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martedì 18 febbraio 2014

Una strana specie di lunimali - (Sesto episodio)

A tavola! – disse la mamma – le frittelle di zucchine sono pronte. Non facciamole freddare troppo.

- Mamma, posso portare il mio amico estronauta a tavola? Anche lui vuole assaggiare le frittelle. E mentre parlava guardava la mamma con i suoi occhioni grandi che minacciavano pianto in caso di risposta negativa.

- Solo se gli lavi le mani. Disse la mamma senza farsi commuovere. Il che voleva dire no, visto che si trattava di una sagoma di cartone di Giovanbattistamarialorenzo disegnata con i pennarelli e ritagliata dal nonno. Non poteva certo rischiare che si rovinasse.

- Ho capito. Gionzo, tu devi aspettare qui, sul divano. Più tardi ti porto una frittella. Disse con premura al suo nuovo balocco.

Giulia adorava le frittelle di zucchina da quando aveva saputo che il suo amico Gionzo le mangiava tutti i giorni e avrebbe fatto di tutto per avere le frittelle tutti i giorni anche lei ma la mamma diceva che una volta alla settimana andava più che bene.

Dopo le frittelle, come tutte le sere, arrivò il nonno con la sua nuova avventura.

- Buona sera piccola Giulia. Come sta il nostro amico estronauta? Chiese con interesse notando la sagoma di cartone posata sulla poltrona con un piattino da caffè e una frittella di zucchina sulle ginocchia.

- Mangia, era affamato! Rispose Giulia, facendo finta di sparecchiare la tavola.

- Ottimo. Oggi ho parlato con Gionzo e mi ha raccontato la sua ultima avventura, non immaginerai mai cosa gli sia capitato...

- Su, dai, cosa aspetti? Racconta - e mentre parlava spiccò un salto e si aggrappò al collo del nonno come una scimmietta alla mamma.

- Siediti qui, da brava, che inizia la storia. Ricorderai sicuramente che Gionzo da qualche giorno aveva un nuovo amico, il camaleone.

- Si si. Disse Giulia annuendo con la testa.

- Ebbene, devi sapere che il nostro nuovo amico, che si chiama...

- Ruggero! Urlò Giulia precedendo il nonno.

- Si, brava. Devi sapere che Ruggero conosce benissimo la luna e mentre parlava del più e del meno con Gionzo durante una passeggiata lunare, gli parlò anche della famiglia Numeri, una grande famiglia di lunimali caratteristici della regione lunare in cui si trovavano ma difficilissimi da vedere.

- Perchè? Chi sono questi Numeri? Non sono pericolosi vero? Disse Giulia sempre un po' preoccupata quando si parlava di lunimali.

- I Numeri sono degli animali lunari molto molto particolari. Vivono in grosse famiglie fatte di cinquanta o cento elementi. Difficilissimi da vedere.

- Quanti sono cinquanta nonno? Sono così? E mostro la manina aperta ad indicare cinque.

- E no, principessina, molti di più! Per arrivare a cinquanta devi mettere assieme le tue mani, le mie, quelle di Gionzo, quelle della tua mamma e del tuo papà.

- Allora sono veramente tantissimissime! Disse Giulia aprendo le braccia come per abbracciare il mondo! Ma perché sono così difficili da vedere i Numeri?

- Perchè quando sentono che qualcuno si avvicina si mettono di fianco e siccome sono sottilissimi, per vederli occorre far finta di niente, passare in mezzo a loro e poi girarsi di fianco a sorpresa. Questo è l'unico modo.

- Sono sicura che Gionzo ci riuscirà. Disse la piccola Giulia che ormai conosceva benissimo le capacità del suo amico estronauta.

- Ne sono convinto anche io. Dicevamo dunque che il più anziano della famiglia si chiama Zero ed è un tipino tondo tondo, con due braccia esili e un naso a punta che sembra pinocchio, la moglie di Zero si chiama Uno ed è una distinta signora, molto più alta del marito e anche lei con un lungo naso, tanto lungo che quando piove il marito Zero si mette sotto per ripararsi! Giulia intanto guardava il nonno e rideva.

