ora é tutto!
Alla prossima.

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

giovedì 29 ottobre 2009

Perdono

Ad un figlio mai nato

voglio chiedere perdono.


A lui

che è stato concepito senza chiederlo

e gli è stata negata la vita.


Che nessuno voleva

pur essendo frutto

di un atto d’amore.


Che

non ho avuto la forza d’amare abbastanza

per farlo crescere nel mio grembo.


Ad un figlio

che aveva un cuore e gli è stato strappato

lasciando nella mia anima,

una ferita sanguinante.


Che

che poteva essere gioia

ed è stato dolore.


Ad un figlio

che non potrò mai guardare negli occhi

voglio chiedere

perdono.


Maria Piera Pacione

mercoledì 28 ottobre 2009

I "Fenici" non sono mai esistiti... Abstract

Precedenti:

I “Fenici” non sono mai esistiti...

Kircandesossardos di Mikkelj Tzoroddu

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Voglio tornare ancora una volta sull'argomento dei Fenici perché la cosa mi appassiona...
Lo farò semplicemente pubblicando la sintesi dell'intervento di Mjkkeli al prossimo Convegno.
Credo che in parte chiarisca il suo pensiero sui Fenici.
Chi vorrà approfondire lo potrà fare partecipando al Convegno o, fra qualche tempo, leggendo gli atti del Convegno stesso.
Ma ora lascio la parola all'amico e studioso Mjkkeli.

"...E’ l’estratto di un lavoro che porta nulla di nuovo nel panorama storico che accomuna gli accadimenti che presero vita fra il II ed il I millennio a.C. Infatti, tutto ciò che è qui evidenziato, da sempre trovasi presente nei testi adibiti allo studio, ma gli esploratori del passato hanno un limitato interesse: propugnare le loro acquisizioni portandovi col tempo piccole modifiche, senza mettere in discussione quanto propugnato dalla propria scuola. I lettori, indifesi, tendono a dare il più grande credito agli scritti a motivo dell’alto pulpito che li genera, senza mai immaginare quanta insicurezza alberghi nel sapere dei più alti.

Qui si decide di attivare una ricerca che ripercorre gli ultimi ottanta anni, onde valutare quanto vi sia di accettabile sul piano dei principi rigorosamente logici. Si tratta di una autopsia, pressante ed impietosa, di testi ritenuti più significativi, che evidenzia incongruenze, inesattezze, errate deduzioni, paradossali determinazioni degli autori, scoprendosi un modello di scientifico incedere, decisamente fuori dalle regole.

Essenziale motivo della dimostrazione trovasi nella dottrina dispensata dal più grande studioso italiano della materia, Sabatino Moscati. Proprio quando egli decide di tacitare i suoi dubbi reconditi ed il numero sempre crescente di voci avverse, con un testo che tende proprio a dimostrare chi fossero i Fenici, produce il naufragio delle sue posizioni sulla esistenza di un popolo fenicio e di una nazione fenicia."

Ora, detto questo, a voi tutti é data la possibilità di approfondire...

Ricordate, il V Convegno ICHNUSA si terrà il prossimo 1° novembre alle ore 15,30 a Decimomannu (CA) in via A. Moro (snc), nella sede dell’Associazione Athenaeum.


Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

domenica 25 ottobre 2009

Sicilia: 11 gennaio 1693

Questa data non portò fortuna alla Sicilia!

Un terremoto di enorme potenza distrusse città e paesi della regione, tra queste Siracusa, Augusta e Messina.
Solo due giorni prima un altro terremoto aveva sconquassato la val di Noto e il paese era stato distrutto e ricostruito poi in una posizione differente.

Santi Correnti nel suo libro "Storia di Sicilia" ci dice che Catania aveva a quei tempi circa ventisettemila abitanti, di questi diciottomila morirono!

Ad Acireale un canto popolare conserva il ricordo di ciò che accadde in quei tempi lontani...

