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mercoledì 28 ottobre 2009

I "Fenici" non sono mai esistiti... Abstract

Precedenti:

I “Fenici” non sono mai esistiti...

Kircandesossardos di Mikkelj Tzoroddu

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Voglio tornare ancora una volta sull'argomento dei Fenici perché la cosa mi appassiona...
Lo farò semplicemente pubblicando la sintesi dell'intervento di Mjkkeli al prossimo Convegno.
Credo che in parte chiarisca il suo pensiero sui Fenici.
Chi vorrà approfondire lo potrà fare partecipando al Convegno o, fra qualche tempo, leggendo gli atti del Convegno stesso.
Ma ora lascio la parola all'amico e studioso Mjkkeli.

"...E’ l’estratto di un lavoro che porta nulla di nuovo nel panorama storico che accomuna gli accadimenti che presero vita fra il II ed il I millennio a.C. Infatti, tutto ciò che è qui evidenziato, da sempre trovasi presente nei testi adibiti allo studio, ma gli esploratori del passato hanno un limitato interesse: propugnare le loro acquisizioni portandovi col tempo piccole modifiche, senza mettere in discussione quanto propugnato dalla propria scuola. I lettori, indifesi, tendono a dare il più grande credito agli scritti a motivo dell’alto pulpito che li genera, senza mai immaginare quanta insicurezza alberghi nel sapere dei più alti.

Qui si decide di attivare una ricerca che ripercorre gli ultimi ottanta anni, onde valutare quanto vi sia di accettabile sul piano dei principi rigorosamente logici. Si tratta di una autopsia, pressante ed impietosa, di testi ritenuti più significativi, che evidenzia incongruenze, inesattezze, errate deduzioni, paradossali determinazioni degli autori, scoprendosi un modello di scientifico incedere, decisamente fuori dalle regole.

Essenziale motivo della dimostrazione trovasi nella dottrina dispensata dal più grande studioso italiano della materia, Sabatino Moscati. Proprio quando egli decide di tacitare i suoi dubbi reconditi ed il numero sempre crescente di voci avverse, con un testo che tende proprio a dimostrare chi fossero i Fenici, produce il naufragio delle sue posizioni sulla esistenza di un popolo fenicio e di una nazione fenicia."

Ora, detto questo, a voi tutti é data la possibilità di approfondire...

Ricordate, il V Convegno ICHNUSA si terrà il prossimo 1° novembre alle ore 15,30 a Decimomannu (CA) in via A. Moro (snc), nella sede dell’Associazione Athenaeum.


Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

domenica 25 ottobre 2009

Sicilia: 11 gennaio 1693

Questa data non portò fortuna alla Sicilia!

Un terremoto di enorme potenza distrusse città e paesi della regione, tra queste Siracusa, Augusta e Messina.
Solo due giorni prima un altro terremoto aveva sconquassato la val di Noto e il paese era stato distrutto e ricostruito poi in una posizione differente.

Santi Correnti nel suo libro "Storia di Sicilia" ci dice che Catania aveva a quei tempi circa ventisettemila abitanti, di questi diciottomila morirono!

Ad Acireale un canto popolare conserva il ricordo di ciò che accadde in quei tempi lontani...

"All'ùnnici jnnaru e non ni stornu
pp'aviri offisu a Diu tantu supernu
'n tempo 'n mumentu, si vitti 'ntro 'n gnornu,
Morti, giudiziu, Paradisu e 'Nfernu.
L'ùnnici jnnaru a vintun'ura
a Jaci senza sonu s'abballava!
Cu' sutta petri, cu' sutta li mura,
e cu' misericordia chiamava!
Santa Vénnira, nostra prutittura,
sutta di lu sò mantu ni sarvava."

Auguriamoci di non vivere mai una cosa del genere e studiamo la storia per evitare errori già fatti da altri!

Anche Messina venne danneggiata durante il terremoto, ricostruita riprese per un certo periodo la sua floridità ma solo novanta anni dopo (1783) un nuovo terremoto la distrusse nuovamente...

Errare humanum est, perseverare autem diabolicum!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

sabato 24 ottobre 2009

Visita a Lucerna

Lucerna...

o Luzern come dicono i suoi abitanti...

splendida cittadina sul lago Vierwaldstattersee ovvero "Lago dei quattro Cantoni"!

Nel XIV secolo venne costruito il Kapellbrücke, ponte di legno coperto, al suo interno é possibile osservare diversi pannelli in legno con le immagini dei tempi antichi.

Poco oltre, un altro ponte, anch'esso in legno, chiamato Spreuerbrucke, chiamato anche "Ponte della danza della morte" per i tanti pannelli raffiguranti immagini raccapriccianti di scheletri in mezzo alla gente... forse ricordo di una peste o di qualche tragico accadimento...

Il simbolo della città é la "Torre dell'Acqua", costruita nel 1300...

Passeggiare per le vie di Lucerna é un piacere per gli occhi e per il palato...
e non potrete andar via senza avere assaggiato un Bretzel originale!

Sopra la città si possono ancora visitare le mura di Musegg e alcune torri della vecchia fortificazione, e che panorama da lassù!

Il lago é abitato da pesci e animali di vario genere, bellissimi cigni curiosi e affamati vi saluteranno rumorosamente... a patto che gli diate qualcosa da mangiare!

Lucerna... bellissima perla di lago,


addio,
anzi no, arrivederci...

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

venerdì 23 ottobre 2009

I “Fenici” non sono mai esistiti...

Precedenti:

Kircandesossardos di Mikkelj Tzoroddu

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Cari amici e lettori, oggi non voglio parlarvi di ciò che ho letto nelle ultime ore o della mia ultima visita ma intendo approfittare di questo spazio per presentarvi un amico e studioso, Mikkelj Zoroddu.
I più attenti e appassionati di storia avranno già letto il precedente articolo, la recensione del suo libro "Kircandesossardos", cioè "alla ricerca dei Sardi"...

Ebbene, ora Mikkelj é stato invitato a parlarci dei suoi studi sulla Sardegna antica "e non solo" al V Convegno ICHNUSA che si terrà il prossimo 1° novembre alle ore 15,30 a Decimomannu (CA) in via A. Moro (snc), nella sede dell’Associazione Athenaeum.

Il convegno, dal titolo Viaggio nel passato, vedrà lo studioso Mikkelj impegnato nella discussione del tema: I “Fenici” non sono mai esistiti...

Cosa vorrà dirci con questo titolo così provocatorio?
Niente di meglio che partecipare al convegno per scoprirlo... e poi ne riparliamo!