- Zero e Uno avevano nove figli, il più grande si chiamava Dieci ed era tutto i suoi genitori, un tipino molto particolare, precisino e molto intelligente. Poi era arrivata la prima femminuccia e l'avevano chiamata Nove, che però era l'esatto opposto del fratello maggiore. Disordinata e capricciosa. Poi erano arrivati tre gemelli che si chiamavano Otto, Sette e Sei. Anche se erano gemelli non si assomigliavano molto. Otto era un Numero tutto d'un pezzo, grande, grosso e anche rotondetto. Sette invece era tutto spigoli ed era impossibile dividerlo dai fratelli. L'unica che aveva un qualche ascendente su di lui era la mamma, Uno. Sei invece era calma e tranquilla e passava le sue giornate sulla sedia a dondolo. Cinque arrivò alcuni giorni dopo. Per certi versi era spigoloso come Sette ma era il fratello prediletto di Dieci e lo seguiva dappertutto.

Quattro era il peggiore di tutti. Non stava fermo un attimo e andava a sbattere dovunque. Tre era una Numerina bellissima, appariva perfetta e tutti le volevano bene anche quando combinava qualche marachella. Due invece era il più piccolino, quasi non si vedeva e se i fratelli combinavano qualcosa di solito la colpa veniva data a lui, tanto era il più piccolo e i genitori non gli facevano mai niente.

Mentre il nonno descriveva questa famiglia di lunimali, Giulia contava con le dita delle mani, cercando di seguire quello che diceva il nonno.

- Sai nonno, sono un po' confusa. Chi era il Numerino più spigoloso, Sette o Quattro? Chiese Giulia ridendo rumorosamente.

- Facciamo così – rispose il nonno – ora ti disegno tutta la famiglia così te li ricorderai meglio. E preso un foglio e alcuni pennarelli, disegnò tutta la famiglia che divenne subito parte dell'arredamento della cameretta di Giulia.




 

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

domenica 16 febbraio 2014

L'estronauta e il camaleone - Quinto episodio

Quella sera Giulia era stanca. Aveva vissuto tante emozioni al suo primo saggio di danza e mentre tornava a casa le si chiudevano gli occhi. Il nonno la teneva sulle gambe sul sedile posteriore della macchina.

-Sei stanca piccina? Chiudi gli occhietti e cerca di dormire, poi starai meglio. Io starò vicino a te.

-Sono proprio stanca - disse Giulia al nonno – ma non potrei mai addormentarmi senza aver dato la buonanotte al mio amico Giovanbattistamarialorenzo. Perché non mi racconti una storia? Oggi starò zitta zitta.

-Come vuoi, in effetti le avventure del nostro amico estronauta sono proprio appassionanti, quando me le racconta per telefono sono sempre in ansia.

Giulia guardava il nonno incredula, pensando che la stesse prendendo in giro. Ma proprio in quell'istante, non ci crederete mai, il nonno ricevette una telefonata dal suo amico estronauta che gli chiedeva un consiglio su uno dei più strani e misteriosi esseri che si fossero mai visti sulla Luna: il camaleone!

-Ciao – lo salutò come si fa tra amici – cosa vuoi sapere? Come sarebbe a dire tutto. Capisco, tutto ciò che serve sapere sul camaleone – disse il nonno e cominciò a descrivere il camaleone come può fare solo chi lo conosce bene.

-Il camaleone è una specie di camaleonte che a differenza del suo simile terrestre è molto pericoloso per l'uomo, in particolare per gli esploratori.

-Ma nonno – lo interruppe Giulia – come può essere pericoloso un camaleonte! E intanto rideva e si agitava sulle gambe del nonno.

-Eppure ti garantisco che è proprio così - rispose il nonno distogliendo lo sguardo per non far vedere che anche lui rideva –devi sapere che nel corso delle prime esplorazioni lunari diversi astronauti sono stati ricoverati per lo spavento dovuto all'incontro con il camaleone! Il camaleone è un animale subdolo e...

-Nonno, nonno, cosa significa animale subolodo?

-Si dice subdolo e significa che è un animale che– e fece una pausa per cercare la parola più adatta – che imbroglia, ecco, è un ingannatore. Il camaleone si nasconde dovunque, cambiando il colore della sua pelle e nessuno riesce a vederlo fino a che è troppo tardi, allora attacca le sue prede con la sua grossae lunga lingua appiccicosa. Si nutre di insetti e piccoli animali ma quando è spaventato, magari perché un astronauta si trova nel suo territorio di caccia, lo coglie di sorpresa lanciando alle sue spalle un ruggito più potente di quello dei leoni. Il povero astronauta di solito scappa a gambe levate o muore di spavento.