"All'ùnnici jnnaru e non ni stornu
pp'aviri offisu a Diu tantu supernu
'n tempo 'n mumentu, si vitti 'ntro 'n gnornu,
Morti, giudiziu, Paradisu e 'Nfernu.
L'ùnnici jnnaru a vintun'ura
a Jaci senza sonu s'abballava!
Cu' sutta petri, cu' sutta li mura,
e cu' misericordia chiamava!
Santa Vénnira, nostra prutittura,
sutta di lu sò mantu ni sarvava."

Auguriamoci di non vivere mai una cosa del genere e studiamo la storia per evitare errori già fatti da altri!

Anche Messina venne danneggiata durante il terremoto, ricostruita riprese per un certo periodo la sua floridità ma solo novanta anni dopo (1783) un nuovo terremoto la distrusse nuovamente...

Errare humanum est, perseverare autem diabolicum!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

sabato 24 ottobre 2009

Visita a Lucerna

Lucerna...

o Luzern come dicono i suoi abitanti...

splendida cittadina sul lago Vierwaldstattersee ovvero "Lago dei quattro Cantoni"!

Nel XIV secolo venne costruito il Kapellbrücke, ponte di legno coperto, al suo interno é possibile osservare diversi pannelli in legno con le immagini dei tempi antichi.

Poco oltre, un altro ponte, anch'esso in legno, chiamato Spreuerbrucke, chiamato anche "Ponte della danza della morte" per i tanti pannelli raffiguranti immagini raccapriccianti di scheletri in mezzo alla gente... forse ricordo di una peste o di qualche tragico accadimento...

Il simbolo della città é la "Torre dell'Acqua", costruita nel 1300...

Passeggiare per le vie di Lucerna é un piacere per gli occhi e per il palato...
e non potrete andar via senza avere assaggiato un Bretzel originale!

Sopra la città si possono ancora visitare le mura di Musegg e alcune torri della vecchia fortificazione, e che panorama da lassù!

Il lago é abitato da pesci e animali di vario genere, bellissimi cigni curiosi e affamati vi saluteranno rumorosamente... a patto che gli diate qualcosa da mangiare!

Lucerna... bellissima perla di lago,


addio,
anzi no, arrivederci...

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

venerdì 23 ottobre 2009

I “Fenici” non sono mai esistiti...

Precedenti:

Kircandesossardos di Mikkelj Tzoroddu

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Cari amici e lettori, oggi non voglio parlarvi di ciò che ho letto nelle ultime ore o della mia ultima visita ma intendo approfittare di questo spazio per presentarvi un amico e studioso, Mikkelj Zoroddu.
I più attenti e appassionati di storia avranno già letto il precedente articolo, la recensione del suo libro "Kircandesossardos", cioè "alla ricerca dei Sardi"...

Ebbene, ora Mikkelj é stato invitato a parlarci dei suoi studi sulla Sardegna antica "e non solo" al V Convegno ICHNUSA che si terrà il prossimo 1° novembre alle ore 15,30 a Decimomannu (CA) in via A. Moro (snc), nella sede dell’Associazione Athenaeum.

Il convegno, dal titolo Viaggio nel passato, vedrà lo studioso Mikkelj impegnato nella discussione del tema: I “Fenici” non sono mai esistiti...

Cosa vorrà dirci con questo titolo così provocatorio?
Niente di meglio che partecipare al convegno per scoprirlo... e poi ne riparliamo!

A Mikkelj un caloroso in bocca al lupo!

E a voi tutti... buon convegno!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

giovedì 22 ottobre 2009

Maria Piera Pacione

Cari amici Tuttologi, oggi vi presento una nostra nuova amica tuttologa, Maria Piera PACIONI.

Ma chi é Maria Piera?

Maria Piera ha ottenuto diverse gratificazioni dalla poesia, un modo per sfogare e raccontare le sue sofferenze.

