martedì 25 febbraio 2014

L'estronauta e gli Alfabeti (Nono episodio)

Quella mattina il nonno era arrivato presto a casa di Giulia. aveva dormito poco la notte e si era alzato all'alba per guardare la bellezza del sole che sorge. Poi di corsa a casa della nipotina. L'avrebbe svegliata presto e portata a vedere il parco che si sveglia. La rugiada e l'odore dell'erba e gli scoiattoli che Giulia amava tanto.

- Buon giorno piccola. Disse il nonno sedendosi sul lettino circondato dai disegni di tanti racconti.

- Buon giorno. Rispose Giulia strofinandosi gli occhi.

- Oggi si va al parco, se hai voglia di alzarti. A quest'ora gli scoiattoli escono dalle loro tane e cominciano la raccolta delle riserve di cibo per l'inverno. Ho portato una busta di noccioline per loro. Vieni con me?

- Si – disse Giulia saltando in piedi come un fulmine – certo che vengo con te! - E in men che non si dica la piccola era pronta ad uscire.

- Prima facciamo colazione però, la tua mamma ha preparato due ottime fette di pane con nutella lunare e il caffè latte.

- Va bene, adoro la nutella lunare! Disse la piccola Giulia ridacchiando e già pregustando la giornata al parco con il nonno.

Dopo la colazione nonno e nipotina si diressero verso il parco che distava poco più di un chilometro dalla loro casa. Il parco era molto bello, pulito e ricco di alberi di tutti i tipi con tanto di cartellino per ognuno di essi che descriveva la specie e gli animali che si cibavano dei suoi frutti e vivevano nelle vicinanze. Al centro c'era un laghetto in cui vivevano tanti pesci e diverse specie di uccelli acquatici. Il custode del parco era un signore anziano che da sempre se ne prendeva cura. Una volta al mese tutti gli abitanti del quartiere si riunivano la mattina e raccoglievano tutta l'immondezza, risistemavano gli steccati, tagliavano l'erba e i rami secchi. Il parco era la loro gioia e tutti ci tenevano.

- Nonno, che pianta è quella? Chiese Giulia incuriosita dalla forma delle bacche del ricino.

- Quella è una pianta di ricino. Mi raccomando, non mettere mai le bacche in bocca. Sono molto pericolose.

- Sono velenose?

- Dipende dalla quantità. Come quasi tutte le cose, nella giusta quantità può curare, ma se si esagera fa male. Per ora ricordati di non mettere le bacche in bocca per nessun motivo. Disse il nonno serio in viso.

- Tranquillo nonno, non lo farò. Ci sediamo lì? Disse Giulia indicando una panchina da cui si poteva osservare il laghetto e le attività dei primi scoiattoli che indisturbati saltellavano nel prato alla ricerca di qualche bacca da mettere da parte.

- Si, sediamoci pure, ma prima lascia qualche nocciolina vicino agli alberi.

- Scogliattolini venite a mangiare. Disse Giulia correndo rumorosamente incontro agli scoiattoli che intanto scappavano spaventati.

- Nonno nonno, perché scappano?

- Non devi correre, cammina lentamente, poi chinati a qualche metro da loro e allunga la mano con una nocciolina, vedrai che se ti comporti così uno scoiattolo si avvicinerà e ti prenderà la nocciolina dalla mano. Disse il nonno con calma, ripetendo una spiegazione già data tante volte.

Giulia questa volta gli diede retta e avvicinatasi quatta quatta ad un bellissimo scoiattolo dal pelo rossiccio, si chinò e tese la mano. Con suo stupore lo scoiattolo la guardò fissa negli occhi e poi, senza paura si avvicinò e raccolse la nocciolina dalle sue manine tese per poi girarsi e correre via dopo averla guardata ancora in faccia, come a volerla ringraziare. Tutta soddisfatta la piccola tornò dal nonno.

- Nonnino nonnetto, mi racconti una storia? Disse guardando il nonno negli occhi.