-E' terribile!DisseGiuliastringendosi le guance tralemani.- Comepotràsopravvivere ilnostroamico Gionzo? Nonno, tu puoi aiutarlo vero?Dimmi che lo farai...

-Non saprei. Io possosolo dirgli di fare molta attenzione.

Nel mentre l'estronauta aveva ascoltato tuttoed era molto preoccupato. Come poteva combattere un pericolo così subdolo comequello del camaleone?

Pensachetiripensa, gli venneinmente chese avesseindossatounpaio di cuffie seppurefosse capitato nel territorio di uncamaleone non si sarebbe spaventato. Però, pensandoci bene, seavesse indossatole cuffie non avrebbe sentitopiù alcun rumore e la cosa potevaessere pericolosa, cisonotantialtri lunimali(così sichiamanocorrettamenteglianimalidellaluna) pericolosi.Allorasi sedette per terra,con le gambe incrociateed indossò il suo nuovo casco potenziante,sperando gli venisse in mente qualche buona ideaedecco,inlontananza, apparirela soluzione. La mente dell'estronauta la inseguì e la catturò...

-Nonno,nonho capitoche cosa inseguìil nostroestronauta.

-Volevo dire che il nostroamico Giovanbattistamarialorenzo trovòuna soluzione al problema del camaleone. Decise infatti di costruire unbel paio di cuffieantiruggito che eliminassero solo i rumori che sembravano dei ruggiti e lasciassero passare tutti gli altri rumori. E devi sapere,mia cara, che le cuffie antiruggito erano anchemolto comode e riparavano le orecchie dalfreddo della sera lunare.

-Bravissimo! Lo sapevo che col casco potenziante avrebbe trovato una soluzione. Glielo stavo per dire anche io di fare così! Disse Giulia molto soddisfatta di se stessa.

-Dunque, dicevo che il nostro amico estronauta, quando si rese conto di essere entrato nel territorio di un terribile camaleone lunare indossò subito le cuffie antiruggito e senza preoccuparsi di essere assalito alle spalle esplorò tutto il territorio. Il camaleone, si trattava di un grosso esemplare, lo inseguì con i suoi occhi multicolore e quando fu alle sue spalle, lanciò un ruggito che avrebbe steso un elefante ma con sua enorme sorpresa non accadde niente. Il nostro estronauta non si accorse di niente.

-Perfetto! - disse Giulia tutta eccitata – lo sapevo che le cuffie avrebbero funzionato contro questo sudobolo lunimale!

-Si dice subdolo – la corresse il nonno. Adesso era il camaleone ad essere nei guai, infatti Gionzo aveva notato delle piccole tracce impresse sulla polvere lunare e cominciò a seguirle pensando che forse sarebbe riuscito a vedere il camaleone.

Ma il camaleone, ripresosi dallo stupore, non si diede per vinto e tese un'altro agguato all'estronauta. Questa volta si avvicinò di più e quando era giunto alle sue spalle lanciò un secondo e un terzo ruggito, ancora più potenti del primo!

-E cosa è successo? Dai nonno, racconta – lo interruppe Giulia visibilmente preoccupata per il suo amico!

-Assolutamenteniente!L'esploratore aveva sentitocomeuna specie di ronziomaniente di più. Lecuffiefunzionavanoallaperfezione. Il povero camaleone era disperato, decise di rischiare il tutto per tutto e si parò davanti al nostro amico rendendosi visibile e, aprendo la bocca come di più non poteva, lanciò il suo quarto e più potente ruggito che avesse mai emesso ma Gionzo, estratto velocemente il suo retino per farfalucciole, lo catturò in un istante.

-Povero camaleone - disse Giulia singhiozzando – che fine farà adesso? Lo metteranno in una gabbia stretta stretta? E i suoi piccoli camaleoncini moriranno di fame? Nonno, non puoi chiedere a Gionzo di liberarlo? Vedrai che d'ora in poi si comporterà bene – e mentre parlava continuava a singhiozzare.

