sabato 15 aprile 2017

Il crepuscolo degli Dei - Parte VII - Un misterioso giovane


Quella sera non aveva voglia di uscire.
Si era alzata presto la mattina e aveva lavorato sodo.
Non era un granché come lavoro ma le aveva permesso di essere indipendente! 
Certo, ogni giorno doveva alzarsi presto, percorrere quindici miglia nella periferia di Londra, per strade di campagna sempre umide e fangose, per raggiungere i suoi datori di lavoro. Per poi...

Un rumore sordo la risvegliò dal torpore che la avvolgeva e interruppe la linea dei suoi pensieri. Chi poteva essere a quell’ora?

Si alzò dalla comoda poltrona posizionata di fronte al piccolo camino del salotto e si diresse senza fretta verso la porta d’ingresso. 
Il rumore le era parso provenisse dalla veranda antistante la casa. 
Qualcuno doveva aver inciampato in uno dei vasi di fiori e probabilmente era finito carponi di fronte alla porta d’ingresso. A lei era capitato tante volte. 
Aveva preso tutto dal padre…

Aprì la porta.

In terra, sul tavolato della veranda si trovava, disteso per terra, un uomo… un giovane privo di sensi. 
Quando Maria si chinò per cercare di svegliarlo si accorse che un filo di sangue gli rigava il volto. Doveva aver sbattuto la testa contro la parete. Il ragazzo era svenuto...
Maria chiamò subito un’ambulanza che arrivò in pochi minuti.

- Signorina, può dirmi il nome del paziente? Chiese uno degli infermieri.

- Mi spiace, non so chi sia. Non ho mai visto prima quel ragazzo. Ho sentito un rumore, sono uscita a vedere cosa era stato e l’ho trovato li disteso per terra… deve aver sbattuto la testa, forse ha inciampato...

- Inciampato? Non credo… vede, in quell’angolo, in terra? Quel bastone è insanguinato. Qualcuno deve averlo colpito alle spalle e poi è scappato via… dovremo avvisare la polizia. Furono le ultime parole dell'infermiere, pronunciate mentre portava via il ragazzo.

Maria rimase senza parole! 
Eppure tutto tornava… i rumori, come di qualcuno che cade a terra, il bastone insanguinato… poi si rese conto che anche quello che era appena accaduto doveva essere lo strascico di ciò che era accaduto ormai due mesi prima a suo padre. Quando sarebbe finito tutto ciò?

Mezz’ora dopo arrivò il commissario Sterling. Impeccabile, come al solito… con i suoi capelli unti e il sorrisetto ammiccante.

- Cos’è accaduto? Chiese con apparente distacco professionale.
- Signorina Maria… disse poi con gentilezza, rendendosi solo allora conto che la ragazza seduta sui gradini della veranda ancora sconvolta, piangeva nascondendosi il viso tra le mani.
- Venga con me. Disse, prendendola per le mani e accompagnandola dentro casa.

Solo allora si rese conto che la ragazza tremava come una bambina. 
Forse era il freddo della sera, più probabilmente lo stress accumulato negli ultimi due mesi…
Era la prima volta che pensava a Maria come ad una ragazza fragile e sola. 
Lui, in fin dei conti, era la persona che aveva frequentato di più negli ultimi mesi. Sapeva bene che Maria aveva pochi amici e che negli ultimi tempi non aveva frequentato nessuno, mentre invece avrebbe avuto bisogno di sostegno, della presenza di una persona amica… era la prima volta, dopo tanti anni, che sentiva il respiro di una donna così vicino al suo viso e la cosa gli piaceva.

- Maria, su, cerchi di riprendersi.

La fece sedere nella poltrona vicino al camino e si diresse verso la piccola cucina. Aprì il frigorifero da cui trasse una bottiglia di succo d’arancia. Riempì un bicchiere e lo porse alla ragazza.

- Beva lentamente e stia tranquilla, ci sono io ora. Quando starà meglio mi racconterà cosa è successo. Non si preoccupi.

Maria gli porse il bicchiere e lo ringraziò con lo sguardo. Poi si lasciò andare sulla poltrona, sfinita…
Il commissario Sterling prese una sedia e si sedette vicino a lei, in silenzio.

- Commissario… - disse Maria con un filo di voce – come sta il ragazzo? E’…?

- No, non si preoccupi. Il ragazzo sta bene. Ha ricevuto un colpo in testa ed è ricoverato con un trauma cranico ma non corre alcun pericolo. Ora si trova in una comoda camera d’ospedale. E’ stato portato all'ospedale qui vicino. Più tardi andrò a trovarlo, magari potrà raccontarmi qualcosa di utile. Mi ha chiamato il medico di turno dall’ospedale raccontando di una presunta aggressione. 
Lei come sta ora? Se la sente di dirmi cos’è successo?

- Si ,ora sto meglio… e alzò lo sguardo fissandolo negli occhi, con gratitudine. Per la prima volta la presenza del commissario le faceva piacere e anche la sua voce sembrava diversa, più profonda, rassicurante...

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO



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