mercoledì 19 febbraio 2014

La guerra civile o Farsaglia, di Marco Anneo Lucano

Chi è Marco Anneo Lucano?
Poeta latino, nasce a Cordova il 3 novembre del 39 dopo Cristo. Il padre è Marco Anneo Mela, lo zio è Seneca.
La famiglia si trasferisce a Roma poco dopo la sua nascita dove Marco si dedica allo studio della poesia. Nel giro di alcuni anni diventa famoso e entra nel cerchio dei poeti dell'imperatore Nerone.
Sarà la sua fortuna e anche la sua fine.
Nel 65 partecipa alla congiura contro Nerone e, scoperto, viene obbligato a darsi la morte all'età di 26 anni.
Dopo questa breve nota biografica, parlo un attimo della sua opera: "La guerra civile o Farsaglia".
L'opera poetica, organizzata in dieci libri (l'ultimo incompleto) racconta la storia della guerra civile tra Pompeo e Cesare che il secolo prima aveva insanguinato tutto l'impero romano.
Nel primo libro sono descritte le cause della guerra civile. Cesare e Pompeo sono rappresentati come uomini alla ubriachi di potere. Cesare attraversa il Rubicone in armi e si dirige a Roma.
Il secondo vede Pompeo scappare da Roma e rifugiarsi a Brindisi (ricorda qualcuno che fece la stessa cosa duemila anni dopo!) e poi, inseguito da Cesare, lascia l'Italia.
Nel terzo libro Cesare attacca le truppe pompeiane a Marsiglia e in Spagna. Il fantasma di Giulia, prima moglie di Pompeo, predice gli esiti della guerra.
Il quarto libro descrive l'assedio della città di Ilerda, in Spagna e le operazioni di Cesare in Illiria e in Africa.
Il quinto descrive le vicende di Cesare, nominato dittatore a Roma e di Pompeo che, radunato il Senato in Epiro, riceve l'incarico ufficiale di Comandante Supremo nelle operazioni contro Cesare. Pompeo invia la moglie a Lesbo affinchè resti al sicuro.
Nel sesto libro Pompeo a Durazzo riesce a sconfiggere Cesare e lo insegue in Tessaglia. La maga Erictho ridà la vita ad un morto per interrogarlo sul futuro di Pompeo e ne profetizza le prossime sventure.
Nel settimo libro i pompeiani e Cicerone incitano Pompeo ad andare incontro a Cesare. Gli eserciti si scontrano a Farsalo. Descrizioni della cruenta morte in battaglia. Pompeo esce sconfitto e fugge a Larissa.
Nel libro ottavo Pompeo si reca a Lesbo, dalla moglie, poi da li parte per l'Egitto alla ricerca di alleanze ma, su ordine del re Tolomeo XIII viene crudelmente assassinato poco prima di sbarcare.
Il nono libro vede Catone prendere il posto di Pompeo nella guida delle armate repubblicane. Con la moglie e il figlio di Pompeo svolgono le esequie senza però il cadavere. Cesare intanto raggiunge l'Egitto e riceve in dono la testa del genero.
Il decimo libro ci fa conoscere Cleopatra, che prima seduce Cesare e poi sposa il fratello Tolomeo per diventare regina. Il libro si interrompe durante i combattimenti che si verificarono durante il matrimonio di Cleopatra...
Il libro è molto particolare per le immagini forti descritte mirabilmente dei combattimenti e delle morti cruente, un esempio per tutte: la morte di Pompeo.
 
          "Appena vide la spada su di sè, si coprì il volto e il capo, sdegnando
di offrirlo coperto alla Fortuna, chiuse gli occhi
e trattenne il respiro per timore di emettere grida
o macchiare con un solo lamento l'eterna fama.
E quando il sinistro Anchilla gli trapassò il fianco,
assecondò il colpo senza emettere un gemito;
spregiò il crimine, conservò il corpo immobile
e morendo provò chi fosse e volse in cuore
tali parole: <<I secoli che mai taceranno i travagli
romani mi osservano, il futuro contempla da tutte le parti
del mondo la lealtà e la nave di Faro: ora pensa
alla gloria. Hai trascorso una lunga vita tra prosperi eventi;
i popoli non sanno, a meno che non lo provi nel morire,
che sai sopportare le avversità. Non cedere all'onta,
non dolerti dell'esecutore del fato: qualunque mano
ti colpisce, è la mano del suocero. Mi lacerino le membra,
le disperdano, tuttavia sono fortunato, o Celesti,
e nessuno potrà privarmi di questo.
[..] Pompeo, fra i risuonanti colpi di spada
sul dorso e sul petto, serbava il venerando decoro
dell'augusta bellezza e il volto corrucciato con gli dei, conservando
intatti nell'istante della morte il volto e l'atteggiamento: lo attestano
coloro che videro il capo mozzo. Il feroce Settimio,
mentre compiva il delitto, ne inventò un altro più atroce:
squarciato il velo che copriva l'augusto capo del Grande
morente, ne afferra il capo ancora animato dal respiro
e poggia il collo languente di traverso su un banco.
Taglia i nervi e le vene e spezza a lungo le vertebre;
non sapevano ancora troncare il capo con un colpo solo
di spada. Ma quando il capo cadde strappato dal busto,
uno sgherro fario pretese di portarlo di sua mano.
[..] Affinchè l'empio adolescente vedesse Pompeo, la chioma
ricciuta che i re veneravano, la capigliatura che ornava la fronte,
generosa fu afferrata da una mano; e mentre il volto ancora
viveva e singulti facevano balbettare le labbra,
e gli occhi sbarrati s'irrigidivano, conficcarono un'asta
faria nel capo che, quando ordinava la guerra, cacciava
la pace dal mondo; quel capo che animava le leggi, il Campo Marzio
e i rostri: di questo sembiante ti compiacevi, o Fortuna romana.
Non basta all'infame tiranno l'averlo veduto,
vuole che rimanga testimonianza del crimine. Con arte nefanda,
detersero la testa dai grumi di sangue, ne asportarono il cervello,
ne essiccarono la pelle, ne spremettero gli umori corrotti
e fecero solidificare la faccia con aspersioni di un succo."
 
Ecco, così vi lascio. Il resto a voi leggerlo...
 
Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

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