-Stai tranquilla Giulia – disse il nonno in tono rassicurante – il camaleone non aveva figli ma il nostro amico Giovanbattistamarialorenzo pensò esattamente le stesse cose e decise di parlare con il camaleone per spiegargli che se voleva tornare libero, da quel momento in poi avrebbe dovuto comportarsi bene.

Il camaleone accettò di buon grado la sconfitta e divenne un buon amico di Gionzo. Da quel momento i due furono inseparabili e il camaleone,che per la cronaca si chiamava Ruggero,lo seguì ovunque e lo aiutò nelle esplorazioni lunari.
Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

sabato 15 febbraio 2014

L'estronauta in pericolo - Quarto episodio

Era una domenica mattina e il nonno non vedeva la sua nipotina da diversi giorni ormai. Era stato un po male in quei giorni e non aveva voluto rischiare di contagiare l'influenza alla piccola Giulia, così a malincuore era stato a casa sua. Quella mattina però la febbre era passata e lui si sentiva bene così decise di recarsi immediatamente a trovare la nipotina.

- Nonno, nonno, finalmente! Che fine hai fatto? Io e la mamma ci siamo preoccupati moltissimo. Poi papà mi ha detto che eri partito per qualche giorno. Dove sei stato? Non è che sei andato sulla luna con il tuo amico estronauta? Non te lo perdonerei mai. Voglio venire anche io, lo sai!
- Cara la mia piccola Giulia. Niente di così avventuroso purtroppo. Sono stato a letto con la febbre ma ora sto bene per cui oggi, se ti va, stiamo assieme tutto il giorno e magari cominciamo con una bella passeggiata nel parco, ti porto a vedere gli scoiattoli, che ne dici?

- Si, si, voglio vedere gli scogliattoli. Mamma, posso andare, posso andare con il nonno a vedere gli scogliattoli al parco? Cominciò a urlare Giulia e mentre urlava saltava dal divano alla poltrona senza fermarsi un attimo.
- Certo che puoi andare. Ma mi raccomando, fai attenzione che il nonno non si perda in mezzo al bosco. Mi raccomando, tienilo per mano. Disse la mamma strizzando l'occhio a suo padre.

- Si pranza a mezzogiorno e trenta. Aggiunse proprio mentre nonno e nipote uscivano di casa. E oggi ci sono i sofficini fatti in casa, non tardate.
Ma ormai i due esploratori erano già lontani e a tutto pensavano salvo al pranzo. Sarebbero tornati per tempo? Chissà, dipendeva da cosa avrebbero incontrato al parco, da quali avventure avrebbero vissuto e dalle strane creature fantastiche che si possono incontrare nel mondo.
- Dimmi Giulia – disse il nonno – prendendo la nipotina a cavalcioni sulle spalle, ti sono mancato un pochino?

- Certo che mi sei mancato! Te l'ho detto, ci siamo preoccupati tutti. Poi papà ha provato a raccontarmi una storia sul nostro amico estronauta ma non si ricordava neanche come si chiamava!
- E tu invece lo ricordi? Disse il nonno ridendo sotto sotto e aspettandosi un nuovo urlo nelle orecchie.

- Certo. Si chiama Giovanbattistamarialorenzo. Urlò Giulia dritto dritto nell'orecchio destro, afferrandosi con forza ai capelli bianchi del nonno per non cadere di lato.
- Piccola peste che non sei altra. Lo sai che non si urla nelle orecchie? Adesso chissà quanti giorni impiegheranno le tue parole ventose ad uscire dalla mia testa? Ho povero me... - Disse il nonno facendo finta di piangere. Era un attore nato e la nipotina era la sua unica spettatrice, la gioia della sua vita.

- Comunque siamo arrivati. Ecco il parco e già vedo i primi scoiattoli che si nascondono tra i rami degli alberi. E' arrivata l'ora di scendere. Indossa il casco potenziante e preparati all'inseguimento.
Non appena Giulia posò i piedi per terra stava già volando in mezzo all'erba. Correva, faceva capriole, girava intorno agli alberi come una trottola e poi si lasciava cadere come se fosse stata colpita a morta da una qualche creatura invisibile. Il suo era un mondo fantastico, come quello di tutti i bimbi dotati di un pizzico di fantasia. Da quando il nonno le aveva spiegato che era sufficiente indossare il casco potenziante per vedere tutti gli esserini fantastici che voleva lei aveva scoperto che il parco era molto più grande di quello che appariva nel mondo normale e si popolava di tanti simpatici amici con cui giocare, oltre ai suoi scogliattoli. Poi, dopo essersi scatenata tornava dal nonno stanca e felice. Si sedevano per terra sull'erba umida ed arrivava il momento di raccontare una delle sue storie.

