Traduttore automatico - Read this site in another language

giovedì 21 gennaio 2010

Misteri di Calabria

Storia, miti, leggende e fonti letterarie per raccontare una terra antica e affascinante

Con la scoperta di alcuni megaliti vicino una località chiamata Nardodipace, possiamo iniziare il nostro viaggio per affrontare una questione mai molto approfondita, i primi abitatori della Calabria.
Vi ricordo che con questo nome in tempi molto antichi però si indicava la penisola salentina, terra dei Messapi, alcuni gruppi dei quali, chiamati Calabri, si spostarono nella regione, assumendo il nome di Calabria in maniera definitiva in epoca bizantina, dopo essere stata, nella sua estremità meridionale, chiamtaa Italia.

Gli Italioti o gli Itali, non furono i soli abitanti del luogo, perché in diversi periodi, momenti, questa terra fu invasa dai Siculi, dai Morgeti, dai Tirreni, Oschi, Opici, Iapigi, Enotri, Caoni, Bruzi, Ausoni, Aurunci, e altri..
I megaliti, potrebbero ricollegarci proprio alla civiltà degli Aurunci?
Chi erano?
Un antico popolo iperboreo che, secondo alcuni studiosi, forse invase la Britannia portando con sé il culto stellare di Stonehenge (Beinstein, Pietra del Signore), e che si sarebbe stanziato, in epoche preistoriche, in diverse località del mediterraneo.
A Nardodipace come a Malta avrebbe lasciato la sua impronta megalitica…

Dietro il mito locale del culto della Pietra del Signore, come anche in quello più fiabesco della chioccia dai pulcini d’oro, dei sacrifici umani, in particolare di neonati, e di tesori custoditi da demoni terioformi, si nasconderebbe l’occulta origine architettonica di strutture sepolcrali o di culto che potevano rappresentare delle mistiche soglie verso dimensioni ignote.

Tali strutture granitiche dette “a porta”, costituite da due pilastri sormontati da un’architrave, che molto ricordano i dolmen eretti dai Celti, cioè le mura megalitiche della civiltà micenea o dell’omerica Troia ( e forse di Templi di altre civiltà note), sono una chiara testimonianza di una cultura che aveva conoscenze avanzate nella lavorazione della pietra e degli incastri litici.

Cos’è la Pietra del Signore?

E’ una pietra che pesa circa 200 tonnellate ed i pilastri rocciosi sono alti circa 6 metri.
Una presenza che ben rappresenta quelle popolazioni che oltre cinquemila anni fa, si insediarono in un’area che va da Nardodipace a Stilo, da Serra San Bruno alla Ferdinandea, in una zona chiamata Piana di ciano. (questa parte si può rivedere, magari indicando in generale questa zona solo come Piana di Ciano).

Le domande sono tante, che si sia trattato di mura di cinta per proteggere una comunità o forse di edifici di culto, il mistero della loro presenza non si altera e rimane vivo. Tutte le ipotesi e le suggestioni che si mescolano agli interrogativi vengono inseriti nell’immaginario collettivo, nei miti, nei racconti fiabeschi. Dietro la cultura solare legata all’antica scienza della stirpe auruncica, oppure ausonica, che ha lasciato delle tracce megalitiche, si celebrerebbero forse i segreti più remoti della cività degli antichi Sumeri. (Shumer da Schem-ur, il popolo dello Schem, la pietra celeste).

Chi erano questi uomini?

Questa stirpe iperborea, apparsa sulla terra in epoca neolitica, era la depositaria della gnosi sapienziale e della sacra scienza che dalla Mesopotamia giunse fino al sud Italia.
Tant’è vero che l’anagramma dello stesso nome di Calabria, Air Balak, significa appunto Asia Superiore, ovvero Stirpe Iperborea.

Chi erano gli Aurunci e gli Ausoni?

Si definivano figli del sole, e che avrebbero invaso la Bretannia con il loro culto, attraversarono anche il filone mitologico di Brettium, e che coniugarono il loro sangue con la dinastia di Enea ed Ascanio che si vantava di essere stata generata dal lampo e dal tuono, come il figlio mostruoso di Vulcano, Broteo.

I Brezi o i Bruzi

Questi, costituivano una popolazione che si stabilì intorno al IV sec. a. C. nella zona più meridionale della penisola, arroccandosi sulle montagne, in quanto le coste erano occupate dalle colonie megalo-elleniche. Combatterono contro Alessandro d’Epiro e successivamente contro Agatocle di Siracusa, riuscendo così ad ottenere l’indipendenza.
Il loro centro più importante sembra fosse Numestro, l’attuale Nicastro. Appartenevano alle genti lucane; i greci li chiamavano brittici, mentre i latini li dileggiavano con il termine di bruttii, o bruttates. Ma la voce Brezia o Brittia deriverebbe dal celtico Bret, foresta, o meglio dal caldeo brot, resina, ovvero ancora dal siriano brut, pasta resinosa. Ma anche la voce Calabria potrebbe derivare dall’ebraico caleb, che significa resina, in quanto il suo suolo era ricoperto da fittissime foreste di piante resinose. E calabri vennero definiti gli appartenenti ad uno dei due gruppi in cui si divideva il popolo dei Messapi, di origine greca.

Secondo un’ipotesi tanto affascinante quanto però non supportata da prove scientifiche, i culti post-diluviani, da alcuni definiti venusiani, dei popoli aramaici, discendenti di Noè e di Aschenez, sarebbero stati comuni sia ai greci della Megalo Ellade che ai Celti. Per cui la mistica della venus Genetrix, la madre di Enea, e della regia stirpe Beinstein, avrebbe avuto una sua continuazione proprio nel meridione d’Italia nei normanni e nei Veblinghen, attraverso la genealogia dei principi bizantini Puoti, discendenti di Davide ed aventi per stemma araldico proprio il suo leone.

Le testimonianze megalitiche post-diluviane sarebbero per lo più una sorta di drammatizzazione planimetrica di costellazioni in cui è simbolicamente dischiusa la soglia del mito. Queste architetture celano una conoscenza indubbiamente superiore per l’epoca neolitica, quale quella che solo una stirpe eletta poteva custodire sulla terra.

Quella gnosi fu racchiusa nel sigillo della sacra Scienza, dapprima dai Sumeri, in seguito da quanti vennero ad ereditare la custodia dei culti misterici e della luce della civiltà, dagli antichi egizi ai greci, dai Celti ai Romani, e così via di seguito. Le pietre giganti, lavorate da mani umane, riporterebbero così alla dinastia trascendente dei Veiblinghen, e le Pietre del Signore altro non sarebbero che una manifestazione del culto divino e della stirpe reale.

Il termine Veib, con cui era indicata anche l’antica Vibo, rinominata poi Monteleone, richiama anche il mito del Monte di Venere, di quella Venus Genetrix, fattrice della stirpe divina dei regnanti, implicitamente stigmatizzata dalla chioccia dalle uova d’oro di Teodolinda di Bisanzio. La mitologia classica ci narra di Ausonio, figlio di Ulisse e di Calipso, (la ninfa dai bei ricci), che sarebbe stato il capostipite di una tribù meridionale degli Umbri, gli Ausoni, che per un certo periodo avrebbero dato il loro nome all’intera penisola, detta pertanto Ausonia, ed ancora al mare che bagna la costa calabra. Nell’età del ferro abitavano il Sannio, ed i latini li definivano Osci, cioè operosi mentre i greci li chiamavano Opici e li ritenevano Osci che si erano riuniti ai Sanniti, anche se in origine doveva trattarsi di gente di lingua indoeuropea, affine agli Ausoni, algi Etruschi, ai Latini ed ai Siculi.

Per Aristotele Oschi o Opici, Aurunci ed Ausoni erano la medesima popolazione. La voce Opici o Opigia, deriva dal greco Ops, terra, che per i Romani era la divinità consorte del dio Saturno. Le altre etimologie si riferiscono ad Ofs, che invece significa serpente, e ci rammenta i culti ofidiani descritti nella Bibbia ed ancora presenti nel centro-Italia ( esempio Cucullo), mentre nell’etimo, penke, riconduce alla pece, la pasta resinosa più volte citata.

Gli Aurunci sarebbero emigrati in parte nel Lazio, in parte in Campania, dove vengono ricordati dall’etimo della città di Sessa Aurunca. Nel V sec. a. C., dal Gargano discesero i lapigi provenienti dall’Illiria e dall’Epiro, ed in Calabria si confusero con i Messapi di origine ellenica.

Gli itali o Italioti, invece appartenevano ad un unico ceppo, che secondo Aristotele, traeva la sua etimologia dal nome del re degli Enotri, Italo, il quale civilizzò il suo popolo, fornendogli ordini e leggi, facendolo uscire dal selvaggio mondo dei boschi incolti, ed istruendolo nell’arte dell’agricoltura. Pertanto viene considerato il primo re dell’Italia di allora.

Secondo Antioco Siracusano, però, la parola Italia apparve per la prima volta in un trattato di pace con i Tarantini. Il nome deriverebbe da Vitelia o Vitola, per via di un episodio, relativa ad una delle dodici fatiche di Ercole. L’eroe vi avrebbe smarrito uno dei vitelli degli armenti di Gerione, in greco anche chiamato Italos, che, come sostiene Varrone nel “de Re Rustica”, vuol dire toro.

Ercole, poi, nell’idioma egizio, corrisponde a Con, il nome stesso di quella misteriosa popolazione, i Caoni, della quale sarebbe potuto essere identificato come un progenitore. Per altri invece, l’eroe eponimo sarebbe potuto essere Caone, figlio di Priamo ed Ecuba, nonché fratello dell’indovino Eleno, il quale avrebbe generato quelle genti provenienti dall’Epiro nord-occidentale, e precisamente da quella regione che da loro era detta Caonia,. I greci li definivano Xaones ed i latini Chaones, ma il loro nome deriverebbe da Kon, valente, robusto, da Kannen o da Kama, valore, potere.

Molto più complicato e contorto il loro legame con i lucani (Lu-Caoni) e con gli Enotri. I quali ultimi discendevano dal figlio di Cillene e di Licaone (Li-Caone), il re d’Arcadia, Enotrio, che era venuto ad occupare l’estremità della penisola. Inizialmente si stabilirono nella fascia che unisce il Golfo di Squillace a quello di S.Eufemia. L’etimologia greca riconduce al vino, quella ebraica alla pece.

Per altri autori, l’etimo Italia è da considerare una derivazione dal fenicio Itar, pece, per via della ricchezza delle foreste che ricoprivano le cime del pollino, della Sila, delle Serre e dell’Aspromonte e che fornivano ai Romani la resina per calata fare le navi della loro flotta.

Gli Itali occuparono in un primo tempo solo una piccola parte della regione. I Romani estesero il territorio della cosiddetta Italia sino a comprenderla per intero. Nel III a.C. racchiudeva tutta la parte peninsulare dell’Arno sino allo Stretto di Messina, e nel 42 a. C. arrivò a designare tutta la penisola di qua delle Alpi.