A Mikkelj un caloroso in bocca al lupo!

E a voi tutti... buon convegno!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

giovedì 22 ottobre 2009

Maria Piera Pacione

Cari amici Tuttologi, oggi vi presento una nostra nuova amica tuttologa, Maria Piera PACIONI.

Ma chi é Maria Piera?

Maria Piera ha ottenuto diverse gratificazioni dalla poesia, un modo per sfogare e raccontare le sue sofferenze.

Le sue opere sono state pubblicate in varie antologie poetiche riconosciute, ed ha partecipato a molti concorsi poetici in cui si è sempre distinta.

Se volete contattarla scrivete a:
pacione.mpiera@yahoo.it

Detto questo, lascio a voi il piacere di leggere le sue opere...
e a Maria Piera un sincero benvenuto.

Per i Tuttologi,
Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

Un'infanzia spezzata

Era una bambina d’appena quattro anni.

Viveva un’infanzia serena

circondata dai suoi affetti e bambole con le quali giocava.

Una vita iniziata come tante

all’improvviso tutto cambia.

Non ricorda come iniziò

ma la sua infanzia venne spezzata da un destino crudele,

che s’impadroni’ di lei, della sua anima

lacerandole la vita.

Un’ombra

si impossessò del suo fragile corpo.

Non una, ma tante tante volte

uccidendo la sua spensieratezza,

la sua innocenza e comprando il suo silenzio.

Passavano gli anni e crescendo

desiderava solo che ogni volta fosse l’ultima.

Né il giorno, né la casa, né la strada le erano amiche.

Neppure la notte, nel suo letto,

abbracciata al suo peluche, si sentiva al sicuro.

Puntualmente

sognava di sprofondare in un abisso senza fine,

con un senso di angoscia che le stringeva la gola,

e quella sensazione

l’accompagnava fino alla notte successiva.

Dall’infanzia, iniziò l’adolescenza

ma sempre con lo stesso pensiero , lo stesso desiderio……

Morire, morire e poi

morire!


Maria Piera Pacione

sabato 17 ottobre 2009

Ad ogni parola, un'emozione



Si parte da lontano

finchè le parole non ti sussurrano

di compiere un passo avanti.

Un surrealismo che prende forma

e sfocia in una realtà parallela,

dove l'immaginzazione sostituisce le azioni

ma non le emozioni...... nate per ogni parola detta o solo pensata.


Per ogni emozione un battito,

un sospiro, un viaggio, un sogno.

Qualcosa di etereo, ma sufficiente per aprire gli occhi e dipingere un sorriso sulle mie labbra!


.....ad un poeta burlone.....


Cristina Piccinno

venerdì 16 ottobre 2009

La luce dell'amore


Quando un particolare ti colpisce
arrivi a scorgere la sua luce oltre il mare.
Allunghi la mano
ma ti accorgi che è virtuale.

Attraverserò allora il mare
abbattendo ogni limite della rete.

Preso dai tuoi tratti candidi,
da quei link romantici,
da quelle parole ricercate.

Tu sei la mia bimba...
- e tu "il mio bambino".
Mi sciolgo...
- piccolo...
Mi piaci tanto.
- poeta burlone...
- anche tu mi piaci.

Ti riempio di attenzioni
e tu diventi rossa,
e sbocci come fossi una rosa.

Riservata, gentile,
ti dimostri una perla.
Preziosa e lucente, quanto sfuggente...

Dio! Quanto mi attraggono le ragazze timide,
piene di intense emozioni,
tutte da scoprire, coccolare e baciare.

Un giorno ti avrò,
sentirò il tuo profumo,
gusterò le tue labbra,
tasterò la tua pelle delicata,
vivrò con te i piaceri più segreti...

Quel giorno sarai tu la mia Donna!

Lello Rugolo

martedì 13 ottobre 2009

Il libro dei sogni...

Per quelli che...
La notte disteso nel letto con tre cuscini alle spalle..
un libro davanti, una luce soffusa..
silenzio notturno, qualche cane che abbaia..
la radio accesa, a basso volume..
una leggera brezza, le persiane socchiuse..
profumo di umido, la fuori.

Comincio a leggere, pur stanco che sono..
parole d'amore riempiono il libro..
storie di uomini, donne, avventurosi guerrieri.

Passa il tempo, alcune ore...
ne cani, ne radio...
ne brezza, ne odori...
Solo emozioni!

Poi mi risveglio, è tardi!
Ma ne è valsa la pena,
la foto della mia amata tra le pagine..
la faccio sporgere appena.
Sento un gallo, la fuori..
i cani ormai dormono..

Mi raccolgo tra le lenzuola..
e dormo!
Ecco! Ancora emozioni!
... ora cominciano i sogni!

Lello Rugolo

lunedì 12 ottobre 2009

Stella cadente...

Per chi non si accontenta di guardare verso il cielo e vedere una stella cadente, esprimere un desiderio, e chiudere gli occhi sognando...

Per chi si riempie di quella luce improvvisa, ed illuminando i suoi sogni si alza e comincia a correre...
veloce, verso la via che porta a realizzare i propri desideri...

... per chi quella stella cadente vive ancora lucente...

Lello Rugolo

sabato 10 ottobre 2009

Berosso secondo Abideno: la Torre di Babele

Precedenti:

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Ancora un piccolo brano sui testi di Berosso, tramandatoci da Abideno:

Essi dicono che i primi abitanti della Terra, gloriosi nella loro forza e grandezza e disprezzando gli dei, intrapresero la costruzione di una torre nel posto in cui oggi si trova Babilonia, la cui sommità avrebbe dovuto raggiungere il cielo. Ma quando la torre raggiunse il cielo i venti aiutarono gli dei e distrussero il lavoro sui suoi pianificatori. e delle rovine si dice che siano ancora a Babilonia. E poi gli dei introdussero tra gli uomini una diversità di lingue, che fino a quel momento avevano parlato la stessa lingua. E scoppiò una guerra tra Crono e Titano. Il luogo in cui essi costruirono la torre é ora chiamato Babilonia, a ricordo della confusione delle lingue, in quanto "confusione" é detto dagli Ebrei "Babel".

Euseb. Præpe Evan. lib. 9.—Syncel. Chron. 44.—Euseb. Chron. 13.

Prima il Diluvio, quindi la Torre, la confusione delle lingue... e quindi la guerra tra Crono e Titano.
Questo sembra l'ordine... bisognerebbe solo cercare di capire il significato!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

martedì 6 ottobre 2009

Berosso, da Abideno.