- Allora Giulia – disse il nonno – che storia vuoi che ti racconti oggi?
- Voglio sapere come è andata l'esplorazione della faccia scura della luna. Perchè in questi giorni sicuramente Gionzo avrà proseguito la sua esplorazione. Non è vero nonno?

- Certamente. In questi giorni il nostro amico ha vissuto tante fantastiche avventure. Così tante che non so proprio da dove cominciare. Ti ricordi che l'ultima volta che ci siamo visti il nostro amico Giovanbattistamarialorenzo stava parlando con Pilina, la lanternucciola lunare che un po' maleducatamente lo aveva lasciato al buio? Ebbene, in quel momento il nostro estronauta corse un pericolo mortale.
- Nonno, nonno, si è salvato Gionzo? Dimmelo, su dimmelo. E mentre parlava gli strattonava la manica del maglione che assomigliava sempre più ad uno dei lunghi tentacoli del volpesce lunare.

- Si, stai tranquilla, si è salvato. Il nostro amico è molto intelligente e inoltre la fantasia lo aiuta a risolvere ogni genere di problema. Ma stavo dicendo che il nostro amico era in pericolo e neppure lo sapeva infatti mentre lui non riusciva a vedere niente, alcuni terribili pesciolpi, i predatori del mare lunare, lo osservavano con i loro terribili occhi azzurri. Avevano fame e sarebbero riusciti a mangiarlo con un sol boccone se non fosse che Gionzo, muovendosi goffamente a tentoni, ad un certo punto andò a sbattere per la seconda volta contro il nebbiungo gigante alla fragola, ritrovandosi come per incanto sul lato luminoso della luna. Da quella parte i pesciolpi non potevano passare perché odiavano la luce ma soprattutto perché non riuscivano proprio a sopportare il sapore dolciastro alla fragola del nebbiungo gigante. In questo modo un po' fortunoso il nostro caro amico si salvò dall'incontro con i terribili pesciolpi lunari dalle lunghe zanne.
- E' stato proprio fortunato! E poi? E poi cosa è successo?

- Il nostro amico capì che non sarebbe mai potuto entrare nuovamente nel lato oscuro della luna senza uno strumento che lo aiutasse a vedere nell'oscurità. Troppi pericoli lo attendevano e lui aveva un compito da svolgere che nessun altro astronauta avrebbe potuto svolgere. Solo un estronauta di provata esperienza poteva riuscire nell'esplorazione di quel mondo sconosciuto. Così, senza perdersi d'animo, fece ciò che aveva sempre fatto nei momenti di crisi. Si sedette per terra e cominciò a pensare.
- Allora fa come me! Anche io quando sono in crisi mi siedo per terra a pensare. Disse Giulia con la sua voce squillante, felice per aver scoperto questa somiglianza con il suo idolo.

- Pensa che ti ripensa, ad un certo punto un'idea lo illuminò. Avrebbe costruito un casco potenziante che indossato al posto del suo casco normale lo avrebbe aiutato a vedere al buio.
- Ce l'ho anche io il casco potenziante! Anche il mio casco mi aiuta a vedere meglio. E mentre parlava sembrava essersi completamente ripresa dalla stanchezza perché ora sembrava una molla e non smetteva di saltare qua e la senza interruzione.

- Piccola mia, torna qui e siediti ad ascoltare, la storia non è ancora finita. Disse il nonno cercando di convincerla a fermarsi prima che gli venisse un bel mal di testa.
Ma ormai Giulia aveva reindossato il suo casco potenziante e non poteva fermarla più nessuno. Correva tra gli alberi del parco in mezzo a scoiattoli veri, elfi, fatine e streghe cattive, sicura che in ogni caso con l'aiuto del suo casco potenziante e della fantasia avrebbe potuto vincere ogni battaglia...