I Morgeti, origini.

Appartenevano ad un’antica popolazione che, dapprima coabitò con i Siculi nella parte meridionale del Bruzio, e che poi trasmigrò in Sicilia, lasciando nella provincia più meridionale il toponimo di San Giorgio Morgeto. I Siculi di stirpe indoeuropea, si erano stabiliti in Lucania ed in Calabria nel II millennio a. C.
Avendo invaso le terre degli Oschi e degli Aurunci, ne vennero scacciati, sospinti verso il mare e costretti all’attraversamento dello Stretto, procurando il nome all’isola dirimpettaia.

I Siculi erano considerati Tirreni ed in un una delle favole di Igino, come nelle Metamorfosi di Ovidio, si racconta di uno scherzo perpetrato da alcuni marinai Tirreni a Bacco ubriaco ed appisolato sulle rive del mare calabro. La furia del dio deriso li costrinse a buttarsi in acqua, perché sulla spiaggia si erano radunate le feroci belve del suo seguito. Il mar Tirreno trarrebbe tale definizione da questo episodio. Ma per i Greci, sostanzialmente, i Tirreni corrispondevano agli Etruschi ed erano molto presumibilmente dei Pelasgi provenienti dalla Lidia, l’antica regione dell’Asia minore.

Dionigi d’Alicarnasso racconta che gruppi di Arcadi guidati da Enotrio e da Paucenzio, sarebbero approdati sulle rive dello Ionio, già prima della guerra di Troia. Altre possibili origini degli Enotri riporterebbero alla Tessaglia, o all’Argolide, all’Etipia o, più in generale, all’Africa, oppure al popolo dei Sabini. Ferecide difatti era del parere che gli Enotri fossero di origine pelasgica, la cui etimologia riconduce a Phaleg, dispersione, cioè erranti, o emigrati.

I pelasgi, del resto, vengono ritenuti certamente i primi ed i più antichi abitanti della Calabria. In quanto sarebbero approdati sul nostro litorale subito dopo il diluvio di Deucalione, ben tre secoli avanti la distruzione di troia. Venivano dall’oriente, dalle zone centrali dell’Asia o dai golfi arabico e persico per alcuni, per altri nella direzione opposta, per altri ancora discendevano da settentrione, la regione iperborea, ma c’è chi propende ad accomunarli ai Celti o agli Sciti, che parlavano una lingua derivata dal sanscrito. Il loro capostipite, la mitologia classica lo identifica in Pelasgo, re d’Arcadia, il quale generò il Licaone, fondatore di Licosura, che sarebbe stata la prima città del mondo. Licaone, tra i suoi numerosi figli avrebbe avuto anche Megisto e Callisto, la più grande e la più bella, connesse con il tema mitologico di Artemide Brauronia, divinità degli orsi, essendo state trasferite entrambe queste denominazioni alle costellazioni dell’Orsa Maggiore e Minore.

Artemide Brauronia veniva venerata sotto l’aspetto di Orsa, quale progenitrice degli Arcadi, i quali pretendevano di discendere da un accoppiamento della vergine con lo stesso Giove. Ovidio narra comunque di come il sommo Dio si fosse invaghito della bellezza di Callisto, identificabile con la stessa Artemide, e di come lei fosse piuttosto ritrosa alle sue profferte d’amore. Per ingannarla, l’astuta divinità dell’Olimpo, lei si sarebbe avvicinato sotto le spoglie femminili della dea, la quale era adusa a dedicarle carezze piuttosto approfondite. Ma la vera virago, poiché impersona la natura incontaminata, vergine per antonomasia, proprio a causa di questa imprudenza e del relativo contagio sessuale, la allontanò dal suo seguito.

Nel bosco Callisto partorì Arcade, e quindi Giunone, per gelosia, trasformò la puerpera in Orsa. Arcade, maggiorenne la cacciò, ma nel momento di sopprimerne le forme bestiali, venne tramutato nella costellazione di Boote. Giunone fece in modo che la rivale non venisse mai accolta da Oceano e Teti. E difatti l’Orsa Maggiore, che si trova in posizione polare, non conosce tramonti, come conferma Omero nell’Odissea: “… e l’Orsa, che detta è pure il carro, e là si gira, guardando in Orione, e sola nel liquido Oceàn sdegna lavarsi”.
Il mito, anche in questo caso, adombra il distacco che sarebbe avvenuto in tempi, di cui si è persa memoria, tra la regione iperborea e l’area mediterranea.

Fabio Storino

mercoledì 20 gennaio 2010

Nuova iscrizione di Lemnos, isola greca dell’Egeo nord orientale

La Scuola Archeologica Italiana di Atene (attiva fin dal 1926), nel corso degli scavi dell’Eforia al teatro di Efestia, come ebbe a dichiarare il suo direttore, il prof. Emanuele Greco, nel Notiziario, Anno V, n° 2, ottobre 2006 – marzo 2007 «annuncia la recente scoperta di una “compagna” della stele di Kaminia».

Nell’abstract, ad essa dedicato dal prof. Carlo de Simone1, si rileva come: «la nuova iscrizione tirsenica di Efestia si presenta incisa frontalmente sullo zoccolo rettangolare rialzato […] sostenente direttamente l’oggetto/anathema oggi perduto, zoccolo misurante cm. 50 di lunghezza e cm. 13,05 di altezza».

Il de Simone aggiunge che l’iscrizione, realizzata bustrophedon, è disposta su due linee, essendo le lettere in numero di 26. Particolare che molto desta la curiosità di profani come noi, si rileva da quanto segue:

«Una caratteristica di questa realizzazione epigrafica consiste nel fatto che la prima riga testuale è propriamente, dal punto di vista della intenzione comunicativa, la seconda: il testo va letto indubbiamente bustrophedon partendo dal basso, appunto dalla seconda riga».

La stessa isola (sulla quale, lo ricordiamo, trovasi lo straordinario toponimo di Sardes (1) posto ad indicare propriamente un esistente villaggio) aveva restituito nel 1886, la ormai famosa stele di Kaminia, trovata inserita nel muro della chiesa di Sant’Alessandro. La stele rappresentava incisa la testa di un “guerriero” con in mano una lancia e due iscrizioni: la prima eseguita attorno alla testa del personaggio e la seconda lungo un margine della stele. Da una libera resa della stessa seconda iscrizione, si nota due volte, la menzione di un personaggio che viene chiamato Karales (2).

I numeri (1) Sardes ≡ Sardegna e (2) Karales ≡ attuale capoluogo della Sardegna, sono provocatoriamente posti ad indicare un possibile percorso di ricerca.

1 A. Archontidou, C. de Simone, E. Greco -2009- Gli scavi di Efestia e la nuova iscrizione “tirsenica”, in Scuola Archeologica Italiana di Atene, Tripodes 11, Estratto.


Mikkelj Tzoroddu


martedì 19 gennaio 2010

Quann stè trist...

Quann stè trist na pinzànn sul a te...
nè a li cristia(é)n,
ma pienz a quidd
ca na tènin da mangiè.
Si tu stè cuntent, na pinzann a te sul...
manc a li cumpagn tu
ma pienz a quidd
ca na sàpn ce cos ete la cuntentezz.
Ci si puvriedd e ci stè meggh
ma pienz ca stone cristia(è)nca ston a mòrn

tradotta da
Rosa Cassese

Als je verdrietig bent ...

Wanneer je verdrietig bent niet aan te denken om jezelf ...
of om uw mensen,
maar denk van al die
niet te eten.

Als je gelukkig bent, niet denken over jezelf ...
of je vrienden
maar denk van die
weet niet wat geluk is.

Als je arm of rijk,
niet denken over wie beter is
maar denkt dat er mensen sterven ...

tradotta da
Nadia Conti

Ando ses arraiolau

Ando ses arraiolau non pesces a tive ibbia
mancu a sos tuos
ma pescia a tottu ussos
i non tenene itte mandihare...

si ses alligru non pesces a tive ibbia
o a sos ammihos tuos
ma pescia a ussos
i s'allegria non bi lìana mai onnotta...


si ses benistante o miseru
non pesces a ie ista mengius
ma pescia i ba gente morinde de gana..

tradotta da
Luca Lapia

ja tu esi skumjs, par sevi nedoma

ja tu esi skumjs, par sevi nedoma
vai saviem tuvakajiem,
bet doma vienatne, tie neprasa est.
ja tu priecigs esi,
nedoma par sevi...
vai par saviem draugiem
bet doma par kadu,
kurs nezina laimi.
ja tu nabags vai bagats esi,
doma par cilvekiem, kuriem labak klajas,
bet doma, ka ir cilveki, kuri mirst.

grazie a
Luca Monaco

Gdy jesteś smutny...

Gdy jesteś smutny, nie myśl o sobie...
ani o znajomych,
ale pomyśl o tych, którzy nie mają co jeść.
Gdy jesteś radosny,
nie myśl o sobie
lub o twoich przyjaciołach
ale pomyśl o tych,
którzy nie znają szczęścia.
Gdy jesteś bogaty lub biedny
pomyśl o ludziach, którzy mają lepiej
ale pomyśl również, że są ludzie, którzy umierają.

grazie a
Luca Monaco

Quannu sì tristi

Quannu sì tristi non pinzari a tia...
e mancu a la genti to,
ma penza a chiddi
ca nun hannu zoccu manciari.

Siddu sì filici, non pinzari a tia...
e mancu a l'amici toi
ma penza a chiddi
ca nun sannu zocch'è la filicità.

Siddu sì minnicu o riccu
nun pinzari a cu' sta chiu' megghiu
ma penza ca c'è genti ca sta murennu...

tradotta da
Tanto Per Campà

Si stai triste…..

Si stai triste, nun penzà a te
Nun penzà a chi te sta attorno,
Ma pienze a chi
nun tene che magnà.

Si stai triste nun penzà a te
nè ‘e cumpagne comme a te,
Ma penza ‘a gente
che nun conosce ‘a felicità.

Se si ricco o puveriello
Nun penzà a chi sta meglio
pienze, invece a chi sta murenno

tradotta da
Roberto Boccalatte

Wenn Du traurig bist ...

Wenn Du traurig bist, an dich selbst nicht denken...
oder Deinen Menschen,
aber denk mal allen, die nicht zu essen haben.
Wenn du froh bist,
an dich selbst nicht denken...
oder Deinen Freunde
aber denk mal jenen,
die das Glück nicht wissen.
Wenn Du arm oder reich bist,
denk mal an den Menschen, die besser stehen,
aber denk mal, dass es Menschen gibt, die sterben.

tradotta da
Luca MONACO

Quan estiguis trist ...

Quan estàs trist no pensar a tu ...
o per al seu poble,
però crec de tots els
que no tenen per menjar.

Si ets feliç, no pensar en tu ...
o als teus amics
però pensar en els
que no saben el que és la felicitat.