Le sue opere sono state pubblicate in varie antologie poetiche riconosciute, ed ha partecipato a molti concorsi poetici in cui si è sempre distinta.

Se volete contattarla scrivete a:
pacione.mpiera@yahoo.it

Detto questo, lascio a voi il piacere di leggere le sue opere...
e a Maria Piera un sincero benvenuto.

Per i Tuttologi,
Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

Un'infanzia spezzata

Era una bambina d’appena quattro anni.

Viveva un’infanzia serena

circondata dai suoi affetti e bambole con le quali giocava.

Una vita iniziata come tante

all’improvviso tutto cambia.

Non ricorda come iniziò

ma la sua infanzia venne spezzata da un destino crudele,

che s’impadroni’ di lei, della sua anima

lacerandole la vita.

Un’ombra

si impossessò del suo fragile corpo.

Non una, ma tante tante volte

uccidendo la sua spensieratezza,

la sua innocenza e comprando il suo silenzio.

Passavano gli anni e crescendo

desiderava solo che ogni volta fosse l’ultima.

Né il giorno, né la casa, né la strada le erano amiche.

Neppure la notte, nel suo letto,

abbracciata al suo peluche, si sentiva al sicuro.

Puntualmente

sognava di sprofondare in un abisso senza fine,

con un senso di angoscia che le stringeva la gola,

e quella sensazione

l’accompagnava fino alla notte successiva.

Dall’infanzia, iniziò l’adolescenza

ma sempre con lo stesso pensiero , lo stesso desiderio……

Morire, morire e poi

morire!


Maria Piera Pacione

sabato 17 ottobre 2009

Ad ogni parola, un'emozione



Si parte da lontano

finchè le parole non ti sussurrano

di compiere un passo avanti.

Un surrealismo che prende forma

e sfocia in una realtà parallela,

dove l'immaginzazione sostituisce le azioni

ma non le emozioni...... nate per ogni parola detta o solo pensata.


Per ogni emozione un battito,

un sospiro, un viaggio, un sogno.

Qualcosa di etereo, ma sufficiente per aprire gli occhi e dipingere un sorriso sulle mie labbra!


.....ad un poeta burlone.....


Cristina Piccinno

venerdì 16 ottobre 2009

La luce dell'amore


Quando un particolare ti colpisce
arrivi a scorgere la sua luce oltre il mare.
Allunghi la mano
ma ti accorgi che è virtuale.

Attraverserò allora il mare
abbattendo ogni limite della rete.

Preso dai tuoi tratti candidi,
da quei link romantici,
da quelle parole ricercate.

Tu sei la mia bimba...
- e tu "il mio bambino".
Mi sciolgo...
- piccolo...
Mi piaci tanto.
- poeta burlone...
- anche tu mi piaci.

Ti riempio di attenzioni
e tu diventi rossa,
e sbocci come fossi una rosa.

Riservata, gentile,
ti dimostri una perla.
Preziosa e lucente, quanto sfuggente...

Dio! Quanto mi attraggono le ragazze timide,
piene di intense emozioni,
tutte da scoprire, coccolare e baciare.

Un giorno ti avrò,
sentirò il tuo profumo,
gusterò le tue labbra,
tasterò la tua pelle delicata,
vivrò con te i piaceri più segreti...

Quel giorno sarai tu la mia Donna!

Lello Rugolo

martedì 13 ottobre 2009

Il libro dei sogni...

Per quelli che...
La notte disteso nel letto con tre cuscini alle spalle..
un libro davanti, una luce soffusa..
silenzio notturno, qualche cane che abbaia..
la radio accesa, a basso volume..
una leggera brezza, le persiane socchiuse..
profumo di umido, la fuori.

Comincio a leggere, pur stanco che sono..
parole d'amore riempiono il libro..
storie di uomini, donne, avventurosi guerrieri.

Passa il tempo, alcune ore...
ne cani, ne radio...
ne brezza, ne odori...
Solo emozioni!

Poi mi risveglio, è tardi!
Ma ne è valsa la pena,
la foto della mia amata tra le pagine..
la faccio sporgere appena.
Sento un gallo, la fuori..
i cani ormai dormono..

Mi raccolgo tra le lenzuola..
e dormo!
Ecco! Ancora emozioni!
... ora cominciano i sogni!

Lello Rugolo

lunedì 12 ottobre 2009

Stella cadente...

Per chi non si accontenta di guardare verso il cielo e vedere una stella cadente, esprimere un desiderio, e chiudere gli occhi sognando...

Per chi si riempie di quella luce improvvisa, ed illuminando i suoi sogni si alza e comincia a correre...
veloce, verso la via che porta a realizzare i propri desideri...

... per chi quella stella cadente vive ancora lucente...

Lello Rugolo

sabato 10 ottobre 2009

Berosso secondo Abideno: la Torre di Babele

Precedenti:

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Ancora un piccolo brano sui testi di Berosso, tramandatoci da Abideno:

Essi dicono che i primi abitanti della Terra, gloriosi nella loro forza e grandezza e disprezzando gli dei, intrapresero la costruzione di una torre nel posto in cui oggi si trova Babilonia, la cui sommità avrebbe dovuto raggiungere il cielo. Ma quando la torre raggiunse il cielo i venti aiutarono gli dei e distrussero il lavoro sui suoi pianificatori. e delle rovine si dice che siano ancora a Babilonia. E poi gli dei introdussero tra gli uomini una diversità di lingue, che fino a quel momento avevano parlato la stessa lingua. E scoppiò una guerra tra Crono e Titano. Il luogo in cui essi costruirono la torre é ora chiamato Babilonia, a ricordo della confusione delle lingue, in quanto "confusione" é detto dagli Ebrei "Babel".

Euseb. Præpe Evan. lib. 9.—Syncel. Chron. 44.—Euseb. Chron. 13.

Prima il Diluvio, quindi la Torre, la confusione delle lingue... e quindi la guerra tra Crono e Titano.
Questo sembra l'ordine... bisognerebbe solo cercare di capire il significato!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

martedì 6 ottobre 2009

Berosso, da Abideno.

Precedenti:

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Anche Abideno (storico greco antico, scrisse probabilmente intorno al 200 a.C.) ci riporta alcune notizie di Berosso sui re Caldei e sul Diluvio, ma sentiamo cosa ci dice...

"Tutto ciò che segue riguarda la saggezza dei Caldei.

Si dice che il primo re del paese fosse Alorus, e che egli rese pubblico un rapporto con cui Dio lo aveva nominato Pastore del popolo: egli regnò dieci sari. Attualmente un "sarus" é stimato essere mille seicento anni, un "neros" seicento anni, un "sossus" sessanta anni.

Dopo di lui Alaparus regnò tre sari: gli succedette Amillarus proveniente dalla città di Pantibiblon, che regnò tredici sari, in quei tempi arrivò dal mare un secondo "Annedotus" un semi-demone molto simile nella forma ad Oannes: dopo Amillarus regnò Ammenon per dodici sari, che era della città di Pantibiblon: quindi Megalarus, della stassa città, regnò diciotto sari: quindi Daos, il Pastore, governò per un periodo di dieci sari, egli era di Pantibiblon, nel suo tempo quettro esseri dalla doppia forma arrivarono dal mare alla terra, i loro nomi erano Euedocus, Eneugamus, Eneuboulus e Anementus: in seguito, durante il tempo di Eudoreschus apparve un altro Anodaphus.

Dopo questi regnarono altri re, l'ultimo dei quali fu Sisithrus: così che in tutto furono dieci, e il periodo totale dei regni ammontò a centoventi sari. (E dopo altre cose non relative al soggetto, egli continuò con ciò che concerne il diluvio). Dopo Euedoreschus alcuni altri regnarono, e poi Sisithrus.

