giovedì 17 aprile 2014

Anfesibena

Vivo!

Era vivo, senza sapere perché, senza conoscere il significato della parola. Anche perché i serpenti non parlano. Ma l'essere appena nato non sapeva cosa fosse.

Non sapeva neanche di essere vivo se non fosse perché fino ad un istante prima semplicemente non esisteva.

-Che strana sensazione! Pensò.

Tutto era nuovo e bello, anche se il sentirsi vivo significava soffrire.


Non si trovava a proprio agio con il suo corpo, non lo conosceva. Non sapeva come usarlo, non sapeva a cosa servisse un corpo coì lungo, una pelle così squamosa. Non riusciva a capire perché esisteva, dove si trovava, cosa doveva fare. Sentiva solo una strana sensazione, qualcosa che veniva dal centro del suo corpo. Fame!

Ecco, la sensazione divenne qualcosa di più definito. Era fame. Non mangiava da quando? Forse non aveva mai mangiato prima. Cibo. Dove trovare cibo? La domanda si formava chiaramente nella sua testa... teste! Ecco, andiamo di là... pensò ancora una volta. No, di la... c'è cibo, molto cibo. Lo sentiva da destra, lo sentiva da sinistra. A chi dar retta?

Il corpo sinuoso cominciò a muoversi strisciando sulla terra arida sotto di lui. Il segno del suo passaggio impresso nella polvere era ben evidente.

Il cibo era sempre più vicino e l'essere continuava ad avanzare velocemente, trascinato dal suo istinto di sopravvivenza. Lui non sapeva cosa fosse, ma il suo corpo voleva sopravvivere.

Era appena nato eppure era grande e forte. Sentiva i suoi muscoli tesi fino allo spasimo. Sentiva i suoi pensieri accumularsi alle estremità del suo corpo, vedeva tutto. Davanti e dietro, anche se tutto era molto confuso.

Ricordava... o forse pensava di ricordare qualcosa del suo passato, forse del passato di un altro essere, enorme, crudele, che gli aveva dato la vita.

Medusa si chiamava, ora era Anfesibena, ed era affamato.

Il cibo era sempre più vicino, ne percepiva la presenza attraverso particelle infinitesimali presenti nell'aria. Udiva anche il suo respiro, sempre più forte, sempre più vicino.

Avrebbe spalancato le sue bocche e ingoiato quell'essere intero, ancora pochi istanti e si sarebbe nutrito per la prima volta. L'unico della sua specie.

-Che bestia è mai questa?

Udì le parole distintamente nelle sue due teste, non ne capì il significato ma sentiva il senso di repulsione con cui erano state pronunciate. Sentiva la paura di chi le pronunciava, il ribrezzo. Poi più niente.

-Papà, guarda, un serpente con due teste! Il bambino mostrava orgoglioso la sua preda. Il serpente, con la schiena spezzata nel centro del suo corpo, pendeva, con le sue due teste esangui, dal lungo bastone.


Il bambino sorrideva soddisfatto, aveva catturato la sua prima preda, aveva ucciso per la prima volta!

-Che bella sensazione! Pensò...

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

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