- Certamente piccola mia. Stavo proprio per chiederti se ti andava di sentire una delle avventure di Gionzo. Sai, ieri sera ho ricevuto una sua lunga lettera. A proposito, ti manda i sui saluti e quelli di Ruggero.

- Grazie! Cosa ha scritto nella lettera? Come stanno i nostri amici? Sono riusciti ad esplorare la luna?

- Una cosa alla volta! Stanno bene e l'esplorazione prosegue con successo. Tra qualche giorno Giovanbattistamarialorenzo tornerà sulla Terra dopo quasi un mese di esplorazione.

- Torna sulla Terra? Possiamo andargli incontro? Voglio fargli tante domande. Disse Giulia saltando in piedi per la gioia.

- Vedremo, per ora posso solo dirti che negli ultimi giorni ha avuto una strana avventura che voglio raccontarti ma adesso siediti qui vicino a me e ascolta in silenzio.

- Va bene nonno. Rispose la piccola portandosi le manine sulla bocca e facendosi piccola piccola al suo fianco.

- Due giorni fa Gionzo e Ruggero si trovavano in una zona della luna che si chiama Mare della Serenità. Un grande cratere antichissimo pieno di polvere di stelle e rocce. Aveva appena iniziato a raccogliere alcune rocce per studiarle meglio nel suo laboratorio quando un rumore alla sua destra attirò la sua attenzione. Si voltò ma non vide nessuno.

- Ruggero, hai visto qualcosa? Domandò Gionzo al suo compagno di avventure che scosse la testa per dire di no.

- Eppure ho sentito un rumore. Sono sicurissimo. Disse Gionzo dirigendosi verso il punto da cui secondo lui era giunto il rumore. Per terra si trovavano delle strane rocce piatte. Gionzo allungò una mano e ne raccolse una. Sembrava una tavoletta di terracotta. La ripulì dalla polvere e, sorpresa delle sorprese, la tavoletta prese vita!

- Ha ha... lasciami andare strano essere gigante a bolla – disse la tavoletta - non sono buono da mangiare!

Dallo stupore Gionzo lasciò cadere quella che aveva pensato fosse una pietra.

- Attento, così mi rompi! Disse la tavoletta che però aveva fatto un salto mortale e si era rimessa in piedi all'istante e si ripuliva dalla polvere che aveva addosso.

- Chi sei? Chiese Gionzo con un inchino di scuse.

- Dimmi tu chi sei, visto che ti trovi in casa mia. Rispose con calma lo strano esserino.

- Io sono un estronauta, mi chiamo Giovanbattistamarialorenzo e vengo dalla Terra. Rispose Gionzo con un altro inchino – io e il mio amico Ruggero stiamo esplorando il Mare della Felicità, non pensavamo fosse abitato e chiediamo scusa per il disturbo – aggiunse Gionzo con un altro inchino ancora più profondo del primo. Nel tempo infatti aveva imparato che sulla luna tutti i lunimali si salutavano in questo modo.

- Io sono Alfa - rispose l'esserino ricambiando l'inchino e quella che si trova sotto il tuo piede destro è mia sorella Beta. Aggiunse indicando un'altra tavoletta semi sepolta nella polvere.

- Chiedo scusa – disse Gionzo spostando il piede e liberando Beta che con un balzo si mise in piedi e cominciò a scuotersi la polvere di dosso.

- Non avevamo mai incontrato un estronauta Terrestre, anche se le nostre cronache raccontano che tanti e tanti anni fa arrivò sulla luna un popolo della Terra.

- Di che cosa parli? Disse Gionzo molto interessato alla cosa – voi avete delle cronache? Dei libri con la vostra storia? - Chiese stupito Gionzo.

- Certamente, per chi ci hai presi? Non siamo mica dei Pesciolpi ignoranti noi! Disse Alfa offeso per l'insinuazione - Noi Alfabeti sappiamo leggere e scrivere da decine di migliaia di anni. E, per dirla tutta, siamo stati noi Alfabeti a insegnare ai tuoi predecessori a scrive e leggere quando, circa seimila anni fa, sono arrivati per la prima volta sulla luna. Aggiunse con una punta di orgoglio lo strano esserino.

- Perdonami, non volevo certo offenderti. Sono anzi molto interessato a questa storia. Potrei vedere le vostre cronache? Disse Gionzo chiedendo scusa per l'involontaria offesa.

- Non saprei, la consultazione delle Cronache è una questione importante e noi non possiamo certo decidere. Seguici, potrai chiedere al nostro capostipite, il Professor Aleph.

- Nonno, ma chi sono questi strani Alfabeti? Sai che sono proprio curiosi? Disse Giulia sorridendo - Mi sembrano molto intelligenti e garbati. - aggiunse con prontezza.

- E si, gli Alfabeti sono proprio dei simpatici esserini, molto simili agli esseri umani, e se quanto dicono fosse vero sarebbe proprio una grande scoperta!

- A cosa ti riferisci nonnino? Di quale scoperta parli?

- Cara Giulia, l'invenzione dell'alfabeto si pensa sia opera di un popolo antico, i Fenici. Sembra che siano stati loro alcuni millenni addietro, ad inventare l'alfabeto, più o meno come lo conosciamo oggi.

- Nonno, nonno, mi spieghi cos'è l'alfabeto? Voglio imparare anche io a scrivere.

- Facciamo così, oggi finiamo di sentire la storia dei nostri nuovi amici, domani ti spiego l'alfabeto, anche perché occorre un quaderno ed una penna per scrivere tutte le lettere.

- Va bene, come vuoi tu. Allora finisci la storia. Rispose Giulia tutta soddisfatta.

- Gionzo, Ruggero, Alfa e Beta giunsero al cospetto di Aleph. Vi furono tanti inchini lunari e infine Aleph autorizzò i nostri amici a consultare le Cronache e guidò il nostro estronauta all'interno di una grotta profondissima. Raggiunto un ampio corridoio illuminato artificialmente, gli mostrò le cronache del loro mondo. Sulla destra c'erano tante lastre di pietra incise con uno strano alfabeto, una lastra per ogni anno. Sulla sinistra c'erano le traduzioni in alcune delle lingue più note dell'Universo. Infatti non era la prima volta che degli esseri visitavano gli Alfabeti lunari.

- Il nostro estronauta indossò il casco potenziante e riuscì a leggere la lingua originale degli Alfabeti.

- E che cosa dice? Chiese Giulia molto interessata alle nuove scoperte.

- Raccontava che tanto tanto tempo prima, un popolo della Terra aveva costruito una torre altissima, la chiamavano torre di Babele, che arrivò fino a toccare la Luna. Un uomo scese allora dalla torre e cominciò a visitare la luna proprio dove si trovavano gli Alfabeti. Allora gli uomini non erano grandi studiosi e non sapevano leggere e scrivere ma gli Alfabeti spiegarono loro come si faceva. Da allora l'uomo imparò a leggere e scrivere.

- Poi un giorno, altri uomini salirono sulla torre perché anch'essi volevano raggiungere la luna. Arrivarono nella terra degli Alfabeti e chiesero di insegnare anche a loro a leggere e scrivere. Però si rivolsero ad un altro villaggio che usava un alfabeto diverso e così, quando tornarono sulla terra diffusero degli altri alfabeti e dopo un po non riuscirono più a capirsi. Quando uno diceva acqua, gli altri capivano mamma, e quando dicevano terra gli altri capivano vela.

- Veramente? Doveva essere una cosa molto comica. Disse Giulia sorridendo.

- E si, era comica però provocò anche tanti disastri. Infatti un giorno, mentre la torre cominciava a pendere a destra, uno degli ingegneri disse “Tirate a destra” e gli uomini capirono “attenti alla vespa” e scapparono tutti. Così la torre crollò e da allora gli uomini non riuscirono più a tornare sulla luna. Il problema delle lingue esiste ancora oggi e tante persone non riescono a capirsi le une con le altre.

- Nonno, da grande voglio studiare tutte le lingue del mondo così potrò parlare con tutti. Disse Giulia risoluta.

- Brava piccola mia. - Disse il nonno – ma ora rientriamo a casa che è tardi.


Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

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