Ad egli il dio Crono annunziò che il quindicesimo giorno del mese di "Desius" si sarebbe verificato un diluvio di pioggia: egli gli comandò di depositare tutti gli scritti che erano in suo possesso nella città del sole di Sippara. Sisithrus, una volta obbedito a tutti i comandi, veleggiò immediatamente per l'Armenia, ispirato da Dio. Il terzo giorno dopo la fine della pioggia Sisithrus mandò fuori degli uccelli, facendo degli esperimenti, così che egli potesse giudicare se l'allagamento fosse terminato.

Ma gli uccelli volando sopra un mare sconfinato, senza trovare alcun posto in cui riposare, tornavano indietro da Sisithrus. Egli ripeté l'esperimento con altri uccelli. E quando subito dopo il terzo tentativo ebbe successo, gli uccelli che tornarono con con le zampe sporche di fango, dagli dei furono trasformati in uomini. Per quanto riguarda il vascello, che rimase in Armenia, é usanza degli abitanti costruire braccialetti ed amuleti del suo legno.—Syncel. Chron. 38.—Euseb. Præp. Evan. lib. 9.—Euseb. Chron. 5. 8.

Ma cosa potrebbero essere questi strani esseri?

E come mai si parla di durate temporali così lunghe?

Vedremo cosa ci riserva il seguito!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

domenica 4 ottobre 2009

Sui Re Caldei...

Precedenti:

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Questa é la storia che Berosso ci ha trasmesso.

Egli ci ha raccontato che il primo re fù Alorus di Babilonia, un Caldeo: egli regnò per dieci sari: e di seguito Alaparus, e Amelon che veniva da Pantibiblon: quindi Ammenon il Caldeo, nel qual tempo apparve il Musarus Oannes, l'Annedotus dal mar Eritreo. (Ma Alessandro Polistore anticipando l'evento ha detto che questi apparve nel primo anno; mentre Apollodoro diceva che questi apparve dopo quaranta sari; Abibenus, in ogni caso, fece apparire il secondo Annedotus dopo ventisei sari.).

Quindi arrivò Megalarus, dalla città di Pantibiblon, egli regnò per diciotto sari: e dopo di lui Daonus il pastore da Pantibiblon regnò per dieci sari; nel suo tempo, (egli dice) apparve ancora una volta, dal mare eritreo, un quarto Annedotus, che aveva la stessa forma di quello su descritto, la forma di un pesce mischiata con quella di un uomo.

Quindi regnò Euedorachus da Pantibiblon, per diciotto sari, ai suoi tempi apparve un altro personaggio dal mare Eritreo, simile al precedente, avente la stessa complicata forma intermedia tra un pesce e un uomo, il cui nome era Odacon. (Tutto ciò, dice Apollodoro, con particolare e circostanziato riferimento ad ogni cosa Oannes gli spiegò: al riguardo Abydenus non ha fatto menzione alcuna.).

Quindi regnò Amempsinus, un Caldeo di Laranchæ, che era l'ottavo e regnò per dieci sari. Quindi regnò Otiartes, un Caldeo di Laranchæ, egli regnò per otto sari. E dopo la morte di Otiartes, suo figlio Xisuthrus regnò diciotto sari: durante il suo tempo si verificò il grande diluvio. Così dunque, la somma di tutti i re é diecie il periodo di tempo che essi complessivamente regnarono fù di cento venti sari. —Syncel. Chron. 39.—Euseb. Chron. 5


Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

Simondo de Sismondi: sul concetto di Patria

Cosa si intende per Patria?
Cosa lega alla propria terra e tra loro gli appartenenti alla stessa nazione?
Secondo Simondo de Sismondi, storico di origine italiana, la Patria é qualcosa di astratto...
Ma sentiamo direttamente lui, anche se in traduzione di Luigi TOCCAGNI:

"Il sentimento che i popoli attaccano all'idea astratta di Patria, é composto dai sentimenti di riconoscenza per la protezione che accorda, d'affezione per le sue leggi e costumanze, e di partecipazione alla sua gloria."