Si vostè és pobre o ric,
no pensar en que és millor
però pensa que hi ha persones que moren ...

traduzione di
Giovannina Pietraroia

Quando você estiver triste ...

Quando você estiver triste para não pensar em você ...
ou para o seu povo,
mas acho que de todos aqueles
que não têm para comer.

Se você estiver feliz, não para pensar a si mesmo ...
ou a seus amigos
mas acho que dessas
que não sabem o que é felicidade.

Se você é pobre ou rico,
Não pense que é melhor
mas pensa que há pessoas morrendo ...

traduzione di
Giovannina Pietraroia

Cuando estas triste.....

Cuando estes triste no pienses en ti mismo...
ni en tu gente,
piensa en todos aquellos
que no tienen que comer.

Si eres feliz, no pienses en ti mismo...
ni en tus amigos
piensa solo en aquellos
que no saben que es la felicidad.

Si eres pobre o rico,
no pienses en quien està mejor
piensa solo que hay gente que està muriendo..."

tradotta da
Giovannina PIETRAROIA

Quand tu es triste...

Quand tu es triste ne pense pas à toi-même...
ni à tes gens,
mais pense à tous ceux
qui n'ont pas à manger.

Si tu es heureux, ne pense pas à toi-même...
ni à tes amis
mais pense à ceux
qui ne savent pas ce qu'est le bonheur.

Si tu es pauvre ou riche,
ne pense pas à qui vit mieux que toi,
mais pense qu'il y a des gens qui sont en train de mourir...

traduzione di
Ennio Salomoni

domenica 17 gennaio 2010

Aulo Gellio... insegnamento di vita

Aulo Gellio (Notti Attiche, XVI, 1) ci riporta un detto da lui stesso definito "pieno di verità" e io faccio lo stesso, semplicemente usando una tecnologia che lui non conosceva, riporto nel mio zibaldone elettronico quel detto antico, scritto dal filosofo Musonio e prima di lui con diverse parole da Marco Catone.

"Se tu fai con fatica qualcosa di nobile, la fatica se ne va, ma ciò che é nobile rimane. Se tu fai con piacere qualcosa di vergognoso, il piacere se ne va, la vergogna rimane".

Credo valga sempre la pena, di fronte ad una frase di questo genere, fermarsi un attimo, riflettere... e poi iniziare ad agire secondo la regola indicata!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

sabato 16 gennaio 2010

Italia... cassa integrazione e assistenzialismo.

Questo breve post non vuol essere un esame particolareggiato della nostra situazione in materia di cassa integrazione e assistenzialismo ma solo una mia sensazione o considerazione generale che, in quanto tale, potrebbe anche risultare sbagliata.
Considerate dunque ciò che dico come una semplice opinione non supportata, al momento, da prove o fatti.

Penso che uno Stato serio dovrebbe garantire a tutti i cittadini un lavoro con cui poter vivere in modo dignitoso... cosa che peraltro prevede la nostra Costituzione.
Penso che tutti i lavori onesti siano dignitosi
Ritengo che sia compito di ogni cittadino il cercare un lavoro al fine di contribuire al sostentamento della propria famiglia e più in generale allo sviluppo della società...
Sono convinto che l'assistenzialismo spinto dello Stato sia un danno in quanto toglie ai cittadini la voglia di lavorare, se ciò dura troppo a lungo!

Detto ciò, quando i nostri politici capiranno che ciò che occorre all'Italia é l'esempio (nel lavoro come in tutte le cose) e loro devono essere i primi irreprensibili sotto tutti i punti di vista... quando capiranno che le loro discussioni inutili sulla necessità o meno delle riforme (tanto nessuno capisce più cosa intendano con riforme!)... quando la smetteranno di litigare in Parlamento, di corrompere ed essere corrotti, di agire per i propri interessi in vece che per quelli della società, quando insomma cominceranno nell'amministrazione della cosa pubblica a comportarsi correttamente e come si diceva un tempo... "come il buon padre di famiglia", bene, allora e solo allora la loro italia sarà anche la mia Italia!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

Italia... da dove si deve ricominciare?

Inghilterra, fine del 1600: Giacomo II decide di cambiare la rotta politica a favore del papato di Roma.

Come influenzare i propri funzionari?

Tramite le istituzioni scolastiche ed universitarie... meditate gente, meditate!

Se si vuol cambiare lo si fa dalle scuole!

E allora cosa aspettiamo in Italia, che lo Stato non esista più? Mi pare sia ormai sotto gli occhi di tutti il decadimento etico e morale della nostra società eppure, cosa si sta facendo ai piani alti per rimediare?

Assolutamente niente!

Rimbocchiamoci le maniche ed iniziamo a lavorare tutti e seriamente per cercare di salvare l'Italia e non per distruggerla definitivamente...

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

Il male...

Il male non ci abbronza lentamente
come al pallido sole primaverile...

ma ci brucia irrimediabilmente...
fin nel profondo dell'anima!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

venerdì 15 gennaio 2010

Una simpatica critica alla Tv...

Cercherò di essere gentile e di esprimermi nel modo più civile possibile, nonostante la voglia quasi irrefrenabile di usare gli stessi metodi e lo stesso linguaggio di quei poveri i...i (nove lettere!) che non fanno altro che litigare, urlare, sbraitare senza arte né grazia protetti da quel diabolico dispositivo catodico (un tempo!) che non trasmette altro (quasi!) che s...a (dieci lettere!).
Spero che possiate capire cosa intendo!
Spero inoltre che condividiate la mia opinione e il modo educato e simpatico di mandare tutti a... "girar per paesi sconosciuti ai più ma non a tutti!"

Cari amici, cordiali saluti...
e ricordate, la Tv é di tutti... ma non per tutti!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

Lo Stato e i giochi a premi...

Che cosa pensare di un Paese in cui lo Stato consente a tutti, anzi, spinge tutti a credere nell'illusoria fortuna di un gratta e vinci o di un concorso a premi?

Ecco uno dei grossi problemi del nostro Stato: per poter incassare soldi facili dalle scommesse, gratta e vinci, giochi a premi di vario genere vengono pubblicizzati ogni giorno, ogni minuto, su ogni tipo di media!

Chi conosce come funzionano questi giochi sa bene che l'unico che ci guadagna é il banco, nel nostro caso lo Stato e le società che gestiscono i giochi... ma é poi vero che lo stato ci guadagna?

Io credo di no! I giochi di questo genere purtroppo hanno il brutto vizio di diventare come una droga, chi gioca lo farà sempre e spenderà sempre di più!

Ma non é tutto, dal punto di vista morale ed etico, il gioco é deleterio perché spinge la gente verso l'illusione che si possa diventare ricchi senza il sudore della propria fronte!

Il mio Stato ideale, chiaramente non l'Italia, proibisce questi giochi e incita i propri cittadini al lavoro e non alle vane speranze!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

lunedì 11 gennaio 2010

Sull'origine del termine "Italia"

Tempo addietro ho letto da qualche parte (e, come mi accade sempre più spesso, non ricordo dove!) che l'Italia prese il nome da un personaggio famoso di nome Italo che regnò in antichità...
Ma giusto ieri ho letto un brano di Aulo Gellio in cui l'autore riporta una diversa origine del nome.
Aulo Gellio ci dice che le sue informazioni sono tratte dalle "Storie" dello storico Timeo e dalle "Antichità Umane" di Marco Varrone. Questi due autori affermarono che il paese d'Italia trasse il suo nome dal fatto che in antichità il territorio d'Italia era ricco di mandrie di buoi che in greco arcaico si chiamavano "italoi"...

Chi può dire se sia vero?!?

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

domenica 10 gennaio 2010

La vita che vogliamo...

La vita é un viaggio al buio...

giorno dopo giorno ti costruisci la strada che vuoi!



E' chiaro, di tanto in tanto si presentano dei bivi e degli ostacoli,

ma forza e ragione ti aiutano a superarli...

ed andare avanti verso la vita che vuoi costruirti!

E con un po di fortuna...


Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

Aulo Gellio... curiosità su Platone

Aulo Gellio é veramente una fonte inestimabile di curiosità linguistiche ma non solo, aneddoti su personaggi famosi e storici sono veramente frequenti...
Proprio ieri mi sono imbattuto in un pezzo in cui parla di Platone, ma lascio il posto alle sue parole:

"E' stato tramandato che il filosofo Platone, pur avendo un patrimonio familiare assai modesto, acquistò tre libri dal filosofo pitagorico Filolao..."

Ecco dunque ancora i pitagorici alla base di tutto! Ma andiamo avanti...

Pare che tale notizia fosse riportata da Timone che scrisse un libro dal titolo "Sillos" nel quale accusa Platone di avere composto il Timeo, sua opera più importante, grazie al trattato pitagorico acquistato, Gellio riporta la frase di Timone:

"Tu pur Platone, istruir ti volesti:
con molti soldi un piccolo libro comprasti,
col l'aiuto del quale Timeo scrivesti"

Ho letto il Timeo diverse volte ed ancora lo farò in futuro... alcune parti sono veramente poco chiare e sapendo come agiva e insegnava Pitagora, non mi riesce difficile credere che alcune parti siano scritte secondo la regola pitagorica, dicendo una cosa per un'altra!

Grazie Gellio, per la guida!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

venerdì 8 gennaio 2010

Il fantasma della libreria... (VII)

Precedenti:

Il fantasma della libreria...

Il fantasma della libreria (II)
Il fantasma della libreria (III)

Il fantasma della libreria (IV)

Il fantasma della libreria (V)

Il fantasma della libreria (VI)

________________________________

Un simbolo che non é facile descrivere... se però vai nel mio studio, nel primo cassetto della scrivania, c'é un'agenda, portala qui...

"Vado subito nonno...
Ecco... é questa?"

Si, piccola mia, proprio questa...
Ecco, questo era il simbolo presente sul libro... l'ho disegnato il giorno dopo, a mente fresca!
Strano vero?!?
Anche per me... non avevo mai visto niente di simile prima!

Ed ancora oggi non ho idea di cosa possa significare...

Osservavo questo simbolo quando, per la seconda volta, un fruscio proveniente dall'angolo più lontano, proprio dallo scaffale dal quale avevo preso il libro, richiamò nuovamente la mia attenzione...

Questa volta ero sicuro, qualcosa di scuro si era mosso nei pressi dello scaffale... solo un'ombra indistinta che si muoveva nella penombra, ma c'era qualcosa...

"Nonno... era il fantasma... non hai avuto paura?"

Si piccola mia...
Ma nonostante tutto mi alzai e andai a vedere... volevo capire!
Raggiunsi lo scaffale e mi guardai intorno... niente, nessun rumore, nessun movimento...
poi, di colpo, alla mie spalle sentii un rumore distinto, qualcuno aveva chiuso il libro!

Mi voltai di scatto...

"Chi era nonno... chi era?!?"