Precedenti:

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Anche Abideno (storico greco antico, scrisse probabilmente intorno al 200 a.C.) ci riporta alcune notizie di Berosso sui re Caldei e sul Diluvio, ma sentiamo cosa ci dice...

"Tutto ciò che segue riguarda la saggezza dei Caldei.

Si dice che il primo re del paese fosse Alorus, e che egli rese pubblico un rapporto con cui Dio lo aveva nominato Pastore del popolo: egli regnò dieci sari. Attualmente un "sarus" é stimato essere mille seicento anni, un "neros" seicento anni, un "sossus" sessanta anni.

Dopo di lui Alaparus regnò tre sari: gli succedette Amillarus proveniente dalla città di Pantibiblon, che regnò tredici sari, in quei tempi arrivò dal mare un secondo "Annedotus" un semi-demone molto simile nella forma ad Oannes: dopo Amillarus regnò Ammenon per dodici sari, che era della città di Pantibiblon: quindi Megalarus, della stassa città, regnò diciotto sari: quindi Daos, il Pastore, governò per un periodo di dieci sari, egli era di Pantibiblon, nel suo tempo quettro esseri dalla doppia forma arrivarono dal mare alla terra, i loro nomi erano Euedocus, Eneugamus, Eneuboulus e Anementus: in seguito, durante il tempo di Eudoreschus apparve un altro Anodaphus.

Dopo questi regnarono altri re, l'ultimo dei quali fu Sisithrus: così che in tutto furono dieci, e il periodo totale dei regni ammontò a centoventi sari. (E dopo altre cose non relative al soggetto, egli continuò con ciò che concerne il diluvio). Dopo Euedoreschus alcuni altri regnarono, e poi Sisithrus.

Ad egli il dio Crono annunziò che il quindicesimo giorno del mese di "Desius" si sarebbe verificato un diluvio di pioggia: egli gli comandò di depositare tutti gli scritti che erano in suo possesso nella città del sole di Sippara. Sisithrus, una volta obbedito a tutti i comandi, veleggiò immediatamente per l'Armenia, ispirato da Dio. Il terzo giorno dopo la fine della pioggia Sisithrus mandò fuori degli uccelli, facendo degli esperimenti, così che egli potesse giudicare se l'allagamento fosse terminato.

Ma gli uccelli volando sopra un mare sconfinato, senza trovare alcun posto in cui riposare, tornavano indietro da Sisithrus. Egli ripeté l'esperimento con altri uccelli. E quando subito dopo il terzo tentativo ebbe successo, gli uccelli che tornarono con con le zampe sporche di fango, dagli dei furono trasformati in uomini. Per quanto riguarda il vascello, che rimase in Armenia, é usanza degli abitanti costruire braccialetti ed amuleti del suo legno.—Syncel. Chron. 38.—Euseb. Præp. Evan. lib. 9.—Euseb. Chron. 5. 8.

Ma cosa potrebbero essere questi strani esseri?

E come mai si parla di durate temporali così lunghe?

Vedremo cosa ci riserva il seguito!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

domenica 4 ottobre 2009

Sui Re Caldei...

Precedenti:

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Questa é la storia che Berosso ci ha trasmesso.

Egli ci ha raccontato che il primo re fù Alorus di Babilonia, un Caldeo: egli regnò per dieci sari: e di seguito Alaparus, e Amelon che veniva da Pantibiblon: quindi Ammenon il Caldeo, nel qual tempo apparve il Musarus Oannes, l'Annedotus dal mar Eritreo. (Ma Alessandro Polistore anticipando l'evento ha detto che questi apparve nel primo anno; mentre Apollodoro diceva che questi apparve dopo quaranta sari; Abibenus, in ogni caso, fece apparire il secondo Annedotus dopo ventisei sari.).

Quindi arrivò Megalarus, dalla città di Pantibiblon, egli regnò per diciotto sari: e dopo di lui Daonus il pastore da Pantibiblon regnò per dieci sari; nel suo tempo, (egli dice) apparve ancora una volta, dal mare eritreo, un quarto Annedotus, che aveva la stessa forma di quello su descritto, la forma di un pesce mischiata con quella di un uomo.

Quindi regnò Euedorachus da Pantibiblon, per diciotto sari, ai suoi tempi apparve un altro personaggio dal mare Eritreo, simile al precedente, avente la stessa complicata forma intermedia tra un pesce e un uomo, il cui nome era Odacon. (Tutto ciò, dice Apollodoro, con particolare e circostanziato riferimento ad ogni cosa Oannes gli spiegò: al riguardo Abydenus non ha fatto menzione alcuna.).

Quindi regnò Amempsinus, un Caldeo di Laranchæ, che era l'ottavo e regnò per dieci sari. Quindi regnò Otiartes, un Caldeo di Laranchæ, egli regnò per otto sari. E dopo la morte di Otiartes, suo figlio Xisuthrus regnò diciotto sari: durante il suo tempo si verificò il grande diluvio. Così dunque, la somma di tutti i re é diecie il periodo di tempo che essi complessivamente regnarono fù di cento venti sari. —Syncel. Chron. 39.—Euseb. Chron. 5


Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

Simondo de Sismondi: sul concetto di Patria

Cosa si intende per Patria?
Cosa lega alla propria terra e tra loro gli appartenenti alla stessa nazione?
Secondo Simondo de Sismondi, storico di origine italiana, la Patria é qualcosa di astratto...
Ma sentiamo direttamente lui, anche se in traduzione di Luigi TOCCAGNI:

"Il sentimento che i popoli attaccano all'idea astratta di Patria, é composto dai sentimenti di riconoscenza per la protezione che accorda, d'affezione per le sue leggi e costumanze, e di partecipazione alla sua gloria."

Dunque ciò che chiamiamo "Patria" é un insieme di:
- sentimento di riconoscenza;
- affetto verso leggi e usanze;
- partecipazione alla gloria...

Pensiamo un attimo alla nostra Italia... ognuno di noi può cercare di capire quali di questi sentimenti prova e se li prova tutti.
Se la risposta é positiva allora l'Italia é la propria patria... altrimenti?!?
Riflettete gente... riflettete...

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

sabato 3 ottobre 2009

Saghe e leggende Celtiche: come si deve comportare un Cavaliere.

Secondo una leggenda Celtica, Peredur era l'ultimo dei figli di una contessa e di un cavaliere. Padre e sei fratelli erano morti nei tornei e nelle guerre.