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

venerdì 14 febbraio 2014

L'estronauta e la lanternucciola - Terzo episodio

- Nonno, nonno, mi prendi sulle ginocchia? Disse la piccola Giulia saltando sulle gambe del nonno mentre lui, seduto sul divano, leggeva il giornale.

- Pare che tu abbia già deciso. Disse il nonno sorridendo alla nipotina e mettendo da parte il giornale. Forse l'avrebbe ripreso più tardi, o forse no, poco importava. Cosa c'era di meglio che godersi la nipote finché era piccola?

- Immagino che anche oggi vorrai sentire come prosegue la storia del nostro estronauta esploratore. E senza aspettare oltre cominciò il suo racconto.

- Il nostro amico estronauta dopo l'incontro con quel simpatico chiacchierone di volpesce si diresse senza indugio verso la faccia più buia della luna.
Cammina cammina, ad un certo punto si imbattè su un muro gigantesco che gli sbarrava la strada. Si guardò intorno ma non vide nessuno cui chiedere informazioni.

- Nonno, che ci fa' un muro sulla luna? E chi l'ha costruito? Di che materiale era fatto? Perchè...

- Giulia, non ti sarai mica lasciata contagiare dal volpesce? Ricordati una cosa mia cara nipotina, prima di far domande devi imparare ad ascoltare. A volte è sufficiente ascoltare e aver pazienza per avere tutte le risposte. La piccola, come faceva sempre in questi casi, si portò le mani alla bocca e strinse tanto forte che diventò paonazza.

- Respira! Stupidina... Disse il nonno staccandole con delicatezza le manine dalla bocca.

- Dicevo dunque che il nostro estronauta si imbattè in un muro enorme e per un pelo non ci andò a sbattere contro. Per sua fortuna riuscì a fermarsi per tempo, altrimenti chissà che sfacelo. Giovanbattistamarialorenzo decise quindi di seguire il muro, prima o poi avrebbe trovato un passaggio, una porta o una finestra. Pensò il nostro estronauta senza preoccuparsi troppo.

- Cammina cammina, ad un certo punto vede in lontananza uno strano animaletto dirigersi con sicurezza dritto dritto verso il muro e poi scomparire.

- Allora deve esserci una porta! Dice Giulia destandosi di colpo.

- E' quello che pensò il nostro estronauta che senza farselo dire due volte si mette a correre. Raggiunto il punto dove aveva visto scomparire l'animale osservò a lungo il muro, spostandosi avanti e indietro senza però trovare alcun passaggio.

- Com'è possibile nonno? Forse Gionzo ha avuto un'allucinazione? E' possibile non pensi? In mezzo a tante cose strane...

- E' proprio ciò che in quel momento aveva pensato anche lui. In terra però si vedevano delle strane impronte che andavano dritte dritte verso il muro e poi sparivano, come se fosse passato oltre.

- Allora doveva essere un fantasma! Disse Giulia preoccupatissima per il suo amico estronauta.

- Gionzo - continuò il nonno - stupito per ciò che aveva visto e un po stanco, quasi senza accorgersene appoggiò una mano al muro per riposarsi e, meraviglia delle meraviglie, di colpo si ritrovò a terra dall'altra parte! Il muro non era fatto di roccia ma di una specie di sostanza grigia un po' appiccicosa. Mentre stava sdraiato a terra, a qualche metro di distanza una lanternucciola lo guardava dall'alto stupita.

- Che strano muro, nonno. E chi è questa lanternucciola?

- Cara Giulia, un po' di pazienza. Lascia parlare i nostri amici e vedrai che capirai tutto.

- Va bene. Hai ragione, ma sai, sono proprio curiosa. Vorrei proprio andare anche io lassù sulla luna e proseguire l'esplorazione con Giovanbattistamarialorenzo.

- Magari un giorno sarà possibile. Ma ora zitta e ascolta. Disse il nonno fingendo severità ma ridendo sotto sotto.

Dicevo che una lanternucciola osservava con stupore il nostro amico estronauta dall'alto delle sue lunghe e sottilissime ed eleganti gambe. Sopra le sottili gambe una grossa testa a forma di lanterna si era illuminata non appena sentito il rumore della caduta dell'inaspettato visitatore.

- Chi sei? Domandò con la sua vocina stridula la lanternucciola, guardando Gionzo fisso negli occhi.

- Ciao cara amica lanternucciola, io mi chiamo Giovanbattistamarialorenzo, Gionzo per gli amici e sono un estronauta in esplorazione, alla ricerca del lato oscuro della luna.

- Piacere - rispose la lanternucciola, ora più tranquilla - io sono Pilina. Se stai cercando il lato oscuro della luna posso darti una buona notizia, sei arrivato a destinazione. Ma posso sapere che ci fai li per terrà? Stai riposando? E che razza di essere sei? Non ho mai visto niente di simile su questo lato della luna. Hai bisogno di una mano? E senza aspettare oltre gli tese una mano tutta affusolata per aiutarlo a rialzarsi.


- Posso farti una domanda prima di darti tutte le risposte che occorrono? Domandò l'estronauta alla lanternucciola.

- Che strano tipo di muro è mai questo? Mi sono appoggiato per riposarmi e gli sono passato attraverso trovandomi a terra di colpo!

- Muro? Ripetè senza capire la lanternucciola. Forse parli del nebbiungo che si trova alle tue spalle?

- Nebbiungo? - Ripeté il nostro esploratore cercando di riportare alla memoria le sue conoscenze di botanica lunare. Nebbiungo... ripetè ancora una volta a voce alta. - Ora capisco, non si tratta di un muro ma di un enorme fungo nebbioso. Non ne avevo mai visto di così grandi. Anzi, non ne avevo mai visto e basta. Dicono che i nebbiunghi siano commestibili, non è vero? Domandò con voce squillante alla lanternucciola che nel mentre cominciava a scolorire.

- Si, i nebbiunghi sanno un po' di panna e fragole, assaggialo pure, non si offende per così poco!

- Certo, volentieri. E allungata una mano prese una manciata di quella sostanza appiccicaticcia.

- Che schifo! Disse Giulia storcendo la bocca in segno di disgusto. Un fungo al sapore di panna e fragola io non l'ho mai sentito. Aggiunse guardando storto il nonno.

- Perchè dici che schifo senza avere assaggiato? Mi sembra che la panna e le fragole ti piacciano o sbaglio? E poi non era proprio un fungo come i nostri, era piuttosto un enorme ammasso di panna al sapore di fragola e se ne poteva mangiare quanto vuoi perché più ne mangi e più ne ricresce. Rispose il nonno prontamente.

- Comunque io non lo assaggerei mai un nebbiungo!

- Comunque sia, il nostro estronauta era finalmente arrivato nella faccia oscura della luna, ora poteva iniziare l'esplorazione. E mentre pensava questo notò che la lanternucciola era diventata sempre più scura e oramai era quasi scomparsa alla vista. Ora si che si rendeva conto di essere sul lato oscuro della luna! Fino ad un istante prima infatti la luce della lanternucciola illuminava i dintorni e lui poteva vedere tutto senza difficoltà.

- Perchè stai scomparendo? Disse con stupore l'estronauta.

- Perchè io sono una lanternucciola. Prima mi hai spaventato e così mi sono illuminata per vedere cosa stava succedendo, ma non posso certo restare accesa tutto il giorno, non pensi? Che motivo avrei per continuare ad illuminare?

- Ma se ti spegni io non vedo più niente! Disse l'estronauta un po' sconsolato.

- Allora sarà meglio che tu torni sull'altro lato della luna. Quì non troverai molta luce. Quella che serve a noi la produciamo solo all'occorrenza, disse, troncando la conversazione. E girandosi di spalle si allontanò velocemente, ormai stanca di quella discussione.

- Maleducata! Disse allora Giulia, sconvolta dal comportamento della lanternucciola.

- Non devi arrabbiarti piccola, purtroppo non tutti gli animali lunari sono simpatici e socievoli. Ma non preoccuparti, vedrai che il nostro amico estronauta domani incontrerà qualcuno più simpatico.

Detto questo il nonno prese in braccio la nipotina, infatti era arrivato il momento di andare a letto.
 
- Buona notte e sogni d'oro piccola, a domani.
 
- Sogni d'ora anche a te, nonnino caro. Rispose Giulia soddisfatta.

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO