domenica 13 aprile 2014

I custodi della storia (Capitolo VI) - Dentro la piramide

L'eco della pietra che cadeva lungo lo stretto corridoio si poteva seguire da lontano. Sicuramente il corridoio si inoltrava all'interno della piramide mantenendo una pendenza molto forte.

Andrea il carpentiere era appena arrivato, accompagnato da altri due uomini di rinforzo mandati dal Capitano.

Si fermò giusto il tempo necessario per bere un po' d'acqua e poi seguì il nostromo e frate Nicola che precedendolo gli indicavano il foro a metà altezza nella parete della grande piramide. Andrea salì su per la parete senza un attimo di esitazione allenato dal suo lavoro quotidiano di controllo degli alberi del vascello e raggiunto il foro vi aveva gettato una pietra per cercare di capire dal rumore cosa lo attendesse. Si girò verso i due compagni e disse di essere disposto a provarci.

- Certo, si può fare. Entrerò con la testa in avanti e voi mi reggerete con due corde così se occorre potrete tirarmi fuori da quel buco! Disse Andrea senza un attimo di esitazione.

I preparativi furono veloci e qualche minuto dopo Andrea si introduceva strisciando come un serpente nelle fredde viscere della piramide. In mano reggeva una piccola lampada ad olio legata ad una corda che reggeva con la mano sinistra e che gli avrebbe consentito di vedere davanti a se. Nella mano destra reggeva un lungo coltello, in caso di brutti incontri.

- Ora calatemi lentamente! Disse rivolto ai compagni che reggevano le corde.
Dopo pochi metri lo stretto cunicolo voltava a destra sottraendo il giovane carpentiere alla vista dei suoi compagni.
- Quaggiù il cunicolo si allarga! – Urlò Andrea una volta raggiunta una solida base – qui si può avanzare camminando in piedi. Proseguì lungo il corridoio tirandosi dietro le corde. Il corridoio aveva una forma trapezoidale ed era realizzato con pietre enormi perfettamente squadrate. Su ogni lato si aprivano degli altri corridoi più stretti che probabilmente servivano a distribuire l'aria fresca nei locali più interni. Andrea avanzava sicuro reggendo in alto la lampada e osservando ogni particolare per poterlo poi descrivere quando fosse uscito. Dopo circa una decina di metri notò alla sua destra all'altezza della sua faccia una pietra sporgente lavorata a forma di uccello, con una grossa sporgenza a forma di becco. La superficie era ricoperta da una specie di sostanza rossastra e gli occhi erano fatti in pietre dure, incastonate nella roccia con maestria, di particolare fattura e di colore giallo. Usò il coltello per estrarre le pietre pensando potessero avere un qualche valore e le mise in tasca. Le avrebbe consegnate a Vadino che avrebbe saputo ricompensarlo. Purtroppo il cunicolo terminava poco più avanti con una enorme lastra verticale che probabilmente era crollata da parte del soffitto. Impossibile proseguire. Un odore fetido, come di carcasse di animali riempiva l'ambiente. Forse il crollo aveva intrappolato qualche animale che ora si decomponeva lentamente. Si voltò e ripercorso il cunicolo all'indietro chiamò i compagni perché lo tirassero fuori.

Qualche minuto più tardi si trovava nuovamente all'aperto con i compagni che lo attorniavano.
- Signor nostromo, ho trovato queste pietre, erano gli occhi di una specie di testa d'uccello scolpita nella roccia. - Disse, porgendo le pietre a Vadino. E proseguì nella descrizione accurata di ciò che aveva visto e della impossibilità di usare quel passaggio per proseguire l'esplorazione. Occorreva trovare un altro ingresso.

- Bene Andrea, tieni queste monete. Ottimo lavoro. Disse il Nostromo lanciandogli tre monete d'oro. In certi casi occorre essere generosi, la fedeltà va sempre premiata. Pensò Vadino.

Il carpentiere prese le monete e ringraziò per la generosità.

L'impossibilità di proseguire l'esplorazione della piramide non significava niente. Avrebbero controllato i dintorni alla ricerca di altre informazioni. La giungla era fitta e di tanto in tanto emergevano dalla vegetazione delle grosse pietre che sembravano lavorate dalla mano dell'uomo. Se la fortuna li avesse assistiti avrebbero potuto trovare qualche altra cosa. Vadino aveva ancora due giorni di tempo e non intendeva certo starsene con le mani in mano ad aspettare che il caso o la fortuna bussassero alla porta. I suoi genitori gli avevano insegnato che la fortuna occorre cercarsela da sé e lui la pensava esattamente allo stesso modo.

Chiamò tutti gli uomini a rapporto e organizzò le ricerche per la giornata. Due di loro sarebbero restati al campo con l'incarico di controllare che non si avvicinassero troppo le besti che avevano sentito la notte precedente. Gli altri divisi in gruppi da tre avrebbero esplorato l'area circostante alla ricerca di altre costruzioni.

Vai al Cap. VII: Notte insonne.
Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

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