La madre cercò allora di salvarlo, tenendolo lontano da armi, guerre e tornei... ma il suo sangue era quello di un Cavaliere, come il padre e i fratelli, così furono del tutto inutili i sotterfugi della madre contessa.

Quando la madre si rende conto che il figlio ha deciso di intraprendere la stessa strada del padre si arrende e gli trasmette le prime nozioni della cavalleria... e così gli parla:

"Se vuoi diventare cavaliere, va alla corte di Artù, che raduna attorno a sé i guerrieri più valorosi e più cortesi.
Ogni volta che incontrerai una chiesa recita le tue preghiere.
Se sentirai invocare soccorso, soprattutto da una donna, precipitati immediatamente.
Se avrai fame e nessuno ti offrirà spontaneamente qualcosa, prenditela da solo.
Se vedrai un ricco bottino, prendilo e distribuiscilo agli altri, in modo da assicurarti la loro amicizia. Se incontrerai una dama corteggiala; anche se ti rifiuterà, la sua stima nei tuoi confronti sarà maggiore."

Sarà pure una leggenda, ma se questa era la vita di un cavaliere, chissà cos'era la vita dei poveri contadini...

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

giovedì 1 ottobre 2009

Visita a Bergamo Alta

Se avete una giornata libera e vi trovate in Lombardia, non potete perdere l'occasione di visitare Bergamo...
Noi l'abbiamo fatto poche settimane fa e sicuramente ci torneremo...

Bergamo é divisa in due parti, la città Bassa e la città Alta.
Parcheggiamo sotto le mura e raggiungiamo la città alta per mezzo della funicolare... che vista fantastica!
Mura antiche cingono bellissime costruzioni storiche, stradine pulite e ricche di negozietti interessanti attirano il turista prendendolo per la gola...
Dolci appetitosi al cioccolato e alla cannella, pizze ai funghi porcini... deliziosi!

Procediamo verso il centro, piazza vecchia e piazza duomo si mostrano con tutto il loro fascino, stemmi in pietra delle famiglie più famose tappezzano le pareti della torre civica.
Sotto il palazzo della Ragione é possibile osservare un bellissimo calendario solare...e se non lo sai ci passi sopra e rischi di non accorgertene... in alto il disco che segna la posizione, in terra la traccia coi giorni dell'anno...

Visitiamo la Basilica di Santa Maria Maggiore, all'interno si trova la tomba di Donizetti "trovatore fecondo di sacre e profane melodie"...


e se ti guardi intorno con un pizzico di spirito di osservazione, trovi simboli rappresentanti la storia... leoni... draghi... in lotta perenne!
Mostruose figure, simboli e strani macchinari arricchiscono pannelli in legno... lasciati , forse, appositamente nell'oscurità!
Proseguiamo la visita percorrendo via Colleoni fino ad arrivare in piazza Cittadella dove é possibile visitare il museo civico di scienze naturali "Enrico Caffi".
Geologia, paleontologia... archeologia...

etnologia...

e tutto ciò che può essere studiato, tutto ciò che Linneo ha classificato, vi circonderà di forme e colori, potrete perdervi in mezzo agli animali, ai fossili, alle maschere delle culture extraeuropee... che difficilmente trovano una spiegazione...

E i vostri bambini potranno provare curiose sensazioni tattili toccando e cercando di riconoscere tessuti e animali.Bergamo Alta ha ancora tanto da mostrare, per esempio l'orto botanico... purtroppo la pioggia ci ha impedito di proseguire...
ma ci ha anche creato la scusa per tornare ancora una volta...
magari in primavera.

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

mercoledì 30 settembre 2009

L'Italia dei secoli bui - Indro Montanelli

Oggi una semplice frase tratta da "L'Italia dei secoli bui" di Montanelli, sperando che stimoli la discussione:
"In tutti i Paesi e in tutti i tempi la fellonia, il tradimento e lo spergiuro allignano. Ma solo in un Paese privo di etica aristocratica e militare come l'Italia potevano essere codificati in una "guida" alla politica del Principe. "
Anche se so bene che non é corretto estrarre da un discorso una frase e costruirci sopra un castello di commenti, mi interessa sapere cosa ne pensate...
C'é qualcuno disposto a discuterne?
L'Italia é veramente "priva di etica aristocratica e militare"?
Attendo i vostri commenti...

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

martedì 29 settembre 2009

Jamming a Berlino


Chi come me segue lo sport, avrà notato che ai mondiali di atletica a Berlino, adorabile città, l’Italia non è riuscita a beccare neanche una medaglia di bronzo. Altresì, si sarà sbalordito del medagliere della Jamaica.
Caspiterina, a parte il fuoriclasse Usain Bolt che tutti già conoscevamo, tutta la squadra sia femminile che maschile è folta di campioni.
La Jamaica, uno stato di circa 2.500.0000 abitanti, situata in uno dei posti più esotici del mondo, nel mar dei caraibi a pochi Km da Cuba, ha così tanti velocisti.
Andando ad analizzare meglio il medagliere, si evince che mediamente raggiungono prestazioni atletiche di grande potenza sui 100m e 200m. Invece, nessun giamaicano ha partecipato alla maratona, del resto neanche un italiano.
E allora si sente parlare di eugenetica giamaicana, ossia dell’applicazione di quei metodi che portano al perfezionamento della specie umana.
Probabilmente, come racconta Bob Marley nelle sue canzoni, il popolo giamaicano è forte solo perché abituato alla lotta per la sopravvivenza ed investe nello sport. Lui stesso ha avuto 13 figli, altro che sterilità e controllo delle nascite.
Per tornare al nostro paese, in Italia non si investe né sulle nascite, cioè nella famiglia, e neanche nello sport. La stessa Gelmini, continuando a tagliare i fondi alla scuola, non certo incentiva la costruzione di nuove palestre o in ore aggiuntive di educazione fisica nei programmi di studio. Anzi, si insinua l’introduzione dell’insegnamento dei dialetti. Saranno poi più importanti dello sport?

Lo sport fa crescere sani i giovani, sia nel corpo sia nella mente. Un ragazzo adolescente disciplinato nello sport non uscirebbe mai con i suoi amici solo per andarsi ad ubriacare o a fumare cose strane. Perché se anche gli accadesse, starebbe così male che non ne riuscirebbe neanche più a sentire l’olezzo.

E’ inutile, secondo me, vietare la vendita degli alcoolici ai minorenni se invece non si adotta in maniera istituzionale la prevenzione. E' la scuola, in quanto comunità di crescita dei giovani, che deve farsi carico di investire in prevenzione.

Lo sport è sicuramente una chiave di successo.


Marica Di Camillo

lunedì 28 settembre 2009

Berosso, frammenti di storia Caldea: il Diluvio

Precedenti:
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Nel secondo libro si trovava la storia dei dieci re dei Caldei e i periodi di durata di ogni regno, che consiste in tutto di cento venti "sari" o quattrocentotrentadue mila anni, fino al momento del Diluvio, che per Alessandro, elencando i re secondo gli scritti Caldei, avvenne dopo il nono re, Ardates, procedendo verso il decimo chiamato da lui Xisuthrus, in questo modo:
Dopo la morte di Ardates, suo figlio Xisuthrus regnò per diciotto sari. In questo arco di tempo si verificò un grande Diluvio; la cui storia é così descritta. La Deità, Crono, apparve lui in una visione, e lo avvisò che il quindicesimo giorno del mese "Dæsius" ci sarebbe stata una inondazione, dalla quale la razza umana sarebbe stata distrutta.
Egli inoltre gli ingiunse di scrivere una storia dell'inizio, del procedere e della fine di tutte le cose; e di nasconderla nella città del Sole a Sippara; e di costruire un vascello e di portate con lui all'interno i suoi amici e parenti; e di portare a bordo ogni cosa che possa servire alla vita, assieme a tutti i diversi animali, sia uccelli che quadrupedi, e affidarsi senza paura al largo.
Chiese alla Deità: per dove devo salpare? gli venne risposto: "Per gli Dei" dopo egli offrì una preghiera per il bene dell'umanità. Egli dunque obbedì alla divina ammonizione: e costruì un vascello lungo cinque stadi, e due in ampiezza. Al suo interno mise ogni cosa che aveva preparato e alla fine fece salire sua moglie, i figli e gli amici.
Dopo che l'alluvione arrivò sulla terra, e quindi una volta che diminuì, Xisuthrus spedì fuori dal vascello degli uccelli, che, non trovando alcun cibo, né luogo in cui poggiare i piedi, tornò indietro da lui. Dopo un intervallo di alcuni giorni egli li spedì fuori una seconda volta, ed essi tornarono con le zampe sporche di fango. Egli fece un terzo esperimento con questi uccelli, ma essi non tornarono più: da ciò egli dedusse che la superficie della terra era apparsa al di sopra delle acque.
Egli quindi fece una apertura nel vascello, e dunque guardando attentamente si rese conto di essersi arenato su una montagna, dopo ciò egli uscì immediatamente con sua moglie, sua figlia e il pilota. Xisuthrus rese grazie alla terra: e avendo costruito un altare, offrì sacrifici agli dei, e, insieme a coloro che erano usciti dal vascello con lui, svanì.
Coloro che restarono all'interno del vascello, rendendosi conto che i compagni non tornavano, lasciarono il vascello con molti lamenti, e chiamavano continuamente Xisuthrus. Essi non potevano vedere molto ma potevano distinguere la sua voce nell'aria, e lo poterono udire ammonirli di rendere grazie alla religione, e inoltre li informò che grazie alla sua pietà egli fu trasferito a vivere con gli dei e che sua moglie e sua figlia, e il pilota, avevano ottenuto lo stesso onore.
A ciò egli aggiunse che essi sarebbero dovuti tornare a Babilonia e, come era stato ordinato, ricercare gli scritti di Sippara, che essi avrebbero dovuto rendere noto a tutto il genere umano: ancora sul luogo in cui essi si trovavano, si trattava della terra di Armenia. Gli altri, avendo sentito queste parole, offrirono sacrifici agli dei e chiudendo l'anello, viaggiarono verso Babilonia.
Essendosi arenato il vascello in Armenia, una parte di essi restarono sulle montagne di Corcyræan in Armenia, il popolo grattato via il bitume, con il quale era stato ricoperto, e fece uso di questo per la strada come antidoto e amuleto. E quando tornarono a Babilonia, e ritrovarono gli scritti di Sippara, essi costruirono città ed eressero templi e Babilonia fu nuovamente abitata.
E con queste parole termina la prima parte sulla storia dei Caldei...
Se volete leggere qualche altro testo sul Diluvio, eccovi alcuni link ad altri articoli sul diluvio...
Ravana il Re ateo, Gilgamesh e la torre di Babele
L’arca e il diluvio
Ovidio: le metamorfosi e il Diluvio...
Gli errori della storia...
Censorino: sui tempi storici, incerti e favolosi; epoca degli imperatori ed ere egiziane... e l'isola di Ogigia di Omero
Biblioteca di Apollodoro...
Apollodoro: la creazione della razza umana e il Diluvio
Ancora sul diluvio di Deucalione.
Il libro di Enoch... chi era Enoch?

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

domenica 27 settembre 2009

Berosso, frammenti di storia Caldea: da Lucius Cornelius Alexander Polyhistor

Cari lettori, spero che possiate trovare in queste poche righe lo stesso interesse che ho provato io durante la traduzione dall'inglese... ma lascio subito la parola a Lucius Cornelius Alexander Polyhistor che ci parla di Berosso e della sua opera: Storia di Babilonia!
SULLA COSMOGONIA E SUL DILUVIO
Berosso, nel primo libro della sua Storia di Babilonia, ci informa di essere vissuto all'epoca di Alessandro figlio di Filippo. Lui dice che esistevano testimonianze scritte, conservate a Babilonia con gran cura, per un periodo di circa quindici miriadi di anni e che questi scritti contenevano storie del cielo e del mare, della nascita degli uomini; e dei re e delle cose memorabili che essi realizzarono.
Nella prima parte egli descrive Babilonia come un paese situato tra il Tigri e l'Eufrate: in cui abbondava il frumento, l'orzo, l'"ocrus" e il sesamo; nei cui laghi venivano prodotte le radici chiamate "gongre", che venivano usate come cibo, e dal punto di vista nutritivo sono simili all'orzo. C'erano anche alberi di palma e di mele e varietà di frutta, pesci e uccelli, sia semplici volatili sia di quelli che frequentano i laghi. Egli aggiunge che quelle parti del paese che confinavano con l'Arabia erano prive d'acqua e aride; mentre le parti che si stendono dalla parte opposta erano collinose e fertili.