Dunque ciò che chiamiamo "Patria" é un insieme di:
- sentimento di riconoscenza;
- affetto verso leggi e usanze;
- partecipazione alla gloria...

Pensiamo un attimo alla nostra Italia... ognuno di noi può cercare di capire quali di questi sentimenti prova e se li prova tutti.
Se la risposta é positiva allora l'Italia é la propria patria... altrimenti?!?
Riflettete gente... riflettete...

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

sabato 3 ottobre 2009

Saghe e leggende Celtiche: come si deve comportare un Cavaliere.

Secondo una leggenda Celtica, Peredur era l'ultimo dei figli di una contessa e di un cavaliere. Padre e sei fratelli erano morti nei tornei e nelle guerre.

La madre cercò allora di salvarlo, tenendolo lontano da armi, guerre e tornei... ma il suo sangue era quello di un Cavaliere, come il padre e i fratelli, così furono del tutto inutili i sotterfugi della madre contessa.

Quando la madre si rende conto che il figlio ha deciso di intraprendere la stessa strada del padre si arrende e gli trasmette le prime nozioni della cavalleria... e così gli parla:

"Se vuoi diventare cavaliere, va alla corte di Artù, che raduna attorno a sé i guerrieri più valorosi e più cortesi.
Ogni volta che incontrerai una chiesa recita le tue preghiere.
Se sentirai invocare soccorso, soprattutto da una donna, precipitati immediatamente.
Se avrai fame e nessuno ti offrirà spontaneamente qualcosa, prenditela da solo.
Se vedrai un ricco bottino, prendilo e distribuiscilo agli altri, in modo da assicurarti la loro amicizia. Se incontrerai una dama corteggiala; anche se ti rifiuterà, la sua stima nei tuoi confronti sarà maggiore."

Sarà pure una leggenda, ma se questa era la vita di un cavaliere, chissà cos'era la vita dei poveri contadini...

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

giovedì 1 ottobre 2009

Visita a Bergamo Alta

Se avete una giornata libera e vi trovate in Lombardia, non potete perdere l'occasione di visitare Bergamo...
Noi l'abbiamo fatto poche settimane fa e sicuramente ci torneremo...

Bergamo é divisa in due parti, la città Bassa e la città Alta.
Parcheggiamo sotto le mura e raggiungiamo la città alta per mezzo della funicolare... che vista fantastica!
Mura antiche cingono bellissime costruzioni storiche, stradine pulite e ricche di negozietti interessanti attirano il turista prendendolo per la gola...
Dolci appetitosi al cioccolato e alla cannella, pizze ai funghi porcini... deliziosi!

Procediamo verso il centro, piazza vecchia e piazza duomo si mostrano con tutto il loro fascino, stemmi in pietra delle famiglie più famose tappezzano le pareti della torre civica.
Sotto il palazzo della Ragione é possibile osservare un bellissimo calendario solare...e se non lo sai ci passi sopra e rischi di non accorgertene... in alto il disco che segna la posizione, in terra la traccia coi giorni dell'anno...

Visitiamo la Basilica di Santa Maria Maggiore, all'interno si trova la tomba di Donizetti "trovatore fecondo di sacre e profane melodie"...


e se ti guardi intorno con un pizzico di spirito di osservazione, trovi simboli rappresentanti la storia... leoni... draghi... in lotta perenne!
Mostruose figure, simboli e strani macchinari arricchiscono pannelli in legno... lasciati , forse, appositamente nell'oscurità!
Proseguiamo la visita percorrendo via Colleoni fino ad arrivare in piazza Cittadella dove é possibile visitare il museo civico di scienze naturali "Enrico Caffi".
Geologia, paleontologia... archeologia...

etnologia...

e tutto ciò che può essere studiato, tutto ciò che Linneo ha classificato, vi circonderà di forme e colori, potrete perdervi in mezzo agli animali, ai fossili, alle maschere delle culture extraeuropee... che difficilmente trovano una spiegazione...

E i vostri bambini potranno provare curiose sensazioni tattili toccando e cercando di riconoscere tessuti e animali.Bergamo Alta ha ancora tanto da mostrare, per esempio l'orto botanico... purtroppo la pioggia ci ha impedito di proseguire...
ma ci ha anche creato la scusa per tornare ancora una volta...
magari in primavera.

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

mercoledì 30 settembre 2009

L'Italia dei secoli bui - Indro Montanelli

Oggi una semplice frase tratta da "L'Italia dei secoli bui" di Montanelli, sperando che stimoli la discussione:
"In tutti i Paesi e in tutti i tempi la fellonia, il tradimento e lo spergiuro allignano. Ma solo in un Paese privo di etica aristocratica e militare come l'Italia potevano essere codificati in una "guida" alla politica del Principe. "
Anche se so bene che non é corretto estrarre da un discorso una frase e costruirci sopra un castello di commenti, mi interessa sapere cosa ne pensate...
C'é qualcuno disposto a discuterne?
L'Italia é veramente "priva di etica aristocratica e militare"?
Attendo i vostri commenti...

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

martedì 29 settembre 2009

Jamming a Berlino


Chi come me segue lo sport, avrà notato che ai mondiali di atletica a Berlino, adorabile città, l’Italia non è riuscita a beccare neanche una medaglia di bronzo. Altresì, si sarà sbalordito del medagliere della Jamaica.
Caspiterina, a parte il fuoriclasse Usain Bolt che tutti già conoscevamo, tutta la squadra sia femminile che maschile è folta di campioni.
La Jamaica, uno stato di circa 2.500.0000 abitanti, situata in uno dei posti più esotici del mondo, nel mar dei caraibi a pochi Km da Cuba, ha così tanti velocisti.
Andando ad analizzare meglio il medagliere, si evince che mediamente raggiungono prestazioni atletiche di grande potenza sui 100m e 200m. Invece, nessun giamaicano ha partecipato alla maratona, del resto neanche un italiano.
E allora si sente parlare di eugenetica giamaicana, ossia dell’applicazione di quei metodi che portano al perfezionamento della specie umana.
Probabilmente, come racconta Bob Marley nelle sue canzoni, il popolo giamaicano è forte solo perché abituato alla lotta per la sopravvivenza ed investe nello sport. Lui stesso ha avuto 13 figli, altro che sterilità e controllo delle nascite.
Per tornare al nostro paese, in Italia non si investe né sulle nascite, cioè nella famiglia, e neanche nello sport. La stessa Gelmini, continuando a tagliare i fondi alla scuola, non certo incentiva la costruzione di nuove palestre o in ore aggiuntive di educazione fisica nei programmi di studio. Anzi, si insinua l’introduzione dell’insegnamento dei dialetti. Saranno poi più importanti dello sport?

Lo sport fa crescere sani i giovani, sia nel corpo sia nella mente. Un ragazzo adolescente disciplinato nello sport non uscirebbe mai con i suoi amici solo per andarsi ad ubriacare o a fumare cose strane. Perché se anche gli accadesse, starebbe così male che non ne riuscirebbe neanche più a sentire l’olezzo.

E’ inutile, secondo me, vietare la vendita degli alcoolici ai minorenni se invece non si adotta in maniera istituzionale la prevenzione. E' la scuola, in quanto comunità di crescita dei giovani, che deve farsi carico di investire in prevenzione.

Lo sport è sicuramente una chiave di successo.


Marica Di Camillo

lunedì 28 settembre 2009

Berosso, frammenti di storia Caldea: il Diluvio

Precedenti:
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Nel secondo libro si trovava la storia dei dieci re dei Caldei e i periodi di durata di ogni regno, che consiste in tutto di cento venti "sari" o quattrocentotrentadue mila anni, fino al momento del Diluvio, che per Alessandro, elencando i re secondo gli scritti Caldei, avvenne dopo il nono re, Ardates, procedendo verso il decimo chiamato da lui Xisuthrus, in questo modo:
Dopo la morte di Ardates, suo figlio Xisuthrus regnò per diciotto sari. In questo arco di tempo si verificò un grande Diluvio; la cui storia é così descritta. La Deità, Crono, apparve lui in una visione, e lo avvisò che il quindicesimo giorno del mese "Dæsius" ci sarebbe stata una inondazione, dalla quale la razza umana sarebbe stata distrutta.
Egli inoltre gli ingiunse di scrivere una storia dell'inizio, del procedere e della fine di tutte le cose; e di nasconderla nella città del Sole a Sippara; e di costruire un vascello e di portate con lui all'interno i suoi amici e parenti; e di portare a bordo ogni cosa che possa servire alla vita, assieme a tutti i diversi animali, sia uccelli che quadrupedi, e affidarsi senza paura al largo.
Chiese alla Deità: per dove devo salpare? gli venne risposto: "Per gli Dei" dopo egli offrì una preghiera per il bene dell'umanità. Egli dunque obbedì alla divina ammonizione: e costruì un vascello lungo cinque stadi, e due in ampiezza. Al suo interno mise ogni cosa che aveva preparato e alla fine fece salire sua moglie, i figli e gli amici.
Dopo che l'alluvione arrivò sulla terra, e quindi una volta che diminuì, Xisuthrus spedì fuori dal vascello degli uccelli, che, non trovando alcun cibo, né luogo in cui poggiare i piedi, tornò indietro da lui. Dopo un intervallo di alcuni giorni egli li spedì fuori una seconda volta, ed essi tornarono con le zampe sporche di fango. Egli fece un terzo esperimento con questi uccelli, ma essi non tornarono più: da ciò egli dedusse che la superficie della terra era apparsa al di sopra delle acque.
Egli quindi fece una apertura nel vascello, e dunque guardando attentamente si rese conto di essersi arenato su una montagna, dopo ciò egli uscì immediatamente con sua moglie, sua figlia e il pilota. Xisuthrus rese grazie alla terra: e avendo costruito un altare, offrì sacrifici agli dei, e, insieme a coloro che erano usciti dal vascello con lui, svanì.
Coloro che restarono all'interno del vascello, rendendosi conto che i compagni non tornavano, lasciarono il vascello con molti lamenti, e chiamavano continuamente Xisuthrus. Essi non potevano vedere molto ma potevano distinguere la sua voce nell'aria, e lo poterono udire ammonirli di rendere grazie alla religione, e inoltre li informò che grazie alla sua pietà egli fu trasferito a vivere con gli dei e che sua moglie e sua figlia, e il pilota, avevano ottenuto lo stesso onore.
A ciò egli aggiunse che essi sarebbero dovuti tornare a Babilonia e, come era stato ordinato, ricercare gli scritti di Sippara, che essi avrebbero dovuto rendere noto a tutto il genere umano: ancora sul luogo in cui essi si trovavano, si trattava della terra di Armenia. Gli altri, avendo sentito queste parole, offrirono sacrifici agli dei e chiudendo l'anello, viaggiarono verso Babilonia.
Essendosi arenato il vascello in Armenia, una parte di essi restarono sulle montagne di Corcyræan in Armenia, il popolo grattato via il bitume, con il quale era stato ricoperto, e fece uso di questo per la strada come antidoto e amuleto. E quando tornarono a Babilonia, e ritrovarono gli scritti di Sippara, essi costruirono città ed eressero templi e Babilonia fu nuovamente abitata.
E con queste parole termina la prima parte sulla storia dei Caldei...
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L’arca e il diluvio
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Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

Traduttore - Translator

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