Mi sembrò di vedere un'ombra che si dissolveva nell'aria... mi avvicinai alla scrivania e così mi accorsi che il libro non c'era più...

Restai paralizzato per non so quanto tempo... secondi... minuti?
Non capivo cosa stesse accadendo... poi il rumore di una chiave che gira nella serratura mi riportò alla realtà!

La porta si apriva e il mio amico Mario mi fissava con sospetto da sopra i suoi occhiali... fino a che non mi ebbe riconosciuto...
Gli spiegai cosa era accaduto, gli dissi che ero restato chiuso dentro per errore e cominciai a raccontargli del libro... e dei rumori e dell'ombra...
Lui mi guardò con stupore... mi disse di non preoccuparmi, mi avrebbe accompagnato lui a casa... in quanto al libro, disse di non avere alcun libro del genere e che, forse, la paura mi aveva giocato un brutto scherzo!

Forse aveva ragione lui...

Ora, a distanza di tanto tempo, mi ricordo ancora tutto come fosse ieri... ma credo proprio che lui avesse ragione, la paura mia aveva giocato un brutto scherzo...
Mi resta solo...

"Ciao a tutti, sono tornato... che buon profumino... cosa c'é per cena?"

"Papà... papà..."

"Ciao caro, non ti aspettavamo così presto... siediti vicino al camino, papà stà raccontando una storia di fantasmi... io ti preparo qualcosa da mangiare..."

"Bene... ma, cosa é questo disegno?
Assomiglia ad uno stemma che ho visto qualche giorno fa in un antico testo di magia... in biblioteca ne abbiamo trovato una copia proprio qualche giorno fà...
Chi l'ha fatto?"

Nella stanza si fece silenzio... nessuno osava dire ciò che pensava...

"Nonno... nonno, stai bene?
Sei diventato bianco come un fantasma..."


Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

giovedì 7 gennaio 2010

L'insegnamento Pitagorico... secondo Aulo Gellio

Aulo Gellio,
letterato latino del II° secolo d.C., ci ha lasciato un'immensa opera scritta nelle notti invernali passate in Attica (regione della Grecia). L'opera, dal titolo "Notti Attiche", é una raccolta di pensieri e appunti presi dall'autore durante le sue letture e poi sommariamente riordinati e pubblicati.
L'opera é veramente curiosa e tra le tante curiosità ho trovato anche qualcosa su Pitagora.
Aulo Gellio ci spiega quale fu il metodo e l'ordine dell'insegnamento seguito da Pitagora, ci dice infatti che gli adolescenti che chiedevano di essere istruiti venivano studiati nella fisionomia (da ciò il nome di ephysiognomònei) per cercare di intuirne il carattere e la natura.
Una volta esaminato e ritenuto idoneo veniva accolto nella scuola dove avrebbe seguito le lezioni ascoltando in silenzio, silenzio che doveva durare almeno due anni! In questa fase lo studente si chiamava akoustikòi, cioè uditore. Una volta appresa la scienza del tacere e dell'ascoltare, la più difficile, divenivano mathematikòi, matematici, in quanto dovevano studiare e riflettere sulla matematica. In questo periodo potevano fare domande, prendere appunti ed esprimere le loro opinioni.
Infine, una volta raggiunta la necessaria preparazione scientifica, potevano accedere allo studio delle opere della natura e dell'origine del mondo, e venivano chiamati physikòi, cioè fisici.

Pensate amici... a premessa della conoscenza veniva posta la capacità di ascoltare e tacere!

Saggezza degli antichi...

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

mercoledì 6 gennaio 2010

Il fantasma della libreria (VI)

Precedenti:

Il fantasma della libreria...

Il fantasma della libreria (II)
Il fantasma della libreria (III)

Il fantasma della libreria (IV)

Il fantasma della libreria (V)

________________________________

"Nonno... nonno... ora che abbiamo finito di cenare continui la storia?"

"Ma si, papà, continua pure... resto anche io con voi... ma mi raccomando, ricordati che la notte arrivano gli incubi, se vengono stuzzicati troppo!"

Bene, se questo é ciò che vogliono le donne della mia vita, così sarà!

Mettetevi comode e ascoltate...

Dunque vediamo... avevo appena capito che avrei dovuto passare la notte chiuso dentro la vecchia libreria, in compagnia dei miei compagni preferiti, i libri...
Molti di questi li conoscevo già, ma adesso ero di fronte ad un libro sconosciuto che nascondeva chissà quali segreti...

Mi sistemai comodo, per quanto possibile, e ripresi in mano il libro che avevo iniziato ad osservare qualche minuto prima.
Ora, avendo un po più luce, mi resi conto che il libro doveva essere molto più antico di quanto avevo pensato inizialmente... la carta era particolare, di quella che si usava nel medioevo nei monasteri per copiare i testi antichi. Forse avevo tra le mani un testo veramente speciale che nessuno leggeva da secoli!
Che strana sensazione... paura ed eccitazione allo stesso tempo... un miscuglio esplosivo!

Era scritto in una lingua che era un misto di italiano e latino, ma di tanto in tanto vi erano frasi in greco e, credo, in ebraico, ma non ero sicuro...

Sfogliandolo velocemente mi resi conto che vi erano delle figure di parti anatomiche umane ed animali, ma anche di erbe e piante a completamento del testo... poteva trattarsi di un testo di magia, di qualche alchimista perduto nel passato!

Che scoperta fantastica... certo, avrei dovuto spendere molto tempo per leggerlo tutto e capirlo, ma poteva trattarsi di una vera e propria scoperta...

Ero tutto intento nell'osservazione di questi particolari quando fui richiamato alla realtà da un leggero fruscio...

Sembrava il rumore di passi strascicati... leggeri sul pavimento in legno della libreria... trattenni il fiato e tesi l'orecchio...

Niente, il rumore non c'era più!

Dovevo essermi sbagliato...

Ripresi l'osservazione del testo... questa volta in maniera sistematica...


"Sistematica? Cosa significa sistematica, nonno?"


Sistematica vuol dire con ordine, seguendo l'ordine giusto... in pratica iniziai ad osservare il libro dalla prima pagina, leggendo e guardando tutto ciò che potevo vedere con quella poca luce...

Bene... subito dopo la copertina, assolutamente anonima, vi era una pagina bianca con alcuni segni, tra cui il numero '97...
al centro della pagina vi era un simbolo che doveva essere quello dell'editore o dell'autore!

Era un simbolo molto complesso...

(Segue: Il fantasma della libreria... (VII)

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

martedì 5 gennaio 2010

Alessandro o Il falso profeta

Luciano di Samosata, nato a Samosata in Siria nel 120 d.C., é autore di opere importanti ed interessanti... lo conosco da diversi anni, e ogni volta mi riserba piacevoli sorprese!
Scrittore satirico e acuto filosofo, si fece conoscere e ricordare per aver scritto opere in cui metteva a nudo la creduloneria del tempo nei confronti delle religioni e della magia.
Tra queste vi é l'Alessandro!

Luciano si diverte a descrivere i trucchi e gli imbrogli posti in essere da Alessandro, un profeta che agendo con dubbi metodi riuscì a creare un suo santuario nel quale vaticinava.
Luciano non risparmia neanche i suoi contemporanei, con battute sarcastiche sulla loro stupidità.

Luciano cerca in tutti i modi di mettere in ridicolo Alessandro ma ciò non distoglie i suoi adoratori... solo la morte lo farà. Alessandro morirà, contro ogni sua previsione, all'età di circa 70 anni per una cancrena al piede e solo il fatto che nessuno prese il suo posto nel suo santuario ci ha risparmiati da una nuova religione!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

lunedì 4 gennaio 2010

Copernico e i Pitagorici...

CAri amici,
una volta letto un libro occorre riflettere, passare ad altri libri sullo stesso argomento e poi, a distanza di anni riprendere in mano i vecchi libri e vedere se c'é ancora qualcosa da capire, da approfondire...
Ecco che oggi, per tenere fede a ciò che vi ho appena detto, ho ripreso in mano "Il mulino di Amleto", di Dechend e Santillana, letto diversi anni fà!
Ho dato uno sguado veloce alle cose sottolineate durante la prima lettura ma anche ai titoli dei capitoli. Così mi sono imbattuto in una cosa che avevo allora trascurato... si parla dei legami tra Copernico e i Pitagorici...

Copernico... la teoria eliocentrica... Galileo ce ne parla approfonditamente nel suo "Discorso sui massimi sistemi"... e dopo di lui un altro grande, Newton, pone l'eliocentrismo alla base dei sui studi...

Tutti quanti accomunati dalla conoscenza antica dei loro predecessori, i pitagorici!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

domenica 3 gennaio 2010

Le creature del mondo emerso...


In questi giorni ho sotto mano un libro illustrato, "Le creature del mondo emerso" di Licia Troisi, illustrato da Paolo Barberi...

Devo dire che é anni che non leggo più un romanzo, ad eccezione del "Pendolo di Foucault" di Eco, ma se un giorno riprenderò a leggere romanzi, credo proprio che i romanzi di Licia Troisi saranno i primi!

Vi chiederete perché, immagino...

La risposta non la conosco! O meglio, la risposta non é una risposta... sono stato colpito dalle immagini del libro illustrato da Barbieri! Sono veramente belle... e così in questi giorni ho ripreso in mano una matita e una gomma e mi sono messo a disegnare, cosa che non facevo da anni!

Certo, il mio disegno non é come quelli di Barbieri, ma comunque lo dedico ai due autori...

Dunque grazie, a Licia Troisi e a Paolo Barbieri per le loro opere... e per aver ridestato in me una passione assopita da anni!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

Oltre ogni limite...

Guardare oltre,
è l'unico modo per andare avanti!

Essere soddisfatti di ciò che si é raggiunto é l'inizio della fine,
significa che non si ha più niente da dare,
significa che non si é più in grado di andare avanti...

allora io guarderò sempre oltre...
fino alla fine!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

Il fantasma della libreria (V)

Precedenti:
Il fantasma della libreria...

Il fantasma della libreria (II)
Il fantasma della libreria (III)

Il fantasma della libreria (IV)

________________________________

Per quella sera forse mi ero salvato, la mia piccola nipotina era infatti molto abitudinaria e dopo cena generalmente si addormentava come un sasso...
Mi rendevo conto che il ricordo di
ciò che era successo mi inquietava ancora... a venti anni di distanza!
Eppure non era successo niente di particolare... se incontrare un fantasma può considerarsi qualcosa di normale!

Intendo dire, niente morti, niente sangue, niente di tutto ciò, solo quel brivido che ti lascia addosso la sensazione di essere piccolo e insignificante ma soprattutto assolutamente ignorante delle cose del nostro Universo!

Sin da piccolo ho avuto una istruzione di tipo scientifico e sono sempre stato poco propenso a credere a tutto ciò che non poteva essere spiegato scientificamente... ma da quel momento la mia vita in un certo senso cambiò!
Non so perché ma non potevo certo trascurare ciò che era accaduto quella notte!

Ma il momento di dirlo alla mia piccola nipotina, per ora, era stato allontanato dalla provvidenziale cena.
Poi, il giorno dopo, avrei cercato di trovare un'altra scusa oppure, chissà, magari raccontare l'accaduto come se si trattasse di un racconto per bambini mi avrebbe fatto bene... chissà!

"Nonno, nonno, adesso che abbiamo finito di mangiare puoi continuare il racconto... su, dai, andiamo vicino al caminetto!"

Ma, non devi andare a letto? Domani devi andare a scuola... ti dovrai alzare presto..."

"Che dici nonno... oggi è sabato, domani niente scuola!"

Ecco... ed ora?

segue: Il fantasma della libreria (VI)


Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

sabato 2 gennaio 2010

I vaccini anti influenza A... quanto ci costano?

Salve a tutti,
normalmente cerco di evitare polemiche e questo significa cercare di non parlare delle cose che accadono intorno a me, in particolare evito di parlare di ciò che sento al tele giornale... ma questa volta farò una eccezione!
Questa mattina come faccio sempre ho ascoltato il tele giornale e come al solito mi sono pentito di averlo ascoltato! A parte gli articoli insulsi di disinformazione e le diete post cenone, qualcuno a ritirato in ballo l'acquisto dei vaccini contro l'influenza, dicendo che su 40 milioni di dosi disponibili solo 35 mila sono state usate... l'articolo finiva qui!
La mia domanda é: ma quanto ci sono costati i vaccini? E quanto ci costeranno ancora?
Per conservarli fino alla scadenza infatti occorre spendere soldi... ed altri soldi occorreranno per il loro smaltimento!
Chi paga per tutto ciò?
Come si diceva un tempo, paga Pantalone!
Come al solito...

Ma quale insegnamento occorre trarre da tutto ciò?
Io posso solo pensare per me, per cui da domani, per evitare di arrabbiarmi di primo mattino eviterò di accendere la televisione!

Buona giornata a voi e Buon Anno 2010!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

Il fantasma della libreria (IV)

Precedenti:
Il fantasma della libreria...

Il fantasma della libreria (II)
Il fantasma della libreria (III)
________________________________
Ancora oggi non so spiegarmi cosa accadde... non so bene per quale motivo ma un brivido freddo mi attraversò la schiena!
Solo allora mi resi conto che la libreria era un luogo lugubre... anche con le luci accese le ombre erano inquietanti con tutto quel silenzio!
Sarà stata colpa delle ragnatele agli angoli o delle ombre distorte dalla poca luce o forse era l'odore della polvere... intenso e particolare o, più probabilmente, tutte queste cose messe assieme, fatto sta che quella notte ebbi paura!
Ma non mi persi d'animo... in libreria c'era un telefono, avevo visto tante volte Mario usarlo per fare gli ordini, e forse potevo ancora uscire.
Così mi avvicinai al bancone e afferrata la cornetta mi resi subito conto che non c'era linea... normale, pensai, in paese erano più i giorni in cui il telefono non funzionava che quelli in cui si poteva telefonare!
Erano altri tempi...

Mi arresi all'evidenza, avrei dovuto passare la notte in libreria...

"Ma nonno, non era sufficiente rompere un vetro?"

E no piccola mia, non era così semplice, le finestre e la porta avevano una grata in ferro, anche se avessi rotto il vetro non sarei potuto uscire comunque!
Allora diedi uno sguardo in giro, per vedere come potevo sistemarmi per trascorrere la notte... sarebbe stata una lunga notte, pensai...
In fondo alla libreria c'era uno sgabuzzino dove il mio amico Mario teneva tutto ciò che gli poteva tornare utile... in mezzo alla polvere trovai due coperte e un vecchio giaccone che avrei potuto usare come cuscino... meglio che niente, pensai!
Ma ancora era presto... erano solo le... le...
L'orologio non funzionava... fermo!
Ecco una cosa veramente strana, non mi era mai accaduto prima!
Certo, poteva sempre capitare, gli orologi sono delle macchine e in quanto tali si possono guastare... ma possibile che queste stranezze mi capitassero tutte assieme?
Mi sistemai temporaneamente nella poltroncina del mio amico, era più comoda del mio banchetto da lettura , mi buttai sulle gambe una coperta e alla tenue luce delle vetrine cominciai a leggere il libro...


"Nonno, nonno... quando arrivano i fantasmi?"


Ma come...?!?

"A tavola, la minestra è già nei piatti... forza che altrimenti si raffredda!"

Hai sentito piccola? La mamma ci chiama... continuiamo dopo, va bene?

"Ma nonno..."

Niente capricci, prima si mangia e poi il resto! Su piccola mia... a tavola!"


Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

venerdì 1 gennaio 2010

Il fantasma della libreria (III)

Precedenti:

Il fantasma della libreria...

Il fantasma della libreria (II)
________________________________

'97... cosa poteva significare? 1897? 1797?
Era stampato come i libri del 1800 ma, non so perché, dava l'impressione di essere più antico... molto più antico!

"Nonno... ma come facevi a sopportare quella puzza di muffa?"

Ecco... hai detto bene, era proprio la muffa che mi faceva pensare che il libro fosse molto antico. Vi erano diversi strati di muffa sulla copertina e nelle prime pagine, di diverso colore e sovrapposte... come se il libro avesse cambiato scaffale diverse volte nel corso della sua vita.
Fu allora che decisi di andare a chiedere al mio amico Mario qualche informazione sul libro e solo allora mi accorsi che ero stato chiuso dentro... le luci erano accese come al solito ma la porta era chiusa, avrei dovuto passare la notte in libreria!?!

"Da solo? E non hai avuto paura?"

Si, quella notte ho avuto paura...

Segue... Il fantasma della libreria (IV)

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

giovedì 31 dicembre 2009

Il fantasma della libreria (II)

Precedenti: Il fantasma della libreria...

________________________________

"Ecco le frittelle... ed anche l'acqua..."

"Mamma... mi hai spaventato!"

"Ma come!?! Non hai appena detto che il nonno non sa raccontare storie paurose?

"Infatti... non é il nonno che mi ha spaventata, sei stata tu..."

Bene, se abbiamo finito io continuerei il racconto...

"Si nonno, scusa... prometto che non ti interromperò più!"


Niente promesse piccola mia... soprattutto quando sai che non le manterrai!

Dunque dicevo...
Mentre sfogliavo i volumi di uno scaffale più impolverato degli altri (seduto sulla panca che il mio amico Mario aveva messo apposta per me!) non m'accorsi che il nuovo commesso, chiudeva la libreria e andava via...

Nascosto dietro una fila di libri dalla copertina insapore, coperti da una polvere che doveva avere almeno vent'anni, avevo appena trovato un libro all'apparenza molto interessante...
uno di quei vecchi libri rilegati a mano, come facevano una volta!
Copertina in pelle marrone scuro, qualche strappo sul dorso, tante macchie di muffa che emanavano il tipico odore che ogni esploratore di librerie conosce bene...
Avevo sfogliato il libro come facevo sempre. Prima la copertina, usando i miei occhiali a mò di lente d'ingrandimento, poi le prime e le ultime pagine per scoprire casa editrice e data di pubblicazione... e questa fu la prima sorpresa: niente casa editrice, niente autore, niente date al di fuori di un - '97 - in alto a destra nella prima pagina, scritto a mano, probabilmente con un pennino ad inchiostro...

continua: Il fantasma della libreria (III)
Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

mercoledì 30 dicembre 2009

Plutarco e il mito

Precedenti:

Iside e Osiride... di PLUTARCO

_______________________________

Sono sempre più incerto se proseguire, solitario, la lettura dei testi antichi... mi sembra che ogni volta che arrivo a quella che consideravo una meta mi rendo conto di essere semplicemente arrivato ad un nuovo inizio... ogni testo che leggo nella speranza di capire meglio ciò che gli antichi pensavano mi fa precipitare più in basso nella voragine dell'ignoranza! Forse la mia è una ricerca senza fine e in quanto tale deve essere interrotta?

"Perché questi dubbi, Alessandro?"

Chi?!? Plutarco, sei tu? Perdonami, non ti avevo riconosciuto...

"Figurati... almeno tu mi conosci, ormai nessuno si ricorda di me! Eppure credevo di aver raggiunto una certa notorietà!"

Ora sono io a doverti chiedere: perché questi dubbi?

"Si, forse hai ragione, lasciamo perdere i dubbi, che ne dici? Parliamo invece di miti se ti va! O per meglio dire ti dirò cosa penso ci sia dietro il mito, perchè l'uomo crea i miti, quale sia la loro funzione nella società."

Dimmi, ti ascolto...

"Credi possibile che ciò che viene raccontato sugli Dei da tutte le popolazioni del mondo, si sia realmente verificato?"

Non saprei... forse in alcuni casi ci si può credere, ma più in generale credo che i miti servano a trovare giustificazioni per fenomeni inspiegabili... o più semplicemente per tener buona la gente...

"E' impossibile credere, come sostengono alcuni, che i miti raccontati dai sacerdoti siano basati su avvenimenti reali. Mi spiego meglio, secondo me dietro la nascita dei miti é racchiuso il tentativo di spiegare i propri dubbi, le proprie esperienze, quei fenomeni che non si capiscono, come dicevi giustamente tu!
Per noi mortali il mito non é altro che il riflesso di una realtà trascendente, che obbliga la nostra intelligenza a rivolgersi verso altri oggetti..."

Perché ciò? Perché non riusciamo a capire ciò che ci circonda? Perché l'universo é così complesso? O siamo forse noi troppo stupidi per capire?

"Alessandro, mi chiedi troppo, ma ciò significa che sei sulla buona strada! Poniti domande e cerca risposte... se sei costante nella ricerca e, devo dire, anche un pò fortunato, le tue ricerche ti condurranno alla meta.
Mi auguro di esserti stato d'aiuto, ma ora ti devo lasciare..."

Grazie Plutarco, grazie per le tue parole e a presto dunque, torna quando vuoi!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

lunedì 28 dicembre 2009

Libero!

Il titolo...
ecco la sua unica preoccupazione! Sempre il titolo...
Io invece questo problema non l'ho mai avuto. Iniziavo a scrivere di getto, alcune volte addirittura senza pensare a niente, talvolta invece cercavo l'ispirazione in una parola, un oggetto, un odore, un sentimento...

Ma lui no, era tormentato dalla ricerca del titolo, se non aveva in mente il titolo del suo racconto non iniziava neanche... così gli capitava di passare ore seduto, con le mani nei capelli e di fronte una pagina bianca!
Sperava forse che la tastiera del suo Toshiba iniziasse a scrivere da sola, come quei programmi che ti inventano un testo, solitamente senza senso, sulla base delle tue impostazioni iniziali...

Allora sentivo la necessità di soccorrerlo... arrivavo io, la sua musa, e gli accarezzavo i capelli dietro le orecchie... gli soffiavo sul collo quella fresca aria di cui tanto aveva bisogno... mormoravo parole che solo lui poteva sentire, parlandogli la lingua del cuore...

Come per magia allora poggiava le mani su quei tasti neri e rumorosi... non aveva mai imparato veramente a scrivere a macchina ma comunque usava quasi tutte le dita ed era diventato abbastanza veloce. Qualche volta scriveva senza guardare la tastiera, ma gli errori sempre troppo frequenti gli riportavano subito lo sguardo sui tasti.

Scriveva per passione... con passione, cercando sempre di raccogliere le parole da ogni cosa che lo circondava... spesso scriveva cose senza senso apparente... chissà poi perché! Una volta lo contattò una casa editrice, volevano che lui scrivesse per loro, volevano imbrigliarlo con redini d'inchiostro, costringerlo verso pagine già vergate, solo da rinverdire con la sua fantasia... per fare soldi, dicevano... tanti soldi! Ma non avevano capito niente, lui scriveva solo per passione... i soldi erano utili per vivere, ma per lui scrivere era come vivere... e doveva vivere libero!

Il titolo lo guidava a riempire pagine e pagine di quel bellissimo romanzo, senza fermarsi mai se non per riflettere, di fronte ad un bivio più scuro degli altri, su quale strada percorrere... fino alla fine... libero!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

domenica 27 dicembre 2009

Curiosità dai "racconti meravigliosi" di Aristotele

Uno dei libri letti durante questo Natale é del filosofo Aristotele... almeno così qualcuno dice, altri attribuiscono questa raccolta di curiosità a vari autori in tempi diversi. Poco importa... avendo già incontrato il titolo durante mie precedenti letture ho deciso di acquistare il libro e di leggerlo! Cosa che ho fatto la sera stessa...
Ero sicuro che ci avrei trovato alcune curiosità sulla Sardegna e altre sulle colonne d'Ercole e così é stato...

Si tratta di brevi appunti su stranezze del mondo che fu...

Di solito cominciano con "Dicono che..." oppure "Si racconta...", seguito da una breve descrizione del fatto e talvolta da un tentativo di spiegazione. Stranezze, stravaganze, credenze popolari... e, chissà, forse anche qualcosa di vero?!?

"Raccontano che in Egitto i trochili volino fin dentro le fauci dei coccodrilli e ne puliscano i denti, estraendo con il becco le carni che si sono conficcate loro all'interno della bocca; i coccodrilli ne traggono giovamento e non fanno ad essi del male."
Come negare la veridicità di questo racconto? Per chiunque abbia visto un documentario sui coccodrilli non v'é alcun dubbio sulla veridicità del fatto!

Ma arriviamo alle Colonne d'Ercole, para. 37, quando si parla dei fuochi spontanei, Aristotele ci riporta:
"Si narra che anche al di là delle Colonne d'Ercole vi siano luoghi infuocati; alcuni ardono in continuazione, altri solo di notte, come scrive Annone nel Periplo. E il fuoco di Lipari non risulta visibile e risplendente di giorno, ma solo di notte. Anche a Pitecusa dicono ci sia materia infuocata ed estremamente calda ma non ardente."
Dunque, Annone ci parla di Colonne d'Ercole in un testo chiamato Periplo... se chi ha scritto il testo é realmente Aristotele (384-322 a.C.) probabilmente parla di Annone il navigatore Cartaginese (630-530 a.C.), di lui ce ne da notizia Arriano nel suo libro Anabasi. Interessante... e da approfondire!

Andiamo avanti con le curiosità...Para 55: "Nello stretto che separa l'Italia dalla Sicilia le acque aumentano e calano insieme con le fasi lunari", chissà se gli studiosi del fenomeno delle maree del XVI e XVII secolo avevano avuto tra le mani il testo di Aristotele!

Ma proseguiamo senza sosta...al para 81 Aristotele ci dice che nelle isole Elettridi, che si trovano all'interno dell'Adriatico, furono innalzate due statue, una in stagno e una in bronzo, costruite secondo una tecnica arcaica... "secondo antiche tradizioni", forse opera di Dedalo. tali isole sarebbero state formate dai detriti del fiume Eridano... ovvero il Po?!? Sembrava inoltre che nei pressi vi fosse una palude di acqua calda e puzzolente, in quanto secondo gli abitanti del luogo vi cadde Fetonte colpito dal fulmine! Curioso...

Ancora sulle Colonne d'Ercole, al para 84 si dice che i Cartaginesi abbiano scoperto un'isola deserta, oltre le Colonne d'Ercole, completamente ricoperta di foreste e dotata di fiumi navigabili, splendida anche per varietà di frutti. L'isola distava diversi giorni di navigazione e i Cartaginesi vi si recavano spesso e cercarono di tenerne nascosta l'ubicazione! Chissà di quale isola si trattava... la stessa indicata da Annone? Chissà...

Eracle... sempre lui! Sembra che attraversò l'Italia diretto nel territorio dei Celti ma anche in Iberia, dove Ercole condusse una guerra di conquista! In effetti, a ben guardare, il Mediterraneo é pieno di toponimi che lasciano pensare al passaggio di Eracle...

E della Sibilla, che dire? A Cuma sembra esistesse un antro sotterraneo in cui abitava la Sibilla, originaria di Eritre, chiamata dagli Italiani Cumana, da altri Melancrera.

Al para. 100 ecco che finalmente si parla della Sardegna... Aristotele ci dice che pare che sull'isola vi siano degli edifici costruiti secondo l'antico uso greco... Si narrava che fossero stati edificati da Iolao, figlio di Ificle, mentre alla testa dei figli di Eracle vi andò per fondarvi delle colonie. L'isola era chiamata Icnussa a causa della sua forma, simile a quella di un piede umano... L'isola di Sardegna era molto fertile, ma da quando passò sotto il dominio dei Cartaginesi non lo era più... secondo il racconto i Cartaginesi tagliarono tutti i frutti utili per l'alimentazione e decretarono la pena di morte per gli abitanti del luogo che intendessero praticare la coltivazione! Perché mai? Che senso ha una tale decisione? Era forse una questione strategica?

E che dire dei Fenici? Aristotele ci parla anche di questo popolo... secondo il racconto i Fenici presero il nome da un termine della lingua dei Perrebi che significa "spargere sangue" cioè "phoinixai"... Tale popolo abitava in Siria, lungo i litorali e dovunque si recasse aveva la cattiva abitudine di sterminare tutti! Cosa c'é di vero? Ciò che é testimoniato anche da altri é la crudeltà di alcuni riti Fenici...

Ancora Eracle... sembra che nella città di Ipate (?) nella regione Eniaca, venne trovata un'antica stele con una iscrizione in lingua arcaica... La stele venne inviata a Tebe perché fosse decifrata in quanto presso il tempio sembrava vi fossero delle dediche antiche con la stessa scrittura. La traduzione diceva che Ercole dedicò il tempio alla splendida dea di Citera, quando portò le greggi di Gerione ed Eritea. Eritea gli generò un figlio che chiamò Erithon. Ercole in cambio le donò il terreno sotto l'ombrosa quercia... Interessante... ma dove si trova Ipate?

E per finire alcune curiosità sui Fenici, fondatori della città di Utica di 287 anni più vecchia di Cartagine, che arrivarono fino a Tartesso, dove portarono olio ricevendo in cambio tanto argento da costruirsi anche le ancore delle navi di quel prezioso metallo! Sempre i Fenici abitavano Gades, città nei pressi delle Colonne d'Ercole...

Aristotele... che cose mirabili ci hai tramandato!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

sabato 26 dicembre 2009

Buoni propositi...

Cari amici,
Tuttologi e lettori,

quest'anno é ormai agli sgoccioli e occorre tirar le somme ma anche decidere cosa fare l'anno prossimo!

Quest'anno mi sono impegnato in prima persona, come anche lo scorso anno d'altronde, per portare avanti l'Accademia, dedicandovi buona parte del mio tempo libero...
Nessuno me l'ha chiesto, direte voi... vero, leggere e scrivere sono le mie due passioni per cui non occorre alcuno stimolo esterno!

Leggo e scrivo per il piacere di imparare, per conoscere il mondo e per conoscere meglio la natura umana...

Eppure, perché un'Accademia abbia un senso occorre qualcosa di più, occorre che vi siano altri disposti a dedicare parte del loro tempo libero... occorre discutere e condividere!
Da questo punto di vista credo proprio si sia fatto poco!
Ma comunque qualcosa é stato fatto, per cui grazie...

Grazie a tutti coloro che in qualche modo mi hanno aiutato, grazie a tutti coloro che hanno semplicemente letto, grazie a tutti coloro che hanno mandato suggerimenti, commenti o libri!

Grazie di cuore... e sperando che l'anno prossimo sia ancora più fruttuoso uguro a tutti Buon Natale e un felice Anno 2010!


Per L'Accademia dei Tuttologi

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

venerdì 25 dicembre 2009

Alessandro Magno... secondo Nezami

Nezami, poeta mistico persiano del XII secolo, scrisse diverse opere sulla figura di Alessandro Magno.
Ecco alcune frasi che mi hanno colpito, tratte dal suo "Libro della Fortuna di Alessandro"... libro che vale la pena di leggere per intero!

Sul valore del Saggio e della virtù.

"...il giorno che Alessandro s'assise sul trono dall'alto di quel suo nobile scranno fu così proclamato: Solo il saggio ha valore presso di noi. Nessuno deve cercare di prevalere sul prossimo, se non sulla via dell'incoraggiamento alla virtù. Per quanto elevato sia il rango di chicchessia, quello del virtuoso sempre lo supera..."

Maria la Copta e la Pietra Filosofale.
"Quando il saggio visir comprese che senza denari non si diventa principi, a quel suo amatissimo gioiello concesse un dorato elisir, grazie a cui la rese una perfetta alchimista, e fu in virtù di quella pietra che Maria poté tornare sovrana e guadagnarsi il titolo di alchimista..."

Sulla superiorità di Platone verso Aristotele.
Aristotele riusciva a svettare su tutti... diceva di essere il sostegno dei sapienti in quanto non aveva bisogno della scienza altrui. "Io ho messo in circolazione la moneta della sapienza, nella quale su tutti vanto il primato. La tal scienza di sicuro l'ho inventata io, quel tale usa l'argomento che ha sentito da me! E non dico menzogne in questa disputa, ché a ragione io possa vantare il mio prestigio!". Platone se la ebbe a male ma non lo diede a vedere... si ritirò a studiare il cielo alla ricerca delle tracce "della sublime armonia delle sette cupole dell'universo. Colui che sa udire l'armonia di quelle alte sfere che ammaliano il cuore, ha la voce raddolcita - per una segreta risonanza - da quella di ciascuna celeste cupola..." Fatto sta che Platone "avendo preso posto nella botte celeste per seguire il moto della Ruota e degli Astri, riportò quaggiù un esemplare delle sublimi armonie che aveva colà udito..."
Aristotele, saputo cosa Platone aveva fatto, preso da invidia si ritirò a sua volta a meditare e quando pensò di aver raggiunto gli stessi risultati mostrò a tutti ciò che aveva ottenuto... ma si accorse di non riuscire a raggiungere Platone e "Infine sfibrato dalla mancata riuscita, comprese che non avrebbe dovuto allontanarsi dal suo vecchio maestro Platone".
Platone spiegò lui tutti i suoi segreti e "rinnovò la fedeltà al magistero del maestro e per lui mostrò considerazione oltre ogni limite."

Sulle miserie della ricchezza!
"O tu, sappi che con l'accumulazione di beni su beni la testa accumula soltanto capogiri, perciò se hai bisogno di usar la testa, gira al largo da simili miserie!"

Sulla superiorità di Socrate verso Alessandro Magno.
Socrate spiegò di avere un servo, chiamato "Passione" che riceveva ordini dal suo cuore. "Tu invece [Alessandro] sei colui che a codesto servo é servo, tu sei ubbidiente a colui che mi ubbidisce!"

Questi e altri argomenti furono trattati da Nezami... e meritano ancora oggi di essere letti, studiati e capiti!
A voi ripercorrerne la strada, e magari saremo compagni di viaggio!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

domenica 20 dicembre 2009

Avencast

Cari amici e lettori,

oggi vi presentiamo un videogioco di azione, ruolo, avventura e magia.

Un vecchio mago ci racconta la storia del suo unico allievo...

"Un giorno di tanti anni fa trovai un bambino appena nato sulla sponda di un fiume... lo educai come fosse mio figlio...
mi accorsi subito del suo talento per la magia...
gli insegnai tutto ciò che sapevo...
ma non riuscii a placare la sua sete di conoscenza così decise di partire per la prestigiosa Accademia di Magia di Avencast..."

Così inizia la nostra avventura che ci porterà attraverso spazio e tempo a combattere contro maghi e demoni al servizio del male, Morgath, il distruttore dei mondi.

Il nostro mago dovrà essere fornito di tutto ciò che gli può servire: il bastone da mago, l'armatura, potenti magie... ma ciò che farà la differenza sarà la vostra capacità di guidarlo e di aiutarlo nella soluzione di enigmi che di volta in volta si presenteranno lungo il cammino verso Morgath!

Così dovrete affrontare delle creature malvagie, insetti, creature demoniache, scheletri e fantasmi mostri e maghi di potenza sempre crescente, posseduti dal male...

Buona fortuna giovane mago... e che il potere della magia ti accompagni!


Francesco e Alessandro RUGOLO

(fxinteractive.com per ulteriori informazioni sul gioco)

Elementi di Euclide, a cura di Niccolò Tartaglia

Cari amici,
oggi voglio farvi partecipi della mia nuova impresa, inizio la lettura di Euclide (detto da alcuni Megarense, da altri d'Alessandria), conosciuto principalmente come l'autore degli Elementi.
L'approccio é stato il solito, dopo aver deciso di leggere il testo mi sono recato in libreria per acquistarlo, per scoprire che come al solito non esiste una versione recente e magari economica, ma solo una versione da 90 euro e che é pure molto difficile da reperire...
Ecco dunque che come già fatto in precedenza mi rivolgo ad internet, così mi scarico diverse versioni, in italiano ed inglese.
La versione in italiano mi colpisce subito perchè si tratta della versione di un grande matematico, Niccolò Tartaglia (Nicolo Tartalea Brisciano) pubblicata a Venezia nel 1565.

Ecco dunque il preambolo...
E se vorrete seguirmi in questa impresa, di tanto in tanto lascerò qualche commento, e inizio subito:

"Sicut aurum probatur ingni, & ingenium Mathematicis: cioè che si come la bontà de l'oro uien conosciuta, & approbata con il fuoco, così l'ingegno dell'huomo uien conosciuto & approvato con le Discipline Mathematice."

...ed io concordo appieno!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

sabato 19 dicembre 2009

Iside e Osiride... di PLUTARCO

Plutarco nacque a Cheronea, in Grecia, nel 47 d.C. e morì presumibilmente nel 127 d.C.
E considerato uno dei più grandi scrittori del tempo e la sua produzione é veramente immensa.
Mi sono appena avvicinato alle sue opere e per iniziare ho deciso di leggere il testo in cui Plutarco ci racconta la religione Egizia: Iside e Osiride.

Come ho fatto altre volte cercherò di intervistare direttamente l'autore, abbiamo appuntamento per oggi e dovrebbe essere qua da un momento all'altro...

Buon Giorno Maestro, ben arrivato nella mia casa...

"Buon giorno a te, Alessandro... come mi hai trovato?"

Mi sono lasciato guidare, come faccio sempre, da Curiosità, maestro... così mi sono imbattuto in una sua opera relativa alla giustizia divina e da li ho poi intrapreso la strada della ricerca...

"Bravo Alessandro, asseconda le tue curiosità, é il modo migliore per raggiungere la conoscenza... ma dimmi, perché mi hai cercato? Ti serve qualche chiarimento sulle mie opere o sul mio pensiero?"

Si Maestro, Iside e Osiride é l'argomento che vorrei trattare, mi può aiutare?

"Mmh... si, ti posso aiutare... ma non so se potrò dirti tutto ciò che desideri. Cercherò di essere chiaro ma é un argomento difficile anche per me... come lo é stato per i miei predecessori! Ma in ogni caso cercherò di essere il più chiaro possibile!"

Bene Maestro, grazie... allora la mia prima domanda é la più semplice, chi era Iside?

"Questa sarebbe una domanda semplice?!? Alessandro, il tuo concetto di semplice é molto differente dal mio... per me questa é un domanda difficile!
Iside é per tutti semplicemente la moglie di Osiride... colei che andò alla ricerca dei pezzi del marito, sparpagliati per il mondo dal suo nemico Tifone... ma queste sono solo favolette per il popolo che non é in grado di capire concetti difficili. Iside é un nome greco che fa riferimento alla sapienza e al desiderio di conoscenza per alludere alla sua natura di movimento animato e intelligente. Noi greci facciamo derivare la parola Iside dall'unione di scienza e movimento! In quanto alla favoletta di Tifone che avrebbe fatto a pezzi il marito, ci devi leggere che Tifone, nemico di Iside in quanto gonfio di inganni e di ignoranza straccia e cancella le sacre scritture, Iside le ricerca, ne ricompone i pezzi e le trasmette agli iniziati che possono capire e trasmettere..."

Ora capisco perché mi hai detto che la mia domanda non era per niente semplice... non avrei mai immaginato!

"Non ti preoccupare, é normale... la strada da percorrere verso la conoscenza é lunga... potrei dire infinitamente lunga. Solo pochi sono in grado di trovarne l'ingresso, ancora meno sono in grado di percorrerne una parte, credo che nessuno sia mai arrivato alla fine!
Ma ora devo andare..."

Ti ringrazio, Maestro... e se non chiedo troppo vorrei poterti rivedere, sono sicuro che avrò altre domande da porti sullo stesso argomento... se non disturbo troppo!

"Figurati Alessandro, é un piacere, chiamami quando vuoi..."

Allora a presto...

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

sabato 12 dicembre 2009

Alla ricerca della "prisca sapientia"...

Aggiungo un tassello alle mie conoscenze e, spero, anche a quelle di chi legge...

Mentre leggo la biografia di Isaac Newton (by Michael White) mi accorgo che lui, come me, passò la vita alla ricerca di qualcosa di antico, di sfuggevole e misterioso, definito da White "prisca sapientia" ovvero la sapienza degli antichi.

Sono sempre stato convinto del fatto che l'umanità abbia acquisito e poi perduto chissà a seguito di quale rivolgimento, la sapienza, la conoscenza... forse anche scientifica, ma non avevo mai letto delle parole così chiare in precedenza.

White dice:
"Insieme a molti altri intellettuali prima di lui, Newton credeva che un tempo l'umanità avesse posseduto questa sintesi - la leggendaria prisca sapientia [..] La raison d'etre di Newton era proprio quella di riscoprire questa struttura della natura"...

Newton... una vita passata sui testi antichi per fondare (o riportare alla luce) la scienza moderna!?!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

sabato 21 novembre 2009

Ciropedia... sull'assistenza ai malati

Precedenti:

Ciropedia, ovvero "Sulla educazione di Ciro", di Senofonte

_______________________________
Alcune volte si pensa che solo oggi la civiltà umana é riuscita a creare delle istituzioni volte a proteggere i più deboli... penso alla Sanità e alle pensioni. Ma siamo sicuri che sia cosi?
Ancora una volta voglio provare a intervistare un amico, un Maestro che dal passato di tanto in tanto mi viene a trovare dopo che io per primo gli ho aperto la porta.
Parlo di Senofonte...

"Eccomi, sono già qua, ti aspettavo..."

Come sapevi... perdonami, domanda stupida!

"Non preoccuparti Alessandro, chiedi ciò che vuoi, non esistono domande stupide ma solo stupide risposte!"

Grazie Maestro...

"Senofonte!"

Certo, Senofonte... pensavo alle conquiste dei nostri tempi nei campi dell'assistenza ai malati, pensavo che forse ai tuoi tempi le cose erano diverse, molto più difficili...

"Si, la vita era molto più complicata... e allo stesso tempo molto più semplice. Ma rispetto alla tua idea che voi "moderni" abbiate inventato l'assistenza ai più deboli, beh... devo dire che non é proprio così! Ancora una volta ti parlerò di Ciro e della sua saggezza e lungimiranza.
Devi sapere che Ciro osservava il suo popolo, i suoi amici e le loro esigenze, sempre alla ricerca del modo migliore per fare loro del bene, che poi corrisponde al fare del bene a se stessi perché se si fa del bene agli amici si riceve in cambio rispetto e aiuto in caso di necessità..."

Certo...

"e così gli ci volle poco a capire che la maggior parte degli uomini pensa a vivere bene la propria vita senza pensare al fatto che occorre mettere da parte qualcosa per i periodi di malattia e di difficoltà. Ciro, resosi conto di questo, decise di impiegare la sua forza e i suoi beni, ma soprattutto il suo acume e la lungimiranza, per tentare di risolvere questo problema."

Stai dicendo che creò una struttura diretta a garantire la salute?

"Si, forse non come la intendete oggi voi, ma sicuramente utile ed efficace!
Ciro radunò intorno a se i migliori medici, grazie alla paga che era in grado di garantire e si procurò ogni cosa potesse essere utile, strumenti, medicine, pozioni... tutto ciò era accentrato nella reggia e lui cercava di usare quanto aveva per curare gli amici e coloro che potevano essere utili allo Stato...
Certo, non tutti potevano accedere alla Sanità creata da Ciro, ma in molti ne usufruirono!"

Come al solito, mi rendo conto della mia ignoranza solo quando scruto nel passato... difficilmente il presente me ne da occasione!
Senofonte, a nome mio e dei miei amici grazie, per averci aperto gli occhi!

"Figurati, é un piacere parlare con te... torna presto a trovarmi, abbiamo tante cose di cui discutere ancora!"

Non tarderò, te lo prometto...

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

sabato 14 novembre 2009

Ciropedia, ovvero "Sulla educazione di Ciro", di Senofonte

Senofonte, storico, politico e militare greco vissuto tra il 430 e il 355 a.C. (il circa é però d'obbligo!) ci farà da guida nel mondo dei persiani del VII e VI secolo a.C..
In uno dei suoi numerosi trattati ci parla infatti della educazione e delle imprese di Ciro, figlio di Cambise (re dei persiani del VI sec. a.C.) e di Mandane (figlia di Astiage, re dei Medi).

"Senofonte, posso avere il piacere di parlare con te sulla natura umana e in particolare su Ciro?"

Alessandro, ben trovato... ti aspettavo! Mi chiedevo infatti quando saresti arrivato a me attraverso i miei scritti. So che hai già conosciuto Erodoto, Platone, Socrate, che conobbi anche io...

"Perdonami Maestro, cerco di dedicare tutto il tempo libero ai miei studi... ma il mio maestro è 'Tempo' e la mia guida é 'Curiosità'... per cui non sempre arrivo dove dovrei e nel tempo previsto...!"

Figurati... io e i miei amici ti conosciamo da tanto tempo ormai, non devi giustificarti.

"Grazie Maestro... posso chiederti per iniziare di parlarmi della natura umana e dell'attitudine o meno all'ubbidienza?"

Sai Alessandro, in primo luogo smetti di chiamarmi Maestro, io non lo sono... e poi altrimenti mi costringi a cercare un appellativo anche per te!
Veniamo alla domanda che mi hai fatto. So bene che hai appena finito di leggere il mio scritto "Sull'Educazione di Ciro" per cui ti risponderò volentieri, convinto come sono che discutere sopra ciò che si é letto fa bene e aiuta a capire meglio... Come ben sai tutti coloro che chiamiamo "pastori" possono essere considerati dei capi, i bovari per i buoi, i palafrenieri per i cavalli e così via. Ebbene, il mio libro su Ciro nasce proprio mentre discutevo e riflettevo sul fatto che gli animali sono sempre ben disposte ad obbedire al loro pastore, molto più di quanto gli uomini non siano disposti ad obbedire ai propri capi. Anzi sembrava proprio che gli uomini cospirino soprattutto contro chi aspiri a diventare loro capo. Ecco perché asserisco che la natura umana é tale per cui ad un uomo riesce più facile comandare su tutti gli animali che non sui suoi simili! E' chiaro che questa é una regola generale e prova ne é, ed io la chiamo a testimone 'Storia'! E sempre 'Storia' chiamo a testimone per raccontarci di una eccezione, un uomo che riuscì non solo a comandare con correttezza i popoli sottomessi ma a far si che molti fossero coloro che preferivano avere lui come capo che 'Libertà'!

"Tu parli di Ciro, Senofonte, é corretto?"

Si Alessandro, parlo di Ciro, figlio e nipote di re, e re a sua volta...
Ciro fu capace di governare su tutti i popoli dell'Asia e ciò avvenne, secondo me, per le sue doti naturali ma anche grazie all'educazione che ricevette. Ciro infatti fu educato secondo le leggi della Persia in quanto persiano ma ricevette anche gli insegnamenti dei Medi, grazie a suo nonno Astiage. Ciro fu educato secondo le leggi persiane, leggi che dato il loro carattere preventivo si preoccupano che i cittadini sin dall'inizio della loro formazione siano incapaci di desiderare di compiere azioni malvagie o disonorevoli. Almeno così era ai tempi di Ciro, già quando vissi io le cose erano purtroppo molto diverse, ma questa é un'altra storia!
Devi sapere, Alessandro, che in quei tempi il popolo di Persia era diviso in quattro classi sulla base dell'età e della preparazione. Vi erano i fanciulli, gli efebi, gli adulti e gli anziani... ogni classe aveva i suoi compiti da svolgere e tutti crescevano forti e saggi. A dir la verità, non tutti... perché non tutti potevano studiare, la vita era difficile e per vivere occorreva lavorare. Ma anche oggi é così, mi sembra almeno!

"Si Senofonte, anche oggi é così..."

Capisco...
I giovani venivano educati a rispettare gli anziani, a combattere, ad allontanare l'ingratitudine dal loro cuore. Pensa che chi era in grado di ricambiare un favore e non lo faceva, veniva punito. Questo perché l'ingratitudine era considerata alla base della trascuratezza verso gli Dei, i genitori, la Patria e gli amici!
La caccia era alla base della preparazione fisica e della guerra e doveva essere esercitata tanto dal re che da tutti gli efebi. La caccia serviva a temprare il fisico e gli animi.
Anche sul mangiare i persiani erano moderati, essi mangiavano solo dopo aver fatto attività fisica e si nutrivano per vivere e non per provare piacere. Da questo punto di vista erano esattamente l'opposto dei Medi di Astiage...

"Quindi Ciro fu educato secondo questi principi... ma chi fu il suo educatore?"

Ciro Era figlio di Re e nipote di Re... i suoi educatori furono tanti, alcuni se li procurava lui stesso, ma i migliori educatori furono i suoi genitori e il nonno.
Il padre Cambise fu il suo insegnante di strategia... almeno dal momento in cui si rese conto che l'insegnante che il giovane Ciro pagava non era un granché! Un giorno Ciro chiese al padre dei soldi per pagare gli insegnamenti di strategia che aveva ricevuto e il padre saggiamente lo interrogò più o meno in questi termini: "Figliolo, l'uomo al quale paghi l'onorario in materia di strategia ti ha dato qualche infarinatura di economia? Ti ha parlato di salute e di forza? Ti ha spiegato come infondere coraggio nelle truppe? Ti ha parlato dell'obbedienza e di come ottenerla dagli uomini?"
Ciro rispose che queste cose non gli erano state spiegate e disse che gli era stata spiegata solo la tattica.
Il padre allora chiese: "Dimmi, a cosa serve la tattica se non ci sono provvigioni, se non c'é la salute, se non si conoscono gli stratagemmi per condurre la guerra... Quanto può valere la tattica se non c'é l'obbedienza?"

"Sembra proprio che Cambise fosse un uomo molto saggio... un vero Re!"

Si, doveva esserlo, e suo figlio sarebbe diventato molto più grande, forse perché ascoltò i suoi insegnamenti! Cambise spiegò al figlio che occorre sempre prevenire le malattie con una vita corretta e con il movimento per evitare che le truppe si ammalino, gli spiegò che un capo deve preservare la sua credibilità astenendosi sempre dal parlare di cose che non si conoscono o non sono sicure e che infine occorre sempre incentivare l'obbedienza con riconoscimenti, lodi e onori e punire la disobbedienza con disonore e biasimo! E ancora gli spiegò che l'obbedienza può ottenersi con la forza ma che é molto meglio ottenerla spontaneamente...

"gli uomini infatti obbediscono molto più volentieri a chi appaia più accorto di loro quando si tratta dei loro stessi interessi... dunque per ottenere obbedienza occorre apparire più saggio di chi deve obbedire e il modo migliore per apparire più saggio degli altri é esserlo!"

Queste furono le parole di Cambise al figlio Ciro...

"Grazie Senofonte... grazie per ciò che hai voluto raccontare... grazie per i tuoi insegnamenti, Maestro! E se me lo permettete voglio ringraziare anche 'Tempo' e 'Storia' per il loro intervento a mio favore. Ora devo andare Senofonte, ma tornerò presto a trovarti ora che conosco la strada."

Grazie a te Alessandro per avermi dato la parola e ti aspetto... non tardare troppo però, ho ancora tante cose da raccontare!

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

domenica 1 novembre 2009

L'enigma della lingua Etrusca... prime curiosità!

Precedenti:

Necropoli di Cerveteri

Mostra "Gli Etruschi e la Sardegna"

__________________________________________
Ieri ho iniziato a leggere un libro comprato l'anno scorso durante la visita ad una mostra sugli Etruschi, mostra che si teneva in Sardegna... Sardi ed Etruschi accomunati dal mistero del loro passato!

Il libro ci parla della lingua Etrusca e dei testi sopravvissuti al tempo. Spesso si tratta di testi funerari e le parole usate sono quasi sempre le stesse... ma meglio che niente!
Dall'Egitto arriva il cosiddetto "libro di Zagabria"... un rotolo di lino scritto in Etrusco usato per avvolgere una mummia di una donna Egizia risalente ad un periodo tra il I° secolo a.C. e il I secolo d. C., ora custodita a Zagabria.
Alcuni testi bilingue aiutano la traduzione... uno di questi é conosciuto col nome di "lamina di Pyrgi" e vi si può leggere una iscrizione in Etrusco e Fenicio.
Da una tavoletta per la scrittura, detta Marsiliana d'Albegna, sappiamo che l'alfabeto Etrusco aveva 26 lettere...
Generalmente i testi si scrivevano (e leggevano) da destra a sinistra, anche se vi sono delle eccezioni!
Sembra che nell'Isola di Lemno vi fosse un gruppo che usava una lingua molto simile all'Etrusco. Esistono anche delle testimonianze antiche che fanno risalire gli Etruschi ad una popolazione proveniente dall'area greco/turca... ne parlarono Erodoto, che li chiamava Tirreni, Tucidide e Dionigi di Alicarnasso che ci riferisce di una leggenda che vede gli Etruschi partire da Lemno per arrivare prima a Crotone, ora Cortona, per poi occupare buona parte della penisola... secondo i racconti riportati da vari storici che lo precedettero gli Etruschi o Tirreni sarebbero quelli che i greci conoscono come Pelasgi. Dionigi di Alicarnasso però non condivide questa teoria e afferma che gli Etruschi o Tusci, così chiamati dai Romani, si davano il nome di "Rasenna", da uno dei loro capi.
Potrei continuare citando altre curiosità sia sulla lingua che sulla storia ma per ora é tutto!
Alla prossima.

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

giovedì 29 ottobre 2009

Perdono

Ad un figlio mai nato

voglio chiedere perdono.


A lui

che è stato concepito senza chiederlo

e gli è stata negata la vita.


Che nessuno voleva

pur essendo frutto

di un atto d’amore.


Che

non ho avuto la forza d’amare abbastanza

per farlo crescere nel mio grembo.


Ad un figlio

che aveva un cuore e gli è stato strappato

lasciando nella mia anima,

una ferita sanguinante.


Che

che poteva essere gioia

ed è stato dolore.


Ad un figlio

che non potrò mai guardare negli occhi

voglio chiedere

perdono.


Maria Piera Pacione