A Babilonia c'era (in quei tempi) un grande ritrovo di persone di varie nazioni, che abitavano la Caldea, e vivevano senza leggi, come le bestie dei campi. Nel primo anno apparve, proveniente dalla parte del mare Eritreo che confina con Babilonia, un animale privo di ragione, di nome Oannes, il cui intero corpo (secondo il racconto di Apollodoro) era quello di un pesce, che sotto la testa di pesce aveva un'altra testa, con al di sotto dei piedi, simili a quelli di un uomo, uniti sotto la coda da pesce. Anche la sua voce e il linguaggio erano articolate ed umane, e una sua rappresentazione é giunta fino ai nostri giorni.
Questo Essere era uso passare il giorno tra gli uomini, senza prendere cibo in quella stagione; ed egli dava loro la comprensione delle lettere e delle scienze e delle arti di ogni tipo. Insegnò loro come costruire città fondare templi, scrivere leggi, e gli spiegò i principi della conoscenza della geometria.
Egli insegnò loro a distinguere i semi della terra e gli mostrò come raccoglierne i frutti, in breve, egli li istruì su ogni cosa che fosse utile a ammorbidire le loro maniere e umanizzare le loro vite. Da allora, niente altro é stato aggiunto che potesse migliorare le sue istruzioni.
E quando il sole tramontava, questo Essere Oannes si ritirava di nuovo nel mare e passava la notte nelle profondità, perché egli era anfibio. Dopo questo apparvero altri animali simili a Oannes, dei quali Berosso si proponeva di parlarne quando sarebbe giunto a raccontare la storia dei re. Inoltre Oannes scrisse sulla generazione dell'umanità e del loro ordinamento civile , e ciò che segue è il riassunto di ciò che egli disse:
"Ci fu un tempo in cui non esisteva niente ma solo oscurità e abissi d'acqua, in cui risiedevano esseri che erano di duplice natura. Apparvero uomini, alcuni dei quali erano dotati di due ali, altri di quattro ali e avevano due facce. Questi avevano un corpo ma due teste: una da uomo ed una da donna: e similmente nei loro vari organi essi erano sia maschi che femmine. Si vedevano altre figure umane con gambe e corna di capre. Alcune avevano piedi da cavallo, mentre altri univano la parte posteriore di un cavallo con il corpo di un uomo, assomigliando alla forma all'ippocentauro. Tori simili erano generati con teste d'uomo; e cani con corpi quadruplici terminati nelle loro estremità con code di pesci; anche cavalli con teste di cani; come pure uomini e altri animali, con teste e corpi di cavalli e code di pesci.
In breve, c'erano creature in cui erano combinati gli arti di ogni specie animale. In aggiunta a questi, pesci, rettili, serpenti, con altri animali mostruosi, i quali assumevano ogni altra forma e fisionomia. Di tutti questi sono conservate le figure nel tempio di Belo a Babilonia.
La persona che esercitava il controllo su di essi era una donna chiamata Omoroca, che in lingua Caldea si dice "Thalatth" e in greco "Thalassa", cioè mare; ma che può essere interpretato anche come "Luna". Le cose stavano così quando arrivò Belo e tagliò la donna in due pezzi: e da una metà formò la terra, dall'altra metà formò i cieli; nello stesso tempo distrusse gli animali che vi erano.
Tutto ciò (egli disse) era una descrizione allegorica della natura. Perciò, essendo l'intero universo pieno di umidità, e gli animali vi sono continuamente generati, la deità summenzionata staccò la sua propria testa: con essa gli altri dei mescolarono il sangue, come esso sgorgava fuori, con la terra; e da ciò furono formati gli uomini.
In questo modo essi sono razionali, e partecipano della divina conoscenza. Questo Belo, che per loro significa Giove, divise l'oscurità e separò i Cieli dalla Terra, e riordinò l'universo. Ma gli animali, non essendo in grado di sopportare la larga diffusione della luce, morirono. Belo, dopo ciò vedendo un vasto spazio libero, pensò alla natura ricca di frutti, comandò uno degli dei di staccarsi la testa e di mischiarne il sangue con la terra e con ciò di formare altri uomini e animali, i quali dovevano essere capaci di respirare l'aria. Belo formò anche le stelle e il sole e la luna e i cinque pianeti. (Tutto ciò, in accordo con quanto detto da Alexander Polyhistor, é il racconto che Berosso fece nel suo primo libro).
Come al solito perdonate, se potete, la traduzione approssimativa... e a presto con il seguito della storia!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

Ricordando...

Il passato...
Chi di noi di tanto in tanto non torna indietro nel tempo?

Il nostro passato é parte del nostro presente e condiziona in un certo qual modo il nostro futuro...
così alcune volte un'esperienza positiva o negativa influenza non solo il nostro futuro ma quello dei nostri amici o della nostra famiglia.

Una parte importante del mio passato ha un nome: "Cenza"... mia nonna da parte di madre.

Nonna Cenza era una donna forte che aveva sofferto tanto... e tutti noi nipoti l'abbiamo sempre adorata...
Voglio ricordarla mentre é intenta a preparare l'impasto del pane... e per i nipoti vi era sempre un piccolo panino speciale!
Quando ci penso mi torna in mente l'odore del pane fragrante, fatto come si faceva un tempo... mi torna in mente il sapore mai più provato...
Sensazioni indimenticabili!

E ogni volta mi torni in mente tu,

Queste poche righe sono dedicate a te, Nonna Cenza...

Grazie per tutto...
Per il passato, per presente... e per il futuro!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

sabato 26 settembre 2009

Riflessioni sul Timeo: adamante...

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Adamante...

Un termine trovato tante volte in tanti testi antichi, tradotto talvolta con il termine "ferro", talaltre con "acciaio", ma utilizzato sempre con riferimento a qualcosa di durissimo e resistente...
Ma cosa significava in antichità, o per lo meno cosa era per Platone l'adamante ce l'ha detto lo stesso Platone in quel testo così bello, così studiato e così oscuro per certi versi, conosciuto col titolo "Timeo".
Forse un giorno affronterò l'impresa di scrivere qualcosa sul Timeo, quello che ho capito dopo averlo letto e riletto, quello che non ho ancora capito... quello che forse Platone voleva dirci, ma ancora non é il momento, per cui se volete aspettate, oppure, ed é il mio consiglio, leggete il Timeo senza farvi spaventare da ciò che non capite...

Ma torniamo dunque al significato di adamante. Platone ne parla nel capitolo XXIV, quando ci parla delle "acque fondibili" cioè di quelle sostanze che in natura non sono liquide ma che lo diventano se sottoposte al calore.
Ma sentiamo cosa ci dice Platone nella traduzione di Giuseppe Fraccaroli, pubblicata dai Fratelli Bocca nel 1906:
"Or di tutte queste, quante abbiamo chiamate acque fondibili, quella che per constare di minutissime e conformissime parti è la più densa, specie semplice, in cui si uniscono il color splendido e il biondo, ricchezza preziosissima, è l'oro, che si fa solido dopo filtrato attraverso la pietra. E il germoglio dell'oro, che per la densità sua durissimo e tinto in nero, fu chiamato adamante."

Ecco dunque cosa intende Platone per adamante, la roccia nativa dell'oro!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

giovedì 24 settembre 2009

Lucio Anneo Seneca: la fine del mondo...

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Oggi ho ripreso in mano il libro di Lucio Anneo Seneca, "Naturales Quaestiones"...
Ho cominciato a sfogliarlo alla ricerca di qualche appunto interessante preso durante la prima lettura... ho ritrovato tante cose interessanti di cui vi ho già parlato nei precedenti articoli, ma ho trovato anche altre cose di cui non vi avevo mai parlato!

Una di queste curiosità é relativa alla fine del mondo...
Seneca [Libro III, 29, 1] ci riferisce di Beroso, interprete delle dottrine di Belo, come colui che asserì che la distruzione del mondo arriva ciclicamente, a causa di diluvi o di conflagrazioni...
Beroso infatti sostiene:
"che il mondo terreno sarà incenerito, allorché tutti gli astri che ora seguono orbite diverse si saranno riuniti sotto il segno del Cancro, disposti lungo una stessa traccia così che una linea retta possa passare attraverso tutti i globi; si verificherà l'inondazione quando la stessa moltitudine di astri si sarà radunata sotto il segno del Capricorno. Il Cancro da luogo al solstizio d'estate, il Capricorno a quello d'inverno: costellazioni che esercitano un grande influsso, dal momento che determinano addirittura le mutazioni dell'anno."

Quando si verificherà il prossimo allineamento?
Chissà...

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

mercoledì 23 settembre 2009

Tito Livio: Evandro ed Ercole nel Lazio

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Tito Livio: la morte di Remo...

Tito Livio: Rea Silvia, la lupa, Romolo e Remo...

Tito Livio: la storia di Roma continua...

Tito Livio: storia di Roma
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Buon sera Maestro,
la disturbo?

Alessandro, qual buon vento... é un po che non ti fai sentire, che fine hai fatto?

Mi perdoni ma mi sono lasciato distogliere dalla tecnologia...
ma ciò che importa é che sono tornato!

Mi fa piacere rivederti... sai, in questi ultimi mesi ho ricevuto veramente poche visite. Forse la storia antica non interessa più a nessuno!

Non dica così, la prego...
la Storia, antica o moderna, avrà sempre i suoi cultori!

Speriamo che tu abbia ragione. Ma veniamo a noi, se sei venuto a trovarmi sicuramente é anche per chiedermi qualcosa, o mi sbaglio?

Non sbaglia Maestro, al di là del piacere di parlare con Lei, sono venuto per approfondire le mie conoscenze... e sono sicuro che Lei ha ancora tanto da insegnarmi!

Non adularmi, non é da te! Piuttosto fammi la domanda e speriamo di avere la risposta...

Bene, allora le chiedo di parlarmi di Ercole e di Evandro e del loro soggiorno nel Lazio.

Ercole ed Evandro... iniziamo da quest'ultimo.
Evandro venne nel Lazio dal Peloponneso, forse profugo dopo la guerra di Troia. Era un uomo istruito e conosceva l'arte della scrittura, ciò gli permise di governare su quei popoli ignari di ogni arte... quando un giorno arrivò Ercole...

Maestro, io ricordo di aver letto qualcosa di un Evandro figlio di Priamo... é forse lo stesso?

Potrebbe darsi Alessandro, potrebbe darsi... ciò che so é il nome della madre, Carmenta, che in quei tempi era venerata come la Sibilla lo divenne poi. Ma lasciami finire, per favore, alla mia età ci vuol poco a perdere il filo!

Mi scusi...

Dunque... dicevo che arrivò Ercole, di ritorno dal compimento di una delle sue fatiche era stato derubato da un pastore che si chiamava Caco e che viveva sulle rive del Tevere. Ercole se ne accorse e lo uccise. Evandro si accorse dell'accaduto e intervenne per capire cosa fosse accaduto. Interrogò Ercole e riconosciutolo come figlio di Giove gli dedicò l'Ara Massima che lo stesso Ercole costruì. Quell'Ara fu affidata alla famiglia dei Potizii perché celebrassero il culto di Ercole...
Credo di averti detto tutto ciò che so, spero sia sufficiente!

Grazie Maestro, sapevo che mi sarebbe stato di aiuto... e se ciò che mi ha detto su Evandro e sulla sua conoscenza della scrittura é vero, ciò potrebbe significare che Iliade ed odissea potrebbero essere state scritte e tramandate molto prima di ciò che si dice...

Grazie Maestro, le auguro una buona serata...

A presto Alessandro, torna a trovarmi presto, ti aspetto!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

domenica 20 settembre 2009

La pubblicità é l'anima del commercio...

Così perlomeno si dice!
Ma é poi vero?
Io non ne sono tanto convinto a dir la verità!
Sarà perché quando vado a far la spesa scelgo secondo criteri di economicità, sarà perché sono poco incline a pagare la marca, sarà perché sono poco influenzabile ma credo proprio che la pubblicità non sia poi così potente!
In ogni caso vorrei fare a tutti voi lettori qualche domanda e magari avere una risposta, per cui vi prego, prendete carta e penna e annotatevi le risposte alle domande che seguono, poi al termine della lettura di questo articolo lasciate un commento con le risposte, ve ne sarò grato!
Dopo queste semplici istruzioni cerchiamo di andare avanti e magari di capire qualcosa di più sulla pubblicità... ma prima di tutto rispondete alla prima domanda:
1. Vi piace la pubblicità televisiva? E se si, qual'é la vostra preferita?
Se consideriamo un prodotto qualunque, é facile capire che a parità di caratteristiche (supponiamo per ipotesi che il prodotto sia addirittura lo stesso!) il prodotto meno pubblicizzato sia anche il più economico! Questo perché "produrlo costa meno" se inserisco le spese pubblicitarie tra le spese di produzione...
ma ecco subito la seconda domanda:
2. Quanto siete disposti a spendere in più (in percentuale) per un prodotto di marca?
La risposta a questa domanda fa capire quale é il vero valore della notorietà associata alla marca, e la pubblicità, almeno in parte, influisce sulla notorietà!
Terza e ultima domanda, date uno sguardo alla pubblicità che vi colpisce di più in questo istante (su internet, sulla rivista che avete affianco, sul programma TV che intravedete mentre leggete questo articolo!)...
3. Cosa vi colpisce della pubblicità?

Ora mi fermo, aspetto le vostre risposte... e poi proseguiamo!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

Plutarco: perché la Giustizia Divina punisce tardi

Cari amici e lettori,
avendo or ora terminato la lettura del saggio di Plutarco sulla Giustizia Divina e pensando che vi siano tante cose interessanti per uno studioso di storia e costumi dell'antichità, ho pensato di lasciare una breve traccia degli argomenti che vi sono trattati così da invogliare alla lettura del testo che é tra l'altro breve e di facile comprensione.
Plutarco inizia il suo testo parlando dell'epicureismo e di come tale dottrina sia assolutamente poco seria... ma queste sono dispute tra filosofi e lasciamole ai filosofi!
L'argomento del saggio é la Giustizia Divina (e anche quella terrena in quanto parte esecutiva!). Dopo alcuni esempi legati alla storia, Plutarco afferma che la giustizia divina arriva sempre al momento giusto, anche se l'uomo non sempre é in grado di capirlo. Talvolta la Giustizia Divina colpisce indirettamente il colpevole, agendo sui suoi successori...
Plutarco sostiene inoltre che sia necessario non agire immediatamente sulla scia di un torto subito ma agire con calma... e tal proposito ci dice che l'autocontrollo é la vera forza dell'uomo. Uno degli esempi è riferito ad Archita di Taranto che essendo arrabbiato verso i suoi servi non li punì in quanto il suo stato d'ira non gli consentiva di essere giusto, così li apostrofò: "Ritenetevi fortunati che io sia in collera!"
Plutarco é ricco di riferimenti a personaggi e popoli, tra questi i Cartaginesi. Plutarco sostiene che i Cartaginesi adoravano Saturno e che il rito prevedesse lo sgozzamento dei figli di fronte alle madri, da compiere ai piedi della statua di Saturno... per non perdere l'onore la madre non doveva piangere!
Interessante la figura usata da Plutarco e ripresa dagli antichi secondo cui "la punizione é zoppa" infatti:
"Gli antichi, con un'immagine efficace e geniale, dicevano che la punizione é zoppa, per indicare ch'essa non raggiunge mai subito il colpevole, ma non cessa mai d'inseguirlo; il rumore dei suoi passi, che noi chiamiamo rimorso, tormenta senza tregua il colpevole e il momento in cui lo raggiunge non é altro che la fine del supplizio."
Interessanti riferimenti al diritto degli Eraclidi di portare la corona e ancora più interessanti riferimenti alla ereditarietà di certe malattie all'interno della stessa famiglia.
Ma credo proprio che , se ancora non avete trovato niente che vi spinga a leggere l'opera, potrete trovarlo nella parte finale, la storia di Tespesio... uomo cattivo che cambia vita dopo un incidente. La sua anima, o parte di essa, viene condotta a visitare il regno dei più e qui gli viene mostrato, come in una Divina Commedia di duemila anni fa, cosa attende le anime nell'aldilà...

E con questo credo proprio di aver terminato, a chi é interessato dunque, auguro una buona lettura!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO


sabato 19 settembre 2009

Plutarco e la Giustizia Divina...

Plutarco di Cheronea, tra le sue innumerevoli opere ha scritto "De sera Numinis vindicta" ovvero: "Perché la Giustizia Divina punisce tardi", un trattato in cui affronta per l'appunto il problema della giustizia divina.
Interessante lettura serale...
Plutarco utilizza una serie di esempi storici per affermare che la Giustizia Divina agisce secondo tempi che non sono quelli dell'uomo e che tengono conto di cose che l'uomo non capisce e non conosce...
Ma non voglio tediarvi per cui vi invito semplicemente a leggere questa frase, che mi sembra rappresenti bene il concetto:

"Gli antichi, con un'immagine efficace e geniale, dicevano che la punizione é zoppa, per indicare ch'essa non raggiunge mai subito il colpevole, ma non cessa mai d'inseguirlo; il rumore dei suoi passi, che noi chiamiamo rimorso, tormenta senza tregua il colpevole e il momento in cui lo raggiunge non é altro che la fine del supplizio."

Credo ci sia veramente poco da aggiungere alla saggezza degli antichi!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

Simondo de Sismondi: storia delle Repubbliche Italiane

La lettura del testo del Sismondi diventa sempre più interessante...
La prima edizione uscì nel 1818 o giù di lì ma arrivò in Italia, inizialmente, solo in traduzioni non ufficiali in quanto ne fu proibita la pubblicazione. L'edizione che ho tra le mani é del 1850, traduzione dell'edizione francese del 1836... ma tutti questi dati poco interessano al lettore!
L'italiano utilizzato é quello della metà dell'800 ma non per questo meno interessante!
Ma come al solito, preferisco lasciare la parola all'autore che in questo punto ci racconta alcune cose sui sistemi giudiziari del periodo da lui chiamato "Lombardo" e che noi chiamiamo "longobardo".

"Bel privilegio aveano le nazioni settentrionali conservato ai cittadini, la libera scelta cioè di sottomettersi alle leggi dei loro maggiori, o pure a quelle che trovassero più conformi alle proprie nozioni di giustizia e di libertà.Presso i lombardi trovavansi in vigore sei corpi di leggi; la legislazione romana, lombarda, salica, ripuaria, alemanna e bavara; e le parti nell'incominciar de' processi dichiaravano ai giudici che viveano, e voleano esser giudicate secondo la tal o tal altra legge."

Immaginate oggi cosa accadrebbe... già così gli avvocati la fanno da padrone!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

venerdì 18 settembre 2009

Invito a scrivere...

Cari amici e lettori,
vi porto via solo pochi istanti per chiedervi di aiutarmi!
Non chiedo soldi, non chiedo beni materiali, non chiedo neanche elogi o premi...
chiedo semplicemente un po di impegno!
Se siete dei lettori vi chiedo di provare a scrivere, se siete degli sportivi vi chiedo di provare a scrivere, se siete degli studenti vi chiedo di provare a scrivere...
Vi chiederete perché questa richiesta... semplice, penso che scrivere aiuti a capire, se si é capaci di scrivere la storia significa che si é studiato e che si é capito... se si é in grado di scrivere una poesia significa che si ha un'anima e che si provano sentimenti... se si é in grado di scrivere un racconto significa che si ha una buona immaginazione e l'immaginazione aiuta a vivere meglio!
Dunque scrivete, scrivete, scrivete...

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO